A questo punto abbiamo individuato una possibile struttura verde e blu della città, abbiamo parlato di alberi, parchi, suolo, acqua, costa, colline, scuole, biodiversità, manutenzione, dati e partecipazione. Adesso arriva la domanda che distingue una proposta da un programma: da dove cominciamo?
La risposta più semplice sarebbe scegliere una grande opera.
- Un nuovo parco.
- Migliaia di alberi.
- Un tratto del Corridoio Verde Costiero.
Sarebbe visibile, facilmente comunicabile e probabilmente capace di rappresentare simbolicamente l'avvio di Salerno Verde ma sarebbe anche il modo sbagliato di iniziare. Salerno Verde deve partire non da un'opera ma dalla costruzione della capacità della città di trasformarsi nel tempo.
Il primo cantiere non è un cantiere
La prima fase del Piano non richiede necessariamente ruspe, asfalto rimosso o nuovi alberi. Richiede innanzitutto:
- dati;
- persone;
- competenze;
- procedure;
- strumenti;
- priorità.
In altre parole, dobbiamo costruire l'infrastruttura organizzativa e conoscitiva che permetterà successivamente di costruire quella fisica. Possiamo chiamarla:
Fase Zero – Preparare Salerno Verde
Non è tempo perso prima dell'azione. È già azione.
Quanto deve durare la Fase Zero?
Non anni. Una preparazione troppo lunga rischierebbe di trasformare Salerno Verde nell'ennesimo Piano che studia la città senza modificarla. Proponiamo indicativamente: 6–12 mesi.
Durante questo periodo alcune attività possono procedere contemporaneamente. E soprattutto non dobbiamo aspettare che ogni dato sia perfetto prima di sperimentare i primi piccoli interventi. La preparazione e l'azione possono parzialmente sovrapporsi.
1. Costituire la regia
Il primo problema è sapere chi governa il processo. Salerno Verde attraversa competenze differenti:
- verde;
- ambiente;
- urbanistica;
- lavori pubblici;
- mobilità;
- scuole;
- patrimonio;
- protezione civile;
- bilancio;
- sistemi informativi.
Se ognuno lavora separatamente, rischiamo di ottenere molti interventi verdi senza avere Salerno Verde. La prima decisione deve quindi essere l'individuazione di una struttura di coordinamento. Non necessariamente un nuovo ufficio.
Almeno inizialmente potrebbe essere una:
Cabina di Regia Salerno Verde
con responsabilità chiaramente attribuite.
Successivamente entreremo nel dettaglio della governance qui fissiamo soltanto il principio: prima di programmare gli interventi dobbiamo sapere chi tiene insieme il Piano.
2. Individuare un responsabile
Una cabina di regia composta da molti uffici può avere un problema molto semplice: Tutti partecipano, Nessuno risponde.
Serve quindi una responsabilità riconoscibile. Una figura o una struttura deve avere il compito di:
- coordinare;
- convocare;
- raccogliere informazioni;
- seguire gli obiettivi;
- segnalare ritardi;
- pubblicare lo stato di avanzamento.
Non significa concentrare tutte le competenze ma sapere sempre chi deve accorgersi quando il sistema non funziona.
3. Non commissionare subito un nuovo grande studio
Prima di produrre nuovi documenti dobbiamo verificare ciò che già esiste:
- Comune.
- Regione.
- ISPRA.
- ISTAT.
- Autorità di Bacino.
- Università.
- Ministeri.
- OpenStreetMap.
- Copernicus.
- Altri enti pubblici.
Esistono già:
- cartografie;
- ortofoto;
- dati ambientali;
- strumenti urbanistici;
- censimenti;
- studi;
- progetti;
- dataset.
Il primo lavoro deve quindi essere un:
Inventario delle conoscenze disponibili
Prima riusare, poi integrare ed infine produrre ciò che manca.
4. Cercare anche negli uffici
Una parte importante dei dati potrebbe già esistere senza essere pubblicata come Open Data:
- Fogli elettronici.
