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Il Patto per Salerno Verde 2050

Inviato da tuxsa il

Una proposta alla città

Siamo arrivati alla fine di questo percorso.

Abbiamo provato a guardare Salerno non soltanto per quello che è oggi, ma per ciò che potrebbe diventare se il verde, il suolo, l’acqua, l’ombra, la biodiversità e la partecipazione venissero trattati come parti di una stessa infrastruttura urbana.

Abbiamo analizzato i problemi.

Abbiamo costruito una visione.

Abbiamo definito priorità, strumenti, dati, costi, responsabilità, tempi, metodi di verifica.

Ora resta la domanda più importante: che cosa facciamo adesso?

La risposta non può essere: approviamo tutto e partiamo domani.

Sarebbe poco serio.

Salerno Verde 2050:

  • Non è un progetto esecutivo.
  • Non è un piano urbanistico formalmente adottato.
  • Non è un capitolato.
  • Non è un atto amministrativo.

È una proposta strategica e operativa, un quadro di lavoro, un metodo, una possibile direzione.

Per questo il passo successivo non deve essere l’adesione rituale. Deve essere: la verifica pubblica della proposta.

Non chiediamo un atto di fede

Salerno Verde non chiede alla città di credere che tutte le idee contenute in questo dossier siano corrette.

Chiede qualcosa di molto più concreto:

  • misuriamole.
  • verifichiamole.
  • discutiamole.
  • correggiamole.
  • sperimentiamole.

Se funzionano, estendiamole.

Se non funzionano, cambiamole.

È questo il principio che ha attraversato tutta la Parte III.

 

Una proposta aperta

Salerno Verde deve essere considerato una proposta: 

  • Aperta alla città.
  • Aperta alle istituzioni.
  • Aperta ai tecnici.
  • Aperta all’Università.
  • Aperta alle scuole.
  • Aperta alle associazioni.
  • Aperta ai cittadini.
  • Aperta anche a chi non ne condivide una parte.

Un progetto civico serio non teme le osservazioni. Le utilizza.

 

Non un progetto “di TUXSA”

Il Collettivo TUXSA può aver promosso, scritto, organizzato e sostenuto questa proposta ma Salerno Verde non deve diventare un progetto proprietario del Collettivo.

Se vuole essere utile, deve poter essere:

  • criticato;
  • modificato;
  • migliorato;
  • riusato.

Il valore del dossier non sta nel controllo sul progetto. Sta nella capacità di metterlo a disposizione della città.

 

Il ruolo del Collettivo

Il Collettivo può continuare a svolgere una funzione importante.

  • Analizzare.
  • Proporre.
  • Verificare.
  • Pubblicare dati.
  • Costruire strumenti.
  • Segnalare criticità.
  • Promuovere Software Libero.
  • Favorire partecipazione.
  • Contestare decisioni quando necessario.

Ma senza sostituirsi:

  • al Comune;
  • agli uffici;
  • agli organi eletti;
  • alle competenze tecniche.

Questa distinzione rafforza, non indebolisce, il ruolo civico.

 

Non chiediamo di approvare oggi Salerno Verde 2050. Chiediamo di cominciare a verificarlo.

Verificare:

  • i dati.
  • Le criticità.
  • Le opportunità.
  • Le priorità.
  • Le possibilità di realizzazione.

È un impegno molto più concreto di una adesione generica.

Il primo passo: aprire la Fase Zero

L’avvio reale del progetto dovrebbe cominciare dalla fase preliminare che abbiamo definito nella Parte III.

Non grandi opere.

Non campagne di comunicazione.

Ma: conoscenza.

Fase Zero – le prime azioni

Potremmo individuare alcuni impegni iniziali molto concreti.

1. Costruire la baseline

  • Quanto verde abbiamo?
  • Quanto suolo è impermeabilizzato?
  • Dove mancano alberi?
  • Quali quartieri hanno minore accesso al verde?
  • Quali aree strategiche dobbiamo conoscere meglio?

