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Il cronoprogramma: dal primo anno al 2050

Inviato da tuxsa il

Un Piano al 2050 rischia facilmente di trasformarsi in un orizzonte così lontano da rendere tutto rinviabile.

Possiamo sempre dire:

  • “lo faremo nei prossimi anni”.
  • “è previsto dal Piano”.
  • “l’obiettivo è il 2050”.

ma se non esistono tappe intermedie, il 2050 rischia di diventare semplicemente il luogo nel quale spostare ciò che non facciamo oggi.

Salerno Verde deve quindi avere un cronoprogramma. Non un calendario rigido capace di prevedere oggi cosa accadrà tra vent’anni - sarebbe poco credibile.

Serve invece una struttura temporale che stabilisca:

  • cosa deve cominciare subito;
  • cosa dobbiamo ottenere nei primi anni;
  • quando passare dalla sperimentazione all’estensione;
  • quando verificare e correggere la strategia.

Il 2050 non è una scadenza unica

Questo è il primo principio. Salerno Verde non deve essere pensato come: oggi → attesa → 2050 → risultato.

Deve essere costruito attraverso una successione di cicli. Possiamo immaginare cinque grandi fasi:

FASE 0 – PREPARARE

FASE 1 – AVVIARE

FASE 2 – ESTENDERE

FASE 3 – CONSOLIDARE

FASE 4 – MATURARE E ADATTARE

Ogni fase deve produrre risultati propri.

Fase 0 – Preparare Salerno Verde

0–12 mesi

Il suo obiettivo non è costruire grandi opere.

È rendere la città capace di realizzarle con metodo.

Nei primi tre mesi

Le prime attività potrebbero riguardare soprattutto l’organizzazione.

  • Costituzione della Cabina di Regia.
  • Individuazione delle responsabilità.
  • Mappa delle Competenze.
  • Ricognizione dei dati disponibili.
  • Verifica dei principali sistemi informativi già esistenti.
  • Individuazione dei dataset prioritari.

Non serve aspettare un anno per pubblicare qualcosa

Se durante la ricognizione troviamo dati già:

  • validi;
  • pubblicabili;
  • utili,

possiamo aprirli subito.

La Fase Zero non deve essere un periodo chiuso nel quale gli uffici lavorano per dodici mesi prima di mostrare qualunque risultato.

Mesi 3–6

La seconda parte della fase dovrebbe produrre i primi strumenti conoscitivi.

  • Catalogo dei Dati.
  • Prima struttura del database geografico.
  • Prima Mappa Salerno Verde.
  • Avvio della baseline.
  • Prime pubblicazioni Open Data.
  • Impostazione del repository tecnico.
  • Prima versione del Piano degli Interventi.

Anche la partecipazione deve cominciare presto

In questa fase possiamo avviare:

  • Mappa Civica in versione minima;
  • prima raccolta di segnalazioni;
  • primi sopralluoghi;
  • un Laboratorio di Quartiere pilota.

Non aspettiamo la piattaforma perfetta.

Mesi 6–9

A questo punto dovremmo poter individuare:

  • prime aree ad alto bisogno;
  • prime opportunità;
  • progetti pilota;
  • dataset mancanti prioritari;
  • necessità di progettazione.

Possiamo cominciare gli approfondimenti su:

  • Bellaria;
  • Irno;
  • fascia costiera;
  • scuole;
  • depaving.

Mesi 9–12

La Fase Zero dovrebbe concludersi con alcuni prodotti concreti.

  • Una prima baseline.
  • Una prima Mappa delle Priorità.
  • Un Catalogo Open Data iniziale.
  • La pipeline dei progetti.
  • Il primo Programma Pilota.
  • La prima programmazione economica.

E soprattutto:

Programma Salerno Verde – Primi tre anni.

A quel punto il progetto deve essere pronto a entrare nella fase attuativa vera e propria.

 

Cosa deve essere visibile dopo il primo anno?

Non necessariamente decine di nuovi parchi ma la città dovrebbe già poter vedere:

  • una mappa;
  • i primi dati;
  • le priorità;
  • i primi progetti;
  • le prime segnalazioni tracciate;
  • le responsabilità;
  • un programma con tempi e costi iniziali.

Questo è già un risultato politico importante.

Fase 1 – Avviare

Anni 1–3

Questa è la fase nella quale Salerno Verde deve dimostrare di essere capace di passare:

dai dati ai cantieri.

  • Pochi progetti.
  • Ben scelti.
  • Ben misurati.

Gli obiettivi principali

  • Completare la baseline prioritaria.
  • Consolidare il Catasto Arboreo, per quanto disponibile e progressivamente migliorabile.
  • Rendere operativo il Sistema Informativo.
  • Aprire i principali dataset.
  • Avviare la Piattaforma Civica.
  • Realizzare i primi progetti pilota.
  • Attivare i Laboratori di Quartiere.

