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I parchi che già abbiamo

Inviato da tuxsa il

Quando si parla di verde urbano, la discussione tende facilmente a concentrarsi su ciò che manca: Nuovi parchi, Nuovi giardini, Nuovi alberi, Nuove aree da recuperare. È comprensibile ma Salerno Verde parte da un principio diverso:

prima di costruire nuovi parchi dobbiamo capire come far funzionare meglio quelli che già possediamo.

Salerno dispone già di alcuni spazi verdi importanti e profondamente diversi tra loro: il Parco del Mercatello, il sistema del Parco dell’Irno e del Parco Pinocchio, il Parco del Seminario, la Villa Comunale, Villa Carrara, il Giardino della Minerva e numerosi altri spazi distribuiti nei quartieri. Il portale comunale stesso li raccoglie all’interno della rete dei “Parchi e giardini”, anche se con categorie e funzioni differenti.

Il problema non è quindi soltanto quanti parchi abbiamo.

La domanda diventa: che ruolo svolgono nella struttura ecologica della città?

Dal parco-isola al parco-nodo

Oggi un parco viene spesso percepito attraverso il proprio perimetro: si entra, si utilizza, si esce. Fuori dal cancello ricomincia la città.

Salerno Verde propone una lettura differente. Ogni parco deve diventare un nodo della rete.

Un luogo dal quale partono e arrivano:

  • percorsi alberati;
  • connessioni pedonali;
  • ciclabili;
  • corridoi ecologici;
  • strade verdi;
  • collegamenti con scuole;
  • connessioni con altri giardini;
  • rapporti con corsi d’acqua e costa.

Il valore di un parco non termina quindi al suo confine e dipende anche da quanto riesce a irradiare verde nella città circostante.

Il Parco del Mercatello

Il Parco del Mercatello rappresenta il caso più evidente. Il Comune lo descrive come articolato in quattro grandi aree tematiche:

  • area naturalistica;
  • giardino mediterraneo;
  • frutteto;
  • grande prato.

È inoltre attraversato dal torrente Mercatello, che confluisce nel laghetto interno. Questa struttura gli attribuisce un valore che va ben oltre quello di semplice giardino pubblico. Il Mercatello è contemporaneamente:

  • spazio ricreativo;
  • area naturalistica;
  • grande superficie permeabile;
  • patrimonio arboreo;
  • elemento della rete idrica;
  • luogo di biodiversità;
  • grande nodo della zona orientale.

Salerno Verde propone quindi di considerarlo uno dei principali hub ecologici urbani della città.

Il parco deve uscire dai propri cancelli

Il problema del Mercatello non è soltanto ciò che accade dentro.

Dobbiamo studiare ciò che accade intorno:

  • Come si raggiunge a piedi?
  • Da quali quartieri?
  • Quanto sono ombreggiati i percorsi?
  • Quali scuole si trovano nelle vicinanze?

Quali connessioni possono essere costruite verso:

  • la costa;
  • la Litoranea Orientale;
  • gli altri giardini;
  • i sistemi verdi orientali.

Il Parco del Mercatello potrebbe diventare uno dei grandi nodi nei quali il Corridoio Verde Costiero incontra la rete interna della zona orientale.

Il torrente dentro il parco

La presenza del torrente Mercatello rende il parco particolarmente interessante anche dal punto di vista dell’infrastruttura blu. Non dobbiamo considerarlo semplicemente come elemento paesaggistico ma dovremo capire:

  • come entra nel parco;
  • quale qualità ecologica possiede;
  • come viene gestito;
  • quale relazione può avere con la rete idrografica circostante.

Il parco può diventare così anche un luogo nel quale raccontare ai cittadini il rapporto tra acqua e città.

Il sistema Irno–Pinocchio

Il Parco dell’Irno e il Parco Pinocchio rappresentano un sistema completamente diverso. Il Comune ricorda che il Parco dell’Irno occupa l’area dell’ex fabbrica di laterizi Salid e integra archeologia industriale, spazi culturali e componenti botaniche. È quindi un luogo particolarmente ricco di significati.