- Shapefile.
- Database.
- Relazioni.
- Elenchi.
- Progetti.
- Documentazione degli appalti.
- Archivi di manutenzione.
La prima ricognizione deve quindi avvenire anche all'interno dell'Amministrazione.
Una domanda semplice per ogni ufficio: quali dati possedete che possono contribuire a Salerno Verde?
5. Costruire il Catalogo dei Dati
Prima ancora di costruire la piattaforma, dobbiamo sapere quali dati abbiamo. Per ogni dataset registriamo almeno:
- nome;
- soggetto responsabile;
- formato;
- copertura territoriale;
- data di aggiornamento;
- licenza;
- qualità;
- frequenza di aggiornamento;
- possibilità di pubblicazione;
- eventuali limitazioni.
Nasce così il:
Catalogo dei Dati Salerno Verde
Non necessariamente sofisticato. All'inizio può essere persino una struttura semplice ma deve diventare il punto di partenza della futura infrastruttura Open Data.
6. Classificare i dati
Potremmo utilizzare quattro categorie molto semplici.
A – Dato disponibile e aperto Può essere utilizzato immediatamente.
B – Dato disponibile ma non aperto Esiste nell'Amministrazione ma deve essere verificata la possibilità di pubblicarlo.
C – Dato disponibile ma da aggiornare Può essere utile come base ma non descrive sufficientemente la situazione attuale.
D – Dato mancante Deve essere prodotto.
Questa classificazione permetterebbe di capire immediatamente dove concentrare le risorse.
7. Costruire la baseline
A questo punto possiamo iniziare a realizzare ciò che abbiamo definito prima:
Baseline Salerno Verde
La fotografia iniziale. Dovrà comprendere progressivamente almeno:
- uso del suolo;
- impermeabilizzazione;
- copertura arborea;
- parchi e giardini;
- alberi pubblici;
- scuole;
- corsi d'acqua;
- aree strategiche;
- accessibilità al verde;
- principali condizioni climatiche territoriali.
Non dobbiamo necessariamente completare ogni indicatore nello stesso giorno ma possiamo pubblicare una baseline progressiva, dichiarando chiaramente ciò che ancora manca.
8. Pubblicare anche le lacune
Questa sarebbe una scelta importante di trasparenza. Se non sappiamo quanti alberi pubblici esistono con sufficiente precisione, non nascondiamolo. Scriviamo: Dato attualmente incompleto – censimento in corso.
Se non possediamo una misura affidabile della copertura arborea: Indicatore da costruire.
Un'Amministrazione trasparente non è quella che sostiene di sapere tutto ma è quella che rende conoscibile anche ciò che ancora non sa.
9. Una prima mappa della città
Con i dati disponibili possiamo costruire rapidamente una:
Mappa Base Salerno Verde
con pochi livelli fondamentali:
- aree verdi;
- parchi;
- alberature disponibili;
- scuole;
- corsi d'acqua;
- costa;
- aree collinari;
- suolo urbanizzato;
- aree strategiche.
Non deve essere perfetta. Deve essere utile. E soprattutto deve essere costruita con una struttura che permetta di migliorarla continuamente.
10. Non aspettare la grande piattaforma
Uno degli errori che dobbiamo evitare è pensare: prima realizziamo il portale completo poi pubblichiamo i dati.
No. Se abbiamo un dataset utile e pubblicabile, pubblichiamolo. Se abbiamo una prima mappa, rendiamola disponibile. La piattaforma crescerà progressivamente. Questo approccio evita anche il rischio di spendere grandi somme per costruire contenitori digitali ancora privi di contenuti.
11. Software Libero fin dal primo giorno
La Fase Zero è anche il momento nel quale decidere l'architettura tecnologica. Il principio deve essere: prima verificare se esiste una soluzione libera adeguata.
Per la componente territoriale esiste già un ecosistema maturo basato, per esempio, su strumenti come QGIS, PostgreSQL/PostGIS e altri componenti liberi.
