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I progetti pilota: sperimentare prima di estendere

Inviato da tuxsa il

 Salerno Verde è un progetto di lungo periodo. Molte delle trasformazioni che abbiamo immaginato richiedono:

  • anni;
  • risorse;
  • competenze;
  • coordinamento;
  • manutenzione.

Sarebbe quindi un errore tentare di applicare immediatamente ogni soluzione su scala cittadina. Prima dobbiamo verificare.

  • Misurare.
  • Capire cosa funziona.
  • Capire cosa costa davvero.
  • Capire quali problemi emergono.

Per questo una delle prime azioni operative deve essere la costruzione di un:

Programma dei Progetti Pilota Salerno Verde

Pochi interventi, Diversi tra loro, Ben documentati, Misurati prima e dopo. Pensati non soltanto per produrre un risultato locale, ma per insegnare alla città come realizzare gli interventi successivi.

Un progetto pilota non è una piccola inaugurazione

Dobbiamo chiarire immediatamente cosa intendiamo: un progetto pilota non è semplicemente un intervento piccolo. È un intervento progettato deliberatamente per rispondere ad alcune domande. Per esempio:

  • quanto costa realmente deimpermeabilizzare una determinata superficie?
  • quale manutenzione richiede?
  • quali specie funzionano meglio?
  • come reagiscono i cittadini?
  • quanto tempo richiede il procedimento amministrativo?
  • quali dati dobbiamo raccogliere?
  • cosa possiamo replicare?

Il pilota è quindi contemporaneamente opera e esperimento amministrativo e urbano.

Prima la domanda, poi il pilota

Non dobbiamo dire: “realizziamo un rain garden pilota”. Dobbiamo chiederci: che cosa vogliamo imparare attraverso questo rain garden?

Per esempio:

  • funziona bene in un contesto stradale salernitano?
  • quanto costa mantenerlo?
  • come reagisce alla stagione secca?
  • quanta acqua può intercettare?

Solo dopo progettiamo altrimenti il termine “pilota” diventa soltanto un'etichetta.

Ogni progetto deve avere una ipotesi

Potremmo applicare una struttura molto semplice.

Problema Che cosa vogliamo migliorare?

Ipotesi Quale soluzione pensiamo possa funzionare?

Intervento Che cosa realizziamo?

Indicatori Come misuriamo il risultato?

Verifica Che cosa è successo realmente?

Decisione Replichiamo, modifichiamo oppure abbandoniamo?

Questo rende il progetto pilota molto più serio.

Non sperimentare ciò che sappiamo già

Non serve chiamare “pilota” una normale piantumazione di alberi soltanto perché è la prima del programma. La sperimentazione ha senso dove esiste qualcosa da imparare.

  • Tecnica.
  • Metodo.
  • Processo amministrativo.
  • Partecipazione.
  • Gestione.

Il pilota deve produrre conoscenza nuova e trasferibile.

Pochi progetti

Nella prima fase evitiamo di aprire quindici sperimentazioni contemporaneamente. Ogni progetto richiede:

  • progettazione;
  • monitoraggio;
  • documentazione;
  • manutenzione;
  • valutazione.

Iinizialmente un numero molto limitato di tipologie. Non necessariamente tutte realizzate nello stesso anno.

Una possibile prima famiglia

Possiamo individuare sette tipologie particolarmente utili.

1. UNA SCUOLA VERDE

2. UN INTERVENTO DI DEPAVING

3. UN POCKET PARK

4. UN PARCHEGGIO CLIMATICO

5. UN RAIN GARDEN

6. UN PERCORSO DELL'OMBRA

7. UN TRATTO DI CORRIDOIO VERDE-BLU

Sono abbastanza differenti da permetterci di sperimentare molte delle componenti fondamentali del Piano.

Non scegliere subito i luoghi

La tipologia può essere definita ora ma localizzazione deve venire dopo. Serve confrontare:

  • bisogno;
  • fattibilità;
  • proprietà;
  • cantieri già previsti;
  • costi;
  • opportunità.