  • Industria.
  • Rigenerazione.
  • Fiume.
  • Cultura.
  • Verde.

Salerno Verde lo considera uno dei nodi più importanti dell’intera struttura ecologica perché si trova proprio lungo il principale corridoio verde-blu dell’Irno.

Da parco urbano a porta del fiume

Il Parco dell’Irno dovrebbe diventare progressivamente la porta urbana del sistema fluviale. Quindi non soltanto luogo nel quale trascorrere del tempo ma punto dal quale percepire che il fiume prosegue:

  • verso monte;
  • verso valle;
  • verso la foce;
  • verso il mare.

Il progetto futuro dovrà quindi rafforzare le connessioni del parco con:

  • sponde;
  • percorsi pedonali;
  • vegetazione riparia;
  • Parco Pinocchio;
  • corridoio verso la costa.

L’Irno deve smettere di essere semplicemente il nome del parco; deve tornare a essere la struttura che lo collega al territorio.

Parco Pinocchio e funzione sociale

Il Parco Pinocchio possiede invece una forte funzione familiare e ricreativa ed è strettamente connesso al sistema dell’Irno. Il Comune li presenta infatti unitariamente come “Parco dell’Irno e Parco Pinocchio”. Questa prossimità è un vantaggio.

Due spazi con caratteristiche differenti possono funzionare come un unico grande nodo articolato. Uno maggiormente legato al fiume, alla cultura e alla rigenerazione dell’area industriale. L’altro più legato:

  • al gioco;
  • alle famiglie;
  • agli eventi;
  • alla fruizione quotidiana.

La diversità delle funzioni rende il sistema più ricco.

Il Parco del Seminario

Il Parco del Seminario introduce un’altra tipologia. Situato nella parte alta della città, tra Seripando e Mennola, si sviluppa su un promontorio articolato in terrazzamenti. Il Comune ne evidenzia sia la vegetazione sia il valore panoramico e l’accessibilità alle persone con disabilità. Qui il rapporto con il sistema collinare diventa particolarmente importante.

Salerno Verde propone di considerarlo una possibile porta urbana verso la Cintura Verde Collinare. Non necessariamente attraverso un unico grande percorso ma costruendo progressivamente relazioni con:

  • quartieri collinari;
  • sentieri;
  • alberature;
  • altri spazi verdi;
  • sistema Bellaria.

Il valore della posizione

Il Seminario ci mostra ancora una volta che la superficie non è l’unico parametro. La posizione può rendere un parco strategico. Un piccolo o medio spazio collocato lungo una connessione importante può avere un valore ecologico superiore a quello suggerito dalle sue dimensioni. Per questo nel Piano ogni parco sarà valutato anche rispetto alla propria centralità nella rete.

La Villa Comunale

La Villa Comunale appartiene invece alla storia urbana della città. Il Comune la descrive come un vero e proprio orto botanico di piante rare, nato nell’Ottocento come spazio pubblico ricreativo e di rappresentanza della città post-unitaria.

Qui il valore ambientale si intreccia con:

  • storia;
  • botanica;
  • paesaggio;
  • memoria urbana.

Non può quindi essere trattata come un normale parco di quartiere.

La sua gestione deve considerare contemporaneamente:

  • conservazione del patrimonio vegetale;
  • tutela storica;
  • fruizione;
  • adattamento climatico.

La Villa Comunale dentro il Corridoio Costiero

La posizione rende inoltre la Villa Comunale un nodo importante del Corridoio Verde Costiero. Potrebbe diventare uno dei punti nei quali il sistema storico del centro incontra:

  • Lungomare;
  • Santa Teresa;
  • centro storico;
  • porto;
  • Piazza della Libertà.

In questo modo un giardino ottocentesco entra nella struttura ecologica della città del 2050 non modificandone l’identità ma rafforzandone le connessioni.

