Prima dei grandi cantieri occorre costruire la capacità della città di governare una trasformazione lunga venticinque anni. Arriviamo quindi alla prima questione organizzativa: chi governa Salerno Verde?
La risposta apparentemente più semplice sarebbe: il Comune di Salerno. Naturalmente è così per tutto ciò che rientra nelle competenze dell'Amministrazione comunale ma questa risposta non basta perché all'interno dello stesso Comune le decisioni che incidono sul sistema verde e blu vengono assunte attraverso settori differenti:
- Urbanistica.
- Verde pubblico.
- Lavori pubblici.
- Mobilità.
- Ambiente.
- Patrimonio.
- Scuola.
- Protezione civile.
- Bilancio.
- Sistemi informativi.
Un progetto può quindi essere perfettamente corretto per il singolo settore e contemporaneamente entrare in contraddizione con la strategia complessiva.
Salerno Verde ha bisogno di superare questa frammentazione. Non creando necessariamente altra burocrazia ma costruendo una regia.
Il problema non è soltanto chi gestisce il verde
Salerno Verde non coincide con la manutenzione dei giardini comunali. Se fosse così sarebbe sufficiente individuare l'ufficio competente. Ma il Piano riguarda anche:
- uso del suolo;
- opere pubbliche;
- mobilità;
- edilizia scolastica;
- gestione dell'acqua;
- costa;
- corsi d'acqua;
- pianificazione;
- Open Data;
- sistemi informativi;
- partecipazione.
Il verde diventa quindi una politica trasversale ed è proprio questa caratteristica a rendere necessario un coordinamento stabile.
La Cabina di Regia Salerno Verde
La prima soluzione che proponiamo è volutamente semplice:
Cabina di Regia Salerno Verde
Non immaginiamo necessariamente un nuovo organismo dotato di una struttura amministrativa autonoma. Almeno nella fase iniziale può essere un coordinamento permanente tra le strutture comunali che incidono maggiormente sugli obiettivi del Piano. La sua funzione principale non sarebbe realizzare direttamente gli interventi ma tenerli insieme.
Cosa deve fare
La Cabina di Regia dovrebbe avere pochi compiti, ma molto chiari:
- coordinare il programma;
- verificare la coerenza degli interventi;
- raccogliere i dati;
- seguire gli indicatori;
- coordinare i diversi settori;
- preparare il programma pluriennale;
- monitorarne l'attuazione;
- rendere pubblici risultati e criticità.
Non deve diventare il luogo nel quale ogni decisione comunale viene riesaminata. Deve occuparsi delle decisioni che hanno una relazione significativa con Salerno Verde.
Chi dovrebbe partecipare
La composizione precisa dovrà naturalmente dipendere dall'organizzazione reale dell'Amministrazione. Come modello, però, dovrebbero essere rappresentate almeno le funzioni relative a:
- ambiente e verde;
- urbanistica;
- lavori pubblici;
- mobilità;
- patrimonio;
- scuola;
- protezione civile;
- bilancio;
- sistemi informativi e Open Data.
Altri settori possono essere coinvolti quando necessario. L'obiettivo non è avere moltissime persone intorno a un tavolo ma avere le competenze necessarie quando servono.
Un coordinatore riconoscibile
La Cabina di Regia deve avere un coordinamento chiaramente identificato. Non possiamo costruire una struttura nella quale la responsabilità finale si disperda. Serve quindi un:
Coordinatore Salerno Verde
o una funzione amministrativa equivalente.
Non è importante oggi stabilirne denominazione e collocazione formale. È importante stabilirne la funzione. Qualcuno deve poter rispondere alla domanda: a che punto è Salerno Verde?
Il coordinatore non sostituisce gli uffici
Non deve diventare un superdirigente che decide tutto. I diversi settori conservano:
- competenze;
- responsabilità;
- procedure.
- Il coordinatore deve soprattutto:
- connettere;
- verificare;
- sollecitare;
- rendicontare.
È la differenza tra governare una rete e accentrare ogni funzione.
Una struttura piccola
Dobbiamo applicare anche alla governance il principio di realismo stabilito nel capitolo precedente. Non proponiamo immediatamente:
- nuovi dirigenti;
- decine di assunzioni;
- una grande agenzia comunale.