La prima scuola disponibile non è necessariamente la scuola giusta. Il primo parcheggio libero non è necessariamente il parcheggio prioritario.

Il criterio del bisogno

Un progetto pilota deve produrre apprendimento ma deve anche produrre un beneficio reale. Non scegliamo quindi esclusivamente il luogo più facile ma dobbiamo cercare un equilibrio tra: necessità e fattibilità.

Un intervento completamente semplice potrebbe insegnarci poco. Uno eccessivamente complesso potrebbe fallire per ragioni estranee alla soluzione che vogliamo testare.

Il criterio della replicabilità

Un altro elemento importante è chiedere: quante situazioni simili esistono in città?

Se sperimentiamo una soluzione applicabile a cinquanta scuole, il valore del pilota è molto alto. Se realizziamo un intervento in una condizione unica e irripetibile, può comunque essere utile.

Ma ci insegna meno sul programma generale.

Il criterio della misurabilità

Un buon pilota deve permettere di raccogliere dati prima e dopo;

  • Superficie impermeabile.
  • Ombra.
  • Temperatura.
  • Acqua.
  • Alberi.
  • Uso.
  • Costi.
  • Manutenzione.

se non possiamo osservare in qualche modo il cambiamento, diventa difficile capire se la soluzione abbia funzionato.

Il criterio della manutenzione

Ogni pilota deve includere fin dall'inizio anche chi lo manterrà. È fondamentale.

Non possiamo costruire una soluzione dimostrativa affidando la manutenzione a condizioni eccezionali che non saranno replicabili negli interventi ordinari. Se il pilota viene curato da una squadra speciale con risorse straordinarie, potremmo concludere erroneamente che il modello è facilmente estendibile.

Sperimentare in condizioni realistiche

Il pilota deve quindi avvicinarsi il più possibile alle condizioni future.

  • Stesso tipo di manutenzione.
  • Procedure realistiche.
  • Costi reali.
  • Stagionalità reale.

Solo così possiamo capire se la soluzione è veramente scalabile.

1. La Scuola Verde pilota

È forse uno dei progetti migliori con cui cominciare. Perché permette di testare insieme:

  • alberi;
  • depaving;
  • acqua;
  • partecipazione;
  • biodiversità;
  • didattica.

Una singola scuola può diventare una piccola rappresentazione dell'intero Piano.

Come scegliere la scuola

Non necessariamente quella con il cortile più grande. Potremmo utilizzare criteri come:

  • forte impermeabilizzazione;
  • assenza di alberi;
  • alta esposizione solare;
  • quartiere con poco verde;
  • comunità scolastica disponibile;
  • fattibilità tecnica.

Idealmente il progetto deve affrontare un problema reale.

Cosa misurare prima

  • Superficie del cortile.
  • Percentuale impermeabile.
  • Numero di alberi.
  • Ombra nelle diverse ore.
  • Temperatura superficiale in alcune condizioni.
  • Uso degli spazi.
  • Consumo idrico se rilevante.

Poi ripetiamo le osservazioni dopo.

Non aspettarsi risultati climatici immediati dagli alberi

Un giovane albero non produce in due anni la chioma di un esemplare maturo. Per questo il monitoraggio deve distinguere:

  • risultati immediati;
  • risultati intermedi;
  • risultati biologici di lungo periodo.

Il pilota può continuare a essere osservato per anni.

Il progetto produce anche un modello

Alla fine dovremmo poter redigere una:

Scheda Tipo Scuola Verde

con:

  • costi;
  • soluzioni;
  • errori;
  • manutenzione;
  • tempi;
  • indicatori.

Questa diventa la base per le scuole successive.

2. Il primo depaving

Un altro progetto essenziale. Togliere asfalto è apparentemente semplice ma può nascondere molte questioni:

  • sottoservizi;
  • drenaggio;
  • qualità del terreno;
  • accessibilità;
  • destinazione futura;
  • manutenzione.

