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Mille piccoli spazi verdi

Inviato da tuxsa il

Quando immaginiamo una città più verde, pensiamo quasi sempre a grandi interventi.  Nuovi parchi, grandi viali alberati, boschi urbani, riqualificazioni estese sono progetti importanti ma in una città già costruita e densamente abitata come Salerno, il futuro del verde dipenderà anche da qualcosa di molto più piccolo.

  • Uno slargo.
  • Un’aiuola.
  • Una porzione di parcheggio.
  • Un cortile.
  • Un piccolo terreno inutilizzato.
  • Una piazza troppo mineralizzata.
  • Uno spazio davanti a una scuola.
  • Una fascia residua lungo una strada.

Singolarmente possono sembrare interventi minori. Ma messi in rete possono cambiare profondamente la qualità urbana.

Da qui nasce la proposta di Salerno Verde: mille piccoli spazi verdi.

Mille non è necessariamente un numero

Il titolo non deve essere letto come un obiettivo quantitativo rigido. Non sappiamo ancora se gli spazi potenzialmente trasformabili siano cinquecento, ottocento, mille o duemila.

“Mille” indica soprattutto una strategia: non aspettare soltanto le grandi occasioni.

Costruire il verde anche attraverso una moltitudine di trasformazioni diffuse:

  • Piccole.
  • Ripetibili.
  • Distribuite nei quartieri.

L’agopuntura verde

Possiamo definire questo metodo come una forma di agopuntura verde urbana. Non si trasforma contemporaneamente tutta la città, si interviene in punti selezionati, scelti perché possono produrre un beneficio maggiore della loro dimensione.

Un piccolo spazio collocato nel punto giusto può:

  • ridurre una distanza dal verde;
  • creare ombra;
  • collegare due percorsi;
  • offrire una sosta;
  • deimpermeabilizzare;
  • ospitare alberi;
  • assorbire acqua;
  • creare habitat;
  • migliorare una strada.

La dimensione dell’intervento è quindi solo una parte del suo valore. Conta soprattutto la posizione nella rete.

Il microverde entra nella struttura ecologica

  • Un piccolo giardino può diventare un elemento della Città dei 300 metri.
  • Un’aiuola ampliata può entrare nella rete dell’ombra.
  • Un rain garden può rafforzare l’infrastruttura blu.
  • Un piccolo gruppo di alberi può migliorare un corridoio monte-mare.

Il microverde non è quindi un livello secondario. È la maglia fine della struttura ecologica.

Dove cercare spazio

La prima domanda è inevitabile: dove troviamo questi piccoli spazi in una città già costruita?

Salerno Verde propone di cercarli soprattutto in dieci categorie:

  • aree comunali residuali;
  • piccoli terreni inutilizzati;
  • porzioni di parcheggi;
  • slarghi e piazzette mineralizzate;
  • cortili scolastici;
  • spartitraffico;
  • marciapiedi sovradimensionati;
  • aree davanti agli edifici pubblici;
  • spazi tra infrastrutture;
  • superfici dismesse o sottoutilizzate.

Non significa che ogni superficie appartenente a queste categorie debba diventare verde. Significa che deve essere valutata.

Il censimento delle opportunità

Serve quindi un nuovo inventario. Non soltanto: dove esiste il verde? Ma: dove potrebbe nascere?

Da questo principio dovrebbe derivare una:

Carta delle Opportunità di Microverde

Per ogni area potenzialmente trasformabile dovremo conoscere:

  • dimensione;
  • proprietà;
  • uso attuale;
  • livello di impermeabilizzazione;
  • quartiere;
  • distanza dal verde esistente;
  • copertura arborea circostante;
  • presenza di scuole;
  • presenza di persone vulnerabili;
  • temperatura;
  • accessibilità;
  • possibile funzione nella rete.

