Le scuole sono importanti non soltanto perché possiedono cortili, giardini, ingressi e superfici potenzialmente trasformabili ma perché ogni intervento realizzato in una scuola produce contemporaneamente due risultati: trasforma uno spazio fisico e contribuisce a formare una cultura ambientale.
Per questo Salerno Verde propone un programma specifico:
Scuole Verdi Salerno 2050
Non un progetto ornamentale. Una strategia per trasformare progressivamente gli spazi scolastici in nodi verdi dei quartieri.
La scuola come infrastruttura urbana
Una scuola viene normalmente considerata soprattutto attraverso la propria funzione educativa ed è naturalmente corretto.
Ma dal punto di vista urbano è anche:
- un edificio pubblico;
- un cortile;
- una superficie impermeabile o permeabile;
- un luogo frequentato quotidianamente;
- un punto di arrivo di percorsi pedonali;
- uno spazio distribuito dentro i quartieri.
La rete scolastica può quindi diventare parte della infrastruttura verde e blu della città. Non tutte le scuole possiedono grandi superfici. Alcune avranno pochissimo spazio disponibile.
Ma anche qui vale il principio: non conta soltanto quanto spazio abbiamo. Conta ciò che possiamo farne.
Prima conoscere le scuole
Non possiamo proporre una strategia seria senza conoscere lo stato attuale. La prima operazione dovrà quindi essere un censimento ambientale degli edifici scolastici di competenza comunale, coordinandolo, dove utile e possibile, con gli altri enti responsabili degli edifici destinati all'istruzione presenti nel territorio.
Per ogni plesso dovremo conoscere almeno:
- superficie complessiva;
- superficie costruita;
- superficie esterna;
- superficie impermeabile;
- superficie permeabile;
- numero e posizione degli alberi;
- copertura arborea;
- aree ombreggiate;
- cortili;
- attrezzature sportive;
- presenza di verde;
- possibilità di accesso dall'esterno;
- esposizione solare;
- gestione delle acque meteoriche;
- eventuali criticità.
Nascerà così una:
Carta delle Scuole Verdi
che dovrà essere sovrapposta alle altre carte di Salerno Verde.
Il cortile scolastico non è uno spazio residuale
Troppo spesso lo spazio esterno di una scuola viene considerato principalmente come superficie di servizio: un luogo da pavimentare perché sia semplice da gestire, uno spazio per entrare e uscire, una superficie sulla quale svolgere occasionalmente attività.
Salerno Verde propone di considerarlo invece come parte dell'ambiente educativo. Un cortile può essere contemporaneamente:
- spazio di gioco;
- giardino;
- aula;
- luogo di socialità;
- area climatica;
- habitat;
- sistema di raccolta dell'acqua.
La scuola non finisce davanti alla porta dell'edificio.
Deimpermeabilizzare le scuole
Una delle prime verifiche dovrà riguardare la quantità di superfici pavimentate. Non ogni pavimentazione può essere eliminata:
- Servono percorsi accessibili.
- Spazi sportivi.
- Aree di sicurezza.
- Accessi.
Ma dobbiamo chiederci: tutta la superficie impermeabile è realmente necessaria?
Dove la risposta sarà negativa potremo avviare interventi di depaving scolastico.
Rimuovere asfalto o pavimentazioni non necessarie, restituire terreno, piantare, creare superfici drenanti.
Togliere asfalto, restituire suolo
È una delle azioni più concrete dell'intero Piano. Un metro quadrato impermeabile può diventare:
- terra;
- vegetazione;
- ombra;
- infiltrazione;
- vita.
Nelle scuole il valore è anche educativo. I ragazzi possono letteralmente vedere la trasformazione: prima asfalto, poi suolo. La rigenerazione ecologica diventa qualcosa che si può toccare.
Alberi per l'ombra
Le scuole sono utilizzate prevalentemente durante il giorno ovvero proprio quando l'esposizione solare può essere maggiore. Gli alberi devono quindi svolgere una funzione precisa: creare ombra utile.
Non piantare dove capita. Dovremo studiare:
- movimento del sole;
- aule;
- cortili;
- percorsi;
- aree di attesa;
- spazi di gioco.