Serve un caso reale.

Il prima deve essere documentato

Per il primo intervento di deimpermeabilizzazione registriamo almeno:

  • superficie;
  • tipo di pavimentazione;
  • uso;
  • drenaggio;
  • temperature superficiali indicative;
  • costo di rimozione.

Dopo:

  • nuovo suolo;
  • vegetazione;
  • infiltrazione;
  • manutenzione;
  • uso.

Quanto costa davvero restituire un metro quadrato al suolo?

Questa informazione sarà preziosissima. Non un prezzo teorico, un costo locale reale, demolizione, smaltimento, preparazione, terreno, vegetazione, eventuali drenaggi.

Da qui potremo costruire stime molto più serie per il Punto sui costi.

3. Il pocket park pilota

Un piccolo spazio verde permette di testare la strategia dei Mille piccoli spazi verdi. La domanda principale potrebbe essere: quanto può cambiare realmente la qualità di un isolato attraverso poche centinaia di metri quadrati?

Cosa osservare

  • Numero di utenti.
  • Orari.
  • Ombra.
  • Sedute.
  • Vegetazione.
  • Manutenzione.
  • Percezione dei residenti.
  • Eventuali problemi di convivenza.

Il pocket park deve essere osservato come spazio sociale oltre che ecologico.

Non progettare un oggetto fotografico

Il primo pocket park non deve necessariamente essere molto elaborato. Meglio una soluzione:

  • robusta;
  • semplice;
  • economicamente leggibile;
  • replicabile.

Il valore sta nel modello non nell'unicità architettonica.

4. Il parcheggio climatico

Abbiamo più volte affermato che parcheggio e verde non devono essere necessariamente funzioni incompatibili. Adesso dobbiamo provarlo. Un parcheggio esistente potrebbe essere trasformato almeno parzialmente attraverso:

  • alberi;
  • superfici drenanti;
  • rain garden;
  • percorsi ombreggiati.

Le domande

  • Quanto spazio si perde realmente?
  • Quanta ombra si guadagna?
  • Come cambia la gestione delle acque?
  • Quali problemi creano le radici?
  • Quanto aumenta la manutenzione?
  • Come reagiscono gli utenti?

Un progetto di questo tipo può produrre informazioni preziose per molte aree della città.

Attenzione agli alberi giovani

Anche qui il risultato dell'ombra richiederà tempo. Possiamo eventualmente combinare:

  • alberature;
  • ombra temporanea;
  • altre soluzioni.

Documentando chiaramente la differenza.

5. Il rain garden

La città-spugna ha bisogno di sperimentazioni locali non perché i rain garden siano una tecnologia nuova in assoluto ma perché dobbiamo capire come funzionano nelle specifiche condizioni di Salerno.

  • Pioggia.
  • Estate secca.
  • Terreni.
  • Manutenzione.
  • Uso urbano.

Dove provarlo

Un luogo con un problema reale di deflusso e una configurazione tecnicamente adatta. Possibilmente vicino a:

  • scuola;
  • parco;
  • strada.

Dove sia anche osservabile.

Misurare l'acqua

Per quanto tecnicamente possibile, il pilota dovrebbe cercare di stimare:

  • area drenata;
  • volume di progetto;
  • eventi significativi;
  • comportamento.

Non serve trasformarlo in un laboratorio idrologico complesso ma dobbiamo sapere se sta svolgendo realmente la propria funzione.

La manutenzione è il vero test

  • Foglie.
  • Sedimenti.
  • Rifiuti.
  • Vegetazione.

Il rain garden deve continuare a funzionare dopo alcuni anni.

Per questo il monitoraggio della gestione sarà probabilmente più importante della fotografia dopo l'inaugurazione.

6. Il percorso dell'ombra

Una delle strategie più innovative del Piano riguarda l'ombra come infrastruttura. Possiamo sperimentarla su un percorso reale.