Salerno Verde può iniziare con una struttura relativamente piccola:
- Poche persone.
- Competenze adeguate.
- Responsabilità definite.
- Strumenti condivisi.
Se il programma crescerà, sarà possibile rafforzarla. Prima dimostriamo che il modello funziona.
Ma servono persone
Evitare una nuova struttura pesante non significa fingere che il Piano possa essere gestito senza risorse umane.
- Dati.
- GIS.
- Open Data.
- Partecipazione.
- Monitoraggio.
- Progettazione.
- Manutenzione.
Tutto richiede lavoro.
Uno degli errori più frequenti dei grandi piani è assegnare nuove funzioni agli uffici esistenti senza chiedersi se abbiano realmente:
- tempo;
- personale;
- competenze.
La prima ricognizione organizzativa deve quindi comprendere anche questo.
La Mappa delle Competenze
Proponiamo un semplice strumento iniziale:
Mappa delle Competenze Salerno Verde
Per ogni funzione necessaria dobbiamo sapere:
- esiste già internamente?
- in quale ufficio?
- quante persone possono occuparsene?
- quali competenze devono essere rafforzate?
- cosa deve essere acquisito all'esterno?
Per esempio:
- GIS;
- gestione database;
- arboricoltura;
- agronomia;
- idrologia;
- Open Data;
- sviluppo software;
- comunicazione;
- processi partecipativi.
Prima di acquistare servizi dobbiamo conoscere ciò che già possediamo.
Formare prima di esternalizzare
Se una competenza può essere ragionevolmente sviluppata all'interno, la formazione può essere un investimento migliore di un affidamento permanente. Non sempre perchè alcune attività specialistiche richiederanno professionisti esterni. Ma dobbiamo evitare una situazione nella quale ogni nuova necessità produca automaticamente:
gara → fornitore → servizio → scadenza del contratto → perdita della conoscenza.
Salerno Verde deve lasciare competenze dentro l'Amministrazione.
L'esterno deve aumentare la capacità interna
Quando ricorriamo a professionisti o imprese esterne, potremmo inserire un principio contrattuale importante. L'affidamento deve prevedere, quando pertinente:
- documentazione;
- formazione;
- consegna dei dati;
- formati aperti;
- codice sorgente quando previsto;
- procedure;
- trasferimento delle conoscenze.
Il fornitore deve contribuire a rendere l'Amministrazione più autonoma alla fine del contratto, non più dipendente.
Nessun dato ostaggio del fornitore
Questo principio deve essere inderogabile. I dati di Salerno Verde appartengono all'Amministrazione e, quando pubblicabili, alla comunità attraverso gli Open Data. Non devono rimanere:
- in formati proprietari non esportabili;
- su piattaforme accessibili soltanto al fornitore;
- in database privi di documentazione;
- in sistemi dai quali è difficile migrare.
Ogni affidamento tecnologico deve garantire: portabilità dei dati.
Nessun lock-in tecnologico
Lo stesso vale per il software. Un sistema può anche comprendere componenti esterne quando necessario ma l'architettura complessiva deve evitare che cambiare fornitore significhi dover ricostruire tutto.
- Standard aperti.
- API.
- Formati documentati.
- Software Libero dove adeguato.
- Repository.
- Documentazione.
Sono strumenti di autonomia amministrativa.
Lo sviluppo in house come possibilità reale
Non immaginiamo che un Comune debba sviluppare autonomamente un intero GIS, un database o una piattaforma cartografica. Sarebbe assurdo: questi strumenti esistono già. Lo sviluppo interno dovrebbe concentrarsi soprattutto su ciò che rende Salerno Verde specifico. Per esempio:
- integrazioni;
- dashboard;
- procedure automatiche;
- moduli per le segnalazioni;
- strumenti di analisi;
- interfacce;
- connettori tra sistemi.
Utilizzare componenti liberi maturi e sviluppare soltanto ciò che manca.
