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Il Consiglio comunale in streaming? Bene. Ma non chiamatela partecipazione

Inviato da tuxsa il
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La richiesta avanzata da alcune associazioni salernitane - termine che ormai viene utilizzato con una certa generosità e che finisce per comprendere anche aggregazioni e coalizioni protagoniste di recenti esperienze elettorali cittadine - di trasmettere in diretta streaming le sedute del Consiglio comunale di Salerno è certamente condivisibile.

Più informazione è sempre meglio di meno informazione. Consentire a chi non può essere fisicamente presente di seguire una seduta consiliare significa rendere più accessibile ciò che accade nelle istituzioni cittadine.

Ma fermiamoci alle parole corrette: questa è trasparenza, è informazione. Non è ancora partecipazione democratica.

Un cittadino che guarda il Consiglio comunale dal televisore, dal computer o dallo smartphone rimane esattamente ciò che era prima: uno spettatore.

Può ascoltare. Può conoscere. Può indignarsi o essere d'accordo. Ma non può intervenire, proporre, chiedere formalmente che una questione venga discussa, concorrere alla formazione delle decisioni attraverso strumenti istituzionali realmente efficaci.

La democrazia non diventa più avanzata semplicemente perché allo spettatore viene offerto un posto migliore in platea.

Da anni sosteniamo che il vero nodo sia un altro: dare concreta attuazione agli strumenti di partecipazione dei cittadini previsti dallo stesso ordinamento comunale. Principi, diritti e possibilità di partecipazione, se rimangono privi delle norme, delle procedure e degli strumenti necessari per esercitarli concretamente, rischiano di trasformarsi in una bella dichiarazione d'intenti.

Ed è qui che la questione diventa inevitabilmente politica. Perché tra coloro che oggi chiedono maggiore trasparenza vi sono anche persone che hanno ricoperto per anni ruoli nel Consiglio comunale e nelle Commissioni Consiliari, compresa quella competente sullo Statuto.

La domanda, allora, è legittima: perché la partecipazione diventa una priorità soltanto quando si passa dai banchi delle istituzioni a quelli dell'opposizione, dell'associazionismo o della società civile?

Non serve una nuova guerra tra pezzi della borghesia cittadina, non ci interessa sostituire una classe dirigente con un'altra lasciando intatto il meccanismo attraverso il quale pochi decidono e tutti gli altri osservano.

Se la politica salernitana si riduce allo scontro tra gruppi che aspirano alternativamente a governare la città, mentre ai cittadini viene concesso soltanto di scegliere ogni cinque anni chi dovrà decidere al loro posto e, magari, di guardarlo successivamente in streaming, avremo modernizzato la televisione della politica, non la democrazia.

Dal cittadino-spettatore al cittadino-attore

La vera sfida è molto più ambiziosa. Occorre costruire strumenti attraverso i quali i cittadini possano concorrere realmente alla formazione delle decisioni pubbliche: consultazioni, petizioni con obblighi certi di risposta e discussione, proposte di iniziativa popolare realmente praticabili, assemblee civiche, strumenti partecipativi nei quartieri, bilanci partecipativi, consultazioni digitali verificabili, accesso semplice ai dati e ai documenti pubblici.

E soprattutto occorre stabilire tempi, procedure, obblighi e conseguenze. Perché un diritto senza una procedura che consenta di esercitarlo rischia di essere soltanto un diritto scritto sulla carta.

Ma c'è una questione ancora più importante: la partecipazione non deve servire a dare un altro microfono a chi un microfono già ce l'ha. Deve servire soprattutto a far entrare nel dibattito pubblico quella parte di Salerno che oggi rischia di diventare invisibile. Gli impiegati, gli operai, gli artigiani, i piccoli commercianti, le famiglie che devono fare i conti con il costo crescente dell'abitare e con una trasformazione economica della città sempre più orientata verso un turismo privo dei necessari controlli e bilanciamenti. E poi i giovani, che troppo spesso devono immaginare il proprio futuro lontano da Salerno, e gli anziani, che rischiano di diventare presenze marginali in una città progressivamente costruita intorno al consumo, agli eventi e alla permanenza temporanea.

Sono loro che devono conquistare voce. Perché una città non è democratica quando tutti possono guardare chi decide.

Una città è democratica quando tutti hanno strumenti per concorrere alle decisioni.

Trasmettiamo dunque il Consiglio comunale in diretta. Facciamolo stabilmente, archiviamo le sedute, rendiamole facilmente consultabili, indicizzabili e accessibili anche successivamente e facciamolo senza consegnare un servizio pubblico essenziale a piattaforme proprietarie che impongano registrazioni, profilazione commerciale o tecnologie chiuse.

Una Pubblica Amministrazione dovrebbe privilegiare standard aperti, accessibilità, interoperabilità e, ogni volta che sia possibile, Software Libero, affinché il diritto di assistere alla vita istituzionale non dipenda dal dispositivo utilizzato, dal sistema operativo installato o dall'adesione ai servizi di una multinazionale.

Ma dopo avere acceso la telecamera bisognerà finalmente avere il coraggio di fare qualcosa di molto più difficile: accendere la partecipazione.

Altrimenti avremo semplicemente trasformato il Consiglio comunale in uno spettacolo disponibile anche online.

E Salerno non ha bisogno di altri spettatori.

Ha bisogno di cittadini.