L'obiettivo sarà aumentare progressivamente la percentuale degli spazi scolastici esterni realmente ombreggiati.
L'albero davanti alla scuola
Una delle situazioni più critiche può trovarsi addirittura fuori dal cancello.
- Genitori.
- Bambini.
- Ragazzi.
- Personale scolastico.
Possono concentrarsi quotidianamente in spazi completamente esposti al sole.
Il progetto Scuole Verdi deve quindi includere anche l'immediato intorno:
- Marciapiedi.
- Piccole piazze.
- Aree di attesa.
- Fermate del trasporto pubblico.
La scuola verde deve uscire dal cancello.
Una zona verde scolastica
Per ogni istituto potremmo individuare un piccolo ambito di intervento, per esempio entro alcune centinaia di metri, da definire secondo il contesto. All'interno studiare:
- alberature;
- attraversamenti;
- marciapiedi;
- parcheggi;
- fermate;
- piccoli spazi verdi;
- percorsi utilizzati dagli studenti.
Nasce così la Zona Verde Scolastica. Non soltanto una scuola con qualche albero ma un pezzo di quartiere progettato intorno alla mobilità quotidiana dei ragazzi.
Andare a scuola all'ombra
Questo potrebbe diventare uno degli obiettivi più semplici da comunicare: Ogni bambino dovrebbe poter raggiungere la propria scuola attraverso un percorso il più possibile sicuro, pedonale e ombreggiato.
Non sarà realizzabile immediatamente ovunque ma possiamo cominciare a misurarlo.
- Qual è il percorso principale?
- Quanti alberi incontra?
- Quanto è ombreggiato?
- Dove mancano attraversamenti?
- Dove esistono superfici trasformabili?
La rete dell'ombra incontra così la mobilità scolastica.
Le strade scolastiche
Dove le condizioni lo permettono, il progetto può integrarsi con forme di riduzione o regolazione del traffico negli orari di ingresso e uscita. Non esiste un'unica soluzione. Ogni scuola ha un contesto differente ma gli spazi eventualmente liberati dall'automobile possono offrire opportunità per:
- pedonalità;
- alberi;
- sedute;
- biciclette;
- microverde.
La sicurezza stradale e la rigenerazione ambientale possono diventare parti dello stesso progetto.
La scuola-spugna
La seconda grande funzione riguarda l'acqua. I cortili scolastici possono diventare piccoli laboratori della città-spugna. Attraverso:
- rain garden;
- superfici drenanti;
- aiuole ribassate;
- raccolta delle acque meteoriche;
- serbatoi dove appropriati.
L'acqua che cade sul tetto può diventare una risorsa invece di essere soltanto qualcosa da allontanare rapidamente.
L'acqua dal tetto al giardino
Immaginiamo un percorso semplice: PIOGGIA → TETTO → RACCOLTA → GIARDINO
Dove tecnicamente possibile, una parte dell'acqua meteorica potrebbe essere utilizzata per irrigare. Questo ridurrebbe il consumo di acqua potabile e offrirebbe contemporaneamente un potentissimo strumento didattico. Gli studenti potrebbero conoscere:
- precipitazioni;
- volumi;
- consumi;
- stagionalità.
L'infrastruttura diventa lezione.
Il giardino mediterraneo scolastico
Non tutte le scuole hanno bisogno di un prato. Potremmo invece sviluppare piccoli giardini mediterranei didattici:
- Piante aromatiche.
- Arbusti.
- Specie locali o adattate al clima.
- Fioriture utili agli impollinatori.
- Alberi.
Una vegetazione capace di raccontare il territorio nel quale viviamo e contemporaneamente richiedere una gestione idrica più coerente con il clima.
L'orto scolastico
Dove lo spazio e l'organizzazione lo permettono, l'orto può svolgere una funzione importante. Non deve essere introdotto obbligatoriamente in ogni scuola. Un orto abbandonato non insegna sostenibilità ma quando esiste un progetto educativo stabile può diventare uno strumento straordinario per comprendere:
- stagioni;
- suolo;
- acqua;
- cibo;
- biodiversità;
- cura.
Il valore principale non è la quantità di ortaggi prodotti. È il processo educativo.