I primi interventi fisici

In questi primi tre anni potremmo cercare di realizzare almeno esempi concreti delle principali strategie.

  • Una o più Scuole Verdi pilota.
  • Primi interventi di depaving.
  • Primi pocket park.
  • Primi interventi sull’ombra.
  • Un rain garden sperimentale.
  • Primo parcheggio climatico, se individuato un caso adatto.

Non fissiamo oggi quantità arbitrarie

Non diciamo:

  • dieci scuole;
  • cinquemila alberi;
  • venti pocket park.

Prima dobbiamo conoscere:

  • costi;
  • capacità;
  • spazi;
  • manutenzione.

Il Programma triennale reale stabilirà i numeri. Il cronoprogramma definisce invece ciò che dobbiamo aver imparato e avviato.

Bellaria nei primi tre anni

Per il Colle Bellaria – Masso della Signora, la priorità dovrebbe essere soprattutto:

  • conoscenza;
  • cartografia;
  • regime urbanistico;
  • proprietà;
  • caratteristiche ambientali;
  • accessibilità compatibile;
  • monitoraggio delle trasformazioni.

Il primo triennio dovrebbe permetterci di arrivare a una:

Carta Strategica di Bellaria.

Non necessariamente a costruire qualcosa sul colle.

Perché è importante

Se un’area possiede un valore strategico, aspettare che esista un progetto di trasformazione per studiarla significa arrivare tardi.

La conoscenza preventiva è già politica territoriale.

L’Irno nei primi tre anni

Qui la priorità potrebbe essere:

  • analizzare il corridoio;
  • individuare discontinuità;
  • proprietà;
  • accessibilità;
  • opportunità;
  • criticità.

E, se possibile, avviare un tratto pilota.

La costa nei primi tre anni

Sulla fascia costiera eviterei una sequenza di interventi isolati. La prima fase dovrebbe arrivare almeno alla definizione del:

quadro strategico del Corridoio Verde Costiero,

con individuazione delle connessioni verso i quartieri. Poi potranno partire i primi lotti coerenti.

La Scuola Verde come acceleratore

Le scuole possono invece produrre risultati fisici più rapidamente.

La loro scala relativamente circoscritta permette di:

  • progettare;
  • realizzare;
  • monitorare

in tempi compatibili con il primo triennio.

Il primo triennio deve produrre standard

Alla fine dei tre anni dovremmo sapere molto meglio:

  • come fare depaving;
  • come progettare una Scuola Verde;
  • quanto costa;
  • come gestire un rain garden;
  • come funziona la partecipazione;
  • come aggiornare i dati.

I piloti devono quindi cominciare a produrre: modelli replicabili.

Il primo grande punto di verifica

Fine anno 3

Questo deve essere un momento importante. Non una semplice relazione celebrativa ma una: Revisione Triennale Salerno Verde.

Cosa chiedere

  • Abbiamo costruito il sistema informativo?
  • I dati vengono aggiornati?
  • I cittadini utilizzano la piattaforma?
  • Le segnalazioni ricevono risposta?
  • Quanto sono costati i piloti?
  • Quali hanno funzionato?
  • Quanti alberi sono sopravvissuti?
  • Quanto suolo abbiamo recuperato?
  • Quali procedure sono troppo lente?
  • Quali obiettivi non sono realistici?

E soprattutto

Siamo pronti a passare dalla sperimentazione all’estensione?

Se no, dobbiamo capire perché. Non semplicemente iniziare la fase successiva perché il calendario lo dice.

Fase 2 – Estendere

Anni 3–7

Se i modelli iniziali hanno funzionato, possiamo aumentare la scala. Questa è la fase nella quale Salerno Verde deve diventare visibile non più soltanto attraverso alcuni progetti pilota, ma attraverso programmi ripetuti.

Da un progetto a un programma

  • Non: una Scuola Verde. Ma: Programma Scuole Verdi.
  • Non: un pocket park.
  • Ma: Programma Microverde.
  • Non: un depaving.
  • Ma: Programma di Deimpermeabilizzazione.
  • Non: un percorso dell’ombra.
  • Ma: Rete dei Percorsi Ombreggiati.

Questo è il salto fondamentale.

Forestazione urbana programmata

A questo punto dovrebbe esistere una politica stabile di incremento della chioma. Non attraverso campagne occasionali ma con:

  • priorità;
  • budget;
  • manutenzione;
  • monitoraggio.

Piantare ogni anno

La continuità è più importante della grande campagna una tantum.