2. Costruire la Mappa delle Competenze

  • Chi fa cosa oggi?
  • Quali uffici?
  • Quali dati?
  • Quali responsabilità?
  • Quali competenze mancano?

Prima di creare nuove strutture dobbiamo capire quelle esistenti.

3. Pubblicare i primi Open Data

Non aspettare una piattaforma perfetta.

  • Catasto Arboreo, quando disponibile e verificabile.
  • Parchi.
  • Progetti.
  • Indicatori.
  • Cartografie.
  • Pochi dataset.

Ma vivi.

4. Costruire la prima Mappa Salerno Verde

Una cartografia pubblica che permetta di vedere:

  • verde;
  • alberi;
  • parchi;
  • scuole;
  • criticità;
  • opportunità;
  • progetti.

Non una mappa decorativa ma uno strumento di conoscenza.

5. Avviare la Mappa Civica

Permettere ai cittadini di:

  • segnalare;
  • proporre;
  • localizzare criticità;
  • seguire lo stato delle segnalazioni.

Con regole semplici e trasparenti.

6. Avviare un primo Laboratorio di Quartiere

Non dieci incontri. Uno.

  • Ben preparato.
  • Con dati.
  • Mappa.
  • Sopralluogo.
  • Restituzione.

Imparare dal primo prima di replicare.

7. Scegliere i primi progetti pilota

  • Pochi.
  • Misurabili.
  • Replicabili.

Per esempio:

  • una Scuola Verde;
  • un depaving;
  • un pocket park;
  • un rain garden;
  • un percorso dell’ombra.

8. Pubblicare il primo Programma Triennale

  • Cosa intendiamo realizzare?
  • Con quali risorse?
  • In quali tempi?
  • Con quali indicatori?

È qui che la proposta diventa programmazione.

 

Queste otto azioni sono già un inizio

Non richiedono di sapere oggi ogni dettaglio fino al 2050.

Richiedono:

  • metodo;
  • responsabilità;
  • trasparenza.

È molto più realistico.

Il secondo passo: dichiarare alcuni principi non negoziabili

Gli strumenti possono cambiare.

Le tecnologie cambieranno.

Le priorità potranno essere aggiornate.

Ma alcuni principi dovrebbero rimanere.

1. Prima proteggere ciò che esiste

Non ha senso piantare nuovi alberi mentre perdiamo:

  • grandi alberi maturi;
  • suolo;
  • aree strategiche;
  • connessioni ecologiche.

La prima politica verde è: non perdere ciò che non possiamo facilmente ricostruire.

2. Più verde dove serve maggiormente

Il verde non deve seguire:

  • visibilità;
  • centralità;
  • forza economica;
  • capacità di pressione.

Deve ridurre i divari.

3. Manutenzione prima dell’inaugurazione

Ogni nuovo spazio deve avere:

  • responsabile;
  • budget;
  • piano di gestione.

Nessun progetto è completo se sappiamo come costruirlo ma non come mantenerlo.

4. Suolo come risorsa

Ogni metro quadrato impermeabilizzato deve essere considerato una scelta. Ogni possibilità di recuperare suolo deve essere valutata. La città non dispone di superficie infinita.

5. Dati aperti per principio

Ogni dato prodotto con risorse pubbliche e legalmente pubblicabile dovrebbe essere:

  • accessibile;
  • documentato;
  • riutilizzabile.

Open by default.

6. Software Libero e standard aperti

Quando possibile e adeguato:

  • Software Libero.
  • Standard aperti.
  • Interoperabilità.
  • Portabilità.
  • Nessun lock-in non necessario.

7. Public Money, Public Code

Il software sviluppato specificamente con risorse pubbliche dovrebbe, salvo eccezioni motivate, tornare alla collettività. Con:

  • sorgente;
  • licenza;
  • documentazione;
  • possibilità di riuso.

8. Partecipazione prima delle decisioni

Non chiedere opinioni quando tutto è già deciso. La partecipazione deve avvenire quando esiste ancora spazio reale per incidere.

