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La Litoranea Orientale

Inviato da tuxsa il

Se il Corridoio Verde Costiero rappresenta una delle due grandi spine dorsali naturali della Salerno del futuro, la Litoranea Orientale è probabilmente il luogo nel quale questa visione può essere ancora costruita con maggiore decisione. Non perché sia uno spazio vuoto, non perché sia privo di funzioni e neppure perché sia rimasto estraneo alle trasformazioni urbanistiche. Al contrario. Qui convivono infrastrutture, attrezzature sportive, viabilità, edifici, attività balneari, grandi superfici aperte, aree pubbliche e private e alcuni dei principali luoghi di trasformazione della città orientale.

È proprio questa complessità a renderla strategica. La domanda di Salerno Verde è quindi:

la Litoranea Orientale sarà semplicemente l'ultima grande area di espansione e trasformazione della città oppure può diventare il luogo nel quale Salerno costruisce la propria principale infrastruttura ecologica costiera?

Non partiamo da zero

Su questo punto la nostra proposta non nasce nel vuoto. Il PUC vigente continua a individuare una specifica Zona Omogenea F10 – Parco Attrezzato della Litoranea Orientale, comprendendo una vasta area a monte e a valle di via Salvator Allende e numerose attrezzature pubbliche e private di interesse generale. Le Norme Tecniche di Attuazione vigenti prevedono inoltre, per le aree pubbliche o destinate a funzioni pubbliche poste a monte e a valle della strada litoranea, la possibilità di un progetto unitario finalizzato anche alla ricostituzione di una fascia di verde tra la strada e l'arenile per la realizzazione del Parco Attrezzato della Litoranea Orientale. È un dato estremamente importante: significa che l'idea di una grande componente verde lungo la costa orientale non è una proposta estranea alla pianificazione cittadina ma è già presente, in forme diverse, nella storia urbanistica di Salerno.

Una visione che viene da lontano

Già le precedenti formulazioni del PUC prevedevano, per il tratto orientale della fascia costiera, il miglioramento della fruizione del mare e la ricostituzione di una fascia verde tra la strada litoranea e l'arenile. La disciplina del 2012 richiamava esplicitamente questa impostazione nell'ambito del Parco Attrezzato della Litoranea Orientale. La revisione decennale del PUC ha mantenuto questa impostazione generale e gli allegati analitici continuano a rappresentare numerose aree di interesse pubblico lungo via Allende, comprese superfici denominate “Parco del mare”, aree a verde in prossimità dello stadio Arechi e ambiti di riqualificazione legati al palazzetto dello sport e al Campo Volpe. Questo ci porta a una prima conclusione:

la Litoranea Orientale non è semplicemente una superficie sulla quale Salerno Verde propone oggi di aggiungere alberi. È un territorio nel quale la pianificazione comunale ha già riconosciuto da anni la possibilità e la necessità di costruire una grande componente verde.

La domanda diventa allora un'altra

Se questa visione esiste da tempo, dobbiamo capire: 

  • quanto è stata realizzata?
  • quali parti sono diventate effettivamente verde?
  • quali sono rimaste previsione urbanistica?
  • quali sono state trasformate in altre funzioni?
  • quali superfici sono ancora disponibili?
  • quali interventi recenti hanno modificato il quadro?

È una delle verifiche documentali più importanti che Salerno Verde dovrà svolgere. Non per costruire un processo al passato ma perché non possiamo progettare seriamente il futuro senza conoscere la distanza tra ciò che era previsto e ciò che è stato attuato.

Dal Parco Attrezzato al Corridoio Verde Costiero

Salerno Verde propone però di fare un passo ulteriore rispetto alla stessa impostazione urbanistica originaria. La parola “Parco Attrezzato” suggerisce principalmente un insieme di attrezzature e spazi verdi.

La nostra prospettiva è diversa. Vogliamo leggere la Litoranea Orientale come componente della:

INFRASTRUTTURA VERDE E BLU COSTIERA DI SALERNO.

