Quando si parla di Software Libero, spesso si pensa a comunità di sviluppatori indipendenti, piccole associazioni o singoli appassionati. In realtà, il software libero è oggi al centro di scelte tecnologiche strategiche di organismi internazionali di primissimo livello. Uno dei casi più emblematici è quello delle Nazioni Unite (ONU), che hanno riconosciuto nell’adozione di soluzioni aperte un valore politico, economico e culturale.
L’ONU è composta da decine di agenzie specializzate che operano nei settori più diversi: dalla salute all’agricoltura, dall’educazione alla cooperazione internazionale. Tutte hanno in comune l’esigenza di ridurre i costi, assicurare interoperabilità tra sistemi diversi e garantire trasparenza nei processi decisionali e nei dati raccolti.
Ecco i principali motivi che spingono l’ONU verso il Software Libero:
Indipendenza tecnologica
Non legarsi a fornitori unici di software proprietario significa garantire sovranità digitale e libertà di scelta tecnologica, soprattutto per i Paesi membri meno sviluppati.Risparmio economico
I costi di licenza proprietaria, su scala ONU, si tradurrebbero in miliardi di dollari. Il Software Libero permette di reinvestire risorse in progetti umanitari e di sviluppo sostenibile.Trasparenza e fiducia
Un codice aperto può essere verificato da chiunque, riducendo i rischi di backdoor, manipolazioni e controlli occulti. Questo è fondamentale in ambiti delicati come la salute pubblica o la raccolta di dati ambientali.Collaborazione globale
Gli strumenti liberi possono essere adattati, tradotti e condivisi fra Paesi diversi, senza barriere linguistiche o economiche. Questo stimola cooperazione e sviluppo locale.
Dove viene usato il Software Libero nelle agenzie ONU
🔹 UNESCO (Educazione, Scienza e Cultura)
L’UNESCO promuove attivamente l’uso del Software Libero nei sistemi educativi. La logica è semplice: il sapere deve essere accessibile a tutti, senza barriere economiche o tecnologiche. Negli ultimi anni ha sostenuto progetti di digitalizzazione e piattaforme educative basate su strumenti open source, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
🔹 UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo)
Il Programma di Sviluppo ONU finanzia soluzioni tecnologiche libere per aiutare governi locali a modernizzare la pubblica amministrazione, migliorare la gestione dei dati e promuovere start-up innovative nei settori sociali.
🔹 WHO/OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)
La raccolta e l’analisi dei dati sanitari globali sarebbe impensabile senza strumenti interoperabili. L’OMS utilizza software libero per piattaforme di monitoraggio delle epidemie, database aperti e strumenti di analisi epidemiologica.
🔹 FAO (Alimentazione e Agricoltura)
La FAO gestisce banche dati gigantesche su risorse agricole, alimentari ed ambientali. Molti di questi sistemi sono basati su software libero, garantendo accesso anche a Paesi con risorse economiche ridotte e senza dipendenza da licenze onerose.
🔹 OICT (Ufficio ONU per le Tecnologie Informatiche e della Comunicazione)
È la “cabina di regia” digitale dell’ONU. L’OICT spinge per l’adozione di standard aperti e software libero come strumenti per migliorare sicurezza informatica, interoperabilità tra le agenzie e ottimizzazione delle risorse.
Impatti concreti: numeri e scenari
Risparmio economico stimato: diversi studi indipendenti (inclusi quelli della Commissione Europea) mostrano che l’uso di software libero può ridurre i costi del 30–40% rispetto alle soluzioni proprietarie. Applicato su scala ONU, significa centinaia di milioni di dollari all’anno liberati per missioni umanitarie.
Capacità di adattamento locale: nei Paesi del Sud del mondo, adattare un software libero (per lingua, alfabetizzazione o esigenze specifiche) costa infinitamente meno che acquistare e mantenere licenze di software proprietario.
Sicurezza strategica: le agenzie ONU che trattano dati sensibili (sanità, ambiente, diritti umani) non possono permettersi di dipendere da software proprietario sviluppato da aziende private, spesso legate a interessi geopolitici.
L’ONU come modello globale
La scelta dell’ONU di adottare il Software Libero è politica prima ancora che tecnica. Significa affermare che la conoscenza deve essere condivisa e che le infrastrutture digitali devono servire all’umanità nel suo insieme, non agli interessi di pochi.