Un programma annuale sostenibile permette di:

  • imparare;
  • curare;
  • distribuire gli investimenti.

La Città dei 300 metri

Tra il terzo e il settimo anno dovremmo poter cominciare ad affrontare sistematicamente le aree che risultano fuori dalla soglia di prossimità al verde.

  • Microverde.
  • Connessioni.
  • Accessibilità ai parchi esistenti.
  • Nuovi spazi dove necessari.

Prima ridurre il deficit maggiore

La Mappa delle Priorità deve guidare l’estensione non distribuire lo stesso numero di interventi a ogni quartiere.

Portare più risorse dove il deficit iniziale era maggiore.

I corridoi

In questa fase possono iniziare interventi più strutturali sui corridoi.

  • Irno.
  • Fuorni.
  • Connessioni collina-mare.
  • Assi alberati.

Non necessariamente completati ma già riconoscibili come rete.

La fascia costiera

Dopo il quadro unitario iniziale, possono procedere i primi lotti del Corridoio Verde Costiero.

Sempre verificando:

  • continuità;
  • ombra;
  • permeabilità;
  • rapporto con il mare;
  • connessioni trasversali.

I parchi esistenti

La fase di estensione deve comprendere anche il recupero sistematico del patrimonio esistente non soltanto nuove realizzazioni.

Un programma pluriennale dei parchi

Per ogni grande parco:

  • problemi;
  • priorità;
  • interventi;
  • manutenzione.

Il parco non deve tornare all’attenzione pubblica soltanto quando è ormai degradato.

Infrastruttura digitale matura

Tra il terzo e il settimo anno il Sistema Informativo dovrebbe ormai essere parte del lavoro ordinario.

Non più: “il progetto digitale di Salerno Verde”.

Ma: il modo normale con cui il Piano viene gestito.

Le API vengono realmente utilizzate

Non soltanto dal portale ufficiale. Possibilmente anche da:

  • università;
  • associazioni;
  • applicazioni civiche.

Se questo accade significa che abbiamo creato un ecosistema informativo reale.

Software prodotto e riusato

In questa fase dovremmo anche poter verificare se:

  • il codice sviluppato è stato riutilizzato;
  • altri enti hanno contribuito;
  • Salerno ha riusato componenti esterni.

La politica Public Money, Public Code comincia a mostrare risultati.

Partecipazione ordinaria

I Laboratori non devono più essere esperimenti. Devono diventare uno strumento utilizzato quando:

  • serve;
  • nel luogo giusto;
  • con metodologia consolidata.

Non consultare su tutto

La maturità consiste anche nel sapere: quando serve partecipazione intensa e quando basta informazione.

Il sistema deve essere proporzionato.

Il secondo grande punto di verifica

Intorno all’anno 7

A questo punto dovremmo poter misurare qualcosa di molto importante: le diseguaglianze verdi si stanno realmente riducendo?

Non soltanto: quanti alberi abbiamo piantato?

Ma: i quartieri inizialmente più svantaggiati stanno migliorando più rapidamente?

Questa è la vera prova della priorità

Se dopo sette anni gli investimenti si sono concentrati soprattutto nelle aree già meglio servite, dobbiamo correggere il Piano.

Fase 3 – Consolidare

Anni 7–15

Dopo i primi anni di espansione, arriva una fase differente. La città dovrebbe ormai possedere:

  • programmi;
  • dati;
  • standard;
  • competenze;
  • infrastrutture.

Il problema principale diventa: consolidare.

Consolidare significa curare

Una rete verde cresce biologicamente.

  • Gli alberi piantati nei primi anni iniziano a produrre chiome più importanti.
  • I rain garden mostrano il proprio comportamento nel tempo.
  • I pocket park vengono realmente utilizzati.

Adesso la manutenzione diventa ancora più importante.

Il Piano cambia mentalità

Nei primi anni la domanda è: cosa dobbiamo costruire?

Dopo dieci anni deve diventare sempre più: cosa dobbiamo conservare, migliorare e collegare?

Le infrastrutture biologiche hanno tempi differenti

  • Una strada asfaltata produce quasi immediatamente la propria funzione.
  • Un albero impiega anni.

Questo significa che molti benefici del primo ciclo di investimenti emergeranno proprio nella fase di consolidamento.

Monitorare la maturazione

La crescita delle chiome deve essere misurata. Non soltanto il numero di alberi rimasti.

  • Copertura.
  • Ombra.
  • Continuità.

Il patrimonio costruito deve entrare nella gestione ordinaria

  • Pocket park.
  • Rain garden.
  • Nuove alberature.

non devono continuare a essere trattati come “progetti speciali”. Devono entrare nei normali sistemi di manutenzione.