Questo significa che ogni trasformazione dovrebbe contribuire contemporaneamente a:

  • aumentare la copertura arborea;
  • creare ombra;
  • mantenere e recuperare suolo permeabile;
  • rafforzare biodiversità;
  • gestire meglio l'acqua meteorica;
  • garantire continuità pedonale;
  • migliorare l'accesso pubblico al mare;
  • collegare la costa con i quartieri e con i corridoi monte-mare.

Non soltanto realizzare un nuovo parco ma costruire un sistema.

La grande occasione dello spazio

Rispetto alla città centrale, la zona orientale presenta almeno in alcuni settori una maggiore disponibilità di superfici e una struttura urbana differente. Questo può rappresentare un vantaggio.

Nel centro storico o nei quartieri più densamente costruiti dobbiamo spesso conquistare pochi metri quadrati alla volta, qui, invece, in alcune aree possiamo ancora ragionare a scala più ampia. Proprio per questo ogni decisione assume un peso maggiore. Una superficie che oggi rimane libera o permeabile potrebbe diventare domani:

  • parco;
  • bosco urbano;
  • infrastruttura sportiva verde;
  • rain garden;
  • fascia naturalistica;
  • percorso pedonale;
  • oppure nuova superficie impermeabile.

Ogni trasformazione riduce o aumenta le possibilità future.

Prima mappare ciò che è rimasto libero

La prima operazione dovrà quindi essere una ricognizione estremamente precisa.

Dobbiamo sapere:

  • quali superfici sono ancora permeabili;
  • quali sono pubbliche;
  • quali private;
  • quali sono già destinate a verde;
  • quali sono destinate ad attrezzature;
  • quali risultano inutilizzate;
  • quali sono agricole o seminaturali;
  • quali sono già interessate da progetti;
  • quali possiedono vincoli;
  • quali sono state già trasformate.

Nascerà così una:

Carta delle Opportunità della Litoranea Orientale

Non una carta di ciò che possiamo costruire ma una carta di ciò che possiamo ancora salvaguardare, recuperare o rinaturalizzare.

Non considerare libero ciò che non è ancora costruito

Questo principio è particolarmente importante. Una superficie non edificata non è necessariamente “libera” nel senso urbanistico o patrimoniale. Potrebbe avere:

  • una destinazione;
  • un proprietario;
  • un progetto;
  • un vincolo;
  • un uso esistente.

Salerno Verde deve mantenere la stessa distinzione metodologica utilizzata nel resto del dossier.

Prima: conoscere. Poi: proporre.

Il verde deve essere la struttura, non il residuo

Nelle grandi trasformazioni urbanistiche avviene spesso un processo semplice.

Si localizzano prima:

  • edifici;
  • strade;
  • parcheggi;
  • attrezzature.

E ciò che rimane diventa verde. Salerno Verde propone di invertire l'ordine.

Nella Litoranea Orientale dovremmo prima stabilire: quale struttura verde e blu vogliamo conservare e costruire.

Solo dopo dovrebbero essere inserite le altre funzioni. La rete ecologica non deve essere il residuo del progetto. Deve essere una delle matrici del progetto.

Una fascia verde realmente continua

La previsione urbanistica di una fascia verde tra strada e arenile offre una base particolarmente interessante. Le NTA vigenti confermano espressamente questo obiettivo per le aree pubbliche o destinate a funzioni pubbliche interessate dal progetto unitario della F10. Salerno Verde propone di interpretare questa previsione nel modo più ambizioso possibile.

Non una successione di aiuole, non verde ornamentale ma una fascia capace, dove gli spazi lo permettono, di includere:

  • grandi alberature;
  • vegetazione mediterranea;
  • percorsi pedonali;
  • aree di sosta;
  • superfici permeabili;
  • sistemi di gestione delle acque;
  • habitat urbani;
  • connessioni con la spiaggia.

Un parco lineare, ma non necessariamente uniforme

Potremmo definire questa struttura anche come un Parco Costiero Orientale ma dobbiamo evitare di immaginarlo come un unico grande prato. La costa mediterranea richiede una progettazione più articolata.