Per chi crede nella cultura libera, questo è un segnale fortissimo: se persino un organismo internazionale che rappresenta 193 Paesi ritiene strategico il Software Libero, vuol dire che non si tratta di un’alternativa marginale, ma di un pilastro per il futuro.
Il caso ONU ci mostra come il Software Libero sia ormai parte integrante delle strategie di governance globale. Risparmio, sicurezza, indipendenza, condivisione: valori che non appartengono solo al mondo informatico, ma al cuore stesso della missione delle Nazioni Unite.
Dopo l’ONU, anche l’Unione Europea (UE) rappresenta un esempio importante di come il Software Libero sia ormai parte integrante delle strategie politiche, economiche e tecnologiche di istituzioni di alto livello. Da oltre vent’anni, infatti, Bruxelles e gli Stati membri promuovono l’adozione di soluzioni aperte per ridurre i costi, rafforzare la sovranità digitale e garantire interoperabilità tra i diversi Paesi.
La visione europea: sovranità digitale e indipendenza
In un mondo sempre più dipendente dalle tecnologie, l’UE ha compreso che affidarsi esclusivamente a software proprietario prodotto da aziende extraeuropee comporta rischi enormi:
Dipendenza tecnologica da pochi fornitori (soprattutto statunitensi e cinesi).
Costi elevatissimi di licenze e aggiornamenti, sostenuti da milioni di postazioni pubbliche e private.
Problemi di trasparenza e sicurezza dei dati sensibili di governi e cittadini.
Per questo la Commissione Europea ha inserito il Software Libero nel cuore della sua strategia di sovranità digitale.
Iniziative concrete dell’UE a favore del Software Libero
🔹 EU-FOSSA (Free and Open Source Software Auditing)
Avviato nel 2014 dal Parlamento Europeo, EU-FOSSA ha finanziato la revisione e l’audit di progetti open source cruciali per la sicurezza dell’Unione, come OpenSSL (utilizzato per la cifratura su internet) e Apache HTTP Server.
🔹 Open Source Programme Office (OSPO)
Dal 2021 la Commissione Europea si è dotata di un proprio ufficio per il software open source, con l’obiettivo di:
coordinare le iniziative delle varie direzioni generali,
favorire il rilascio di software della Commissione come open source,
promuovere la collaborazione con le comunità di sviluppatori.
🔹 Linee guida e normative
Il Framework for Open Source Software e le Linee guida AgID in Italia derivano direttamente dalle politiche europee, che chiedono di privilegiare software libero e standard aperti nella pubblica amministrazione.
🔹 Portale Joinup (joinup.ec.europa.eu)
La Commissione ha creato una piattaforma collaborativa che raccoglie centinaia di progetti open source sviluppati o adottati da governi europei: strumenti per la gestione documentale, portali web, software per la trasparenza amministrativa.
Esempi nazionali: l’Europa che sceglie il libero
Francia: la Gendarmerie Nationale ha migrato oltre 80.000 postazioni a Linux e software libero, risparmiando decine di milioni di euro.
Germania: la città di Monaco di Baviera (caso LiMux) ha dimostrato la fattibilità tecnica di una migrazione totale, aprendo il dibattito europeo sull’indipendenza digitale.
Italia: grazie al Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), le PA hanno l’obbligo di valutare soluzioni libere prima di acquistare software proprietario.
Benefici economici e strategici
Secondo uno studio della Commissione Europea del 2021, l’impatto economico dell’open source in Europa è enorme:
oltre €65 miliardi di contributo annuo al PIL,
più di 3 milioni di sviluppatori attivi,
un effetto positivo paragonabile a quello dei principali settori industriali.
Se gli Stati membri aumentassero del 10% l’uso di software libero, l’UE potrebbe guadagnare quasi 100 miliardi di euro in crescita economica entro il 2030.
L’UE come laboratorio politico globale
Il modello europeo dimostra che il Software Libero non è solo una scelta tecnica, ma una politica industriale e di sicurezza strategica. Con l’adozione di soluzioni aperte, l’UE punta a creare un ecosistema tecnologico più sostenibile, competitivo e indipendente dai giganti del software proprietario.