La transizione dall’eccezione alla normalità

Questo è uno degli obiettivi più importanti. Nel 2035 circa, un progetto stradale senza valutazione di:

  • alberi;
  • ombra;
  • permeabilità;
  • acqua

dovrebbe apparire semplicemente mal progettato, non “non abbastanza innovativo”.

Quando accade, Salerno Verde ha realmente modificato la cultura urbana.

Gli standard edilizi e urbani

In questa fase alcune soluzioni validate potrebbero essere integrate stabilmente negli strumenti e nelle regole appropriate.

  • Nuovi parcheggi.
  • Riqualificazioni stradali.
  • Scuole.
  • Spazi pubblici.

La progettazione ordinaria incorpora progressivamente i criteri del Piano.

Il patrimonio naturale deve essere più protetto

Anche le aree strategiche dovrebbero ormai avere una situazione molto più chiara.

  • Bellaria.
  • Corridoi collinari.
  • Fiumi.
  • Costa.

La tutela non può rimanere per quindici anni un’intenzione.

I grandi sistemi devono cominciare a essere continui

Non necessariamente completi in ogni dettaglio. Ma riconoscibili.

  • Collina.
  • Fiume.
  • Costa.
  • Quartieri.

La rete verde e blu deve avere ormai una struttura urbana leggibile.

Un Piano che ha imparato a dire no

Dopo anni di applicazione Salerno Verde deve essere in grado anche di influenzare le trasformazioni urbanistiche.

Un progetto che compromette una connessione strategica deve essere valutato alla luce di una conoscenza ormai consolidata.

Il Piano non è soltanto qualcosa che costruisce verde ma qualcosa che protegge le condizioni necessarie perché il verde continui a esistere.

Il terzo grande punto di verifica

Intorno all’anno 15

Questo può essere il momento per una revisione strategica profonda non semplice aggiornamento.

Dopo quindici anni:

  • il clima potrebbe essere cambiato;
  • la popolazione potrebbe essere cambiata;
  • nuove tecnologie saranno disponibili;
  • alcune soluzioni potrebbero essere obsolete.

Salerno Verde deve essere capace di cambiare.

Non difendere il Piano contro la realtà

Un Piano intelligente non è quello che nel 2040 realizza esattamente ciò che aveva scritto nel 2027.

È quello che conserva:

  • obiettivi;
  • principi;
  • memoria

ma modifica gli strumenti quando la realtà cambia.

Fase 4 – Maturare e adattare

Anni 15–25

Questa è la fase più difficile da descrivere oggi. Ed è corretto così. Pretendere di sapere esattamente cosa dovrà fare Salerno nel 2047 sarebbe poco serio. Possiamo però sapere quale tipo di città dovremmo aver costruito nel frattempo.

Una città con più chioma matura

Molti alberi piantati nei primi anni avranno raggiunto dimensioni significative. Il compito principale sarà:

  • conservarli;
  • gestire successioni;
  • sostituire correttamente le perdite.

La forestazione urbana diventa sempre più gestione di un patrimonio maturo.

Pianificare il ricambio

Un patrimonio arboreo sano non è composto da alberi tutti della stessa età. Serve una struttura generazionale.

  • Giovani.
  • Maturi.
  • Anziani.

La fase avanzata deve cominciare a gestire anche questo equilibrio.

Evitare l’effetto generazione unica

Se piantiamo moltissimo in pochi anni e poi smettiamo, decenni dopo potremmo avere una enorme quantità di alberi che invecchiano contemporaneamente. Meglio una politica continuativa.

La rete verde come infrastruttura ordinaria

A quel punto i corridoi, i parchi e le connessioni dovrebbero essere considerati alla pari di altre infrastrutture urbane.

Non decorazione. Non progetto speciale.

Patrimonio da:

  • proteggere;
  • finanziare;
  • mantenere.

Il digitale sarà sicuramente diverso

Tra vent’anni probabilmente utilizzeremo software molto differenti da quello che immaginiamo oggi ma se abbiamo lavorato bene, avremo conservato:

  • dati;
  • standard;
  • API o loro equivalenti;
  • documentazione;
  • memoria.

e potremo migrare.

Questa è la vera utilità degli standard aperti

Non sapere quale tecnologia useremo nel 2045 ma sapere che non saremo imprigionati in quella scelta fatta nel 2027.

Anche la partecipazione cambierà

Nuove forme di interazione emergeranno. Non dobbiamo congelare oggi gli strumenti.

Ma i principi devono rimanere:

  • accesso;
  • informazione;
  • possibilità di incidere;
  • restituzione;
  • controllo.

E arriviamo al 2050

Che cosa dovrebbe significare arrivarci? Non: Piano completato, fine.