9. Nessuna partecipazione senza restituzione

Chi partecipa deve sapere: cosa è successo alla propria proposta.

  • Accolta.
  • Respinta.
  • Modificata.
  • Rinviata.

Ma mai semplicemente dimenticata.

10. Misurare i risultati, non soltanto le attività

Non: quanti alberi abbiamo piantato. Ma: quanti sono vivi?

Non: quanti metri quadrati abbiamo depavimentato. Ma: il saldo del suolo è migliorato?

Non: quanti incontri abbiamo organizzato. Ma: le proposte hanno ricevuto risposta?

11. Memoria pubblica

  • Progetti.
  • Dati.
  • Decisioni.
  • Versioni.
  • Errori.
  • Correzioni.

devono rimanere disponibili. La città non deve ricominciare da zero a ogni cambio amministrativo.

12. Trasparenza anche quando i risultati sono negativi

Un Piano credibile deve poter dire: non abbiamo raggiunto questo obiettivo.

Questo progetto è in ritardo. Questa soluzione non ha funzionato. La trasparenza non serve soltanto a mostrare i successi.

 

Il terzo passo: riconoscere la dimensione politica del progetto

Salerno Verde non è neutrale e non deve fingere di esserlo.

Propone alcune scelte:

  • Proteggere il suolo.
  • Aumentare il verde.
  • Ridurre le diseguaglianze ambientali.
  • Difendere le aree strategiche.
  • Favorire Software Libero e Open Data.
  • Aumentare la capacità di partecipazione dei cittadini.

Sono scelte politiche nel senso più corretto del termine.

 

Politica non significa partito

Questo dossier non deve appartenere a una sigla partitica.

Può essere:

  • condiviso;
  • criticato;
  • adottato;
  • modificato

da sensibilità differenti.

Ma resta una proposta politica perché riguarda: come vogliamo vivere insieme nello spazio urbano.

 

Il verde è una scelta distributiva

  • Dove mettiamo gli alberi?
  • Dove spendiamo?
  • Quale suolo proteggiamo?
  • Quale area lasciamo edificabile?
  • Quale spazio togliamo all’asfalto?
  • Quale quartiere riceve prima un investimento?

Sono decisioni politiche.

 

Il Piano rende queste decisioni più leggibili

Non le elimina. Dati e algoritmi non sostituiscono la politica ma rendono più difficile nascondere:

  • scelte;
  • priorità;
  • omissioni.

 

Il quarto passo: proteggere il futuro prima che diventi troppo tardi

Una delle ragioni che hanno fatto nascere questo dossier è la consapevolezza che molte scelte territoriali diventano quasi irreversibili.

  • Quando un’area viene edificata.
  • Quando un grande albero viene perso.
  • Quando una connessione viene interrotta.
  • Quando un terreno viene impermeabilizzato.

recuperare dopo può essere:

  • costoso;
  • difficile;
  • impossibile.

 

La prevenzione come politica

Per questo Salerno Verde deve essere anche: un progetto preventivo.

Non soltanto: “dove piantiamo?” Ma: “cosa dobbiamo impedire di perdere?”

 

Bellaria è un simbolo di questo principio

Colle Bellaria – Masso della Signora non deve essere considerato importante soltanto nel momento in cui dovesse emergere un progetto concreto di trasformazione. Il suo valore:

  • paesaggistico;
  • ecologico;
  • identitario;
  • territoriale

può essere riconosciuto prima.

 

Le preoccupazioni civiche possono precedere gli atti

Una comunità può dire: temiamo che su quest’area possano emergere interessi di trasformazione.

Questa non è una prova di un progetto urbanistico ma è una informazione politica legittima. Può giustificare:

  • attenzione;
  • ricerca;
  • verifica;
  • richiesta di trasparenza.

Non trasformare una voce in un fatto

Manteniamo sempre la distinzione.

  • Voce o preoccupazione civica.
  • Dato verificato.
  • Atto amministrativo.
  • Progetto documentato.