Per esempio:

scuola → fermata;

stazione → parco;

quartiere → servizio pubblico.

Non solo alberi

Lungo il percorso potrebbero essere utilizzati:

  • alberi;
  • pergole;
  • riorganizzazione degli spazi;
  • microverde.

La domanda è: possiamo aumentare significativamente il comfort pedonale di un percorso continuo?

Misurare la continuità

Non basta avere tre zone ombreggiate isolate. Dobbiamo osservare la percentuale di percorso protetta nelle ore più critiche.

Possiamo costruire un indicatore specifico:

Indice di Continuità dell'Ombra

anche in forma sperimentale.

Camminare prima e dopo

La valutazione può comprendere:

  • misure;
  • fotografie;
  • interviste agli utenti;
  • percorsi partecipativi.

Qui i Laboratori di Quartiere possono essere particolarmente utili.

7. Il corridoio verde-blu

È il pilota più complesso. Non significa realizzare immediatamente un intero corridoio. Potremmo selezionare un tratto nel quale verificare:

  • continuità;
  • vegetazione;
  • pedonalità;
  • acqua;
  • biodiversità.

L'Irno rappresenta un candidato concettuale naturale ma la scelta definitiva richiede analisi.

Un tratto, non tutto il fiume

L'obiettivo del pilota sarebbe capire:

  • quali ostacoli amministrativi?
  • quali proprietà?
  • quali competenze?
  • quali costi?
  • quale manutenzione?

Un tratto ben studiato può aiutarci a programmare il sistema complessivo.

I piloti non devono essere tutti fisici

Questo è un punto importante. Possiamo sperimentare anche:

  • processi;
  • strumenti;
  • modelli organizzativi.

Per esempio:

  • un Laboratorio di Quartiere;
  • una consultazione;
  • una procedura Open Data;
  • un modulo Software Libero.

Anche questi possono avere una fase pilota.

Il pilota della partecipazione

Potremmo scegliere un progetto concreto e testare integralmente:

  • Mappa Civica;
  • Laboratorio;
  • verifica tecnica;
  • restituzione;
  • monitoraggio.
  • Alla fine valutare:
  • quante persone?
  • quanto tempo?
  • quali problemi?
  • quanto lavoro amministrativo?

Questo ci permetterà di migliorare il modello prima di estenderlo.

Il pilota digitale

La prima versione della Piattaforma Civica è essa stessa un progetto pilota.

  • Poche funzioni.
  • Utenti reali.
  • Feedback.
  • Bug.
  • Poi evoluzione.

Il Software Libero permette molto bene questo approccio incrementale.

Un progetto pilota deve poter fallire

Questo concetto è fondamentale. Se chiamiamo “pilota” un intervento ma politicamente non possiamo ammettere che abbia funzionato male, non stiamo sperimentando stiamo soltanto inaugurando.

Dobbiamo accettare tre possibili risultati:

FUNZIONA

→ estendere.

FUNZIONA PARZIALMENTE

→ correggere.

NON FUNZIONA

→ non replicare.

Anche il terzo risultato produce valore se abbiamo imparato qualcosa.

Fallire piccolo per non fallire grande

Questo è il vero senso della sperimentazione. Un errore su 200 m² può costare relativamente poco. Lo stesso errore applicato a cinquanta interventi può diventare molto costoso. Il pilota serve anche a ridurre il rischio delle politiche successive.

Nessun fallimento nascosto

Se qualcosa non funziona, deve essere documentato non eliminato dalla piattaforma.

Per esempio: “la soluzione ha richiesto un consumo idrico superiore al previsto.”

Oppure: “la pavimentazione ha mostrato problemi di manutenzione.”

Questo migliora la qualità del Piano.

Il Rapporto Pilota

Ogni sperimentazione dovrebbe chiudere una prima fase con un documento sintetico.

Rapporto di Valutazione del Progetto Pilota

contenente:

  • obiettivi;
  • costo;
  • tempi;
  • risultati;
  • problemi;
  • manutenzione;
  • feedback;
  • raccomandazioni.