Il giardino degli impollinatori
Anche pochi metri quadrati possono ospitare piante selezionate per favorire:
- api selvatiche;
- farfalle;
- altri insetti impollinatori.
- Una piccola area di questo tipo può essere contemporaneamente:
- habitat;
- laboratorio scientifico;
- strumento di osservazione.
Gli studenti possono monitorare le specie nel tempo. Il cortile entra così nella rete della biodiversità urbana.
Le cassette-nido e i rifugi
In contesti appropriati possono essere sperimentati anche:
- cassette-nido;
- rifugi per insetti;
- piccoli elementi per la fauna urbana.
Ma senza trasformarli in oggetti decorativi. Devono essere installati solo quando:
- correttamente progettati;
- collocati;
- monitorati;
- manutenuti.
La biodiversità non è arredamento.
Ogni scuola adotta i propri alberi
In precedenza abbiamo immaginato un censimento degli alberi della città. Le scuole potrebbero partecipare direttamente. Ogni istituto potrebbe conoscere gli alberi presenti nel proprio spazio:
- Specie.
- Dimensioni.
- Età stimata quando disponibile.
- Condizioni.
- Fioritura.
- Ombra.
Gli studenti potrebbero seguirne l'evoluzione nel tempo.
L'albero smette di essere un elemento anonimo del cortile, diventa un organismo conosciuto dalla comunità scolastica.
Misurare la temperatura
Le scuole potrebbero diventare anche piccoli punti di osservazione climatica. Con strumenti semplici e progetti didattici correttamente impostati si potrebbero confrontare:
- asfalto;
- terreno;
- ombra;
- sole;
- prato;
- superficie sotto gli alberi.
Non per sostituire il monitoraggio scientifico professionale ma per permettere agli studenti di comprendere direttamente perché la struttura fisica della città modifica il microclima.
Citizen science
Da queste attività potrebbe nascere una vera rete cittadina di citizen science scolastica. Le scuole potrebbero contribuire, con protocolli comuni e coordinamento scientifico, alla raccolta di dati su:
- alberi;
- temperature;
- precipitazioni;
- impollinatori;
- fioriture;
- uccelli;
- consumo d'acqua.
Una scuola da sola produce un piccolo progetto. Decine di scuole coordinate producono una rete di osservazione urbana.
Dati aperti
I dati raccolti con metodologie sufficientemente affidabili potrebbero essere pubblicati come Open Data. Non tutto ciò che viene prodotto durante un'attività didattica deve necessariamente diventare dato ufficiale. Dovremo distinguere ma alcuni programmi strutturati potrebbero alimentare il sistema informativo di Salerno Verde.
La scuola non soltanto utilizza i dati della città. Può contribuire a crearli.
La biodiversità entra nelle materie
Il progetto non deve diventare necessariamente una nuova materia scolastica. Può attraversare quelle esistenti:
- Scienze.
- Geografia.
- Matematica.
- Tecnologia.
- Arte.
- Storia.
- Educazione civica.
Un albero può essere misurato, disegnato, classificato, studiato biologicamente, collocato sulla mappa, inserito nella storia del quartiere. Il territorio diventa materiale didattico.
La scuola come laboratorio della transizione
Molti concetti che nel Piano possono apparire astratti diventano immediatamente comprensibili in una scuola.
- Deimpermeabilizzazione.
- Biodiversità.
- Adattamento climatico.
- Risparmio idrico.
- Economia circolare.
- Energia.
- Mobilità sostenibile.
Non attraverso una presentazione. Attraverso uno spazio trasformato che gli studenti utilizzano ogni giorno.
Non soltanto educazione ambientale
C'è però un punto politico importante. Non possiamo chiedere ai ragazzi di rispettare l'ambiente lasciandoli ogni giorno in un cortile completamente asfaltato e privo di ombra. La città deve essere coerente con ciò che insegna. L'educazione ambientale acquista forza quando l'ambiente scolastico stesso dimostra che un altro modo di progettare è possibile.
Le scuole come rifugi climatici
Alcuni edifici scolastici potrebbero avere anche una funzione ulteriore. Se opportunamente adattati, dotati di spazi ombreggiati e inseriti nei piani di protezione e assistenza della città, alcuni potrebbero essere valutati come possibili presidi climatici di quartiere durante eventi estremi. È un tema che richiede verifiche specifiche:
- climatizzazione;
- accessibilità;
- personale;
- sicurezza;
- orari;
- responsabilità.