Una piccola squadra digitale
Nel tempo potrebbe essere utile costruire o individuare una piccola:
Unità Digitale Salerno Verde
Non necessariamente autonoma. Potrebbe essere parte delle strutture informatiche esistenti. Le competenze fondamentali potrebbero comprendere:
- GIS;
- database;
- sviluppo web;
- Open Data;
- amministrazione dei sistemi.
Una squadra piccola ma capace di capire ciò che utilizza.
Non reinventare ciò che esiste
Il principio dello sviluppo in house non deve trasformarsi in: scriviamo tutto da zero.
Prima dobbiamo cercare:
- progetti liberi esistenti;
- software sviluppato da altre amministrazioni;
- componenti riusabili;
- standard;
- librerie.
Poi valutare se adattarli.
La vera autonomia tecnologica non consiste nel fare tutto ma nel poter capire, modificare e sostituire ciò che utilizziamo.
Collaborare con altre amministrazioni
Se due Comuni hanno bisogno dello stesso strumento, perché svilupparlo due volte?
Salerno Verde potrebbe adottare una filosofia di cooperazione:
- Un modulo sviluppato per il catasto arboreo potrebbe essere utilizzato altrove.
- Una soluzione sviluppata da un'altra città potrebbe essere adottata a Salerno.
Il Software Libero rende tecnicamente e giuridicamente molto più semplice questo modello.
Università e ricerca
La governance dovrebbe prevedere anche una collaborazione stabile con il mondo della ricerca anche se non necessariamente attraverso una presenza permanente nella Cabina di Regia amministrativa. Potrebbe esistere un:
Tavolo Scientifico Salerno Verde
con competenze provenienti da:
- urbanistica;
- agronomia;
- ecologia;
- geologia;
- idrologia;
- climatologia;
- informatica;
- scienze sociali.
La sua funzione sarebbe consultiva.
Il Tavolo Scientifico non governa
Questa distinzione è essenziale. Gli esperti:
- studiano;
- analizzano;
- propongono;
- valutano.
Le istituzioni: decidono.
Non dobbiamo utilizzare la scienza per nascondere una decisione politica e non dobbiamo utilizzare la politica per ignorare un problema tecnico documentato. Competenze e responsabilità devono rimanere distinguibili.
Anche i pareri devono essere pubblici
Quando il Tavolo Scientifico produce un parere significativo, questo dovrebbe essere pubblicato. Anche quando non coincide con la decisione finale. In quel caso l'Amministrazione potrà spiegare perché ha scelto diversamente. Questo rende visibile il processo decisionale. Non soltanto il risultato.
Il Forum Civico Salerno Verde
Accanto alla struttura amministrativa e scientifica serve la componente civica.
Proponiamo quindi:
Forum Civico Salerno Verde
aperto a:
- cittadini;
- associazioni;
- comitati;
- scuole;
- gruppi informali;
- organizzazioni professionali;
- realtà economiche.
Non un organismo che sostituisce gli organi eletti ma uno spazio permanente di:
- informazione;
- proposta;
- confronto;
- controllo.
Non un'altra assemblea permanente
Dobbiamo evitare di costruire un organismo che si riunisce continuamente senza produrre risultati. Il Forum potrebbe avere almeno un grande appuntamento annuale, collegato alla pubblicazione del Rapporto Salerno Verde. In quell'occasione:
- presentazione dei dati;
- risultati;
- ritardi;
- programma successivo;
- osservazioni pubbliche.
Altri incontri possono essere organizzati quando servono.
La partecipazione quotidiana avviene altrove
Il Forum annuale da solo non basta. La partecipazione quotidiana deve avvenire attraverso:
- piattaforma civica;
- Laboratori di Quartiere;
- segnalazioni;
- consultazioni;
- sopralluoghi;
- Open Data;
- progetti scolastici.
La governance partecipativa non coincide quindi con un unico organismo. È un ecosistema di strumenti.
Chi controlla chi governa?
Arriviamo a una questione fondamentale. La Cabina di Regia produce il programma ma chi verifica che venga rispettato?
La prima risposta è istituzionale:
- Consiglio comunale;
- organi di controllo;
- strumenti amministrativi previsti dall'ordinamento.
Ma Salerno Verde aggiunge un secondo livello: controllo civico attraverso dati pubblici.