📌 Conclusione
L’esperienza dell’Unione Europea conferma che il Software Libero è un pilastro della sovranità digitale e un elemento chiave per l’innovazione. Ciò che nasce come progetto comunitario di sviluppatori diventa così uno strumento politico per garantire democrazia, trasparenza e competitività economica.
Quando pensiamo alla NASA, immaginiamo missioni spaziali, satelliti e astronauti. Ma dietro ogni lancio e ogni scoperta scientifica c’è un’enorme infrastruttura digitale. E gran parte di questa tecnologia si basa su Software Libero e Open Source.
Perché la NASA sceglie il Software Libero
La NASA gestisce dati enormi, missioni ad altissima complessità e sistemi critici per la sicurezza. Il Software Libero è una scelta strategica per diversi motivi:
Affidabilità e trasparenza
Il codice aperto può essere verificato e migliorato da scienziati e ingegneri di tutto il mondo. Questo riduce il rischio di errori e aumenta la sicurezza.Indipendenza tecnologica
La NASA non può permettersi di dipendere da software proprietario di singole aziende: l’open source garantisce continuità anche se un fornitore sparisce.Collaborazione globale
Progetti open source possono essere condivisi con università, centri di ricerca e partner internazionali senza barriere legali o economiche.Risparmio economico
Ogni dollaro risparmiato su licenze può essere investito in ricerca, innovazione e missioni scientifiche.
Software Libero utilizzato e rilasciato dalla NASA
🔹 NASA WorldWind
Un sistema open source di visualizzazione geospaziale, simile a Google Earth, ma libero. Utilizzato da università, ricercatori e agenzie governative.
🔹 GMAT (General Mission Analysis Tool)
Strumento di analisi delle traiettorie di missioni spaziali. Viene usato per pianificare orbite e manovre, ed è disponibile liberamente per la comunità scientifica.
🔹 OpenMDAO
Framework di ottimizzazione multidisciplinare usato per progettare veicoli spaziali, aeroplani e sistemi complessi.
🔹 Core Flight System (cFS)
Architettura software modulare per sistemi di volo spaziale, sviluppata per essere riutilizzata in diverse missioni.
🔹 F´ (F Prime)
Framework open source usato nel 2020 per il controllo del Mars Helicopter Ingenuity, il primo drone a volare su Marte.
Collaborazioni e impatto scientifico
Università e centri di ricerca in tutto il mondo utilizzano il software libero rilasciato dalla NASA per simulazioni, modelli e ricerca accademica.
Molti strumenti sono diventati standard de facto nella comunità scientifica.
L’uso di open source permette a Paesi senza grandi budget spaziali di accedere a strumenti di livello altissimo, stimolando cooperazione internazionale.
Numeri e benefici concreti
La NASA rilascia ogni anno centinaia di progetti open source attraverso il proprio portale ufficiale (code.nasa.gov)
Oltre 500 software liberamente scaricabili, dai sistemi di analisi delle missioni a strumenti di realtà virtuale e intelligenza artificiale.
Risparmio stimato in milioni di dollari grazie al riuso interno e alla collaborazione con la comunità scientifica
Il caso NASA dimostra come il Software Libero non sia solo utile a livello locale o accademico, ma possa diventare il cuore della ricerca spaziale e dell’esplorazione interplanetaria. L’open source non è solo una scelta tecnica: è il linguaggio della collaborazione globale, che permette all’umanità di guardare più lontano, insieme.
Il CERN, il grande laboratorio europeo di fisica delle particelle, è conosciuto soprattutto per i suoi esperimenti titanici come l’acceleratore LHC e per le scoperte fondamentali nel campo della fisica moderna. Ma c’è un’altra eredità, forse meno spettacolare ma altrettanto rivoluzionaria, che questo luogo porta con sé: la cultura dell’apertura.
È al CERN che, nel 1989, Tim Berners-Lee inventò il World Wide Web per facilitare la condivisione delle informazioni tra scienziati. Non fu soltanto un’invenzione tecnica, ma un gesto culturale: il web fu rilasciato in forma libera, senza brevetti né licenze restrittive, permettendo a chiunque di usarlo e svilupparlo. È difficile immaginare oggi un mondo senza questa scelta.
Quella stessa filosofia – condividere per moltiplicare – permea ancora il lavoro del CERN. Non solo scienza, ma anche software, dati e conoscenza vengono messi a disposizione della comunità globale.