  • Una città non si completa.
  • Gli alberi continuano a crescere.
  • Il clima cambia.
  • Gli edifici cambiano.
  • La popolazione cambia.

Il 2050 è un punto di verifica

Dovremmo poter confrontare: SALERNO ALLA BASELINE con SALERNO NEL 2050.

Domande concrete

  • Quanta copertura arborea abbiamo guadagnato?
  • Quanto suolo abbiamo recuperato?
  • Quante persone vivono vicino al verde?
  • Le diseguaglianze territoriali si sono ridotte?
  • Qual è il tasso di sopravvivenza degli alberi?
  • Quanto è continua la rete ecologica?
  • Quanto sono più verdi le scuole?
  • Quanto è migliorata la fascia costiera?
  • Quale patrimonio naturale siamo riusciti a proteggere?

E alcune domande democratiche

  • I dati sono ancora aperti?
  • La città può verificare le decisioni?
  • Il software pubblico è ancora sotto controllo pubblico?
  • Le segnalazioni ricevono risposta?
  • La partecipazione produce conseguenze?

Queste sono anch’esse misure del successo.

Salerno Verde non riguarda soltanto la quantità di vegetazione

Se nel 2050 abbiamo più alberi ma:

  • dati chiusi;
  • gestione opaca;
  • forti diseguaglianze;
  • dipendenza tecnologica;
  • cittadini esclusi dalle decisioni,

avremo raggiunto soltanto una parte degli obiettivi. Il Piano è anche un progetto di governo democratico della trasformazione urbana.

Cicli triennali

Le grandi fasi devono essere tradotte in una programmazione molto più concreta.

La nostra proposta è utilizzare: cicli triennali.

Ogni tre anni:

  • priorità;
  • risorse;
  • progetti;
  • target;
  • manutenzione.

Poi verifica.

Perché tre anni?

Un solo anno è spesso troppo breve per:

  • progettare;
  • finanziare;
  • realizzare.

Cinque anni rischiano di essere troppo lunghi per correggere.

Tre anni costituiscono un buon orizzonte operativo.

Naturalmente dovrà essere coordinato con gli strumenti ufficiali di programmazione dell’ente.

Il Programma triennale

Ogni ciclo dovrebbe contenere:

  • interventi finanziati;
  • progetti da finanziare;
  • manutenzione;
  • progettazione;
  • Open Data;
  • partecipazione;
  • target.

Pochi obiettivi. Misurabili.

Ogni anno una verifica leggera

Il triennio non significa attendere tre anni. Ogni anno:

  • Rapporto.
  • Aggiornamento.
  • Scostamenti.
  • Correzioni minori.

Ogni tre anni una verifica vera

  • Cosa ha funzionato?
  • Cosa no?
  • Cosa va eliminato?
  • Quali nuovi dati?
  • Quali nuove priorità?

Poi il ciclo successivo.

Una struttura temporale a strati

Possiamo quindi rappresentare il Piano attraverso quattro calendari sovrapposti.

ORIZZONTE 1 – ANNUALE

Cosa facciamo quest’anno?

ORIZZONTE 2 – TRIENNALE

Cosa finanziamo e realizziamo nel ciclo corrente?

ORIZZONTE 3 – DECENNALE

Quali trasformazioni strutturali dobbiamo raggiungere?

ORIZZONTE 4 – 2050

Quale città vogliamo avere?

Questi quattro livelli devono dialogare.

L’anno deve servire al triennio

Il triennio deve servire al decennio. Il decennio deve servire al 2050. Altrimenti perdiamo la coerenza.

Target intermedi

Un obiettivo al 2050 deve avere tappe. Se vogliamo aumentare significativamente la copertura arborea, dobbiamo sapere:

  • dove vogliamo essere nel primo triennio?
  • Dopo sette anni?
  • Dopo quindici?

I valori quantitativi verranno definiti sulla base della baseline. Non prima.

Non inventare percentuali oggi

È coerente con il metodo seguito finora.

Prima: misuriamo.

Poi: stabiliamo target ambiziosi ma realistici.

Target relativi e assoluti

Potremmo utilizzare entrambi.

Per esempio: aumento della copertura e riduzione del divario tra quartieri.

Questo evita che la media cittadina nasconda le diseguaglianze.

Target biologici

Alcuni obiettivi richiedono particolare attenzione.

Non: 10.000 alberi piantati.

Ma, per esempio:

  • alberi vivi a tre anni;
  • chioma prodotta;
  • diversità adeguata.

Il tempo deve essere parte dell’indicatore.

Target di suolo

Non soltanto: m² deimpermeabilizzati.

Ma anche: saldo tra superficie recuperata e nuova impermeabilizzazione.

