Il 5 novembre 1876 (con secondo turno di ballottaggi il 12 novembre) si svolsero in Italia le elezioni politiche generali per la Camera dei deputati. Si trattò di un appuntamento decisivo nella storia del giovane Regno d’Italia: per la prima volta dalla sua fondazione nel 1861, la Sinistra storica conquistò una maggioranza ampia e autonoma, ponendo fine a oltre quindici anni di preminenza della Destra storica.
Il contesto era quello della cosiddetta “rivoluzione parlamentare” del marzo 1876. Il governo di Marco Minghetti, esponente di spicco della Destra, era caduto a causa di un voto contrario su una questione relativa alle ferrovie (in particolare sulla nazionalizzazione), in cui una parte dei deputati di destra si era unita all’opposizione. Il re Vittorio Emanuele II affidò l’incarico ad Agostino Depretis, leader della Sinistra moderata. Depretis, per consolidare la propria posizione e liberarsi dalla dipendenza da appoggi esterni, chiese e ottenne lo scioglimento anticipato della Camera. Le elezioni furono quindi indette per novembre.
Il sistema elettorale era ancora quello ristretto vigente dal 1860: diritto di voto limitato a una minoranza di maschi adulti in base al censo e alla capacità (circa 605.000 aventi diritto su una popolazione di oltre 27-28 milioni). L’affluenza si aggirò intorno al 59-61%. La competizione si svolse essenzialmente tra due grandi schieramenti: la Sinistra storica (o “ministeriali”), guidata da Depretis, e la Destra storica, guidata da Minghetti. Erano presenti anche componenti più estreme e candidati indipendenti, ma di peso limitato.
Il risultato fu netissimo. La Sinistra ottenne circa 414 seggi su 508, con una quota di voti intorno al 70% secondo alcune rilevazioni aggregate (o comunque una maggioranza schiacciante). La Destra si fermò a 94 seggi. La vittoria fu particolarmente marcata nel Mezzogiorno e nelle isole, dove la Sinistra raccolse consensi molto elevati, mentre al Nord e al Centro la Destra mantenne posizioni più solide, pur restando nettamente minoritaria.
Questa affermazione segnò un passaggio epocale. La Destra storica, espressione soprattutto dell’aristocrazia e dei ceti proprietari del Nord e del Centro, aveva governato con politiche di rigore finanziario, consolidamento dello Stato unitario e moderazione. La Sinistra, più legata alla borghesia (in particolare meridionale) e a settori progressisti, portava istanze di secolarismo, maggiore apertura in politica estera, attenzione al pubblico impiego e, progressivamente, riforme sociali e istituzionali (tra cui, negli anni successivi, l’allargamento del suffragio e provvedimenti in materia di istruzione).
Il governo Depretis, già in carica da marzo, uscì rafforzato e diede inizio a una lunga stagione di preminenza della Sinistra (con alternanze interne e il fenomeno del trasformismo). La legislatura aperta da queste elezioni (XIII secondo la numerazione ufficiale che proseguiva quella del Regno di Sardegna) si protrasse fino al 1880. L’evento del novembre 1876 resta dunque il momento in cui, per la prima volta in modo stabile e con ampia maggioranza parlamentare, la sinistra salì al potere nel Regno d’Italia.