Non assumiamo quindi che ogni scuola possa svolgere automaticamente questa funzione ma vale la pena studiarla.
Aprire alcuni giardini scolastici al quartiere
Un'altra possibilità deve essere valutata con attenzione. In alcuni casi, fuori dagli orari scolastici, parti degli spazi verdi potrebbero essere utilizzate dalla comunità. Non ovunque. Non senza regole.
Sicurezza degli edifici, responsabilità, manutenzione e separazione degli spazi devono essere affrontate ma dove è possibile, un giardino scolastico potrebbe diventare anche un microparco di quartiere.
Una risorsa già distribuita
Questo sarebbe particolarmente importante nelle zone con deficit di verde. La città potrebbe non avere spazio per costruire immediatamente un nuovo giardino ma potrebbe già possedere un cortile scolastico. Se una parte può essere trasformata e resa accessibile in determinati orari, otteniamo nuovo verde di prossimità senza consumare nuovo suolo. È un'opportunità da studiare caso per caso.
Non sacrificare la scuola al quartiere
La priorità deve però rimanere chiara.Lo spazio scolastico serve innanzitutto alla scuola.L'apertura esterna non deve:
- ridurre le attività educative;
- creare problemi di sicurezza;
- danneggiare gli spazi;
- aumentare costi insostenibili.
La condivisione funziona soltanto quando produce un beneficio per entrambe le comunità.
Una scuola, un progetto
Le condizioni dei plessi saranno inevitabilmente molto differenti per questo non possiamo applicare un modello identico.
- Una scuola potrebbe avere un grande cortile.
- Un'altra poche decine di metri quadrati.
- Una potrebbe avere molti alberi maturi.
- Un'altra nessuno.
Salerno Verde propone quindi: una diagnosi ambientale per ogni scuola e un progetto coerente con quella diagnosi.
Ma una metodologia comune
Se i progetti saranno differenti, gli indicatori devono essere confrontabili.
Per ogni scuola potremmo misurare:
| Indicatore | Stato iniziale | Obiettivo |
|---|---|---|
| Superficie permeabile | % | % |
| Copertura arborea | % | % |
| Cortile ombreggiato | % | % |
| Alberi | n. | n. |
| Acqua meteorica recuperata | m³/anno | m³/anno |
| Spazi didattici esterni | m² | m² |
| Biodiversità | indicatore | indicatore |
| Percorsi ombreggiati esterni | % | % |
Non fissiamo oggi valori uguali per tutti. Costruiamo prima la base conoscitiva.
La priorità alle scuole più vulnerabili
Anche il programma Scuole Verdi dovrà seguire criteri di equità. Potrebbero avere priorità gli edifici con:
- cortili fortemente impermeabilizzati;
- assenza di alberi;
- elevata esposizione solare;
- quartieri con poco verde;
- forte densità urbana;
- percorsi esterni poco ombreggiati.
Non necessariamente la scuola nella quale è più semplice realizzare un bel progetto dimostrativo ma prima quella nella quale il beneficio è maggiore.
Una scuola pilota, poi una rete
Questo non impedisce di iniziare con alcuni progetti pilota. Anzi. Potremmo selezionare scuole con caratteristiche differenti:
- una nel centro;
- una nella zona orientale;
- una in area collinare;
- una con grande cortile;
- una con pochissimo spazio.
Sperimentare soluzioni diverse, misurarle, correggerle. Poi costruire un modello cittadino.
Progettare con bambini e ragazzi
La trasformazione degli spazi scolastici è uno dei campi nei quali la partecipazione degli utenti è particolarmente importante.
Gli studenti sanno:
- dove giocano;
- dove aspettano;
- dove fa caldo;
- quali spazi non utilizzano;
- dove vorrebbero sedersi.
Non devono naturalmente sostituire:
- architetti;
- agronomi;
- tecnici;
- responsabili della sicurezza.
Ma devono poter contribuire alla definizione dei bisogni.
La partecipazione diventa progetto
Il processo potrebbe essere: OSSERVA → MISURA → IMMAGINA → PROGETTA → REALIZZA → MONITORA
Gli studenti osservano il proprio spazio, raccolgono dati formulano idee.