Altrimenti possiamo celebrare un intervento mentre il sistema complessivo peggiora.

Target di prossimità

Percentuale di popolazione servita entro la soglia definita.

Questo collega direttamente tempo ed equità.

Target digitali

  • Dataset prioritari disponibili.
  • Frequenza di aggiornamento rispettata.
  • Disponibilità dei servizi.
  • Riutilizzo.

Target partecipativi

  • Segnalazioni con risposta.
  • Consultazioni con restituzione.
  • Quartieri coinvolti.

Non numero di like.

Target economici

Manutenzione finanziata.

Scostamento costi.

Quota di interventi integrati con altri cantieri.

Anche l’efficienza deve essere monitorata.

Il cronoprogramma non deve diventare una gabbia

  • Un’alluvione.
  • Un nuovo finanziamento.
  • Una crisi economica.
  • Una nuova normativa.

Possono cambiare il calendario. Il Piano deve poter adattarsi.

Ma ogni modifica deve lasciare traccia

Non possiamo riscrivere continuamente le date e poi dichiarare: “tutto procede come previsto”.

Serve distinguere:

  • data originaria;
  • nuova data;
  • motivo.

 

Il ritardo è un dato

Può dipendere da:

  • gara;
  • autorizzazione;
  • ricorso;
  • problema tecnico;
  • finanziamento.

La piattaforma deve poterlo spiegare.

 

Ritardo non significa automaticamente fallimento

Alcuni progetti complessi possono richiedere più tempo.

Il problema è:

  • non saperlo;
  • non comunicarlo;
  • non correggere.

 

L’indice di puntualità

Per la governance interna può essere utile monitorare la percentuale di milestone rispettate.

Ma senza trasformare la velocità nell’unico criterio.

Fare in fretta male non è successo.

 

Il tempo della città e il tempo della natura

Questa è una delle caratteristiche più affascinanti del progetto.

L’Amministrazione ragiona in:

  • mesi;
  • bilanci;
  • mandati.

Gli alberi ragionano in: decenni.

Il Piano deve tenere insieme entrambi.

Un sindaco pianta anche per il sindaco che verrà dopo

E, soprattutto, per cittadini che forse oggi sono bambini. Questa è la natura politica di un Piano al 2050. Investire in benefici che matureranno oltre il proprio mandato.


Rendere visibili i risultati intermedi

Proprio per questo dobbiamo mostrare anche ciò che avviene prima della piena maturità.

  • Suolo recuperato.
  • Alberi attecchiti.
  • Progetti completati.
  • Connessioni create.
  • Dati aperti.

La città deve poter vedere che il percorso esiste.

Gli alberi appena piantati non sono il risultato finale

La piattaforma può mostrare:

  • anno 0;
  • anno 3;
  • anno 10.

Così il cittadino comprende il tempo biologico.

Il cronoprogramma deve includere la manutenzione

Normalmente i cronoprogrammi terminano con: fine lavori.

Per Salerno Verde deve esserci anche:

  • anno 1 – cura;
  • anno 2 – controllo;
  • anno 3 – verifica;
  • ecc.

La manutenzione è tempo di progetto.

 

Il progetto non finisce, cambia fase

  • Idea.
  • Progettazione.
  • Cantiere.
  • Attecchimento.
  • Gestione.
  • Maturazione.

una infrastruttura verde ha un ciclo di vita differente da una infrastruttura tradizionale.

 

Il cronoprogramma degli alberi

Potremmo addirittura avere, per alcuni interventi:

T0 – piantumazione

T+1 – verifica attecchimento

T+3 – sopravvivenza

T+5 – sviluppo

T+10 – chioma

Questo rende molto più realistico il monitoraggio.

 

La piattaforma può ricordare le scadenze

Il Sistema Informativo dovrebbe generare:

  • alert;
  • controlli;
  • attività.

Un albero che deve essere verificato dopo tre anni non deve dipendere dalla memoria di un singolo tecnico.

 

Automazione utile

Qui la tecnologia svolge una funzione concreta.

Non decide.

Ricorda.

Collega.

Segnala ritardi.

 

Il calendario pubblico

Una parte del cronoprogramma deve essere visibile ai cittadini. Non necessariamente ogni dettaglio amministrativo ma almeno:

  • inizio previsto;
  • principali milestone;
  • fine lavori;
  • monitoraggio.

La roadmap cittadina

Potremmo avere una pagina: Roadmap Salerno Verde che mostri le grandi fasi fino al 2050 e permetta di entrare nei dettagli del ciclo triennale corrente.

 

Dall’orizzonte lontano all’azione vicina

Il cittadino vede:

  • 2050 – obiettivo.
  • 2035 – fase strutturale.
  • 2030 – programma.
  • 2028 – intervento nel proprio quartiere.