Il Giardino della Minerva

Il Giardino della Minerva rappresenta un caso ancora differente. È contemporaneamente:

  • giardino;
  • patrimonio botanico;
  • luogo storico;
  • spazio culturale.

La sua fruizione è regolamentata attraverso giorni e orari di apertura e quindi non può essere considerato equivalente a un giardino pubblico liberamente accessibile durante tutta la giornata. Ma proprio per questo la sua funzione nella rete può essere soprattutto:

  • botanica;
  • educativa;
  • culturale;
  • ecologica.

Non tutti i nodi devono svolgere la stessa funzione.

Villa Carrara e la zona orientale

Villa Carrara costituisce un altro elemento interessante. Il Comune ricorda che l’antica villa possedeva originariamente un parco che si estendeva fino al mare; oggi ospita la Biblioteca ed Emeroteca comunale. Questo luogo racconta quindi anche la trasformazione della città orientale. Un grande sistema verde storico è stato progressivamente assorbito dall’urbanizzazione. Ciò che rimane acquista proprio per questo un valore particolare.

Villa Carrara potrebbe diventare contemporaneamente:

  • nodo culturale;
  • giardino;
  • tassello della rete di prossimità;
  • memoria del paesaggio perduto.

Il patrimonio minore

Ma Salerno Verde non deve concentrare tutta l’attenzione sui parchi più conosciuti.

Esistono:

  • piccoli giardini;
  • aree attrezzate;
  • verde di quartiere;
  • spazi lungo le strade;
  • microparchi.

Singolarmente possono apparire meno importanti ma nella Città dei 300 metri possono essere decisivi. Il futuro censimento dovrà quindi comprendere tutti gli spazi verdi pubblici, non soltanto quelli presenti nelle guide culturali.

Prima censire davvero

Per ciascun parco e giardino dovremo costruire una scheda standard.

Almeno:

IndicatoreInformazione
Superficiem²/ettari
Tipologiaparco urbano, quartiere, storico ecc.
Copertura arborea%
Suolo permeabile%
Biodiversitàprincipali habitat/specie
Accessibilitàfisica e temporale
Popolazione servita300/500/1000 m
Attrezzaturegioco, sport, cultura
Acquafontane, corsi d’acqua, rain garden
Stato manutentivoda rilevare
Connessionirete verde e blu
Trasporto pubblicodistanza e accessibilità
Funzione climaticaombra e raffrescamento

Solo allora potremo confrontare realmente gli spazi.

Non una classifica dei parchi

L’obiettivo non sarà stabilire quale sia il “migliore”. Un grande parco e un piccolo giardino svolgono funzioni differenti. Costruiremo invece una tipologia funzionale.

Per esempio:

Parchi territoriali grande valore ecologico e urbano.

Parchi di quartiere fruizione quotidiana e sociale.

Giardini di prossimità servizio locale.

Giardini storici e botanici patrimonio culturale e biodiversità.

Parchi fluviali connessione con infrastruttura blu.

Parchi costieri rapporto con il mare.

Microverde urbano agopuntura verde.

La rete ha bisogno di tutti.

La manutenzione come indicatore di qualità

Un parco esiste realmente soltanto se viene mantenuto per cui non possiamo considerare la manutenzione un tema separato dalla pianificazione. Salerno Verde propone quindi che per ogni parco esista un vero Piano di Gestione.

Non necessariamente un documento complesso per ogni piccolo giardino ma una programmazione chiara di:

  • interventi;
  • frequenze;
  • risorse;
  • responsabilità.

Quanto costa un parco per trent’anni?

Quando viene progettato un nuovo parco, la discussione pubblica riguarda spesso il costo di realizzazione ma una parte molto più lunga della sua vita comincia dopo l’inaugurazione.

Salerno Verde propone di introdurre una domanda: quanto costerà mantenere questo parco nei prossimi trent’anni?