È proprio questa distinzione che permette alla società civile di essere vigile senza rinunciare al rigore.

Vigilare prima

Perché spesso quando tutto è formalmente definito, lo spazio della discussione è molto più piccolo.

La partecipazione democratica deve quindi poter essere anche: preventiva.

 

Il quinto passo: trasformare la trasparenza in infrastruttura

Uno dei fili più forti del dossier è stato questo. Il cittadino non deve dipendere ogni volta da:

  • PEC;
  • istanze;
  • ricerche difficili;
  • documenti sparsi

per conoscere informazioni che possono essere pubblicate stabilmente.

Dalla trasparenza reattiva a quella preventiva

Non: chiedi e forse riceverai.

Ma: pubblichiamo prima ciò che può essere pubblico.

Questo deve diventare un principio trasversale.

Ogni progetto pubblico deve lasciare una traccia

  • Una scheda.
  • Un identificativo.
  • Stato.
  • Costo.
  • Tempi.
  • Responsabile.
  • Documenti.
  • Indicatori.

La città deve poter vedere come il progetto cambia nel tempo.

Una città leggibile

L’obiettivo non è trasformare ogni cittadino in tecnico ma fare in modo che chi vuole approfondire possa farlo.

 

Il sesto passo: riconoscere il Software Libero come scelta di autonomia

Il Software Libero non è entrato nel dossier per aggiungere una nota tecnologica. È parte della filosofia del progetto. Se vogliamo:

  • dati aperti;
  • decisioni verificabili;
  • partecipazione;
  • riuso;
  • controllo pubblico,

dobbiamo anche chiederci chi controlla gli strumenti digitali che rendono possibile tutto questo.

Una città non deve essere ostaggio dei propri fornitori

  • Dati esportabili.
  • Codice disponibile quando finanziato pubblicamente.
  • Standard.
  • Documentazione.
  • Competenze interne.
  • Exit by design.

Sono forme di autonomia.

Autonomia non significa isolamento

Il Comune può e deve collaborare con:

  • imprese;
  • università;
  • professionisti;
  • comunità.

Ma deve mantenere la capacità di:

  • comprendere;
  • scegliere;
  • cambiare.

 

Il settimo passo: considerare la partecipazione un’infrastruttura

  • Non un evento.
  • Non un sondaggio.
  • Non una consultazione occasionale.

ma una vera infrastruttura.

Fatta di:

  • Mappa Civica;
  • Laboratori;
  • Forum;
  • Open Data;
  • consultazioni;
  • restituzioni.

Una partecipazione esigente

Esigente per il cittadino. Perché richiede di ascoltare:

  • dati;
  • vincoli;
  • esigenze altrui.

Esigente per l’Amministrazione. Perché richiede di:

  • rispondere;
  • motivare;
  • pubblicare.

Non promettere che tutti decideranno tutto

Sarebbe falso.

  • La democrazia rappresentativa resta.
  • Gli uffici restano.
  • I tecnici restano.

ma il cittadino deve poter:

  • conoscere;
  • intervenire;
  • controllare.

Il diritto al dissenso

Un progetto partecipativo non deve produrre necessariamente consenso. La città può restare divisa. La qualità del processo si misura da:

  • trasparenza;
  • correttezza;
  • accesso;
  • motivazione.

Non dal fatto che tutti escano soddisfatti.

 

L’ottavo passo: costruire continuità oltre le amministrazioni

Il 2050 è troppo lontano perché un Piano possa dipendere da:

  • un sindaco;
  • un assessore;
  • una maggioranza;
  • un dirigente.

Salerno Verde deve sopravvivere alle persone.

Come si costruisce continuità?

Non con una promessa ma concretamente con:

  • dati;
  • procedure;
  • bilanci;
  • responsabilità;
  • versionamento;
  • monitoraggio;
  • memoria.

Una nuova Amministrazione deve poter cambiare

È democrazia. Può cambiare:

  • priorità;
  • strumenti;
  • target.

ma non deve poter cancellare silenziosamente la storia.