Software libero nato al CERN
Per analizzare le immense quantità di dati generate dagli esperimenti, il CERN ha sviluppato strumenti che oggi sono utilizzati ben oltre i confini della fisica delle particelle.
ROOT – una piattaforma di analisi statistica e scientifica, fondamentale per gestire e interpretare petabyte di dati. Oggi è adottata anche in medicina, ingegneria e finanza.
Geant4 – una libreria per la simulazione del passaggio delle particelle attraverso la materia. Utilizzata non solo in fisica, ma anche per la ricerca medica, ad esempio nella radioterapia.
LHC Computing Grid – una rete mondiale di calcolo distribuito basata su software libero, che collega centinaia di centri di ricerca e consente un’elaborazione dei dati altrimenti impossibile.
CERN OpenData Portal – un archivio pubblico dove vengono messi a disposizione dataset completi degli esperimenti, insieme a strumenti per analizzarli e comprenderli.
Oltre a questi progetti, il CERN ha contribuito allo sviluppo e al consolidamento di sistemi operativi e linguaggi di programmazione come Linux e Python, divenuti ormai strumenti quotidiani in tutto il mondo.
La portata di queste scelte va ben oltre la fisica. Senza il CERN e la sua visione aperta, probabilmente oggi non avremmo né il web come lo conosciamo, né molte delle tecnologie che usiamo nei campi più diversi: dalla medicina all’intelligenza artificiale, dalla simulazione industriale alle telecomunicazioni.
La logica è semplice e potente: condividere ciò che si crea accelera l’innovazione, moltiplica le opportunità e rende la conoscenza un bene comune.
Potrebbe sembrare azzardato confrontare un laboratorio scientifico internazionale con una realtà locale come Hop Frog ::: libera associazione. Eppure c’è un filo rosso che unisce queste esperienze: la convinzione che il sapere, quando resta aperto, produce comunità.
Così come il CERN mette a disposizione software e dati a beneficio di tutti, anche a livello locale è possibile promuovere strumenti liberi, piattaforme aperte e pratiche collaborative. La scala è diversa, ma la filosofia è la stessa: creare ambienti in cui le persone non siano semplici utenti passivi, ma protagonisti attivi della conoscenza.
Il CERN non è solo il luogo dove si esplora la natura più profonda della materia: è un simbolo di ciò che la scienza e la tecnologia possono essere quando si scelgono la trasparenza, la collaborazione e la condivisione.
Dall’invenzione del web ai progetti di software libero, dalla gestione dei dati aperti alle reti globali di calcolo, la sua lezione è chiara: il futuro appartiene a chi costruisce ponti, non muri.
E questa è una lezione che possiamo raccogliere ovunque, anche qui, ogni volta che scegliamo strumenti liberi e pratiche aperte per condividere, imparare e crescere insieme.
Wikipedia è uno dei progetti più conosciuti e usati al mondo, al punto che molti la considerano “l’enciclopedia universale” del nostro tempo. Oltre 60 milioni di voci in centinaia di lingue, miliardi di accessi ogni mese, una comunità globale di volontari che la aggiorna e la cura. Ma l’eredità più importante di Wikipedia non è solo la mole immensa di informazioni: è la cultura dell’apertura che ne ha reso possibile la nascita e la crescita.
Fin dall’inizio, nel 2001, Wikipedia è stata costruita su un principio chiaro: la conoscenza appartiene a tutti, e deve essere liberamente accessibile. Per questo i contenuti sono rilasciati con licenze libere (CC-BY-SA), che ne permettono la copia, la modifica e la diffusione. Ma non è solo una questione di testi: anche la tecnologia che sorregge Wikipedia è aperta. Il software che la fa funzionare, MediaWiki, è libero e scaricabile da chiunque, pronto per essere installato e adattato a progetti diversi.
Software libero nato da Wikimedia
Il cuore tecnologico di Wikipedia e dei suoi progetti fratelli è appunto MediaWiki, sviluppato e mantenuto dalla Wikimedia Foundation, e rilasciato come software libero. È grazie a questa scelta che migliaia di altre piattaforme — dalle enciclopedie locali alle basi di conoscenza interne di aziende e istituzioni — possono utilizzare la stessa infrastruttura.