Il costo di gestione deve entrare fin dall’inizio nel progetto. Un parco che non può essere mantenuto non è una buona infrastruttura.

Irrigazione sostenibile

La disponibilità d’acqua sarà una delle principali sfide future. Ogni grande parco dovrebbe quindi verificare la possibilità di:

  • raccolta dell’acqua piovana;
  • irrigazione efficiente;
  • pacciamatura;
  • scelta di specie adatte;
  • eventuale riuso di acque compatibili;
  • riduzione delle superfici che richiedono irrigazione intensiva.

Non significa eliminare automaticamente prati e giardini irrigui ma progettare il verde secondo il clima mediterraneo futuro.

Il prato non è sempre la soluzione

Grandi superfici di prato possiedono importanti funzioni ricreative ma possono anche richiedere molta acqua e manutenzione. In alcune aree potremmo sperimentare:

  • prati rustici;
  • prati fioriti;
  • vegetazione mediterranea;
  • gestione differenziata.

Non ogni metro quadrato di parco deve avere lo stesso livello di manutenzione: una parte può essere intensiva, un’altra più naturalistica.

Gestione differenziata

Questo concetto può diventare molto importante. Un parco potrebbe essere suddiviso in:

zone ad alta fruizione prati, giochi, spazi sportivi;

zone intermedie alberature, giardini, aree di sosta;

zone naturalistiche gestione meno intensiva e maggiore biodiversità.

In questo modo possiamo contemporaneamente:

  • ridurre costi;
  • ridurre acqua;
  • aumentare habitat;
  • mantenere funzioni sociali.

Un prato più alto non è necessariamente degrado

Questa strategia richiederà anche un cambiamento culturale. Siamo abituati ad associare il prato rasato alla cura e la vegetazione più spontanea all’abbandono ma una gestione ecologica può prevedere deliberatamente aree nelle quali l’erba viene tagliata meno frequentemente. Per favorire:

  • fioritura;
  • insetti;
  • biodiversità;
  • riduzione dell’evaporazione.

La differenza tra abbandono e gestione ecologica deve essere però evidente.

Serve progetto, informazione e manutenzione.

I parchi come rifugi climatici

Durante le ondate di calore i grandi parchi possono assumere una funzione aggiuntiva: rifugi climatici urbani.

Non necessariamente nel senso formale del termine ma come luoghi nei quali trovare:

  • ombra;
  • vegetazione;
  • sedute;
  • acqua;
  • temperature più favorevoli rispetto alle superfici fortemente mineralizzate.

Dovremo quindi mappare:

  • zone ombreggiate;
  • fontanelle;
  • accessibilità;
  • orari;
  • trasporto pubblico.

Orari compatibili con il clima

Anche gli orari di apertura dovranno essere valutati rispetto all’uso reale. Il Parco del Seminario, per esempio, dispone attualmente di orari estivi e invernali specifici. In una città sottoposta a estati sempre più calde, la possibilità di frequentare gli spazi verdi nelle ore serali può diventare particolarmente importante.

Naturalmente devono essere considerate:

  • sicurezza;
  • gestione;
  • illuminazione;
  • biodiversità.

Ma l’orario è una componente della fruibilità.

Il parco di notte non deve diventare giorno

L’apertura serale non implica illuminazione indiscriminata. Nei parchi con aree naturalistiche dovremo differenziare.

  • Percorsi principali illuminati in maniera adeguata.
  • Altre zone lasciate più buie.

L’inquinamento luminoso influenza insetti, uccelli e altri organismi. Il buio fa parte dell’ecosistema.

Accessibilità universale

Il Parco del Seminario dimostra che accessibilità e morfologia possono essere affrontate progettualmente; il Comune ne evidenzia infatti la dotazione di ausili per il superamento delle barriere architettoniche. Salerno Verde propone di estendere questa attenzione a tutta la rete. Per ciascun parco dovremo sapere:

  • quali ingressi sono accessibili;
  • quali percorsi;
  • quali aree;
  • quali attrezzature.