Il cruscotto pubblico
Ogni azione principale deve comparire nel futuro Cruscotto Salerno Verde. Per esempio:
| Azione | Responsabile | Scadenza | Stato |
|---|---|---|---|
| Baseline | struttura competente | 12 mesi | In corso |
| Catalogo Open Data | struttura competente | 6 mesi | — |
| Scuola Verde pilota | da individuare | 24 mesi | — |
| Primo progetto depaving | da individuare | 24 mesi | — |
| Carta Bellaria | gruppo di progetto | 18 mesi | — |
Le denominazioni e i tempi definitivi verranno stabiliti nella fase operativa. Per ora ci interessa il metodo.
Il cittadino deve sapere chi è responsabile
Questo è un elemento spesso assente nei portali pubblici. Un progetto compare come: “Comune di Salerno”. Ma chi lo segue?
Non dobbiamo necessariamente pubblicare dati personali dei dipendenti. Possiamo indicare:
- settore;
- ufficio;
- funzione responsabile.
Se un progetto è in ritardo, deve essere possibile sapere quale struttura deve occuparsene.
Riunioni tracciabili
Anche la Cabina di Regia dovrebbe lasciare una traccia minima delle proprie attività. Non serve pubblicare ogni conversazione interna ma possono essere pubblicati:
- ordine del giorno;
- decisioni;
- azioni assegnate;
- scadenze.
Una sorta di: registro delle decisioni Salerno Verde.
Un registro pubblico delle decisioni
Potrebbe essere molto semplice:
- Data.
- Tema.
- Decisione.
- Responsabile.
- Scadenza.
- Documenti collegati.
Questo avrebbe un enorme valore nel tempo e dopo dieci anni sarebbe possibile ricostruire:
- perché una scelta è stata fatta;
- chi doveva attuarla;
- come è cambiata.
È memoria amministrativa.
Git non soltanto per il codice
Qui possiamo introdurre una possibilità interessante coerente con la filosofia del progetto. Gli strumenti di versionamento possono essere utilizzati non soltanto per il software.
Anche per:
- documentazione tecnica;
- specifiche;
- schemi;
- modelli dati;
- metodologie;
alcuni dataset appropriati.
Questo permette di vedere come il progetto cambia nel tempo. Naturalmente non ogni documento amministrativo deve finire in un repository Git ma per la documentazione tecnica può essere estremamente utile.
Le modifiche devono lasciare traccia
Se cambiamo la metodologia con cui calcoliamo la copertura arborea, dobbiamo poter sapere:
- quando;
- perché;
- come.
Se modifichiamo uno schema dati:
- versione precedente;
- versione nuova;
- compatibilità.
La governance dei dati è anche governance delle modifiche.
Una politica delle licenze
La Cabina di Regia dovrà adottare fin dall'inizio una politica chiara. Per ogni risorsa digitale:
- chi ne detiene i diritti?
- con quale licenza viene pubblicata?
Per:
- dati;
- codice;
- documentazione;
- fotografie;
- cartografie.
Non possiamo decidere la licenza soltanto alla fine del progetto.
Open source non significa automaticamente aperto
Possiamo utilizzare Software Libero e contemporaneamente produrre dati chiusi oppure pubblicare Open Data attraverso una piattaforma proprietaria. Sono questioni differenti. Salerno Verde deve cercare coerenza su entrambi i livelli:
software aperto e dati aperti.
A questi aggiungiamo: standard aperti.
La sicurezza rimane fondamentale
Apertura non significa pubblicare tutto indiscriminatamente. Alcune informazioni potrebbero essere:
- personali;
- sensibili;
- rilevanti per la sicurezza;
- protette da norme specifiche.
Il principio Open by default deve quindi essere accompagnato da: Privacy and security by design.
La trasparenza deve essere progettata correttamente.
Chi decide cosa pubblicare?
Anche questo deve avere una responsabilità. Ogni dataset dovrebbe avere:
- un responsabile;
- una licenza;
- una frequenza prevista di aggiornamento;
- una classificazione.
Non basta caricare un file sul portale. Un Open Data senza manutenzione diventa rapidamente un dato storico travestito da dato corrente.