Ma Wikimedia ha sviluppato e promosso anche altri strumenti e risorse aperte:
Wikidata – un grande database libero e collaborativo, che raccoglie dati strutturati utilizzati in migliaia di applicazioni.
Wikimedia Commons – un archivio immenso di immagini, video e suoni, tutti con licenza libera.
Wikisource, Wikibooks, Wikiversity – progetti che applicano lo stesso principio di Wikipedia ad altri ambiti del sapere.
Strumenti tecnici come librerie, API e bot per gestire i contenuti, messi a disposizione della comunità di sviluppatori.
Dalla cultura digitale al quotidiano
L’impatto di Wikipedia e del software libero di Wikimedia va ben oltre la tecnologia.
Educazione: Wikipedia è spesso la prima fonte consultata da studenti e insegnanti in tutto il mondo, offrendo un accesso immediato e gratuito a informazioni di base.
Accessibilità: in molti Paesi, soprattutto in via di sviluppo, Wikipedia rappresenta l’unica enciclopedia disponibile, grazie a progetti come Wikipedia Zero che hanno reso il sito consultabile senza costi di connessione.
Collaborazione globale: la comunità che alimenta Wikipedia è un esperimento sociale senza precedenti, un laboratorio di scrittura collettiva e di democrazia digitale.
Wikipedia non è soltanto un sito web: è un simbolo del potere del Software Libero applicato alla conoscenza. Senza MediaWiki e senza la scelta delle licenze libere, non sarebbe mai nata una delle più grandi opere collettive della storia umana.
La sua lezione è chiara: aprire il sapere significa moltiplicarlo. Ogni voce scritta, ogni immagine condivisa, ogni software rilasciato in forma libera diventa parte di un patrimonio comune che cresce con noi.
E questa lezione possiamo raccoglierla ovunque, anche qui: ogni volta che scegliamo strumenti liberi e contenuti aperti, stiamo costruendo — come Wikipedia — un bene comune che nessun muro potrà mai rinchiudere.
Quando si parla di sicurezza nazionale, le scelte tecnologiche diventano strategiche quanto quelle militari. Nessun Paese può affidare i propri sistemi di difesa a software proprietario sviluppato da aziende estere, spesso legate a interessi geopolitici differenti. È per questo che molti ministeri della Difesa nel mondo hanno scelto il Software Libero — e in particolare Linux — come base dei propri sistemi critici.
Linux come scelta strategica
Le caratteristiche che rendono Linux adatto agli ambienti di difesa sono chiare:
Trasparenza del codice: permette di verificare l’assenza di backdoor e vulnerabilità nascoste.
Sicurezza: la comunità open source corregge rapidamente bug ed exploit, garantendo maggiore affidabilità.
Adattabilità: Linux può essere personalizzato per sistemi radar, droni, sottomarini o reti di comando e controllo.
Indipendenza: nessun vincolo verso fornitori unici, né costi di licenza.
Esperienze internazionali
Stati Uniti: il Dipartimento della Difesa utilizza distribuzioni Linux in vari settori. Il sistema operativo Red Hat Enterprise Linux è certificato per usi governativi, mentre Linux è alla base di supercomputer e infrastrutture militari.
Russia: ha sviluppato una propria distribuzione, Astra Linux, utilizzata da forze armate e pubblica amministrazione, considerata sicura e certificata a livello nazionale.
Cina: ha creato sistemi Linux proprietari per ridurre la dipendenza da software straniero, con distribuzioni dedicate alla sicurezza informatica e al settore militare.
Germania: le forze armate tedesche hanno adottato Linux per diversi sistemi di comando, controllo e sicurezza delle comunicazioni.
L’esperienza italiana
Anche in Italia, il Ministero della Difesa ha compreso l’importanza strategica del Software Libero. Dal 2012 è in corso un processo di adozione di Linux in vari ambiti:
Infrastrutture informatiche interne: l’adozione di software libero riduce i costi e migliora la sicurezza delle reti militari.
Progetto LibreDifesa: avviato nel 2015, ha portato alla sostituzione progressiva di software proprietario con soluzioni libere (ad esempio LibreOffice) su migliaia di postazioni.
Distribuzione interna basata su Linux: sperimentata per garantire maggiore controllo sul codice e indipendenza tecnologica.
L’Italia, pur tra difficoltà burocratiche e lentezze tipiche della Pubblica Amministrazione, ha dimostrato di voler seguire la strada intrapresa da altri Paesi: meno licenze costose, più autonomia e maggiore sicurezza.
