Linux continua a uscire dai computer per diventare una componente sempre più importante delle infrastrutture che utilizziamo quotidianamente. Questa volta tocca ai camion e agli autobus: TRATON GROUP ha annunciato l'espansione della propria piattaforma software TRATON ONE OS attraverso una collaborazione con Red Hat e l'utilizzo di Linux come base tecnologica comune per i futuri veicoli commerciali.
TRATON è il gruppo automobilistico al quale appartengono marchi come Scania, MAN, International e Volkswagen Truck & Bus. L'obiettivo è costruire progressivamente una piattaforma software comune capace di essere utilizzata sui veicoli dei differenti marchi, semplificando sviluppo, manutenzione e integrazione delle nuove funzioni.
All'interno di questa strategia TRATON prevede di incorporare Red Hat In-Vehicle Operating System, piattaforma Linux progettata specificamente per il settore automobilistico.
È un altro segnale di una trasformazione che sta modificando profondamente l'automobile.
Per decenni un veicolo è stato soprattutto una macchina meccanica alla quale venivano progressivamente aggiunti componenti elettronici. Oggi il rapporto tende quasi a invertirsi: un numero crescente di funzioni dipende dal software e le case automobilistiche parlano ormai apertamente di software-defined vehicle, veicoli definiti dal software.
Motore, batterie, gestione energetica, infotainment, sistemi di assistenza alla guida, diagnostica, comunicazioni e numerose altre funzioni vengono coordinate da decine di computer distribuiti all'interno del mezzo.
Questo modello crea però un problema.
Ogni centralina può utilizzare hardware, sistema operativo, protocolli e strumenti di sviluppo differenti. Integrare tutto significa quindi mantenere una quantità enorme di software e interfacce per molti anni, spesso molto più a lungo del normale ciclo di vita di uno smartphone o di un computer.
TRATON vuole affrontare questa complessità costruendo una base maggiormente condivisa.
Linux diventa interessante proprio perché offre una piattaforma matura, adattabile a differenti architetture hardware e sostenuta da un ecosistema tecnologico enormemente più vasto di quello che potrebbe essere sviluppato autonomamente da una singola casa automobilistica.
Il gruppo parla esplicitamente di tecnologie aperte, interfacce standardizzate e approcci basati sui container, con l'obiettivo di rendere più semplice anche il lavoro dei fornitori che devono integrare componenti nella piattaforma.
C'è inoltre una caratteristica particolarmente importante per un camion o un autobus: il ciclo di vita.
Un veicolo commerciale può rimanere operativo per molti anni e il software deve quindi poter essere corretto, aggiornato e mantenuto molto tempo dopo la vendita.
TRATON sostiene che una base Linux comune dovrebbe rendere più semplice mantenere, mettere in sicurezza e aggiornare determinate funzioni durante la vita del veicolo.
Ma qui è necessaria una distinzione importante.
La presenza di Linux non significa automaticamente che il software dell'intero veicolo diventi libero.
Linux è distribuito con licenza GPL e una parte delle tecnologie utilizzate può essere open source, ma sopra questa base possono esistere applicazioni proprietarie, firmware chiusi, servizi remoti e componenti sui quali il proprietario del veicolo non possiede alcun controllo.
Lo stesso annuncio chiarisce che TRATON mantiene la responsabilità dell'architettura complessiva di TRATON ONE OS, della sicurezza del veicolo, della conformità normativa e delle funzioni destinate al cliente.
È quindi più corretto parlare di una piattaforma automobilistica costruita anche attraverso tecnologie open source, piuttosto che di un camion completamente basato sul Software Libero.
La distinzione può sembrare terminologica, ma diventerà sempre più importante.
Quando il software controlla una parte crescente delle funzioni di un'automobile, dobbiamo infatti cominciare a porci le stesse domande che abbiamo imparato a porci per computer e smartphone.
Chi controlla quel software?
Per quanto tempo riceverà aggiornamenti?
È possibile riparare il veicolo senza dipendere esclusivamente dal produttore?
Un'officina indipendente potrà accedere alle informazioni necessarie per effettuare diagnosi e manutenzione?
E cosa accadrà quando il produttore deciderà di interrompere un determinato servizio digitale?
Sono questioni che riguardano direttamente anche il diritto alla riparazione.
Un camion perfettamente funzionante dal punto di vista meccanico non dovrebbe diventare inutilizzabile perché una componente software non viene più mantenuta o perché un servizio remoto è stato disattivato.
Da questo punto di vista l'utilizzo di Linux e di standard aperti può rappresentare una base tecnologica favorevole, ma non costituisce da solo una garanzia.
La libertà dell'utente dipenderà anche dalle licenze degli altri componenti, dall'accessibilità della documentazione, dalla disponibilità delle interfacce diagnostiche e dalle politiche adottate dai produttori.
Esiste infine un'altra considerazione interessante.
Per molti anni GNU/Linux è stato raccontato soprattutto attraverso la domanda: quanti computer desktop utilizzano Linux?
È una misura sempre meno sufficiente per comprenderne l'importanza.
Linux gestisce server, infrastrutture cloud, supercomputer, router, televisori, dispositivi embedded, sistemi industriali e una quantità enorme di apparecchiature nelle quali spesso l'utente non vede nemmeno il sistema operativo.
Ora sta diventando una componente fondamentale anche della trasformazione dell'automobile in una piattaforma informatica.
Il fatto che uno dei maggiori gruppi mondiali dei veicoli commerciali scelga Linux come fondamento tecnologico comune mostra ancora una volta quanto il kernel nato nel 1991 sia diventato infrastruttura dell'informatica contemporanea.
Ma per il movimento del Software Libero il successo tecnico non dovrebbe essere il punto di arrivo.
La vera domanda sarà se la crescente presenza di Linux nei veicoli porterà anche maggiore apertura, interoperabilità, possibilità di riparazione e controllo da parte di chi quei veicoli li acquista e li utilizza.
Perché avere Linux sotto il cofano è certamente interessante.
Avere anche la libertà di controllare la tecnologia che governa il proprio veicolo sarebbe molto di più.