Non un documento celebrativo ma una vera verifica.

Pubblicare i dati grezzi

Quando appropriato, anche i dati raccolti dovrebbero essere Open Data.

  • Temperature.
  • Superfici.
  • Costi.
  • Indicatori.

In questo modo:

  • università;
  • associazioni;
  • cittadini

possono produrre analisi proprie.

Pubblicare anche il codice

Se il progetto utilizza script o strumenti specificamente sviluppati per analizzare i dati, applichiamo: Public Money, Public Code.

Il pilota fisico produce anche patrimonio digitale.

Costi reali

Uno dei risultati principali dovrà essere la costruzione di un catalogo di costi locali. Quanto è costato:

  • un m² di depaving?
  • un albero correttamente messo a dimora e seguito?
  • un m² di pocket park?
  • un rain garden?

Non valori teorici nazionali ma valori ricavati dalle esperienze salernitane.

Attenzione: un caso non fa una media

Naturalmente il primo progetto non ci dà un prezzo definitivo. Ogni luogo è differente. Ma ci offre un primo ordine di grandezza.

Dopo cinque interventi avremo dati molto migliori. Salerno Verde può costruire progressivamente il proprio database dei costi reali.

Misurare anche il tempo amministrativo

Un'altra informazione importantissima. Quanto tempo intercorre tra:

  • idea;
  • verifica;
  • progettazione;
  • finanziamento;
  • gara;
  • realizzazione?

Forse scopriremo che il problema principale di alcune soluzioni non è il costo ma è il procedimento.

Anche questo deve essere misurato.

Mappare gli ostacoli amministrativi

Per ogni pilota registriamo:

  • autorizzazioni;
  • pareri;
  • vincoli;
  • competenze.

Dopo alcuni progetti potremo individuare procedure ricorrenti e standardizzarle. La sperimentazione migliora anche l'Amministrazione, non soltanto il progetto fisico.

Template progettuali

Dopo un buon pilota potremmo costruire modelli.

  • Capitolati.
  • Schemi.
  • Dettagli costruttivi.
  • Check-list.
  • Indicatori.

Questo riduce i tempi dei progetti successivi.

Non copiare ciecamente

Un modello non significa realizzare lo stesso pocket park ovunque. Significa riutilizzare ciò che è comune:

  • metodo;
  • specifiche;
  • controlli;
  • procedure.

Il progetto continua ad adattarsi al luogo.

Il modello “replicabile ma adattabile”

È questo il risultato migliore. Non: una soluzione standard identica. Ma: una struttura standard con adattamento locale.

Come il Software Libero: un nucleo comune con configurazioni differenti.

Il valore della stagionalità

La valutazione deve rispettare anche i tempi naturali. Un progetto completato in marzo non può essere giudicato definitivamente ad aprile. Serve vedere:

  • estate;
  • pioggia;
  • inverno.

Alcuni piloti potrebbero richiedere almeno un intero ciclo annuale prima della valutazione.

Gli alberi richiedono molto più tempo

Per le alberature il monitoraggio deve durare diversi anni. Possiamo però valutare prima:

  • attecchimento;
  • stress;
  • irrigazione;
  • crescita iniziale.

Il pilota rimane aperto nel tempo.

Una scheda pubblica sempre aggiornata

Sulla Piattaforma Civica ogni progetto pilota dovrebbe mostrare:

  • fase;
  • dati;
  • foto;
  • risultati preliminari;
  • monitoraggio.

Il cittadino vede che il progetto non termina al taglio del nastro.

Prima/dopo/dopo ancora

Questa potrebbe essere la logica fotografica.

PRIMA

situazione iniziale.

DOPO

intervento completato.

DOPO ANCORA

uno, tre, cinque anni.

È particolarmente importante per il verde.

Scegliere anche progetti difficili

Dopo i primi interventi più semplici potremmo deliberatamente selezionare un caso più complesso.