Potrebbero alternarsi:

  • aree maggiormente alberate;
  • spazi aperti;
  • vegetazione arbustiva;
  • aree sportive;
  • piccoli giardini;
  • percorsi;
  • zone di maggiore naturalità;
  • aree balneari.

Il valore deriva dalla continuità del sistema, non dalla ripetizione della stessa forma.

Lo stadio e le grandi attrezzature

La zona F10 comprende grandi attrezzature di scala urbana, tra cui il sistema dello stadio Arechi e altre strutture pubbliche e private individuate dalle NTA. Questo pone una sfida interessante. Una grande attrezzatura non deve necessariamente rappresentare un corpo estraneo alla rete ecologica.

Le aree circostanti possono essere progettate attraverso:

  • alberature;
  • parcheggi permeabili;
  • rain garden;
  • percorsi verdi;
  • grandi superfici ombreggiate;
  • fasce ecologiche.

Il problema non è la presenza dell'attrezzatura ma è come viene inserita nel territorio.

Il problema dei grandi parcheggi

Un parcheggio non deve necessariamente essere una grande superficie continua di asfalto.

Può integrare:

  • alberi;
  • superfici drenanti;
  • fasce vegetate;
  • bacini di raccolta;
  • percorsi pedonali ombreggiati.

La Litoranea Orientale potrebbe diventare il luogo nel quale Salerno sperimenta su scala significativa il parcheggio climatico.

Non abolire la funzione ma ridurne l'impatto.

La zona dello stadio come grande nodo verde

L'area Arechi potrebbe quindi essere riletta come uno dei nodi del Corridoio Verde Costiero.

Invece di considerarli elementi separati, stadio, metro, parcheggi, spazi pubblici, impianti sportivi, costa. potremmo integrarli attraverso una struttura vegetale continua.

Il cittadino che esce dalla metropolitana dovrebbe poter entrare in un sistema di:

  • ombra;
  • percorsi;
  • verde;
  • spazi permeabili.

Lo sport dentro il parco

La presenza di impianti sportivi può rappresentare una grande opportunità. Sport e verde non sono funzioni concorrenti ed una parte della Litoranea potrebbe diventare una vera infrastruttura sportiva all'aperto.

  • Percorsi per camminare.
  • Corsa.
  • Ciclabilità.
  • Spazi per esercizio libero.
  • Aree sportive permeabili.
  • Tutto inserito in un sistema alberato.

Non abbiamo bisogno necessariamente di aggiungere edifici per creare attività perchè anche lo spazio verde può essere attrezzatura sportiva.

Campo Volpe e le trasformazioni previste

Gli allegati analitici della revisione del PUC individuano tra gli ambiti pubblici di riqualificazione anche la Litoranea Orientale in corrispondenza del palazzetto dello sport e del Campo Volpe, con superfici significative. Questo conferma che la zona non è affatto immobile. È un territorio nel quale diverse trasformazioni sono state e continuano a essere pianificate.

Per Salerno Verde ogni intervento deve quindi essere valutato rispetto a una domanda: rafforza oppure indebolisce il Corridoio Verde Costiero?

Un criterio obbligatorio per ogni progetto

Potremmo proporre una Scheda di compatibilità ecologica costiera. Ogni grande intervento dovrebbe dichiarare almeno:

  • superficie totale;
  • superficie permeabile prima e dopo;
  • copertura arborea prima e prevista a maturità;
  • numero di alberi maturi eventualmente interessati;
  • nuove alberature;
  • superficie ombreggiata;
  • gestione delle acque meteoriche;
  • connessione pedonale;
  • connessione ciclabile;
  • accesso al mare;
  • contributo alla biodiversità.

Non per appesantire inutilmente i procedimenti ma per rendere effettivamente misurabile il risultato.

Un saldo ecologico positivo

La regola generale dovrebbe essere: ogni grande trasformazione della Litoranea Orientale deve lasciare il territorio ecologicamente migliore di come lo ha trovato.

