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Tails 7.15: la privacy non è un privilegio, ma una libertà da difendere
Ieri, 13 ottobre 2026, è stata pubblicata Tails 7.15, una nuova versione della distribuzione GNU/Linux progettata per proteggere la riservatezza degli utenti, ridurre le tracce lasciate sui computer e rendere più difficile il collegamento tra le attività svolte su Internet e l'identità di chi le compie. L'aggiornamento introduce Tor Browser 15.0.25, il client Tor 0.4.9.14 e nuovi pacchetti firmware che migliorano la compatibilità con alcuni dispositivi hardware. Sono modifiche apparentemente limitate, ma assumono un'importanza particolare in un sistema operativo il cui obiettivo principale non è offrire continuamente nuove funzionalità, bensì mantenere affidabili e aggiornati gli strumenti necessari per proteggere le comunicazioni.
Betterbird: Il "Thunderbird Migliorato" che la Community Aspettava
Negli ultimi anni la gestione della posta elettronica si è spostata sempre più verso i browser e le webmail. Tuttavia, per chi lavora con grandi moli di dati, gestisce più account contemporaneamente o cerca la massima privacy, un client email desktop rimane uno strumento insostituibile.
Tra le opzioni open source, Mozilla Thunderbird è da sempre il re indiscusso. Ma cosa succede quando un gruppo di sviluppatori decide che Thunderbird può fare molto di più e meglio? Nasce Betterbird.
LibreOffice: “no AI” come scelta di prodotto
Mentre quasi ogni software sta integrando funzionalità di intelligenza artificiale generativa, LibreOffice ha scelto una strada diversa: non aggiungerà AI nella configurazione predefinita della suite, citando la privacy degli utenti come motivo principale.
La Decision Foundation, l’organizzazione non profit dietro LibreOffice, ha chiarito che non ha in programma di introdurre AI generativa nel software “nel prevedibile futuro”, ribadendo che la suite “non contiene funzionalità di AI generativa”.
Diritto all’oblio, il Tribunale ferma Google: i diritti non possono dipendere da un modulo privato
Una decisione del Tribunale di Milano riporta al centro dell’attenzione una questione fondamentale della società digitale: chi decide che cosa deve continuare ad apparire quando cerchiamo il nome di una persona su Internet e, soprattutto, attraverso quali regole viene presa questa decisione?
Il 6 ottobre 2026 il Tribunale di Milano ha accolto un’azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri dell’associazione Algopolio nei confronti di Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l., intervenendo sulle procedure utilizzate dal motore di ricerca per gestire le richieste di deindicizzazione formulate nell’esercizio del cosiddetto diritto all’oblio. Google dovrà adeguare le proprie procedure entro il 15 novembre.
La legge lo consente. Ma è giusto? Il caso delle foto diffuse dalla Questura di Salerno
Una ragazza di 23 anni viene aggredita il 23 settembre nel centro storico di Salerno, in un episodio di estrema gravità sul quale magistratura e forze dell’ordine hanno naturalmente il dovere di indagare fino all’individuazione del responsabile. Su questo non può esistere alcuna discussione, così come non può esservi alcuna esitazione nell’esprimere solidarietà alla giovane vittima e nel pretendere che chi ha commesso un gesto tanto grave venga individuato e chiamato a risponderne secondo la legge.
Esiste però un’altra questione, distinta dalla gravità dell’aggressione e dalla necessità di individuarne l’autore, sulla quale riteniamo necessario riflettere, perché riguarda il rapporto tra attività investigativa, diritti individuali e trasformazioni profonde prodotte dalla società digitale. Nel corso delle indagini, infatti, la Questura di Salerno ha deciso di rendere pubbliche le immagini di un uomo ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, chiedendo ai cittadini di contribuire alla sua identificazione; l’uomo è stato successivamente rintracciato ad Ariano Irpino, fermato e condotto in carcere, mentre attraverso il proprio difensore si è dichiarato innocente.
LocalSend sfiderà i servizi Cloud: l'alternativa open source ad AirDrop conquista la community
LocalSend è una soluzione open-source e multipiattaforma (disponibile per Windows, macOS, Linux, Android e iOS) progettata per inviare file, foto, video e testi tra dispositivi collegati alla stessa rete Wi-Fi o locale, senza dover passare per Internet o servizi Cloud di terze parti.
Perché sta riscuotendo così tanto successo:
Privacy e Sicurezza Totale: Non richiedendo server esterni o account di registrazione, i dati condivisi non abbandonano mai la rete locale. Inoltre, la trasmissione tra dispositivi utilizza crittografia end-to-end (TLS/HTTPS).
Cross-Platform Senza Vincoli: Supera il limite dei sistemi proprietari (come Apple AirDrop o Google Quick Share), consentendo il trasferimento immediato tra sistemi operativi differenti (ad esempio da uno smartphone Android a un PC Linux o Mac).
Indipendenza e Codice Aperto: Il codice sorgente è interamente trasparente e controllabile dalla community, garantendo l'assenza di tracciamento, telemetria o pubblicità.
Guida a Lemmy: Cos'è e come funziona l'alternativa libera e federata a Reddit
In un’era in cui i grandi social network commerciali monetizzano la privacy, introducono algoritmi opachi e modificano unilateralmente le proprie politiche, cresce l'interesse verso il Fediverso. In questo panorama, Lemmy rappresenta la risposta aperta, decentralizzata e priva di tracciamenti al modello di aggregazione di notizie e discussione basato su forum.
Ma cos'è esattamente Lemmy, come si differenzia dai social tradizionali e quali sono le sue peculiarità?
Lemmy è un aggregatore di link e piattaforma di discussione open source basato su architettura federata. Sviluppato in linguaggio Rust, è progettato per essere estremamente leggero, veloce e semplice da installare anche su hardware modesto.
F-Droid 2.0: dieci anni dopo, si rinnova lo store libero per Android
F-Droid 2.0 è arrivato. Dopo oltre un anno di sviluppo e quattordici versioni di test, il progetto ha pubblicato il più importante aggiornamento della propria applicazione degli ultimi dieci anni, ridisegnando quasi completamente l'interfaccia e modernizzando buona parte del codice. Ma la nuova versione arriva soprattutto in un momento nel quale il ruolo degli store alternativi e la libertà di installare software sui dispositivi Android stanno assumendo un'importanza che va molto oltre l'aspetto tecnico.
F-Droid esiste dal 2010 e parte da un'idea molto semplice: costruire un ecosistema attraverso il quale trovare, installare e aggiornare applicazioni Android libere e open source senza dipendere necessariamente dallo store di Google.
Non è semplicemente un catalogo di APK.
Non abbiamo un problema con l’Intelligenza Artificiale. Abbiamo un problema con la nostra cultura digitale
Da mesi, forse da anni, discutiamo dei pericoli dell’Intelligenza Artificiale come se improvvisamente fosse comparso davanti a noi un oggetto completamente estraneo alla storia recente della tecnologia e della società. Si moltiplicano gli allarmi, gli appelli alla regolamentazione, le richieste di nuovi divieti, le previsioni catastrofiche e le descrizioni di un futuro nel quale le macchine potrebbero sottrarci capacità, lavoro, autonomia e persino la possibilità di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.
Molti di questi problemi esistono e sarebbe irresponsabile negarli. Ma concentrando quasi tutta l’attenzione sull’Intelligenza Artificiale rischiamo di non vedere qualcosa di molto più grande e, soprattutto, di molto più antico: non abbiamo ancora imparato, come società, a usare consapevolmente gli strumenti digitali che già possediamo.
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