Prima dove manca

Anche qui il principio di priorità rimane quello già definito. Non intervenire soltanto dove è semplice. ma intervenire prima dove il bisogno è maggiore. Un piccolo spazio verde può diventare prioritario quando si trova in una zona con:

  • poca ombra;
  • pochi alberi;
  • alta densità;
  • forte impermeabilizzazione;
  • lontananza dai parchi;
  • temperature elevate.

La Città dei 300 metri e il microverde diventano così direttamente collegati.

Il pocket park

Una delle forme più evidenti è il pocket park ovvero un piccolo parco realizzato in uno spazio urbano ridotto.

Può contenere:

  • alberi;
  • sedute;
  • vegetazione;
  • suolo permeabile;
  • piccoli giochi;
  • rain garden.

Non deve cercare di imitare un grande parco in miniatura. La sua funzione è diversa: offrire verde quotidiano di prossimità.

Anche cento metri quadrati possono servire

Non fisserei una dimensione minima troppo rigida nella fase concettuale perchè in alcuni casi cento metri quadrati possono essere insufficienti.

In altri, se ben collocati, possono offrire:

  • ombra;
  • due alberi;
  • alcune sedute;
  • una piccola superficie permeabile.

Non sostituiranno un parco ma potranno migliorare sensibilmente un isolato. Salerno Verde deve imparare a lavorare anche con le opportunità minime.

Le micro-piazze verdi

Non tutti gli interventi devono chiamarsi parco. Una piccola piazza può essere trasformata attraverso:

  • alberi;
  • aiuole;
  • sedute;
  • superfici drenanti.

Rimanere piazza ma diventare una micro-piazza climatica.

La distinzione è importante. Non dobbiamo verdeggiare ogni superficie fino a cancellarne la funzione urbana dobbiamo introdurre natura senza perdere l’uso sociale dello spazio.

Togliere pochi posti auto

In alcuni quartieri la soluzione più realistica sarà recuperare parte dello spazio oggi destinato alla sosta. Non serve necessariamente eliminare un intero parcheggio. Potrebbero bastare:

  • tre posti auto;
  • cinque;
  • una fila marginale.
  • Lo spazio recuperato può diventare:
  • aiuola;
  • filare;
  • piccolo giardino;
  • rain garden;
  • area di sosta pedonale.

La trasformazione sarà tanto più giustificata quanto maggiore sarà il deficit di verde circostante.

Un posto auto contro un albero?

La domanda non deve essere formulata in maniera semplicistica. Non sempre un albero vale più di un posto auto e non sempre un posto auto vale più di un albero. Dipende dal contesto ma in una strada senza ombra, vicino a una scuola, in un quartiere privo di giardini, la funzione climatica dello spazio può assumere un peso molto maggiore.

Salerno Verde propone che queste scelte vengano prese esplicitamente, non per inerzia.

Le strade scolastiche verdi

Intorno alle scuole esistono spesso piccoli spazi con un potenziale enorme.

  • Ingresso.
  • Marciapiede.
  • Parcheggio.
  • Recinzione.
  • Cortile.

Una strategia potrebbe trasformarli in micro-nodi verdi scolastici.

  • Alberi.
  • Sedute.
  • Rain garden.
  • Orti.
  • Percorsi ombreggiati.

Un intervento piccolo può migliorare contemporaneamente:

  • scuola;
  • quartiere;
  • percorso pedonale;
  • rete ecologica.

Cortili condominiali

Una parte importante del potenziale verde si trova anche in aree private. I cortili condominiali possono essere fortemente impermeabilizzati. Il Comune non può naturalmente trasformarli direttamente ma il Piano potrebbe promuovere:

  • incentivi;
  • linee guida;
  • programmi volontari;
  • supporto tecnico;
  • eventuali premialità compatibili con la normativa.

Un cortile trasformato da asfalto a alberi e suolo permeabile può produrre benefici anche oltre i confini del condominio.

Il verde privato non è pubblico, ma è ecologico

Qui dobbiamo mantenere la distinzione già utilizzata. Un cortile privato non entra nel calcolo del verde pubblico di prossimità ma entra nel calcolo della struttura ecologica e della copertura arborea. Questo ci consente di valorizzarne il contributo senza confondere accessibilità e funzione ambientale.