Non dobbiamo però trasformare il Piano in una lista di prodotti. La scelta tecnologica deve derivare da:
- requisiti;
- competenze disponibili;
- interoperabilità;
- manutenibilità;
- sicurezza;
- possibilità di riuso.
12. Prima l'architettura, poi il software
Non dobbiamo chiedere: quale piattaforma compriamo?
Dobbiamo chiedere: quali funzioni ci servono?
Per esempio:
- archiviare dati geografici;
- pubblicare mappe;
- gestire dataset;
- ricevere segnalazioni;
- documentare progetti;
- mostrare indicatori;
- esporre API.
Solo dopo scegliamo gli strumenti. Questo riduce il rischio di adattare il Piano alle caratteristiche di un prodotto acquistato.
13. Valutare le competenze interne
Prima di affidare tutto all'esterno dobbiamo capire quali capacità esistono già. Nel Comune potrebbero esserci competenze in:
- GIS;
- database;
- sviluppo web;
- sistemi;
- statistica;
- Open Data.
La ricognizione deve chiedere:
- cosa possiamo fare direttamente?
- cosa possiamo imparare a fare?
- per cosa abbiamo realmente bisogno di competenze esterne?
Questa distinzione sarà fondamentale.
14. In house non significa fare tutto da soli
Sviluppo interno non significa autarchia tecnologica. Il Comune può:
- utilizzare Software Libero esistente;
- sviluppare piccoli componenti;
- commissionare parti specialistiche;
- collaborare con università;
- riutilizzare software di altre amministrazioni;
- partecipare a comunità open source.
L'obiettivo non è evitare ogni fornitore ma evitare che la conoscenza del sistema appartenga soltanto al fornitore.
15. Il repository pubblico
Fin dall'inizio Salerno Verde dovrebbe avere un repository pubblico per ciò che può essere condiviso:
- Codice.
- Configurazioni non sensibili.
- Schemi dati.
- Documentazione.
- Specifiche API.
- Script di analisi.
- Procedure di elaborazione.
Il repository diventa parte della documentazione permanente del progetto.
Il principio: il codice pubblico non viene pubblicato alla fine. Viene sviluppato, quando possibile, pubblicamente fin dall'inizio.
16. La documentazione è infrastruttura
Uno strumento libero senza documentazione può diventare quasi inutilizzabile quanto uno proprietario. Ogni componente sviluppato deve quindi essere accompagnato da:
- istruzioni;
- schema dell'architettura;
- dipendenze;
- procedure di installazione;
- modalità di aggiornamento;
- licenza.
Se tra cinque anni cambia il personale, il sistema deve poter continuare a funzionare.
17. Aprire subito un canale civico
Mentre costruiamo dati e strumenti, possiamo già coinvolgere la città. Non serve aspettare la piattaforma definitiva. Possiamo aprire una prima:
Raccolta Civica Salerno Verde
chiedendo ai cittadini di segnalare:
- spazi privi di ombra;
- piccole superfici asfaltate trasformabili;
- aree verdi degradate;
- percorsi difficili;
- possibili connessioni;
- luoghi da proteggere;
- problemi nei parchi.
Ma dobbiamo spiegare molto chiaramente cosa stiamo raccogliendo.
18. Una segnalazione non è automaticamente un progetto
Se cento cittadini chiedono alberi in una strada, la proposta deve comunque essere verificata.
- Sottoservizi.
- Spazio radicale.
- Mobilità.
- Accessibilità.
- Proprietà.
- Sicurezza.
La partecipazione individua un bisogno o un'opportunità mentre la verifica tecnica determina come sia possibile intervenire.
19. Ogni segnalazione deve avere un'identità
Evitiamo la casella elettronica nella quale i contributi scompaiono. Ogni segnalazione dovrebbe progressivamente avere:
- identificativo;
- data;
- posizione;
- categoria;
- stato.