I tecnici le verificano, il progetto viene realizzato, la comunità scolastica ne misura gli effetti.
È forse uno degli esempi più completi di partecipazione possibile all'interno di Salerno Verde.
Piantare insieme, ma piantare bene
Le giornate di piantumazione possono avere un grande valore educativo e comunitario ma devono inserirsi in un progetto tecnico.
Un albero non deve essere piantato soltanto perché esiste una festa. Servono:
- specie corretta;
- spazio radicale;
- distanze;
- irrigazione;
- tutori quando necessari;
- manutenzione;
- controlli successivi.
La partecipazione può accompagnare la qualità tecnica. Non sostituirla.
Chi cura dopo?
Ogni progetto Scuola Verde deve rispondere prima della realizzazione a una domanda molto semplice: chi si occuperà di questo spazio tra cinque anni?
- Comune.
- Scuola.
- Gestore.
- Soggetti convenzionati.
- Forme collaborative.
Le responsabilità devono essere chiare. Non possiamo costruire orti, giardini o sistemi verdi senza prevederne la gestione.
Le vacanze estive
Il problema è particolarmente evidente proprio durante l'estate. Le scuole possono essere meno frequentate nel periodo nel quale la vegetazione necessita maggiormente di acqua e controllo. Ogni progetto dovrà quindi prevedere:
- irrigazione efficiente;
- specie adatte;
- programmazione della manutenzione;
- responsabilità durante i periodi di chiusura.
La progettazione deve partire dal ciclo annuale reale della scuola.
Meno acqua, più resilienza
Anche qui la vegetazione mediterranea diventa centrale. Non possiamo costruire giardini scolastici che richiedano quantità d'acqua difficilmente sostenibili. Il verde deve essere progettato per:
- resistere;
- adattarsi;
- crescere nel tempo.
La bellezza non deve dipendere da un consumo eccessivo di risorse.
I tetti scolastici
Le scuole possiedono anche grandi superfici che finora abbiamo considerato poco: i tetti.
In alcuni edifici potrebbero essere valutati:
- fotovoltaico;
- raccolta dell'acqua;
- tetti verdi;
- combinazioni tra queste soluzioni.
Naturalmente ogni intervento dipende da:
- struttura;
- sicurezza;
- vincoli;
- orientamento;
- costi.
Non esiste una soluzione universale ma il tetto deve entrare nella diagnosi ambientale dell'edificio.
Ombra naturale e ombra artificiale
Gli alberi sono la soluzione preferibile quando esistono:
- spazio;
- suolo;
- condizioni appropriate.
Ma non sempre potranno garantire immediatamente l'ombra necessaria. In alcuni cortili potremo utilizzare anche:
- pergole;
- strutture leggere;
- eventualmente sistemi integrati con produzione energetica.
La strategia deve distinguere tra: ombra immediata e ombra biologica futura.
Un albero giovane ha bisogno di anni. La scuola ha bisogno di protezione anche oggi.
Una rete energetica e climatica
Il programma Scuole Verdi potrebbe quindi integrarsi con la riqualificazione energetica degli edifici.
- Isolamento.
- Protezione solare.
- Ventilazione.
- Fotovoltaico.
- Verde.
- Acqua.
Non dobbiamo trattarli come progetti indipendenti. Una scuola sostenibile è un sistema.
Il costo deve essere visto nel ciclo di vita
Come per i parchi, non dobbiamo guardare soltanto al costo iniziale. Un intervento può:
- ridurre consumo energetico;
- ridurre acqua potabile per irrigazione;
- migliorare durata delle superfici;
- ridurre temperature;
- offrire nuovi spazi educativi.
La valutazione deve considerare l'intero ciclo di vita.
Un fondo per le Scuole Verdi
Nella fase operativa potremmo proporre una linea stabile di finanziamento. Non necessariamente un unico grande progetto.
Ogni anno:
- alcune scuole;
- alcuni cortili;
- alcuni percorsi;
- nuovi alberi;
- nuove superfici permeabili.
Il programma cresce progressivamente come gli alberi che pianta.