Questa è la funzione della roadmap.

 

Non rendere la roadmap una timeline decorativa

Ogni tappa deve collegarsi a:

  • indicatori;
  • progetti;
  • documenti.

Altrimenti è soltanto grafica.

 

Una verifica pubblica annuale

Il Rapporto Salerno Verde dovrebbe confrontare:

PREVISTO

con

REALIZZATO.

Senza cambiare retroattivamente il previsto.

Un esempio

Obiettivo annuale: 5 interventi di depaving.

Realizzati: 3 Due rinviati.

Motivo:

  • uno per sottoservizi;
  • uno per gara.

Questa è informazione utile.

 

Non nascondere gli obiettivi mancati

La credibilità nasce anche dalla capacità di dire: non ce l’abbiamo fatta.

Poi:

  • perché?
  • Cosa cambiamo?

 

La programmazione politica diventa verificabile

Ogni Amministrazione eredita:

  • baseline;
  • target;
  • pipeline;
  • storico.

Può cambiare le priorità ma il cambiamento è visibile.

Il tempo come strumento democratico

Un cittadino può chiedere:

questo progetto era previsto per quando?

Quando è stato rinviato?

Perché?

Da quanto tempo questa area è classificata ad alta priorità?

Il cronoprogramma produce una nuova forma di controllo pubblico.

 

Le priorità cronicamente rinviate

Questa informazione sarà particolarmente importante. Un quartiere può risultare ad alta priorità per anni senza ricevere interventi.

Il sistema deve segnalarlo.

 

L’età della priorità

Potremmo registrare: anno di prima classificazione ad alta priorità.

Dopo cinque anni senza intervento, la questione diventa politicamente evidente.

 

Il cronoprogramma delle aree strategiche

Per Bellaria o altri grandi sistemi non avrebbe senso promettere: “parco completato nel 2029”.

Dobbiamo invece definire tappe realistiche.

  • Conoscenza.
  • Tutela.
  • Progettazione.
  • Eventuali acquisizioni o accordi.
  • Gestione.

Il tempo deve essere adattato alla natura dell’intervento.

Un grande progetto può durare dieci anni

Non è necessariamente un problema. Il problema è non sapere:

  • quale fase stiamo attraversando;
  • quando doveva concludersi;
  • cosa resta da fare.

 

Milestone, non soltanto scadenza finale

Per i progetti complessi:

  • studio completato;
  • accordo istituzionale;
  • progetto approvato;
  • primo lotto;
  • secondo lotto.

Questo rende il progresso misurabile.

 

La manutenzione non ha una fine

Per molti elementi del Piano non esiste: “completato definitivamente”.

  • Un parco entra in gestione.
  • Un albero continua a crescere.
  • Un dataset continua a essere aggiornato.

 

Stato “in gestione”

Potremmo aggiungerlo al ciclo dei progetti.

Completato → In monitoraggio → In gestione ordinaria.

A quel punto l’investimento diventa patrimonio.

 

Il costo passa al bilancio ordinario

Ed è proprio questo passaggio che deve essere previsto nella programmazione economica.

La fine del progetto coincide con l’inizio della sua vita ordinaria.

 

Il Piano al 2050 non deve essere aggiornato solo nel 2050

Naturalmente.

Ogni grande fase deve poter modificare l’orizzonte finale. Se nel 2040 alcuni obiettivi risultano già raggiunti, possiamo alzarli. Se altri risultano irrealistici per ragioni documentate, possiamo rivederli.

 

Ambizione adattiva

Non: abbassare gli obiettivi ogni volta che siamo in ritardo.

Ma: aggiornarli quando nuove evidenze dimostrano che il contesto è cambiato.

Serve trasparenza anche qui.

 

Una revisione strategica ogni cinque anni?

Potrebbe essere una cadenza ragionevole da valutare, coordinandola con gli strumenti istituzionali e con i cicli triennali.

Non la fisserei qui come obbligo rigido.

Ma il Piano ha bisogno di momenti periodici di revisione profonda.

 

Il principio delle due velocità

Possiamo sintetizzare il cronoprogramma attraverso due movimenti contemporanei.

VELOCITÀ 1 – CAMBIAMENTO RAPIDO

  • Dati.
  • Microverde.
  • Depaving.
  • Scuole.
  • Progetti pilota.

VELOCITÀ 2 – CAMBIAMENTO LENTO

Alberi maturi.

Corridoi.

GrandI parchi.

Sistemi naturali.

Trasformazioni urbanistiche.

Entrambi sono necessari.

 

Non aspettare il lento per iniziare il rapido

Possiamo fare subito molte cose.