Per esempio:
RICEVUTA → IN VERIFICA → VALUTATA → PROGRAMMABILE / NON PROGRAMMABILE → EVENTUALE INTERVENTO.
Se non è programmabile, deve essere possibile conoscere almeno sinteticamente il motivo. Questo trasforma una raccolta di segnalazioni in partecipazione tracciabile.
20. Cominciare dai quartieri
Non bisogna lanciare immediatamente una gigantesca consultazione cittadina su tutto. Potremmo iniziare con alcuni territori pilota:
- Un quartiere denso.
- Una zona orientale.
- Un'area collegata all'Irno.
- Una scuola.
- Una zona collinare.
Testiamo il metodo --> Poi lo miglioriamo -->Infine lo estendiamo.
21. Scegliere i primi progetti attraverso criteri pubblici
Arriviamo al punto decisivo. Quali interventi devono partire per primi? Non quelli più spettacolari, non necessariamente quelli più facili e nemmeno automaticamente quelli più richiesti.
Serve una griglia di priorità.
22. I criteri di priorità
Per ogni possibile intervento possiamo valutare almeno:
- deficit di verde;
- vulnerabilità climatica;
- densità abitativa;
- impermeabilizzazione;
- accessibilità al verde;
- presenza di popolazione vulnerabile;
- fattibilità tecnica;
- costo;
- beneficio atteso;
- possibilità di replicazione.
Il metodo sarà approfondito successivamente ma deve essere utilizzato fin dall'inizio.
23. Priorità non significa esclusivamente matematica
Un indice può aiutare ma non deve governare automaticamente la città. Potrebbero esistere opportunità che meritano di essere colte rapidamente:
- Un finanziamento.
- Un cantiere già programmato.
- Una scuola che deve essere riqualificata.
- Una strada sulla quale sono previsti lavori.
Se stiamo già aprendo una strada, può essere il momento ideale per introdurre alberi e superfici drenanti.
La programmazione deve quindi combinare: bisogno + opportunità + fattibilità.
24. La regola del “già che ci siamo”
Questa potrebbe diventare una delle strategie più economiche di Salerno Verde. Ogni volta che la città interviene su:
- una strada;
- una piazza;
- una scuola;
- un parcheggio;
- una rete;
- uno spazio pubblico,
dobbiamo chiedere:
Già che ci siamo, possiamo renderlo più verde, permeabile e ombreggiato?
Se dobbiamo rifare una pavimentazione, valutiamo il depaving. Se rifacciamo un marciapiede, valutiamo lo spazio radicale. Se riqualifichiamo una scuola, valutiamo il cortile.
Salerno Verde entra così nei cantieri che la città deve comunque realizzare.
25. Questo può ridurre i costi
Integrare il verde in lavori già programmati può evitare:
- doppi cantieri;
- nuove demolizioni;
- nuovi costi di progettazione;
- interventi successivi.
La Cabina di Regia dovrebbe quindi conoscere preventivamente il programma delle opere pubbliche. Salerno Verde deve diventare una domanda obbligatoria dentro ogni progetto urbano.
26. Un piccolo Green Check
Potremmo introdurre uno strumento semplice:
Salerno Verde Check
Per ogni intervento significativo sullo spazio pubblico:
- possiamo ridurre l'impermeabilizzazione?
- possiamo aumentare la chioma?
- possiamo gestire meglio l'acqua?
- possiamo migliorare la biodiversità?
- possiamo aumentare l'ombra?
- possiamo creare una connessione ecologica?
Non un nuovo procedimento burocratico pesante ma una checklist progettuale.
27. I primi progetti devono essere replicabili
Il primo pocket park non deve essere necessariamente il più spettacolare della città. Deve aiutarci a capire:
- quanto costa;
- quanto tempo richiede;
- quali problemi emergono;
- come viene utilizzato;
- quanto costa mantenerlo.
Poi possiamo costruirne altri dieci meglio. Il valore del progetto pilota sta anche nella conoscenza che produce.