Non basta scrivere “accessibile” ma indicare come e dove.

I parchi e il trasporto pubblico

Un grande parco deve essere raggiungibile senza automobile. Particolare attenzione dovrà quindi essere dedicata alla relazione con:

  • autobus;
  • metropolitana;
  • rete ciclabile;
  • percorsi pedonali.

Un parco frequentabile principalmente in automobile produce inevitabilmente domanda di parcheggi e ulteriore impermeabilizzazione. Il verde deve essere collegato alla mobilità sostenibile.

I parcheggi dei parchi

Dove i parcheggi sono necessari, dovranno progressivamente diventare:

  • alberati;
  • permeabili dove possibile;
  • integrati con rain garden;
  • dotati di percorsi pedonali sicuri.

Il parcheggio stesso può diventare parte dell’infrastruttura ecologica del parco.

Le scuole adottano i parchi

La relazione con le scuole può essere molto più strutturata ed ogni grande parco potrebbe sviluppare rapporti permanenti con gli istituti vicini.

Attività di:

  • monitoraggio della biodiversità;
  • educazione ambientale;
  • orti;
  • osservazione degli alberi;
  • misurazione delle temperature;
  • citizen science.

Il parco diventa così una aula urbana all’aperto.

Un'identità per ogni parco

Non vogliamo rendere tutti i parchi uguali. Al contrario. Ogni grande spazio dovrebbe sviluppare e comunicare una propria identità.

Per esempio, come ipotesi da verificare:

Mercatello grande parco ecologico e mediterraneo della zona orientale;

Irno parco fluviale, culturale e di archeologia industriale;

Pinocchio parco delle famiglie e del gioco;

Seminario parco collinare e panoramico;

Villa Comunale giardino storico e botanico;

Giardino della Minerva patrimonio botanico e storico.

Non sono etichette rigide ma servono a evitare che la politica del verde produca spazi intercambiabili.

Parchi diversi, una sola rete

Le identità differenti non devono però generare isolamento. Tutti devono essere collegati attraverso:

  • una cartografia comune;
  • segnaletica coordinata;
  • Open Data;
  • percorsi;
  • informazioni;
  • rete ecologica.

Il cittadino dovrebbe poter comprendere di trovarsi dentro il sistema dei parchi di Salerno Verde pur visitando luoghi completamente differenti.

Il passaporto del parco

Come per gli alberi, potremmo immaginare un passaporto digitale del parco.

Una scheda pubblica con:

  • superficie;
  • alberi;
  • copertura arborea;
  • attrezzature;
  • accessibilità;
  • orari;
  • biodiversità;
  • acqua;
  • eventuali lavori;
  • programma di manutenzione.

Non serve una piattaforma complicata ma solo dati pubblici e aggiornati.

Una mappa pubblica unica

Il cittadino dovrebbe poter aprire una mappa e vedere tutti gli spazi verdi della città non soltanto i luoghi turistici.

Per ogni area:

  • dove si trova;
  • come si raggiunge;
  • quanto è grande;
  • quando è aperta;
  • cosa offre;
  • quanto è accessibile.

Questa mappa sarà anche uno strumento fondamentale della Città dei 300 metri.

Monitorare la qualità

Ogni parco dovrebbe essere periodicamente valutato attraverso indicatori semplici.

Per esempio:

  • stato degli alberi;
  • ombreggiamento;
  • manutenzione;
  • permeabilità;
  • accessibilità;
  • qualità delle attrezzature;
  • biodiversità;
  • fruizione.

Non necessariamente per produrre classifiche ma per capire dove investire.

Riparare prima di inaugurare

Da questa strategia deriva una regola politica: quando le risorse sono limitate, non dovremmo avere automaticamente priorità per un nuovo parco rispetto alla riqualificazione di uno esistente.