Il prima e il dopo devono rimanere visibili

  • Cosa era previsto?
  • Cosa è stato modificato?
  • Perché?

La memoria protegge il dibattito pubblico.

 

Il nono passo: accettare che il Piano sbaglierà

Questa affermazione dovrebbe stare nella conclusione.

  • Salerno Verde commetterà errori.
  • Alcune specie funzioneranno peggio del previsto.
  • Alcuni progetti costeranno di più.
  • Alcune procedure saranno troppo complesse.
  • Alcune consultazioni funzioneranno male.

È inevitabile.

Il vero problema è non accorgersene

Per questo abbiamo costruito:

  • progetti pilota;
  • indicatori;
  • monitoraggio;
  • Open Data;
  • Rapporti.

Sperimentare non significa improvvisare

Significa:

  • progettare;
  • misurare;
  • correggere.

Una Amministrazione capace di dire “abbiamo sbagliato”

Potrebbe sembrare una debolezza ed invece è uno dei segni più forti di maturità istituzionale.

Correggere è parte del Piano

Non eccezione.

 

Il decimo passo: partire

Dopo cinquanta capitoli potremmo continuare a elaborare nuove idee per anni ma arriva un momento in cui il progetto deve incontrare la realtà. Salerno Verde deve quindi accettare un principio semplice: partire con ciò che abbiamo.

Non con tutto. Con abbastanza.

Non aspettare il Catasto perfetto

Costruiamo la prima versione.

Non aspettare la piattaforma perfetta

Apriamo i primi dati.

Non aspettare il bilancio ideale

Realizziamo pochi interventi sostenibili.

Non aspettare la partecipazione perfetta

Facciamo un primo Laboratorio e impariamo.

Non aspettare il 2050

Cominciamo ora.

 

Un impegno minimo per iniziare

Se dovessimo ridurre l’intero dossier a un primo patto operativo, potrebbe essere questo:

ENTRO IL PRIMO ANNO

1. Costituire la funzione di coordinamento Salerno Verde.

2. Pubblicare la prima baseline, dichiarandone anche i limiti.

3. Rendere disponibili i primi dataset aperti.

4. Pubblicare una prima Mappa delle Priorità e delle Opportunità.

5. Avviare la Mappa Civica.

6. Realizzare almeno un Laboratorio territoriale pilota.

7. Selezionare i primi progetti pilota.

8. Predisporre il primo Programma Triennale con costi, tempi e responsabilità.

Non è ancora Salerno Verde 2050.

È l’inizio.

Ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

Poi verificare il primo anno

Abbiamo fatto ciò che avevamo promesso?

Se no:

perché?

Cosa dobbiamo cambiare?

Il Patto non deve diventare un documento simbolico. Deve produrre una prima verifica pubblica.

Un Patto che può essere contestato

Anche questa è una condizione.

I cittadini devono poter dire: 

  • La baseline è sbagliata.
  • Manca questo quartiere.
  • Questo criterio non ci convince.
  • Questo intervento non è prioritario.

Il Piano migliora se la critica è documentata.

Il Patto non chiede consenso unanime

Chiede: un metodo comune di confronto.

Possiamo essere in disaccordo sulla decisione ma dovremmo cercare di condividere:

  • dati accessibili;
  • regole trasparenti;
  • possibilità di partecipare;
  • motivazioni pubbliche.

Questa potrebbe essere la vera innovazione

  • Non il nuovo parco.
  • Non il sensore.
  • Non la piattaforma.

ma una città nella quale le trasformazioni ambientali vengono sempre più discusse attraverso conoscenza condivisa.

 

Una proposta al Comune

Al Comune di Salerno chiediamo quindi di considerare questo dossier non come: una richiesta di eseguire cinquanta capitoli.

Ma come: 

  • Una proposta di lavoro.
  • Verificare i dati.
  • Aprire un confronto.
  • Valutare la Fase Zero.
  • Individuare ciò che è già compatibile con strumenti e programmi esistenti.
  • Sperimentare.