Dalla sicurezza militare alla sicurezza digitale quotidiana
Queste scelte dimostrano un principio universale: controllare il software significa controllare la propria indipendenza.
Se vale per un ministero della Difesa, vale anche per un cittadino, un’associazione, una comunità. Usare strumenti liberi non è solo un fatto tecnico: è un atto di sovranità digitale.
Dai droni al desktop, dai radar ai documenti interni, Linux si rivela la scelta più affidabile quando si parla di sicurezza.
Le esperienze di Stati Uniti, Russia, Cina, Germania e Italia lo confermano: il Software Libero è ormai parte integrante della strategia di difesa globale.
E qui, a livello locale, la lezione è la stessa: se vogliamo comunità digitalmente indipendenti, dobbiamo scegliere strumenti che garantiscano trasparenza, libertà e controllo. In una parola: liberi.
L’educazione è il luogo dove si costruisce il futuro di una società. E le tecnologie che mettiamo nelle mani di studenti e docenti non sono mai neutre: possono aprire orizzonti di libertà e conoscenza, oppure rinchiudere in gabbie di dipendenza da software proprietari. Per questo sempre più scuole e università nel mondo scelgono il Software Libero, non solo per motivi economici, ma per ragioni culturali e pedagogiche.
Perché il Software Libero a scuola
Le ragioni che spingono verso l’adozione del Software Libero nell’istruzione sono molteplici:
Risparmio economico: le istituzioni scolastiche spesso hanno budget limitati; eliminare i costi di licenza significa liberare risorse per la didattica.
Accessibilità: gli studenti possono installare gli stessi strumenti anche a casa, senza costi aggiuntivi.
Formazione critica: il codice aperto permette non solo di usare, ma anche di capire come funziona il software, stimolando la creatività e la competenza tecnica.
Indipendenza: non legare la formazione a un marchio significa dare agli studenti libertà di scelta nel loro futuro professionale.
Esperienze internazionali
India: ha promosso a livello nazionale l’adozione di Linux e LibreOffice nelle scuole, fornendo migliaia di postazioni con software libero.
Brasile: fin dai primi anni 2000 ha reso l’open source una politica educativa, con distribuzioni Linux dedicate al mondo scolastico.
Germania: diverse regioni hanno adottato software libero nelle scuole pubbliche, con particolare attenzione alla privacy degli studenti.
Spagna: l’Andalusia e l’Estremadura hanno sviluppato distribuzioni Linux regionali per uso educativo (Guadalinex, LinEx).
L’esperienza italiana
Anche in Italia ci sono stati passi importanti:
Progetto LibreUmbria: ha introdotto LibreOffice in scuole e pubbliche amministrazioni della regione Umbria, con significativi risparmi e formazione.
Università di Bologna e Pisa: utilizzano e promuovono software open source per la ricerca scientifica, la didattica e i servizi digitali agli studenti.
Scuole superiori e istituti tecnici: numerosi progetti locali hanno adottato Linux, Arduino e software libero come strumenti per insegnare informatica, robotica ed elettronica.
Software libero per la ricerca universitaria
Nelle università, il software libero è diventato parte integrante della ricerca:
Moodle e Open edX come piattaforme di e-learning.
Open Journal Systems (OJS) per pubblicazioni scientifiche ad accesso aperto.
R, Octave, Python per la ricerca scientifica e statistica.
LaTeX per la stesura di tesi, articoli e pubblicazioni.
Grazie a questi strumenti, la ricerca diventa più trasparente, verificabile e accessibile, in linea con i principi dell’Open Science.
Dal laboratorio alla comunità
Le scuole e le università non sono solo luoghi di formazione: sono comunità. E come ogni comunità, hanno bisogno di strumenti che promuovano collaborazione e crescita condivisa. Il Software Libero non solo riduce costi, ma educa a una cittadinanza digitale consapevole, dove gli studenti non sono consumatori passivi ma protagonisti attivi della conoscenza.
Adottare il Software Libero nelle scuole e nelle università significa investire in un futuro più libero, più equo e più innovativo. È un gesto che non riguarda soltanto la tecnologia, ma la visione della società che vogliamo costruire.