 

Non sacrificare il lento per mostrare soltanto risultati rapidi

Le grandi tutele e le infrastrutture ecologiche devono essere preparate oggi anche se i risultati arriveranno molto dopo.

 

Un Piano deve avere anche progetti che non verranno inaugurati da chi li avvia

Questo è forse il test più serio della politica di lungo periodo.

 

Dalla legislatura alla generazione

Salerno Verde deve attraversare:

  • mandati;
  • maggioranze;
  • cicli economici.

Il tempo del progetto è più lungo del tempo elettorale.

 

Per questo servono Open Data e memoria

Ogni nuova Amministrazione deve trovare:

  • ciò che era previsto;
  • ciò che è stato fatto;
  • ciò che manca.

Non partire da zero.

 

Il 2050 come contratto intergenerazionale

Non in senso giuridico. In senso politico.

Le decisioni prese oggi determineranno:

  • quanta ombra;
  • quanti alberi maturi;
  • quanto suolo libero
  • avranno coloro che vivranno la città tra vent’anni.

 

I primi tre anni sono quindi decisivi

Può sembrare paradossale. Un Piano al 2050 dipende moltissimo dai primi tre anni perché è lì che scopriamo se abbiamo costruito:

metodo oppure soltanto un documento.

 

Dopo tre anni dobbiamo vedere il sistema

  • Dati.
  • Progetti.
  • Primi risultati.
  • Errori.
  • Correzioni.

Se dopo tre anni stiamo ancora discutendo su come cominciare, qualcosa è andato storto.


Dopo sette anni dobbiamo vedere la trasformazione diffusa

Non più soltanto piloti.

Programmi.

Quartieri.

Scuole.

Strade.

 

Dopo quindici anni dobbiamo vedere la rete

  • Connessioni.
  • Chiome mature.
  • Corridoi.
  • Riduzione delle diseguaglianze.

 

Nel 2050 dobbiamo vedere soprattutto una città capace di continuare

Questo è forse l’obiettivo più importante.

Non una città che dice: Salerno Verde è finito.

Ma una città che ormai considera naturale:

  • proteggere il suolo;
  • piantare correttamente;
  • manutenere;
  • misurare;
  • aprire i dati;
  • far partecipare;

programmare nel lungo periodo.

 

La sequenza temporale di Salerno Verde

Possiamo quindi riassumere:

0–1 ANNO

CONOSCERE E ORGANIZZARE

Governance.

Baseline.

Dati.

Priorità.

Primi strumenti.

1–3 ANNI

SPERIMENTARE E AVVIARE

Progetti pilota.

Prime realizzazioni.

Open Data.

Partecipazione.

3–7 ANNI

ESTENDERE

Programmi diffusi.

Scuole.

Depaving.

Forestazione.

Corridoi.

7–15 ANNI

CONSOLIDARE

Manutenzione.

Rete.

Standard.

Riduzione dei divari.

15–25 ANNI

MATURARE E ADATTARE

Patrimonio arboreo maturo.

Rete ecologica consolidata.

Ricambio.

Adattamento delle politiche.

2050

VALUTARE E RIPARTIRE

Misurare il risultato.

Definire la fase successiva.

 

Ma il cronoprogramma vero sarà triennale

Questa è la distinzione essenziale.

Quello appena descritto è:

il cronoprogramma strategico.

I tempi operativi reali verranno definiti attraverso:

Programmi triennali successivi.

 

Ogni triennio dovrà dire

  • Cosa.
  • Dove.
  • Quanto.
  • Chi.
  • Quando.
  • Indicatori.
  • Risorse.
  • Manutenzione.

 

Ogni anno dovrà dire

A che punto siamo?

 

Ogni revisione dovrà dire

Cosa abbiamo imparato?

 

La regola conclusiva

Una promessa al 2050 senza una scadenza nel prossimo triennio vale poco. Per questo ogni grande obiettivo di Salerno Verde deve poter rispondere anche a una domanda molto semplice:

Che cosa dobbiamo fare nei prossimi tre anni per avvicinarci a quell’obiettivo?

Se non sappiamo rispondere, l’obiettivo è ancora troppo astratto.

 

Salerno Verde non ha quindi bisogno di prevedere oggi ogni singolo cantiere fino al 2050.

Ha bisogno di qualcosa di molto più realistico: una direzione lunga e una programmazione corta.

  • Una visione fino al 2050.
  • Programmi di tre anni.
  • Verifiche ogni anno.
  • Revisioni periodiche.

È così che possiamo tenere insieme due esigenze apparentemente opposte: guardare molto lontano e sapere cosa fare lunedì mattina.

Perché il 2050 non comincerà tra venticinque anni.

È già cominciato con le decisioni che prendiamo oggi.