Pareti e tetti verdi

Nei tessuti nei quali lo spazio a terra è molto limitato potranno essere valutate anche soluzioni come:

  • tetti verdi;
  • pareti vegetate;
  • pergole verdi.

Ma Salerno Verde mantiene una gerarchia. Queste soluzioni possono integrare. Non devono diventare il pretesto per dire che non servono:

  • alberi;
  • suolo;
  • parchi;
  • deimpermeabilizzazione.

Il verde tridimensionale è utile ma il terreno vivo rimane prioritario.

Le fermate del trasporto pubblico

Un piccolo intervento verde può essere particolarmente utile intorno alle fermate.

  • Un albero.
  • Una pergola vegetata.
  • Una piccola aiuola.
  • Una superficie permeabile.
  • Una seduta.

Migliorano la qualità dell’attesa. In una città calda questo è un servizio urbano importante. Il microverde può quindi entrare anche nella politica della mobilità.

Il verde davanti agli uffici pubblici

  • Scuole.
  • Biblioteche.
  • Uffici.
  • Impianti sportivi.
  • Mercati.

Ogni edificio pubblico dovrebbe essere valutato rispetto alla propria area esterna.

  • Quanto è impermeabile?
  • Quanti alberi possiede?
  • Quanto spazio può essere recuperato?

Gli edifici pubblici dovrebbero diventare esempi visibili della strategia Salerno Verde.

Un piccolo spazio per l’acqua

Molti interventi di microverde possono svolgere anche una funzione idraulica:

  • Un’aiuola leggermente ribassata può intercettare parte dell’acqua proveniente dalla strada.
  • Un piccolo rain garden può ricevere il deflusso di una superficie pavimentata.

Più interventi diffusi possono costituire una rete capillare di drenaggio sostenibile. Non risolvono da soli i problemi idraulici della città ma contribuiscono a ridurre la pressione locale e aumentano permeabilità.

Biodiversità nei piccoli spazi

Anche una piccola aiuola può avere valore per la biodiversità se progettata correttamente.

  • Piante mediterranee.
  • Fioriture scalari.
  • Specie utili agli impollinatori.
  • Arbusti.
  • Piccoli habitat.

La strategia deve superare il verde puramente ornamentale.

Non ogni spazio deve essere perfettamente geometrico e continuamente fiorito. Può essere anche ecologicamente funzionale.

Meno manutenzione non significa abbandono

Il microverde dovrà essere progettato anche pensando ai costi di gestione.

  • Specie robuste.
  • Minore fabbisogno idrico.
  • Pacciamatura.
  • Gestione differenziata.

Questo può ridurre gli interventi necessari ma la manutenzione deve rimanere evidente. Un piccolo spazio degradato produce rapidamente l’effetto opposto a quello desiderato.

Standardizzare senza rendere tutto uguale

Mille piccoli interventi possono diventare difficili da progettare singolarmente. Potremmo quindi sviluppare una serie di moduli tipologici.

Per esempio:

Modulo A – Albero e sosta

Modulo B – Pocket park

Modulo C – Rain garden

Modulo D – Micro-piazza verde

Modulo E – Fermata ombreggiata

Modulo F – Scuola verde

Non modelli estetici identici ma schemi tecnici adattabili che facilitino progettazione e manutenzione.

Una biblioteca delle soluzioni

Salerno Verde potrebbe quindi proporre una vera Biblioteca del Microverde.

Per ogni soluzione:

  • dimensione minima indicativa;
  • specie consigliabili;
  • necessità idriche;
  • costi;
  • manutenzione;
  • compatibilità con sottoservizi;
  • funzioni climatiche;
  • possibili applicazioni.

Uno strumento pratico utile anche a:

  • tecnici;
  • condomini;
  • scuole;
  • associazioni;
  • cittadini.