Una proposta al Consiglio comunale

Il Consiglio può svolgere una funzione fondamentale.

Discutere:

  • obiettivi;
  • priorità;
  • risorse;
  • risultati.

Il verde urbano non dovrebbe essere soltanto materia gestionale. È una scelta di città.

Una proposta agli uffici

Non chiediamo di aggiungere semplicemente nuovi adempimenti. Chiediamo soprattutto di:

  • collegare dati già prodotti;
  • ridurre duplicazioni;
  • coordinare progetti;
  • rendere leggibili le responsabilità.

La conoscenza tecnica degli uffici è essenziale per trasformare il dossier in qualcosa di realistico.

Una proposta all’Università

Studiare Salerno con Salerno. Contribuire a:

  • baseline;
  • monitoraggio;
  • clima;
  • biodiversità;
  • dati;
  • valutazione.

Ma producendo, quando possibile: conoscenza aperta e riutilizzabile.

Una proposta alle scuole

Diventare luoghi nei quali Salerno Verde non viene soltanto spiegato ma viene sperimentato:

  • Cortili.
  • Percorsi.
  • Mappe.
  • Dati.
  • Partecipazione.

Una proposta alle associazioni

Non limitarsi a chiedere interventi. Utilizzare:

  • Open Data;
  • mappe;
  • Laboratori;
  • strumenti civici

per produrre analisi e proposte sempre più documentate.

Una proposta ai professionisti

Contribuire alla costruzione di:

  • metodi;
  • standard;
  • soluzioni;
  • valutazioni.

La complessità del progetto richiede molte competenze.

Una proposta alle imprese

Collaborare quando utile ma dentro una regia pubblica. Fornire:

  • competenze;
  • servizi;
  • innovazione.

Non determinare le priorità territoriali.

Una proposta ai cittadini

  • Osservare.
  • Segnalare.
  • Partecipare.
  • Controllare.

Ma anche accettare che:

  • lo spazio è limitato;
  • le risorse sono limitate;
  • le esigenze sono diverse.

La partecipazione democratica richiede anche capacità di confronto.

E una proposta a noi stessi

Questa forse è la parte più importante per chi promuove il dossier. Non innamorarsi del documento.

  • Se un dato dimostra che una nostra ipotesi è sbagliata: cambiarla.
  • Se una proposta tecnica migliore arriva da altri: adottarla.
  • Se una parte del Piano non serve: eliminarla.

Il progetto è più importante dell’autore

Solo così può diventare davvero civico.

Cosa dovrebbe rimanere invariato

Non ogni soluzione ma alcuni valori fondamentali:

  • Il suolo non è una risorsa infinita.
  • Il verde è infrastruttura.
  • La città deve prepararsi a temperature più elevate.
  • Le diseguaglianze ambientali devono diminuire.
  • I cittadini devono poter conoscere e verificare.
  • Il patrimonio pubblico digitale deve rimanere controllabile.
  • La partecipazione deve poter incidere.

Questi sono i fili che tengono insieme l’intero progetto.


Salerno Verde non è soltanto un Piano del Verde

Alla fine questo è diventato evidente. Parla di:

  • alberi;
  • parchi;
  • suolo;
  • acqua.

Ma parla anche di:

  • urbanistica;
  • bilancio;
  • tecnologia;
  • democrazia;
  • conoscenza;
  • responsabilità.

Perché una città più verde non nasce soltanto piantando. Nasce cambiando il modo in cui la città decide.

La città come ecosistema politico

Una strada non è soltanto asfalto. È:

  • mobilità;
  • ombra;
  • commercio;
  • acqua;
  • spazio pubblico.

Un colle non è soltanto terreno. È:

  • paesaggio;
  • ecologia;
  • memoria;
  • possibilità future.

Un dataset non è soltanto un file. È:

  • conoscenza;
  • controllo;
  • potere.