Per esempio:

  • strada molto mineralizzata;
  • quartiere denso;
  • conflitto tra parcheggi e alberi.

Perché il Piano dovrà funzionare anche nelle condizioni difficili.

Non vivere per sempre di piloti

Esiste però un rischio opposto. Continuare per anni a dire: “stiamo sperimentando”. Dopo alcuni progetti dobbiamo essere capaci di dire: questa soluzione funziona.

La adottiamo come politica ordinaria. Il pilota deve avere una strategia di uscita.

Dal pilota allo standard

La sequenza dovrebbe essere:

PILOTA

VALUTAZIONE

CORREZIONE

STANDARD OPERATIVO

PROGRAMMA DI ESTENSIONE

Da quel momento non chiamiamo più ogni nuovo intervento “sperimentale”.

Quando interrompere

Allo stesso modo dobbiamo poter dire: questa soluzione non è adatta a Salerno.

Oppure: è adatta soltanto in determinati contesti.

È una conclusione utile.

Il catalogo delle soluzioni validate

Nel tempo potrebbe nascere un:

Catalogo Salerno Verde delle Soluzioni Validate

Per esempio:

pocket park – modello A;

rain garden – applicabile in contesti X;

pavimentazione drenante – risultati;

specie arboree – comportamento osservato.

Non regole immutabili ma conoscenza aggiornata.

La città come laboratorio, senza trasformare i cittadini in cavie

Questa distinzione è importante. Sperimentare non significa realizzare interventi tecnicamente improvvisati. Tutte le soluzioni devono rispettare:

  • norme;
  • sicurezza;
  • buona progettazione.
  • Sperimentiamo:
  • modalità;
  • adattamento;
  • prestazioni;
  • gestione.

Non la sicurezza fondamentale.

Il principio di precauzione

Una soluzione innovativa con rischi significativi deve essere valutata molto più attentamente.

Salerno Verde non ha bisogno di innovazione spettacolare ma ha bisogno di innovazione affidabile.

Meglio innovazione frugale

Molti dei piloti potrebbero essere tecnicamente semplici.

  • Togliere asfalto.
  • Piantare bene.
  • Raccogliere acqua.
  • Ombreggiare.

Il valore innovativo può stare nell'integrazione e nel metodo non nella tecnologia sofisticata.

Una città mediterranea deve produrre conoscenza mediterranea

Molte buone pratiche provengono da città con:

  • clima;
  • suolo;
  • pioggia;
  • gestione

differenti.

Salerno deve certamente studiarle ma poi deve verificare localmente. Il programma pilota serve anche a costruire conoscenza specifica per il contesto mediterraneo salernitano.

Condividere i risultati

Questa conoscenza non dovrebbe rimanere dentro il Comune.

  • Rapporti.
  • Dataset.
  • Codice.
  • Linee guida.

tutto ciò che è pubblicabile dovrebbe essere condiviso. Altre città mediterranee potrebbero trovarlo utile.

Imparare dagli altri

E Salerno dovrebbe fare altrettanto. Prima di un pilota:

  • cercare esperienze;
  • analizzare risultati;
  • contattare altre amministrazioni.

Non dobbiamo sperimentare qualcosa che altrove ha già dimostrato chiaramente di non funzionare.

Il progetto pilota ideale

Potremmo descriverlo con dieci requisiti. È:

  • utile;
  • misurabile;
  • replicabile;
  • documentato;
  • manutenibile;
  • economicamente leggibile;
  • partecipato quando appropriato;
  • aperto nei dati;
  • aperto nel software quando presente;
  • capace di produrre una decisione successiva.