  • Più permeabilità.
  • Più chiome.
  • Più continuità.
  • Più ombra.
  • Più accessibilità.

Naturalmente non ogni singolo indicatore potrà sempre migliorare ma il saldo complessivo dovrebbe essere positivo.

Il verde non deve compensare il cemento

Occorre però evitare un equivoco: non possiamo accettare automaticamente una forte impermeabilizzazione semplicemente perché viene accompagnata da qualche nuova piantumazione. Il principio viene prima: minimizzare l'artificializzazione. Poi compensare ciò che è realmente necessario. Una nuova alberatura non deve diventare la giustificazione ornamentale di una grande perdita di suolo.

Litoranea e biodiversità

La zona orientale può offrire anche spazi importanti per costruire habitat urbani.

  • Vegetazione mediterranea.
  • Prati gestiti per gli impollinatori.
  • Arbusti.
  • Filari.
  • Aree umide o sistemi di drenaggio vegetati dove tecnicamente appropriati.

La biodiversità deve essere considerata una componente della progettazione e non qualcosa che appare spontaneamente dopo.

Il mare e la vegetazione

La vicinanza alla costa impone naturalmente condizioni severe.

  • Salsedine.
  • Vento.
  • Forte insolazione.
  • Disponibilità idrica.

Le specie dovranno essere scelte con particolare attenzione. L'obiettivo non sarà avere semplicemente “più piante” ma sarà costruire una vegetazione capace di vivere e crescere realmente in quel contesto per decenni.

L'acqua piovana

La Litoranea Orientale dovrebbe diventare anche uno dei principali laboratori della città-spugna. Le grandi superfici pubbliche e i parcheggi possono offrire spazio per:

  • rain garden;
  • fasce drenanti;
  • bacini vegetati;
  • raccolta delle acque;
  • superfici permeabili.

L'acqua raccolta potrebbe, dove tecnicamente possibile, contribuire anche alla gestione del verde. Il Corridoio Costiero diventa così realmente verde e blu.

Il rapporto con Fuorni e Picentino

La fascia orientale non deve essere progettata ignorando i sistemi fluviali.Il Fuorni e il Picentino costituiscono elementi territoriali fondamentali. Il primo può diventare uno dei corridoi monte-mare da rafforzare, il secondo rappresenta anche un importante limite geografico del sistema costiero comunale. Litoranea e corsi d'acqua devono quindi essere letti insieme. Il parco costiero non termina dove incontra un fiume.

Il Parco Fluviale del Fuorni

Gli allegati analitici del PUC censiscono esplicitamente aree denominate Parco Fluviale Fuorni, oltre a diverse superfici lungo il fiume e via dei Carrari. Questo rafforza una possibilità che abbiamo già individuato: Fuorni → quartieri orientali → Litoranea → mare potrebbe diventare uno degli assi strutturali di Salerno Verde.

Non sappiamo ancora quale continuità sia concretamente realizzabile ma proprio per questo deve essere studiata prima che ulteriori trasformazioni chiudano le possibilità residue.

Un grande nodo tra verde costiero e verde fluviale

La connessione tra Parco del Fuorni e Litoranea potrebbe diventare per la zona orientale ciò che il sistema dell'Irno rappresenta per la parte più centrale della città. Non una copia ma una seconda infrastruttura verde-blu con caratteristiche proprie. La futura Carta dei Corridoi dovrà verificare questa ipotesi con grande attenzione.

La spiaggia non è separata dal parco

Il Parco Costiero Orientale non dovrebbe terminare davanti alla sabbia. Arenile e fascia verde devono essere progettati come parti dello stesso sistema paesaggistico. Questo non significa piantare alberi indiscriminatamente sulla spiaggia.

Significa progettare:

  • accessi;
  • vegetazione;
  • ombre;
  • servizi;
  • percorsi;
  • transizioni tra strada, verde e arenile.

La costa deve tornare a essere una sequenza graduale e non una successione di barriere.

Accessi al mare

Una delle funzioni fondamentali rimane la fruizione pubblica della costa.

