Salta al contenuto principale

media

Trump TV: il giudice riapre le porte ai giornalisti, ma resta accesa la TV del Presidente

Inviato da enzo de simone il
Quando pochi giorni fa abbiamo scritto di Trump TV, avevamo deciso di non liquidare il fenomeno con una battuta, nonostante il nome scelto dalla Casa Bianca e alcuni aspetti quasi grotteschi dell'operazione si prestassero facilmente all'ironia. La questione che ci interessava era molto più seria: mentre alcune importanti organizzazioni giornalistiche venivano escluse dalla Casa Bianca, l'amministrazione statunitense metteva in funzione un proprio flusso televisivo permanente, chiamandolo non White House TV o Presidential TV, ma semplicemente Trump TV. Avevamo quindi posto una domanda: che cosa accade quando il potere politico, oltre a limitare l'accesso di chi deve osservarlo dall'esterno, costruisce contemporaneamente uno strumento attraverso il quale può raccontare direttamente se stesso?

Trump TV: quando la voce del Presidente rischia di confondersi con quella dello Stato

Inviato da tuxsa il
C'è qualcosa che colpisce ancora prima di accendere Trump TV, ed è proprio il suo nome. Non White House TV, non Presidential TV, non un nome che richiami l'istituzione destinata a sopravvivere alle persone che temporaneamente la rappresentano, ma semplicemente Trump TV. Può sembrare una trovata di marketing e certamente contiene una fortissima componente comunicativa, ma proprio per questo solleva una domanda che non è affatto marginale: quando uno strumento ufficiale della Casa Bianca viene identificato con il cognome del Presidente in carica, dove termina la comunicazione dell'istituzione e dove comincia quella personale di Donald Trump?

Disturbi dell'informazione, nuovi media e libertà di manifestazione del pensiero

tesi
Autore
Anno pubblicazione
2022
Media Documento

L’elaborato affronta il tema della massiccia diffusione di disinformazione tramite internet sotto il profilo del diritto costituzionale, nell’ottica di indagare se le dimensioni del fenomeno richiedano l’elaborazione di principi e soluzioni nuove ovvero se i paradigmi costituzionali enucleati dalla tradizione costituzionalistica con riferimento alla libertà d’espressione forniscano gli strumenti sufficienti per un intervento efficace. In tale ottica, il lavoro premette una ricostruzione del fenomeno della disinformazione nel tentativo di individuare il perimetro socio-cognitivo e tecnologico entro cui la medesima prolifera, descrivendo gli elementi che distinguono l’informazione diffusa dai nuovi media rispetto a quella veicolata dai media mainstream. Ciò premesso, lo studio passa a delineare lo “statuto costituzionale” del falso, indagando la rilevanza che la menzogna assume sotto il profilo costituzionale nel suo rapporto con la libertà di manifestazione del pensiero negli ordinamenti interno, europeo e statunitense. L’analisi prosegue poi con l’esame delle politiche di contrasto alla disinformazione introdotte da singoli Stati (prevalentemente Germania, Francia e Italia), Unione europea, e piattaforme, con l’obiettivo di mettere in luce vantaggi e limiti dei modelli di eteroregolamentazione, coregolamentazione e autoregolamentazione. Da ultimo, l’elaborato scompone alcune delle azioni e misure passate in rassegna e le analizza con la lente d’ingrandimento della libertà di manifestazione del pensiero, ordinandone i contenuti secondo la specifica propensione a comprimere la libertà d’espressione. L’indagine si conclude con alcuni brevi spunti conclusivi che evidenziano l’esigenza, in base ai principi costituzionali analizzati, che eventuali interventi normativi siano se del caso volti alla regolazione delle piattaforme, ovvero dei “contenitori”, lasciano i contenuti al libero scambio delle idee.

Tipo Risorsa
Tesi
Fondo Librario
Note

Creative Commons Attribution Non-commercial No Derivatives 3.0 (CC BY-NC-ND 3.0)