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libertà digitale
Software Freedom in Europe 2026: la FSFE compie 25 anni e guarda al futuro
La Free Software Foundation Europe ha appena celebrato il suo 25° anniversario con un rapporto che racconta vittorie, sfide e visione per il futuro.
Ho scritto un articolo completo che riassume:
- Le 7 aree strategiche del lavoro FSFE
- La vittoria contro Apple sul DMA
- Router Freedom e Public Code
- La visione per il 2048
Se ti occupi di software libero, sovranità digitale o semplicemente credi che la tecnologia debba servire gli utenti, questo articolo è per te.
Da Windows a Linux: non una copia, ma una riconquista di autonomia
Per molti anni la migrazione da Microsoft Windows a Linux è stata presentata soprattutto come un problema di compatibilità.
“Il programma che utilizziamo funziona solo su Windows.”
“Quei documenti sono stati creati con Microsoft Office.”
“Il gestionale non esiste per Linux.”
“Gli utenti non vogliono imparare un sistema diverso.”
Sono obiezioni concrete, ma descrivono soltanto una parte della questione. Il rischio è di accettare implicitamente l’idea che Windows costituisca lo standard naturale dell’informatica e che Linux debba dimostrare di essere una copia sufficientemente fedele per poter essere preso sul serio.
Ma Linux non deve imitare Windows.
Il Software Libero non nasce per riprodurre il modello proprietario con programmi gratuiti. Nasce da principi differenti: libertà dell’utente, disponibilità del codice sorgente, possibilità di studiare e modificare il software, diritto di redistribuirlo, controllo dei dati e indipendenza dai singoli fornitori.
F-Droid 2.0: dieci anni dopo, si rinnova lo store libero per Android
F-Droid 2.0 è arrivato. Dopo oltre un anno di sviluppo e quattordici versioni di test, il progetto ha pubblicato il più importante aggiornamento della propria applicazione degli ultimi dieci anni, ridisegnando quasi completamente l'interfaccia e modernizzando buona parte del codice. Ma la nuova versione arriva soprattutto in un momento nel quale il ruolo degli store alternativi e la libertà di installare software sui dispositivi Android stanno assumendo un'importanza che va molto oltre l'aspetto tecnico.
F-Droid esiste dal 2010 e parte da un'idea molto semplice: costruire un ecosistema attraverso il quale trovare, installare e aggiornare applicazioni Android libere e open source senza dipendere necessariamente dallo store di Google.
Non è semplicemente un catalogo di APK.
Intelligenza artificiale e potere: perché liberare il codice non basta più
Per molti anni abbiamo considerato il Software Libero non soltanto una scelta tecnica, ma una delle più importanti conquiste politiche e culturali dell'era digitale. Continuiamo a farlo. Le quattro libertà che ne costituiscono il fondamento — eseguire il programma per qualsiasi scopo, studiarne il funzionamento, modificarlo e redistribuirlo, comprese le versioni modificate — hanno introdotto nell'informatica un principio che va ben oltre il codice: chi utilizza uno strumento tecnologico deve poter esercitare un controllo su di esso, invece di dipendere interamente dalla volontà di chi lo ha prodotto.
K2 Horizon: quando un modello di IA può dirsi davvero aperto?
Nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale si utilizza ormai con grande facilità la parola “open”. Si parla di modelli open source, open weight, modelli aperti e IA libera, spesso mettendo sullo stesso piano realtà molto diverse. Ma avere la possibilità di scaricare i pesi di un modello significa davvero avere un’Intelligenza Artificiale aperta?
Il rilascio di K2 Horizon, avvenuto il 3 settembre 2026 da parte dell’Institute of Foundation Models (IFM) della Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence, offre un caso particolarmente interessante sul quale ragionare.
Non abbiamo un problema con l’Intelligenza Artificiale. Abbiamo un problema con la nostra cultura digitale
Da mesi, forse da anni, discutiamo dei pericoli dell’Intelligenza Artificiale come se improvvisamente fosse comparso davanti a noi un oggetto completamente estraneo alla storia recente della tecnologia e della società. Si moltiplicano gli allarmi, gli appelli alla regolamentazione, le richieste di nuovi divieti, le previsioni catastrofiche e le descrizioni di un futuro nel quale le macchine potrebbero sottrarci capacità, lavoro, autonomia e persino la possibilità di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.
Molti di questi problemi esistono e sarebbe irresponsabile negarli. Ma concentrando quasi tutta l’attenzione sull’Intelligenza Artificiale rischiamo di non vedere qualcosa di molto più grande e, soprattutto, di molto più antico: non abbiamo ancora imparato, come società, a usare consapevolmente gli strumenti digitali che già possediamo.
Per ritirare un libro devo avere WhatsApp? Quando una scelta privata diventa un obbligo di fatto
Sono andato in libreria per ritirare un libro che avevo ordinato. Il libro non era ancora arrivato. «Nessun problema», mi ha detto l’addetta. «Quando arriverà le verrà inviato un messaggio». Fin qui, nulla di strano. Se non fosse che quel messaggio, nelle due occasioni precedenti, non era mai arrivato, nonostante il mio indirizzo email e il mio numero di telefono fossero corretti. Per verificare il problema, l’addetta mi ha mostrato un cartoncino con un QR code di WhatsApp: «Controlli qui che i dati siano esatti». Ed è a quel punto che è emerso il vero problema.
Rassegna quotidiana – 15 settembre 2026
Rassegna quotidiana – 14 settembre 2026
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