Una prima matrice

PilotaDomanda principaleOrizzonte minimo di valutazione
Scuola VerdePossiamo trasformare cortile e percorso in nodo climatico?2–5 anni
DepavingQuanto costa e come funziona il recupero di suolo?1–3 anni
Pocket parkQuanto beneficio produce il microverde?1–3 anni
Parcheggio climaticoPossiamo mantenere la funzione riducendone l'impatto?3–5 anni
Rain gardenCome funziona il drenaggio verde nel contesto locale?almeno 1–3 anni
Percorso dell'ombraPossiamo migliorare realmente il comfort pedonale continuo?2–5 anni
Corridoio verde-bluQuali ostacoli e opportunità emergono nella connessione ecologica?pluriennale

I tempi sono indicativi e servono a mostrare che non tutti i risultati arrivano insieme.

Chi decide i piloti

La Cabina di Regia dovrebbe predisporre una proposta basata su:

  • dati;
  • fattibilità;
  • priorità.

I Laboratori di Quartiere e la Mappa Civica possono aggiungere informazioni. La decisione finale rimane pubblica e motivata.

Una call civica per un pilota?

Per alcune tipologie, come un piccolo spazio verde, si potrebbe anche sperimentare una raccolta pubblica di candidature.

  • Scuole.
  • Quartieri.
  • Associazioni.

Ma non scegliere automaticamente il luogo con più candidature. Gli indicatori di bisogno devono rimanere centrali.

I progetti pilota nel bilancio

Devono avere una voce chiaramente identificabile non una somma enorme ma risorse reali.

  • Progettazione.
  • Realizzazione.
  • Monitoraggio.
  • Manutenzione.

Se manca una delle quattro, il pilota è incompleto.

Riserva per gli imprevisti

Proprio perché stiamo sperimentando, una piccola quota economica per modifiche e correzioni può essere ragionevole.

Non per coprire cattiva progettazione ma per permettere adattamenti durante il monitoraggio.

Non modificare continuamente senza documentare

Se durante il progetto cambiamo qualcosa, registriamo:

  • cosa;
  • perché;
  • costo.

Altrimenti alla fine non sapremo più quale soluzione abbiamo realmente valutato.

La valutazione indipendente

Per alcuni piloti più significativi potrebbe essere utile coinvolgere:

  • università;
  • esperti esterni;
  • soggetti scientifici.

Per valutare i risultati con maggiore indipendenza e non serve per ogni microintervento.

Il ruolo delle scuole e dell'università

Alcuni monitoraggi possono diventare anche:

  • tesi;
  • laboratori;
  • attività didattiche.

Ma mantenendo sempre la distinzione tra:

  • dato ufficiale;
  • attività di ricerca;
  • citizen science.

Il Forum annuale

I risultati dei piloti dovrebbero essere presentati anche nel Forum Salerno Verde.

Non soltanto: “abbiamo realizzato sette interventi”. Ma: “questi tre funzionano bene, questo richiede correzioni, questo modello non verrà replicato.”

Una amministrazione che sa dire questo costruisce credibilità.

L'innovazione come capacità di correggere

Spesso immaginiamo innovazione come:

  • nuova tecnologia;
  • nuova opera.

In Salerno Verde la vera innovazione può essere un'altra: costruire un'Amministrazione capace di osservare i risultati e modificare le proprie politiche sulla base delle evidenze.

Dal progetto pilota alla cultura amministrativa

Se questo metodo funziona, può andare oltre Salerno Verde.

  • Prototipo.
  • Dati.
  • Valutazione.
  • Correzione.

può diventare un modo più generale di realizzare politiche pubbliche.

Ma il nostro progetto può essere il laboratorio iniziale.

Non avere paura dei risultati negativi

Questo è forse il cambiamento culturale più difficile. Un progetto pilota che dimostra che una soluzione non funziona non è necessariamente denaro buttato. Ha evitato di spendere molto di più replicando l'errore.

Il vero fallimento sarebbe: non misurare e continuare comunque.

Il principio “fail small, learn fast”

Possiamo tradurlo così:

Sbagliare piccolo, imparare presto.

Non è un invito all'improvvisazione ma esattamente l'opposto.

  • Progettare bene.
  • Testare in scala controllata.
  • Misurare.
  • Correggere.