A volte il miglior investimento può essere:

  • recuperare un giardino degradato;
  • sostituire alberi mancanti;
  • aumentare l’ombra;
  • sistemare percorsi;
  • rendere accessibile un ingresso;
  • deimpermeabilizzare una parte.

Salerno Verde propone quindi: prima garantire piena qualità alla rete esistente, poi ampliarla. Le due cose possono naturalmente procedere insieme.

Nessun parco senza connessione

Ogni nuovo intervento importante sui parchi esistenti dovrebbe includere una verifica delle connessioni esterne.

Non soltanto: come miglioriamo il parco?

Ma: come miglioriamo i 300 o 500 metri intorno al parco?

È lì che il parco entra realmente nella città.

I 500 metri intorno ai parchi

Potremmo quindi introdurre una specifica area di analisi attorno ai grandi parchi.

Per ciascuno studiare:

  • strade;
  • alberature;
  • scuole;
  • fermate;
  • attraversamenti;
  • parcheggi;
  • piccoli spazi verdi;
  • percorsi ciclabili.

L’obiettivo sarebbe costruire una zona di connessione verde. Il parco non termina al cancello.

Il sistema dei parchi come infrastruttura

Alla fine, ciò che proponiamo è un cambiamento apparentemente semplice.

Non pensare più:

  • Parco del Mercatello.
  • Parco dell’Irno.
  • Parco Pinocchio.
  • Parco del Seminario.

come luoghi separati.

Pensare invece: Sistema dei Parchi di Salerno.

Una rete composta da nodi diversi ma connessi.

La Carta del Sistema dei Parchi

Da questo capitolo nasce quindi un nuovo elaborato del Piano:

Carta del Sistema dei Parchi e Giardini

Dovrà rappresentare almeno:

  • grandi parchi;
  • parchi di quartiere;
  • giardini di prossimità;
  • giardini storici;
  • aree naturalistiche;
  • verde scolastico;
  • accessi;
  • bacini pedonali;
  • trasporto pubblico;
  • alberature di connessione;
  • corridoi ecologici;
  • rete idrografica;
  • costa;
  • aree con deficit di verde;
  • potenziali nuovi collegamenti.

Questa carta non sostituirà le precedenti ma le integrerà.

Prima ciò che abbiamo

Il Piano del Verde non deve essere soltanto un programma di espansione. Deve essere anche un programma di cura.

  • Gli alberi maturi che possediamo.
  • I parchi costruiti.
  • I giardini storici.
  • Le aree fluviali recuperate.

sono investimenti ambientali realizzati nel corso di decenni. Perderne qualità mentre costruiamo nuovi spazi sarebbe un paradosso.

L'infrastruttura più sostenibile è anche quella che esiste già

C'è infine un principio che vale ben oltre il verde. Riutilizzare e migliorare ciò che esiste può essere più sostenibile che ricominciare sempre da zero.

Un parco già realizzato possiede:

  • suolo;
  • alberi;
  • infrastrutture;
  • memoria;
  • abitudini sociali.

Molti alberi hanno già impiegato anni per crescere. Non dobbiamo semplicemente conservarlo ma farlo evolvere.

Dal parco alla città

Il vero successo del Sistema dei Parchi non sarà misurato soltanto dal numero di persone che entra nei suoi cancelli ma sarà misurato da quanto quei parchi riescono a modificare anche ciò che accade fuori.

  • Una strada più alberata perché conduce al Mercatello.
  • Un percorso fluviale perché collega l’Irno.
  • Un quartiere che raggiunge a piedi il Seminario.
  • Una connessione verde tra Villa Carrara e la costa.
  • Un giardino storico che entra nel Corridoio Verde Costiero.

È così che un parco smette di essere un’isola e diventa infrastruttura urbana. Salerno Verde 2050 non propone quindi soltanto di avere più parchi ma di fare qualcosa forse ancora più importante: mettere finalmente in rete quelli che abbiamo.