Il responsabile del dato
Introduciamo quindi una figura funzionale:
Data Steward
Non necessariamente una nuova posizione lavorativa. Per ogni grande famiglia di dati deve essere individuata la struttura che ne garantisce:
- qualità;
- aggiornamento;
- metadati;
- pubblicazione.
Per esempio, chi gestisce gli alberi deve essere chiaramente distinto da chi gestisce i dati urbanistici.
Il sistema informativo li collega. Non confonde le responsabilità.
La governance deve sopravvivere alle persone
Nel corso di venticinque anni cambieranno:
- dipendenti;
- dirigenti;
- amministratori;
- fornitori.
Se Salerno Verde dipende dalla memoria di alcune persone, prima o poi perderemo conoscenza. Per questo servono:
- procedure;
- documentazione;
- repository;
- standard;
- database;
- registro delle decisioni.
La memoria deve appartenere al sistema, non alle singole persone.
Deve sopravvivere anche alle amministrazioni
Cambieranno inevitabilmente anche le maggioranze politiche. Ed è giusto che ogni amministrazione possa modificare priorità e strumenti. Ma deve farlo partendo da:
- dati;
- stato degli obiettivi;
- impegni precedenti;
- risultati.
Una nuova amministrazione potrà dire: cambiamo questa scelta. Ma il sistema dovrà permettere alla città di sapere che cosa è stato cambiato e perché.
Una governance adattiva
Salerno Verde non ha bisogno di una struttura immutabile fino al 2050. Al contrario. Dopo i primi tre anni potremmo scoprire che:
- alcune funzioni devono essere rafforzate;
- altre possono essere semplificate;
- alcuni tavoli non servono;
- nuove competenze sono diventate necessarie.
La governance deve essere periodicamente valutata. Anche l'organizzazione deve imparare.
Il test dei tre anni
Alla fine del primo programma triennale dovremmo valutare:
- la Cabina di Regia funziona?
- i settori collaborano?
- i dati vengono aggiornati?
- gli Open Data vengono utilizzati?
- la piattaforma civica produce partecipazione reale?
- i progetti rispettano i tempi?
- le competenze interne sono aumentate?
- quanto dipendiamo dai fornitori?
Questa verifica può determinare la struttura della fase successiva.
Quanto costa la governance?
Anche l'organizzazione ha un costo.
- Personale.
- Formazione.
- Software.
- Server.
- Servizi.
- Supporto specialistico.
- Partecipazione.
- Monitoraggio.
Non dobbiamo nasconderlo dentro il costo delle opere.
Nel futuro bilancio di Salerno Verde dovrà comparire anche una voce: capacità amministrativa e infrastruttura digitale.
Ma quanto costa non governare?
Dobbiamo però considerare anche l'altra faccia:
- Progetti duplicati.
- Dati prodotti più volte.
- Piattaforme incompatibili.
- Lavori stradali seguiti poco dopo da nuovi scavi.
- Alberi piantati dove interferiscono con sottoservizi.
- Bandi utilizzati senza una strategia comune.
Anche la frammentazione costa. Una buona governance può quindi essere un investimento che riduce inefficienze.
Il modello a quattro livelli
Possiamo riassumere la struttura proposta in quattro livelli.
1. LIVELLO POLITICO
Sindaco, Giunta, Consiglio comunale secondo le rispettive competenze. Definisce indirizzi e assume le decisioni politiche.
2. LIVELLO OPERATIVO
Cabina di Regia e strutture comunali. Programmano, coordinano e realizzano.
3. LIVELLO SCIENTIFICO
Università, esperti e competenze tecniche. Analizzano, supportano e valutano.
4. LIVELLO CIVICO
Cittadini, associazioni, scuole, quartieri. Propongono, partecipano, osservano e controllano.
Quattro livelli --> Ruoli differenti --> Una sola strategia pubblica.
Nessun livello deve sostituire l'altro
- Il cittadino non sostituisce il tecnico.
- Il tecnico non sostituisce la politica.
- La piattaforma non sostituisce la partecipazione.
- L'impresa non sostituisce l'Amministrazione.