La città non è un software

Naturalmente non possiamo importare meccanicamente metodologie informatiche nell'urbanistica.

Un albero non può essere “rollbackato”, un'opera modifica spazi reali e per questo la sperimentazione urbana richiede maggiore cautela.

Ma il principio incrementale rimane prezioso.

Reversibilità quando possibile

Nei primi test possiamo privilegiare, dove appropriato, soluzioni con una certa reversibilità. Per esempio:

  • modifiche temporanee dello spazio;
  • installazioni sperimentali;
  • urbanismo tattico.

Osserviamo. Poi decidiamo se realizzare l'intervento permanente.

Ma il temporaneo non deve diventare definitivo per abbandono

Un progetto tattico deve avere una scadenza. Alla fine decidiamo:

  • rimuovere;
  • modificare;
  • rendere permanente.

Non lasciare per anni elementi provvisori degradati.

Il verde temporaneo non sostituisce quello strutturale

Grandi invasi e installazioni possono aiutare a sperimentare una diversa distribuzione dello spazio ma se il test funziona, l'obiettivo dovrebbe essere, quando possibile:

  • suolo reale;
  • alberi;
  • permeabilità.

Il prototipo serve a preparare la trasformazione non a sostituirla indefinitamente.

Il primo programma

Alla fine della Fase Zero, Salerno potrebbe adottare un documento molto semplice:

Programma Pilota Salerno Verde – Primo Triennio

con, per ogni progetto:

  • luogo;
  • problema;
  • ipotesi;
  • costo;
  • responsabile;
  • indicatori;
  • programma di manutenzione;
  • programma di monitoraggio;
  • data di valutazione.

Poche pagine ma molto concrete.

Una scadenza anche per valutare

Non solo: fine lavori.

Anche:

  • prima valutazione: data X.
  • seconda valutazione: data Y.

Il progetto rimane sotto osservazione.

La domanda finale di ogni pilota

Alla fine deve essere possibile rispondere:

Lo rifaremmo?

  • Sì, nello stesso modo.
  • Sì, ma modificando questi elementi.
  • No, e questi sono i motivi.

Se non sappiamo rispondere, probabilmente non abbiamo progettato bene la sperimentazione.

Dal singolo caso alla politica pubblica

Il successo finale di un pilota non sta nel luogo nel quale è stato realizzato. Sta nel momento in cui la città può dire: abbiamo imparato abbastanza per trasformare questa soluzione in politica ordinaria.

A quel punto: non un rain garden ma un programma di drenaggio urbano.

Non una scuola verde ma un modello per la rete scolastica.

Non un pocket park ma Mille piccoli spazi verdi.

Non un parcheggio climatico ma nuovi standard per i parcheggi.

Sperimentare per diventare concreti

La Parte II ha costruito la visione. La Parte III deve dimostrare come trasformarla in pratica senza fingere di conoscere già ogni risposta. I progetti pilota sono lo strumento che permette di mantenere contemporaneamente: ambizione e realismo.

Ambizione, perché non rinunciamo alle trasformazioni. Realismo, perché le testiamo prima di moltiplicarle.

Il principio conclusivo

Salerno Verde non deve diventare la città delle sperimentazioni permanenti ma una città capace di: sperimentare quando necessario, imparare rapidamente e poi decidere.

Per questo i primi progetti non dovranno essere scelti in base a quanto bene appariranno nelle fotografie ma dovranno essere scelti in base a quanto potranno insegnarci.

  • Quanto costa.
  • Quanto dura.
  • Quanto funziona.
  • Quanto viene utilizzato.
  • Quanto richiede manutenzione.
  • Quanto è replicabile.

Perché il vero valore di un buon progetto pilota non è soltanto ciò che cambia nel luogo nel quale viene realizzato ma è ciò che permette di cambiare in tutti i luoghi che verranno dopo.

Sperimentare. Misurare. Correggere. Estendere.

È così che Salerno Verde può passare dalle buone idee alle politiche che funzionano.