28. Progetti pilota diversi
Nella prima fase sceglierei pochi progetti appartenenti a categorie differenti. Non fissiamo ancora localizzazioni definitive, che richiedono dati e verifiche ma possiamo definire le tipologie:
- una Scuola Verde;
- un pocket park;
- una deimpermeabilizzazione stradale;
- un parcheggio climatico;
- un rain garden;
- un tratto di percorso ombreggiato;
- un progetto di corridoio verde-blu.
Pochi. Misurati bene.
29. Bellaria parte dalla conoscenza
Per il Colle Bellaria – Masso della Signora il primo progetto non dovrebbe essere una grande opera. Dovrebbe essere un progetto conoscitivo e di tutela.
- Cartografia.
- Proprietà e regime urbanistico.
- Vegetazione.
- Geologia.
- Sentieri.
- Biodiversità.
- Rischi.
- Trasformazioni previste o ipotizzate.
- Segnalazioni civiche.
La prima infrastruttura da costruire a Bellaria è la conoscenza pubblica del colle.
30. Anche la Litoranea parte da un quadro unitario
Allo stesso modo eviterei una successione di piccoli interventi scollegati sulla fascia orientale.
Prima:
- cartografia;
- proprietà;
- progetti esistenti;
- accessibilità;
- suolo;
- verde;
- parcheggi;
- mobilità;
- rischio costiero;
- opportunità.
Poi il Masterplan Ecologico della Litoranea Orientale. Solo dopo i singoli lotti.
31. L'Irno può diventare un laboratorio
L'Irno possiede una caratteristica interessante. Attraversa differenti condizioni urbane e arriva al mare. Può quindi diventare un laboratorio per verificare il concetto di: corridoio verde-blu monte-mare.
Non significa promettere immediatamente una completa rinaturalizzazione ma iniziare a studiare, tratto per tratto:
- continuità;
- vegetazione;
- accessibilità;
- spazi disponibili;
- barriere;
- connessioni.
32. Le scuole possono partire presto
Alcuni interventi scolastici possono invece essere relativamente circoscritti. Questo li rende particolarmente adatti alla prima fase. Una scuola pilota può permetterci di sperimentare insieme:
- depaving;
- alberi;
- rain garden;
- didattica;
- monitoraggio;
- partecipazione.
È quasi una piccola Salerno Verde in miniatura.
33. I primi mille metri quadrati
Invece di iniziare annunciando enormi superfici da deimpermeabilizzare, potremmo assumere un obiettivo sperimentale. Individuare i primi interventi di depaving. Non importa ancora stabilire qui se saranno esattamente mille, duemila o cinquemila metri quadrati.
Il principio è:
- partire;
- misurare il costo reale;
- documentare;
- replicare.
Dopo i primi interventi avremo dati locali molto più affidabili per programmare quelli successivi.
34. Il primo bilancio deve essere piccolo ma reale
Anche finanziariamente Salerno Verde dovrebbe partire in modo credibile. Non serve necessariamente un gigantesco fondo iniziale.
Bastano risorse sufficienti per:
- coordinamento;
- dati;
- strumenti informativi;
- prime analisi;
- progetti pilota;
- manutenzione conseguente.
Una piccola dotazione realmente disponibile vale più di un grande programma finanziario soltanto annunciato.
35. Separare i costi
Fin dall'inizio ogni progetto deve distinguere:
- progettazione;
- realizzazione;
- gestione;
- monitoraggio.
Se un pocket park costa 100 per essere costruito ma richiede 10 ogni anno per essere mantenuto, il costo reale del progetto non è 100. Questa disciplina deve cominciare dal primo intervento.
36. Cercare finanziamenti senza inseguire i finanziamenti
Salerno Verde potrà utilizzare opportunità regionali, nazionali ed europee ma l'ordine deve essere: abbiamo una priorità → cerchiamo la fonte finanziaria adatta. Non: esiste un bando → inventiamo un progetto per partecipare.
Naturalmente le opportunità possono suggerire interventi utili ma il Piano deve mantenere una propria direzione.