- Il Tavolo Scientifico non sostituisce il Consiglio comunale.
La chiarezza dei ruoli è una condizione della partecipazione, non il suo contrario.
Il modello di governo in una sequenza
Possiamo quindi descrivere il processo:
DATI
↓
PROPOSTA
↓
VALUTAZIONE TECNICA
↓
PARTECIPAZIONE
↓
DECISIONE POLITICA
↓
PROGRAMMAZIONE
↓
REALIZZAZIONE
↓
MONITORAGGIO
↓
OPEN DATA
↓
CONTROLLO CIVICO
↓
CORREZIONE
E poi il ciclo ricomincia.
Una governance aperta
Il termine “aperta” assume quindi tre significati contemporaneamente.
Aperta nei dati. Le informazioni sono pubblicate e riutilizzabili quando possibile.
Aperta negli strumenti. Software Libero, standard aperti, codice riusabile.
Aperta nelle decisioni. Partecipazione e tracciabilità.
Queste tre aperture devono rafforzarsi reciprocamente.
La tecnologia non governa
È importante chiarirlo proprio in un progetto che attribuisce grande valore agli strumenti digitali. Nessun algoritmo deve decidere automaticamente:
- quale quartiere merita un parco;
- quale albero abbattere;
- quale area tutelare;
- quale progetto finanziare.
Gli indicatori aiutano, le mappe aiutano, gli algoritmi aiutano. Le decisioni pubbliche rimangono responsabilità umana e politica.
Il codice deve poter essere controllato
Quando utilizziamo algoritmi per:
- costruire indicatori;
- classificare priorità;
- elaborare dati;
- produrre mappe,
- la metodologia dovrebbe essere documentata.
- Quando possibile, anche il codice utilizzato dovrebbe essere pubblico.
- Questo permette:
- replicabilità;
- verifica;
- correzione.
È un'altra ragione per privilegiare Software Libero e sviluppo aperto.
La partecipazione deve poter controllare anche gli strumenti
Un cittadino particolarmente competente dovrebbe poter chiedere:
- come avete calcolato questo indicatore?
- Da quale dataset deriva?
- Quale algoritmo avete utilizzato?
- Quale versione?
Non tutti lo faranno ma la possibilità di farlo deve esistere. È questo il significato più profondo della trasparenza tecnologica.
La regola finale della governance
Possiamo allora stabilire un principio semplice. Ogni componente di Salerno Verde dovrebbe avere:
un responsabile identificabile;
dati accessibili quando possibile;
una procedura documentata;
una scadenza;
un indicatore;
uno spazio di partecipazione appropriato;
una rendicontazione.
Se manca tutto questo, non abbiamo ancora una governance. Abbiamo soltanto un progetto.
Governare significa rendere possibile la continuità
La vera funzione della struttura che stiamo immaginando non è controllare ogni dettaglio della città. È fare in modo che:
- un albero piantato oggi venga seguito domani;
- un dato raccolto oggi sia aggiornato tra cinque anni;
- un software sviluppato oggi possa essere mantenuto da qualcun altro;
- un progetto iniziato da un'Amministrazione possa essere valutato da quella successiva;
- una proposta dei cittadini non scompaia;
- una decisione lasci una traccia.
In una parola: continuità.
Una regia pubblica per una città costruita insieme
Salerno Verde rimane una politica pubblica. La responsabilità ultima non può essere trasferita:
- alle associazioni;
- alle imprese;
- alle università;
- ai cittadini;
- alla tecnologia.
Ma una buona Amministrazione non deve necessariamente fare tutto da sola bensì essere capace di governare una comunità di competenze.
Questa è la governance che proponiamo:
- Pubblica nella responsabilità.
- Competente nelle decisioni.
- Aperta negli strumenti.
- Trasparente nei dati.
- Partecipativa nei processi.
- Autonoma tecnologicamente per quanto realisticamente possibile.
E soprattutto capace di lasciare alla città gli strumenti per controllarla. Perché Salerno Verde non avrà bisogno soltanto di qualcuno che lo realizzi. Avrà bisogno, per venticinque anni, di qualcuno che se ne assuma pubblicamente la responsabilità.