Piccoli interventi e partecipazione

Il microverde è anche il livello nel quale la partecipazione civica può funzionare meglio.

Un cittadino conosce perfettamente:

  • lo slargo inutilizzato;
  • l’aiuola degradata;
  • il parcheggio sovradimensionato;
  • la strada senza alberi.

Salerno Verde potrebbe attivare una:

Mappa civica delle opportunità verdi

I cittadini segnalano --> Il Comune o il gruppo tecnico verifica --> La proposta viene classificata -->  Le aree più interessanti entrano nella pianificazione.

Segnalare non significa decidere

Anche qui la partecipazione deve essere organizzata. Una segnalazione non determina automaticamente la trasformazione.

Bisogna verificare:

  • proprietà;
  • sottoservizi;
  • sicurezza;
  • uso;
  • accessibilità;
  • costi;
  • compatibilità urbanistica.

Il processo potrebbe essere: SEGNALA → VERIFICA → VALUTA → PROGETTA → REALIZZA.

Quartieri protagonisti

Il microverde potrebbe diventare anche una politica fortemente territoriale. Ogni quartiere potrebbe avere un proprio Programma annuale di piccoli interventi verdi.

Non la stessa quantità ovunque. Più risorse dove il deficit è maggiore.

Il Piano generale definisce le priorità. Il quartiere aiuta a individuare i luoghi.

Una quota minima annuale

Nel futuro Piano operativo potremmo persino prevedere che ogni anno venga destinata una quota specifica del budget verde a interventi di piccola scala.

Questo eviterebbe che tutte le risorse vengano assorbite dalle grandi opere.

Una città ha bisogno contemporaneamente di:

  • grandi parchi;
  • grandi corridoi;
  • e piccoli interventi sotto casa.

Tempi brevi

Il microverde presenta anche un vantaggio politico e amministrativo. Molti interventi possono essere realizzati con tempi più brevi rispetto a un grande parco. Questo permette di mostrare risultati progressivi mentre le grandi strategie richiedono anni.

Ma bisogna evitare che la velocità diventi improvvisazione. Anche un piccolo spazio deve essere progettato bene.

Urbanismo tattico e sperimentazione

In alcuni casi potremmo sperimentare prima di trasformare definitivamente. Una porzione di parcheggio potrebbe essere temporaneamente delimitata.

Inserire:

  • grandi vasi;
  • sedute;
  • ombra;
  • elementi vegetali.
  • Osservare l’uso.
  • Raccogliere dati.

Poi, se l’esperimento funziona, realizzare un intervento permanente con suolo, alberi e drenaggio. Il verde temporaneo non sostituisce quello reale può però essere uno strumento di prototipazione urbana.

Il temporaneo deve portare al permanente

Questo principio è fondamentale. Una fioriera collocata per qualche mese non equivale alla deimpermeabilizzazione ma può servire a dimostrare:

  • che lo spazio può essere utilizzato diversamente;
  • che la perdita di alcuni posti auto è sostenibile;
  • che i cittadini utilizzano l’area.

La sperimentazione deve quindi essere orientata a una possibile trasformazione definitiva.

Le grandi fioriere

In luoghi nei quali il sottosuolo non permette piantumazioni immediate - per presenza di strutture, sottoservizi o altre condizioni - grandi fioriere possono avere un ruolo.

Lo abbiamo già considerato nel lavoro su Piazza della Libertà.

Ma devono essere progettate come soluzione tecnica consapevole, non come sostituto universale del terreno. Dove possiamo restituire suolo, dobbiamo preferire il suolo.

Un sistema di priorità

Come decidere quali progetti realizzare prima? Potremmo attribuire punteggi a criteri come:

  • deficit di verde;
  • deficit di copertura arborea;
  • distanza dal parco più vicino;
  • temperatura;
  • densità abitativa;
  • presenza di scuole;
  • popolazione anziana;
  • impermeabilizzazione;
  • connettività ecologica;
  • facilità tecnica;
  • costo.