37. Un programma dei primi tre anni
Dalla Fase Zero possiamo arrivare a un primo vero documento operativo:
Programma Salerno Verde – Primi 3 anni
Con un numero limitato di azioni. Per ciascuna:
- responsabile;
- costo;
- fonte finanziaria;
- inizio;
- fine prevista;
- indicatore;
- costo di gestione;
- stato.
Questo sarà molto più utile di una lista di cento progetti senza priorità.
38. Il programma deve essere pubblico
E possibilmente leggibile anche senza essere urbanisti.
- Una tabella.
- Una mappa.
- Uno stato.
Per esempio:
- Da avviare
- Progettazione
- Finanziato
- In corso
- Completato
- In ritardo
- Sospeso
Un cittadino deve poter capire rapidamente cosa sta succedendo.
39. Pubblicare anche i ritardi
Se un progetto previsto per giugno parte a novembre, il sistema deve mostrarlo. Non è necessario trasformare ogni ritardo in uno scandalo. I progetti pubblici possono incontrare problemi reali ma il ritardo deve essere visibile e spiegato.
Questo costruisce credibilità molto più di una comunicazione composta soltanto da successi.
40. Misurare dal primo giorno
Il monitoraggio non comincia dopo dieci anni. Per ogni progetto pilota dobbiamo raccogliere il dato iniziale. Prima dell'intervento:
- quanti alberi?
- quanta superficie impermeabile?
- quanta ombra?
- quale temperatura, quando misurabile?
- quale utilizzo?
Poi misuriamo nuovamente. Senza il “prima” è molto più difficile valutare il “dopo”.
41. Fotografare il cambiamento
Anche una documentazione fotografica georeferenziata e periodica può essere estremamente utile:
- Prima.
- Durante.
- Dopo.
- Un anno dopo.
- Cinque anni dopo.
Non è soltanto comunicazione ma un Dato storico. Tra vent'anni permetterà di vedere realmente la trasformazione.
42. Tutto ciò che impariamo deve rimanere pubblico
Se il primo rain garden presenta problemi, documentiamoli. Se una specie arborea funziona male, registriamolo. Se una tecnica di depaving costa più del previsto, pubblichiamo il dato.
Salerno Verde deve produrre un patrimonio di esperienza utilizzabile anche da altri. Il successo non consiste nel dimostrare che ogni esperimento aveva ragione. Consiste nell'imparare più velocemente.
43. Un progetto aperto anche nel metodo
Open Data e Software Libero ci permettono di andare oltre. Possiamo rendere pubblici anche:
- metodologie;
- modelli;
- checklist;
- schemi;
- specifiche;
- procedure.
Un'altra città potrebbe prendere il modello di una Scuola Verde sperimentato a Salerno e adattarlo e Salerno potrebbe fare lo stesso con esperienze sviluppate altrove. Il riuso deve essere bidirezionale.
44. I primi dodici mesi
Possiamo allora immaginare una sequenza realistica.
Mesi 0–3
- Costituzione della regia.
- Ricognizione degli uffici.
- Inventario dati.
- Definizione dell'architettura informativa.
- Individuazione delle prime aree di approfondimento.
Mesi 3–6
- Catalogo dati.
- Prima Mappa Salerno Verde.
- Avvio della baseline.
- Pubblicazione dei primi Open Data.
- Avvio della raccolta civica.
- Selezione preliminare dei progetti pilota.
Mesi 6–9
- Progettazione dei piloti.
- Prime analisi di Bellaria, Irno e fascia costiera.
- Attivazione degli strumenti minimi di monitoraggio.
- Definizione dei costi.
- Ricerca e assegnazione delle risorse.
Mesi 9–12
- Avvio dei primi interventi compatibili con tempi tecnici e stagionalità.
- Pubblicazione del:
Programma Salerno Verde – Primi 3 anni
Non è un cronoprogramma esecutivo è la struttura iniziale che dovrà essere verificata sulla base delle reali capacità amministrative.