Il Piano dovrà quindi mappare:

  • accessi esistenti;
  • distanza tra gli accessi;
  • barriere;
  • accessibilità alle persone con disabilità;
  • connessioni con trasporto pubblico e quartieri.

L'obiettivo del Corridoio Verde non è semplicemente correre parallelamente alla spiaggia. Deve anche portare le persone verso il mare.

I quartieri devono arrivare alla costa

Particolare attenzione dovrà essere dedicata ai collegamenti trasversali. La grande fascia verde costiera non avrebbe pieno senso se fosse separata dagli abitanti attraverso grandi infrastrutture difficili da attraversare.

Ogni nodo dovrebbe quindi essere collegato a:

  • Mercatello;
  • Mariconda;
  • Arbostella;
  • San Leonardo;
  • Fuorni;

e alle altre aree residenziali circostanti

attraverso percorsi pedonali e ciclabili il più possibile:

  • sicuri;
  • alberati;
  • accessibili;
  • riconoscibili.

La metropolitana come alleata

La presenza della metropolitana nella zona orientale offre un'altra opportunità. Un grande parco costiero facilmente raggiungibile con il trasporto pubblico riduce la necessità di costruire ulteriori superfici destinate alla sosta automobilistica. Le stazioni possono diventare vere porte verdi verso la costa.

Da ogni fermata:

  • percorsi ombreggiati;
  • segnaletica;
  • connessioni pedonali;
  • ciclabili.

Mobilità e verde devono essere pianificati insieme.

Non costruire un parco raggiungibile soltanto in automobile

Questo principio è fondamentale. Se per godere di un grande spazio verde costiero migliaia di persone devono necessariamente arrivare in automobile, avremo creato contemporaneamente:

  • traffico;
  • domanda di parcheggi;
  • nuove superfici impermeabili.

Il progetto rischierebbe di contraddire i propri obiettivi. Il Parco Costiero Orientale deve essere soprattutto:

pedonale;

ciclabile;

raggiungibile con il trasporto pubblico.

Il patrimonio archeologico

La storia urbanistica della zona orientale richiama inoltre la presenza di aree di interesse archeologico e di tutele specifiche in alcuni settori. Le precedenti discipline del PUC consideravano esplicitamente questo elemento nella pianificazione della F10. È un ulteriore motivo per evitare una progettazione esclusivamente funzionale. Natura, paesaggio, archeologia e spazio pubblico possono diventare parti della stessa identità territoriale.

Un parco che racconta il territorio

Litoranea Orientale potrebbe quindi essere molto più di una grande area ricreativa.

Potrebbe raccontare:

  • mare;
  • acqua;
  • archeologia;
  • sport;
  • vegetazione mediterranea;
  • trasformazione urbana;
  • biodiversità.

Non attraverso grandi strutture museali necessariamente ma attraverso il paesaggio stesso.

Il rischio della frammentazione progettuale

La minaccia più concreta per una visione di questo tipo non è necessariamente un unico grande progetto incompatibile. Può essere una successione di interventi indipendenti:

  • Un parcheggio qui.
  • Un edificio là.
  • Una struttura sportiva.
  • Una nuova strada.
  • Una concessione.
  • Un piccolo lotto trasformato.

Ognuno perfettamente legittimo se osservato da solo ma, sommati nel tempo, potrebbero rendere impossibile la costruzione di una vera infrastruttura verde continua.

Salerno Verde propone quindi un principio: nessun intervento significativo nella Litoranea Orientale dovrebbe essere valutato soltanto entro il proprio perimetro.

Guardare l'effetto cumulativo

La domanda deve diventare: che cosa succede se sommiamo tutte le trasformazioni? 

Ed anche:

  • Quanta superficie permeabile rimane?
  • Quali corridoi vengono interrotti?
  • Quanta costa resta disponibile per il verde?
  • Quale pressione aumenta?

È questo effetto cumulativo che una visione strategica deve riuscire a vedere.