Salerno Verde prova a mettere queste dimensioni in relazione.

Dal progetto organico alla politica quotidiana

Il successo maggiore arriverà quando Salerno Verde non verrà più percepito come “un progetto speciale” ma quando diventerà normale chiedere:

  • questa strada può essere più permeabile?
  • questa scuola può avere più ombra?
  • questo progetto riduce o aumenta il consumo di suolo?
  • questo dato può essere aperto?
  • questo software può essere riusato?
  • i cittadini sono stati coinvolti abbastanza presto?

Quando queste domande diventano normali

Il Piano ha già vinto una parte della propria sfida. Anche prima di arrivare al 2050.

Una città che pensa prima di costruire

Forse possiamo sintetizzare l’intero progetto in questo modo. Salerno Verde vuole costruire una città capace di chiedersi: che cosa perderemo se facciamo questa scelta? prima di farla.

Una città che misura dopo aver costruito

E poi: ha funzionato?

Una città che ricorda

E infine: cosa avevamo promesso?

 

Questa è la città aperta che immaginiamo

  • Non perfetta.
  • Non senza conflitti.
  • Non completamente verde.

Ma capace di:

  • conoscersi;
  • discutere;
  • correggersi.

 

Il Patto

Possiamo allora provare a condensare l’intera conclusione in poche righe.

  • Proteggere prima di consumare.
  • Curare prima di inaugurare.
  • Intervenire prima dove il bisogno è maggiore.
  • Aprire i dati quando non esiste una ragione legittima per chiuderli.
  • Preferire Software Libero, standard aperti e riuso quando appropriato.
  • Restituire alla collettività il codice sviluppato con risorse pubbliche, salvo eccezioni motivate.
  • Coinvolgere i cittadini prima delle decisioni irreversibili.
  • Rispondere a chi partecipa.
  • Misurare i risultati.
  • Pubblicare anche gli insuccessi.
  • Conservare memoria delle decisioni.
  • Correggere ciò che non funziona.

E soprattutto: Cominciare.

  • Non nel 2050.
  • Non quando arriverà il prossimo grande finanziamento.
  • Non quando avremo tutti i dati perfetti.

Cominciare con:

  • un dataset;
  • una mappa;
  • un quartiere;
  • una scuola;
  • un progetto pilota.

Poi misurare.

E continuare.


La conclusione

Questo dossier:

  • Non può piantare un albero.
  • Non può proteggere un colle.
  • Non può togliere un metro quadrato di asfalto.
  • Non può aprire un dataset comunale.
  • Non può decidere un bilancio.

Può però fare qualcosa di importante:

mettere sul tavolo una possibilità.

Una città nella quale:

  • il verde venga considerato infrastruttura;
  • il suolo una risorsa da proteggere;
  • l’ombra un servizio urbano;
  • l’acqua una componente del progetto;
  • i dati un bene pubblico;
  • il Software Libero uno strumento di autonomia;
  • la partecipazione una pratica permanente;
  • la trasparenza una condizione della decisione.

Non sappiamo se Salerno nel 2050 sarà la città descritta in queste pagine.

Dipenderà da:

  • decisioni;
  • risorse;
  • conflitti;
  • errori;
  • opportunità;
  • generazioni che verranno dopo di noi.

Ma una cosa possiamo decidere oggi.

Possiamo scegliere se continuare a intervenire:

  • episodio dopo episodio;
  • cantiere dopo cantiere;
  • emergenza dopo emergenza,

oppure provare a costruire una direzione comune.

Salerno Verde 2050 è questa proposta. Non una promessa, non un rendering, non un libro dei sogni.

Una direzione.

Una direzione che deve essere:

  • misurata;
  • discussa;
  • corretta;
  • finanziata;
  • verificata.

E, soprattutto, percorsa. Perché una città diversa non nasce nel momento in cui viene scritto un Piano.

Nasce quando qualcuno compie il primo passo e permette agli altri di vedere dove quella strada può portare.

Salerno Verde 2050 comincia da qui.