Nascerà così un Indice di Priorità del Microverde. Non per sostituire le decisioni politiche ma per renderle più trasparenti.

Prima i quartieri più penalizzati

Questo indice deve collegarsi direttamente al principio di equità. Un quartiere già ricco di alberi e giardini può certamente beneficiare di nuovi interventi ma a parità di condizioni la priorità deve andare al luogo nel quale il verde è più scarso.

Il microverde può diventare uno degli strumenti più efficaci per ridurre le disuguaglianze ambientali.

Una rete di rifugi climatici minimi

Durante le ondate di calore anche piccoli spazi ombreggiati possono avere valore. Non sono veri rifugi climatici attrezzati ma possono diventare punti intermedi:

  • un albero;
  • una panchina;
  • una fontanella vicina;
  • ombra.

Lungo un percorso di quartiere questi microspazi possono creare una vera rete di sosta climatica.

Ogni 300 metri anche lungo il percorso

La Città dei 300 metri può quindi avere due dimensioni. Una destinazione verde raggiungibile e, dove possibile, una successione di piccoli punti verdi lungo i percorsi.

Non soltanto: casa → parco.

Ma: casa → albero → piccola piazza → strada verde → parco.

La rete entra nella vita quotidiana.

Mille piccoli spazi, un solo sistema

Il rischio di una politica di microverde è la frammentazione. Mille interventi casuali potrebbero produrre molti piccoli miglioramenti ma poca struttura. Per questo ogni progetto dovrà essere valutato rispetto alle carte di Salerno Verde.

  • Contribuisce alla Città dei 300 metri?
  • Alla rete dell’ombra?
  • A un corridoio?
  • Alla gestione dell’acqua?
  • Alla biodiversità?

Se sì, aumenta il proprio valore strategico.

Identità locale

I piccoli spazi possono anche raccontare i quartieri. Non devono essere tutti identici. Un piccolo giardino a Pastena può avere caratteristiche differenti da uno nel centro storico.

  • Vegetazione.
  • Materiali.
  • Storia.
  • Usi.

La standardizzazione tecnica non deve cancellare l’identità dei luoghi.

Adottare senza privatizzare

Le forme di gestione condivisa previste dal Comune possono essere particolarmente utili nel microverde.

Associazioni, Scuole, Condomini, Attività possono contribuire alla cura ma rimane il principio già stabilito:

adozione non significa privatizzazione dello spazio pubblico.

Il luogo deve rimanere accessibile e riconoscibile come bene della città.

Il diritto alla manutenzione non dipende dall’adozione

Un altro principio deve essere chiaro. Un quartiere con associazioni molto attive non può avere verde migliore semplicemente perché riesce ad adottarlo. La manutenzione minima rimane responsabilità pubblica.

La partecipazione deve aggiungere qualità non sostituire il servizio.

Monitorare anche i piccoli interventi

Ogni progetto dovrebbe entrare nel database Salerno Verde.

  • Coordinate.
  • Superficie.
  • Alberi.
  • Permeabilità.
  • Costo.
  • Anno.
  • Stato.

Questo consentirebbe di rispondere ogni anno a una domanda concreta: quanti metri quadrati di microverde abbiamo creato e dove?

Un contatore pubblico

Potremmo immaginare persino un semplice indicatore pubblico:

Nuovo verde di prossimità creato dal Piano

2027: … m²
2028: … m²
2029: … m²

Accanto:

  • superficie deimpermeabilizzata;
  • alberi messi a dimora;
  • popolazione che ha ottenuto nuovo accesso al verde.

In questo modo il piccolo intervento diventa misurabile.

Non conta soltanto la superficie

Il dato più interessante potrebbe però essere un altro. Un pocket park di 700 m² potrebbe permettere a 2.000 persone di entrare per la prima volta nel raggio dei 300 metri. Un intervento molto più grande potrebbe servire una popolazione già coperta.

Dobbiamo quindi misurare anche: quante persone hanno ottenuto nuovo accesso al verde grazie all’intervento.