I patti con università e associazioni
Il progetto potrebbe coinvolgere competenze esterne.
- Università.
- Ordini professionali.
- Associazioni ambientaliste.
- Naturalisti.
- Agronomi.
- Architetti.
- Esperti di educazione.
Ma la collaborazione deve essere strutturata e soprattutto non una successione di iniziative occasionali.
Salerno Verde propone una rete permanente di supporto alle Scuole Verdi.
Una piattaforma aperta dei progetti
Ogni scuola potrebbe avere una propria scheda pubblica. Con:
- diagnosi;
- progetto;
- interventi realizzati;
- alberi;
- superficie deimpermeabilizzata;
- acqua recuperata;
- attività didattiche;
- monitoraggio.
La città potrebbe così seguire il programma nel tempo.
La mappa delle Scuole Verdi
Immaginiamo una mappa di Salerno. All'inizio pochi punti, poi ogni anno altri.
Ogni punto racconta:
questa scuola ha recuperato 400 m² di suolo.
questa ha piantato 25 alberi.
questa raccoglie acqua piovana.
questa ha creato un giardino mediterraneo.
Il Piano diventa visibile.
Il quartiere cresce insieme alla scuola
Il risultato più interessante arriva quando l'intervento supera il perimetro scolastico.
La scuola viene collegata a:
- un pocket park;
- una strada alberata;
- un parco;
- una fermata;
- una pista ciclabile;
- un corridoio verde.
A quel punto non abbiamo semplicemente una scuola più verde. Abbiamo creato un nuovo nodo della rete urbana.
Scuole e Città dei 300 metri
Questo è il collegamento strategico principale. La distribuzione delle scuole può aiutare a colmare alcuni vuoti della Città dei 300 metri. Non tutte potranno diventare verde pubblico accessibile ma tutte possono contribuire a:
- copertura arborea;
- biodiversità;
- permeabilità;
- raffrescamento;
- continuità ecologica.
E alcune, dove possibile, anche alla disponibilità di spazi verdi di quartiere.
Una generazione che vede cambiare la città
Esiste infine un valore difficile da misurare. Un bambino che entra in una scuola con un cortile asfaltato e la lascia cinque anni dopo con:
- alberi;
- terra;
- ombra;
- acqua;
- insetti;
- un orto,
- ha assistito personalmente a una trasformazione.
Ha visto che la città non è qualcosa di immutabile, che l'asfalto può essere rimosso, che un albero cresce, che uno spazio pubblico può cambiare, che una comunità può decidere di restituire posto alla natura.
La scuola come promessa
Salerno Verde 2050 è inevitabilmente un progetto generazionale. Molti degli alberi che proponiamo di piantare raggiungeranno la maturità quando i bambini che oggi frequentano le scuole saranno adulti. Questo attribuisce alle Scuole Verdi un significato particolare. Piantare un albero in un cortile scolastico significa lavorare contemporaneamente per: il bambino che cerca ombra oggi e la città nella quale vivrà domani.
Una scuola verde in ogni quartiere
L'obiettivo finale può quindi essere espresso con semplicità: ogni quartiere deve avere scuole capaci di contribuire attivamente alla propria infrastruttura verde e climatica.
Non scuole circondate necessariamente da grandi parchi (sarebbe irrealistico) ma scuole nelle quali ogni metro quadrato disponibile venga valutato rispetto alla possibilità di:
- restituire suolo;
- creare ombra;
- trattenere acqua;
- ospitare biodiversità;
- educare.
La città che insegna ciò che vuole diventare
Una città può parlare di transizione ecologica attraverso documenti, convegni e campagne. Oppure può mostrarla ogni mattina ai propri ragazzi:
- In un cortile che non brucia più sotto il sole.
- In un albero che cresce.
- Nell'acqua piovana raccolta.
- In una farfalla osservata durante una lezione.
- In una strada verso scuola nella quale progressivamente compaiono alberi invece di altro asfalto.
È questa la funzione più profonda del programma Scuole Verdi Salerno 2050. Non soltanto insegnare ai ragazzi a rispettare l'ambiente ma costruire intorno a loro una città che dimostri, concretamente, di aver imparato a farlo.
Perché la Salerno Verde del 2050 oggi è seduta anche tra i banchi di scuola.