45. E dopo il primo anno?
Dopo dodici mesi dovremmo essere in grado di rispondere a domande che oggi non possono ancora avere una risposta precisa:
- Quanta chioma abbiamo?
- Dove manca maggiormente?
- Quali superfici sono realisticamente deimpermeabilizzabili?
- Quali progetti costano meno e producono più benefici?
- Quali dati mancano ancora?
- Quali competenze dobbiamo rafforzare?
A quel punto Salerno Verde avrà smesso di essere soltanto un dossier ed avrà cominciato a diventare un sistema operativo di governo del territorio.
46. Le cose da non fare nel primo anno
- Non tentare di costruire tutto.
- Non promettere decine di migliaia di alberi.
- Non acquistare una gigantesca piattaforma proprietaria.
- Non creare nuovi uffici senza averne definito le funzioni.
- Non aprire decine di cantieri pilota.
- Non fissare target quantitativi privi di baseline.
- Non aspettare però che ogni informazione sia perfetta.
Sono due errori opposti: agire senza conoscere e conoscere senza mai agire.
47. Il principio del Minimo Progetto Utile
Prendendo in prestito una logica tipica dello sviluppo del software, possiamo introdurre un concetto utile:
Minimo Progetto Utile
Non realizzare immediatamente il sistema perfetto ma realizzare la versione più piccola capace di produrre un beneficio reale e di insegnarci qualcosa.
- Una mappa funzionante prima del grande portale.
- Un dataset ben documentato prima di cento dataset inutilizzabili.
- Una scuola trasformata bene prima di un programma ingestibile.
- Un pocket park mantenuto bene prima di venti interventi abbandonati.
È una filosofia perfettamente compatibile con un approccio incrementale e aperto.
48. Piccolo non significa poco ambizioso
Questa distinzione è fondamentale. Cominciare con interventi circoscritti non significa rinunciare alla trasformazione strutturale ma costruirla in modo credibile.
- Il Corridoio Verde Costiero rimane un grande obiettivo.
- Bellaria rimane un'area strategica.
- La Città dei 300 metri rimane un obiettivo cittadino.
Ma possiamo arrivarci attraverso passaggi verificabili.
49. La prima vittoria
Quale dovrebbe essere allora il primo successo di Salerno Verde? Non necessariamente un nuovo parco. Potrebbe essere qualcosa di meno spettacolare ma più importante:
per la prima volta la città sa con precisione cosa possiede, pubblica i dati, stabilisce dove intervenire prima e permette ai cittadini di seguire ciò che sta facendo.
Da quel momento ogni nuovo albero e ogni metro quadrato recuperato non saranno episodi isolati. Entreranno in una strategia.
50. Cominciare costruendo il metodo
Alla domanda: “Da dove si comincia?”
possiamo quindi finalmente rispondere:
- Non da un grande rendering.
- Non da un annuncio.
- Non da una piattaforma acquistata.
- Non da diecimila alberi promessi.
Cominciamo da:
- una responsabilità chiara;
- i dati che già possediamo;
- la conoscenza che ancora manca;
- una infrastruttura digitale aperta;
- Software Libero;
- partecipazione tracciabile;
- pochi progetti pilota;
- un piccolo bilancio reale;
- indicatori misurabili;
- un programma dei primi tre anni.
E soprattutto cominciamo adottando un metodo:
CONOSCERE → APRIRE → PARTECIPARE → SPERIMENTARE → MISURARE → CORREGGERE → ESTENDERE
Questa è la vera Fase Zero di Salerno Verde perché il primo risultato non deve essere dimostrare che abbiamo realizzato qualcosa in fretta. Deve essere costruire le condizioni perché la città possa continuare a realizzare Salerno Verde per i prossimi venticinque anni, indipendentemente dal singolo progetto, dal singolo finanziamento e, per quanto possibile, dalla singola amministrazione. Solo allora potremo dire di avere davvero cominciato.