Dal metro quadrato al cittadino servito

Questo indicatore rende chiarissima la filosofia di Salerno Verde.

Non: abbiamo costruito 10.000 m² di nuovi giardini.

Ma anche: 10.000 nuovi cittadini hanno ora uno spazio verde vicino casa.

Il risultato ambientale viene tradotto in servizio urbano.

Un programma chiamato “Mille spazi verdi”

Quando arriveremo alla fase operativa, questa strategia potrebbe assumere una propria identità pubblica:

Mille spazi verdi per Salerno

Un programma pluriennale di:

  • microparchi;
  • deimpermeabilizzazioni;
  • alberature;
  • rain garden;
  • piccole piazze verdi;
  • interventi scolastici.

Ogni anno nuovi tasselli. Non una singola opera ma una trasformazione diffusa.

Il valore politico delle piccole cose

Le grandi opere hanno una forte visibilità, un piccolo giardino molto meno. Ma la qualità della vita quotidiana è fatta spesso proprio di piccole cose:

  • Un albero davanti casa.
  • Una panchina all’ombra.
  • Un percorso fresco verso scuola.
  • Un’aiuola che assorbe la pioggia.
  • Un piccolo spazio nel quale incontrarsi.

Una città non diventa migliore soltanto attraverso ciò che può essere fotografato dall’alto. Diventa migliore anche a scala umana.

La città dei cinque minuti verdi

La Città dei 300 metri potrebbe essere raccontata anche così: il verde entro cinque minuti.

Non sostituirei il riferimento tecnico ai 300 metri ma nella comunicazione pubblica il concetto è immediato.

Ogni persona dovrebbe poter uscire di casa e incontrare, in pochi minuti:

  • ombra;
  • vegetazione;
  • uno spazio nel quale fermarsi.

Il Piano entra sotto casa

Con i grandi parchi Salerno Verde opera a scala urbana:

  • Con la cintura collinare a scala territoriale.
  • Con la costa a scala metropolitana della città.

Con i mille piccoli spazi verdi il Piano arriva finalmente alla scala più importante: quella della porta di casa. È lì che una politica ambientale smette di essere una strategia astratta e diventa esperienza quotidiana.

Non servono mille monumenti

Salerno Verde non propone mille nuovi progetti iconici. Propone esattamente l’opposto. Mille interventi che potrebbero non comparire mai su una cartolina ma che, sommati, possono creare:

  • più ombra;
  • più permeabilità;
  • più biodiversità;
  • più socialità;
  • meno distanza dal verde.

La trasformazione silenziosa

Forse la Salerno del 2050 non sarà riconoscibile per un unico gigantesco parco realizzato in un determinato anno. Potrebbe esserlo per una trasformazione molto più silenziosa. Una città nella quale, anno dopo anno:

  • una strada acquista alberi;
  • un parcheggio perde asfalto;
  • una scuola guadagna terreno;
  • una piazza acquista ombra;
  • un piccolo lotto diventa giardino;
  • un’aiuola diventa rain garden.

Fino a quando ciò che oggi appare episodico diventa una nuova normalità.

Mille piccoli spazi, una grande idea

Alla fine il senso di questa proposta può essere riassunto in una frase: non esiste spazio troppo piccolo per essere considerato, se si trova nel punto giusto.

  • Non tutti diventeranno parchi.
  • Non tutti ospiteranno alberi.
  • Non tutti saranno pubblici.

Ma ciascuno può contribuire a costruire quella rete diffusa che manca quando il verde viene pensato soltanto attraverso le grandi superfici. La Salerno Verde del 2050 nascerà certamente dalle sue colline, dai suoi fiumi, dai suoi grandi parchi e dal mare. Ma nascerà anche da centinaia di trasformazioni molto più piccole. Quelle che permetteranno a un cittadino di uscire di casa e scoprire che la natura non comincia più soltanto dall’altra parte della città.

Comincia sotto casa.