Un Masterplan ecologico della Litoranea

Per questo Salerno Verde propone che, prima di procedere attraverso trasformazioni frammentarie, venga costruito un:

Masterplan Ecologico della Litoranea Orientale

Non necessariamente un nuovo strumento urbanistico autonomo. Può essere un quadro strategico capace di indicare preventivamente:

  • struttura verde;
  • struttura blu;
  • alberature;
  • corridoi;
  • suolo da preservare;
  • aree da deimpermeabilizzare;
  • mobilità lenta;
  • accessi;
  • funzioni sportive;
  • aree naturalistiche;
  • rapporti con gli interventi urbanistici.

Prima il disegno generale poi i singoli progetti.

La struttura viene prima delle opere

Il Masterplan dovrebbe stabilire prima di tutto ciò che deve rimanere continuo.

Immaginiamo di tracciare sulla carta:

  • la fascia verde costiera;
  • il corridoio del Fuorni;
  • i collegamenti verso i quartieri;
  • le grandi aree alberate;
  • le superfici permeabili strategiche.

Questi elementi diventano la struttura. Le altre funzioni devono adattarsi e non viceversa.

Un parco costruito nel tempo

Naturalmente una trasformazione di questa scala non può essere realizzata tutta insieme.

Dovrà essere costruita per fasi.

FASE 1 – CONOSCERE Ricostruzione di proprietà, destinazioni, progetti e permeabilità.

FASE 2 – PROTEGGERE Individuazione delle superfici strategiche ancora libere.

FASE 3 – CONNETTERE Realizzazione dei primi percorsi e corridoi.

FASE 4 – DEIMPERMEABILIZZARE Recupero di superfici artificializzate.

FASE 5 – FORESTARE Costruzione progressiva della copertura arborea.

FASE 6 – INTEGRARE Connessione con sport, mobilità, balneazione e servizi.

FASE 7 – MONITORARE Verifica del saldo ecologico nel tempo.

La prima regola: non perdere altro spazio strategico

Mentre il Masterplan viene costruito, però, le trasformazioni continuano. Serve quindi un principio preventivo simile a quello proposto per Bellaria: le superfici necessarie alla futura continuità ecologica devono essere individuate e protette prima che vengano compromesse.

Non significa bloccare tutta la zona orientale, significa sapere quali spazi non possiamo permetterci di perdere.

La seconda regola: recuperare il già artificializzato

La zona orientale possiede anche grandi superfici già impermeabilizzate. Prima di consumare nuovo suolo dobbiamo verificare quanto possa essere:

  • riorganizzato;
  • riutilizzato;
  • deimpermeabilizzato;
  • alberato.

È qui che Salerno Verde applica concretamente il principio: rigenerare prima di espandere.

La terza regola: ogni nuova opera deve portare verde

Non verde ornamentale ma che svolga una funzione ecologica misurabile.

Ogni nuova attrezzatura pubblica dovrebbe contribuire alla rete attraverso almeno alcuni elementi:

  • alberi;
  • permeabilità;
  • gestione dell'acqua;
  • connessioni;
  • ombra.

Il verde smette così di essere un costo accessorio e diventa infrastruttura obbligatoria della trasformazione urbana.

Il laboratorio della Salerno del 2050

Proprio perché la Litoranea Orientale non presenta la stessa densità e rigidità della città centrale in ogni sua parte, può diventare il luogo nel quale sperimentare su scala significativa:

  • foresta urbana;
  • depaving;
  • città-spugna;
  • parcheggi verdi;
  • mobilità pedonale;
  • ciclabilità;
  • biodiversità;
  • sport nel verde;
  • energia;
  • gestione delle acque.

Una specie di laboratorio urbano a cielo aperto.

Non una nuova centralità mineralizzata

La zona orientale può certamente acquisire nuove funzioni e maggiore centralità ma Salerno Verde propone che questa nuova centralità non venga costruita replicando modelli fortemente mineralizzati.

Non una seconda città di grandi piazze dure, parcheggi e superfici asfaltate. Piuttosto una centralità nella quale: più funzioni urbane significhino anche più natura.

Sarebbe un modello nuovo per Salerno.

Il Parco del Mare

Gli allegati analitici del PUC utilizzano già in più punti lungo via Allende la denominazione “Parco del mare” per diverse aree.

Salerno Verde potrebbe recuperare questa espressione in un significato più ampio.

Non come semplice denominazione di singole aree ma come identità del grande sistema:

Parco del Mare – Litoranea Orientale

all'interno del Corridoio Verde Costiero.

Una denominazione capace di comunicare un'idea semplice: il mare non termina sulla spiaggia; entra nella struttura verde della città.

Non una vetrina, ma spazio quotidiano

Anche qui dobbiamo evitare che la trasformazione venga letta soltanto attraverso il turismo.

La Litoranea deve essere prima di tutto uno spazio utilizzabile quotidianamente dai salernitani.

  • Per camminare.
  • Fare sport.
  • Andare al mare.
  • Portare i bambini.
  • Pedalare.
  • Incontrarsi.
  • Stare all'ombra.

La qualità del progetto si misurerà soprattutto in un normale pomeriggio estivo non nel giorno dell'inaugurazione.

La prova del 2050

Immaginiamo la zona tra venticinque anni con gli alberi piantati oggi che hanno raggiunto dimensioni significative, i grandi parcheggi sono diventati permeabili e ombreggiati, il Fuorni entra nella rete ecologica, una successione di verde collega i quartieri al mare, le stazioni della metropolitana sono porte del parco, le attrezzature sportive sono immerse in una struttura vegetale, la passeggiata costiera possiede ombra, una parte dell'acqua piovana viene trattenuta localmente.

È una possibilità non una previsione. Ma proprio perché questa possibilità esiste, ogni decisione presa oggi dovrebbe essere valutata anche rispetto a una domanda: ci avvicina oppure ci allontana da quella Litoranea?

L'occasione che non possiamo perdere due volte

C'è infine una considerazione politica. La pianificazione comunale aveva già immaginato per quest'area una fascia verde e un Parco Attrezzato della Litoranea Orientale; le NTA vigenti continuano a conservarne esplicitamente il riferimento. Questo significa che la questione non è più soltanto proporre una nuova idea.

Dobbiamo anche chiederci perché una visione presente da così tanto tempo non sia ancora diventata, almeno nella percezione della città, una grande infrastruttura verde continua e riconoscibile.

La risposta richiederà ricerca, Atti, Cronologie, Progetti.

Non anticipiamo conclusioni ma la domanda deve rimanere.

La scelta della zona orientale

Per Salerno Verde la Litoranea Orientale può diventare il luogo nel quale la città dimostra che crescita urbana e crescita del costruito non sono necessariamente la stessa cosa.

Possiamo trasformare un territorio aggiungendo:

  • alberi;
  • suolo;
  • biodiversità;
  • ombra;
  • acqua;
  • spazio pubblico.

Possiamo produrre valore senza necessariamente produrre nuova impermeabilizzazione. Possiamo costruire infrastrutture che abbiano una parte viva.

Il futuro non è ancora scritto

La zona orientale è già profondamente trasformata ed altre trasformazioni arriveranno. Non proponiamo di tornare a un paesaggio che non esiste più. Proponiamo qualcosa di diverso: utilizzare ciò che è ancora possibile decidere per costruire una città migliore.

Conservare il suolo ancora strategico, recuperare quello degradato, connettere ciò che è frammentato, piantare oggi la foresta costiera del 2050. restituire spazio all'acqua, portare i quartieri verso il mare.

E fare di un vecchio concetto urbanistico — il Parco Attrezzato della Litoranea Orientale — qualcosa di più ambizioso: una grande infrastruttura verde e blu capace di diventare il principale laboratorio climatico della Salerno futura.

Perché se esiste ancora una parte della città nella quale possiamo progettare il verde prima che tutti gli spazi siano definitivamente occupati, quella possibilità non deve essere considerata un vuoto da riempire.

Deve essere considerata ciò che realmente è: un'occasione da non perdere.