Se vogliamo cittadini capaci di creare, comprendere e condividere, allora dobbiamo partire da qui: offrire loro strumenti liberi, aperti e inclusivi. Perché la libertà digitale si impara sui banchi di scuola.
La Pubblica Amministrazione è il cuore pulsante dei servizi di uno Stato: gestisce dati sensibili, eroga servizi ai cittadini, conserva archivi storici e legali. Per questo le scelte tecnologiche delle istituzioni non sono mai neutre.
Affidarsi a software proprietario significa spesso pagare costi elevati e dipendere da pochi grandi fornitori internazionali. Scegliere il Software Libero, invece, significa garantire trasparenza, indipendenza e risparmio.
Perché il Software Libero nella PA
Le ragioni per cui la Pubblica Amministrazione dovrebbe adottare soluzioni libere sono molteplici:
Risparmio economico: eliminare le licenze proprietarie permette di liberare risorse da destinare a servizi pubblici.
Sovranità digitale: uno Stato non può dipendere interamente da software stranieri, spesso prodotti da aziende private con interessi commerciali o geopolitici.
Trasparenza: il codice aperto garantisce che i processi siano verificabili da chiunque, riducendo i rischi di manipolazione.
Interoperabilità: gli standard aperti favoriscono la comunicazione tra enti diversi e la condivisione dei dati.
Esperienze internazionali
Francia: la Gendarmerie Nationale ha migrato oltre 80.000 postazioni a Linux e LibreOffice, con un risparmio stimato di milioni di euro.
Spagna: le comunità autonome dell’Estremadura e dell’Andalusia hanno sviluppato distribuzioni Linux regionali per scuole e uffici pubblici.
Germania: la città di Monaco di Baviera con il progetto LiMux ha sperimentato una migrazione completa della PA a Linux, dimostrando la fattibilità tecnica, pur tra difficoltà organizzative.
Brasile: ha reso l’open source una politica nazionale, imponendo alle istituzioni di preferire software libero nelle forniture pubbliche.
L’esperienza italiana
In Italia, il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni debbano preferire il software libero, valutandolo come prima opzione rispetto al proprietario.
Esempi concreti:
LibreUmbria: la Regione Umbria ha adottato LibreOffice sia nella PA che nelle scuole, con formazione del personale e risparmi importanti.
Regione Piemonte e Trentino: progetti di migrazione a LibreOffice e piattaforme libere di gestione documentale.
Comune di Bologna: promuove l’uso di software libero e piattaforme aperte nella gestione dei servizi comunali.
Sono esperienze che mostrano un percorso non sempre lineare, ma coerente con la necessità di costruire una PA più trasparente ed efficiente.
Dal risparmio alla cittadinanza digitale
Il punto più importante è che l’adozione del Software Libero nella Pubblica Amministrazione non riguarda solo i costi o la tecnologia: riguarda la qualità della democrazia.
Quando un cittadino utilizza un servizio pubblico digitale, deve poter contare su strumenti che rispettino la sua privacy, siano accessibili e possano essere controllati. Questo è possibile solo con software aperti, verificabili e adattabili.
La Pubblica Amministrazione che sceglie il Software Libero sceglie la trasparenza, la sovranità e la partecipazione.
È una scelta che guarda al futuro, in cui i cittadini non siano semplici utenti, ma parte di una comunità digitale consapevole.
Dal livello locale a quello nazionale, il Software Libero può diventare la chiave per una PA più efficiente, più democratica e più vicina alle persone.
Le Province autonome di Trento e Bolzano sono tra le realtà italiane che più hanno investito nell’innovazione digitale negli ultimi vent’anni. In territori caratterizzati da forte autonomia amministrativa, la scelta tecnologica è stata chiara: adottare Software Libero come strumento di modernizzazione, risparmio e indipendenza.
Queste esperienze mostrano come anche a livello locale il software libero possa diventare un pilastro di buona amministrazione e di cittadinanza digitale.
Le motivazioni alla base della scelta
Le Province autonome hanno visto nel Software Libero una risposta a tre esigenze fondamentali:
Risparmio economico: abbattere i costi delle licenze proprietarie e reinvestire le risorse in servizi pubblici.
Autonomia e sovranità digitale: non dipendere dai grandi fornitori multinazionali di software.
Innovazione e formazione: sviluppare competenze interne, rafforzando il tessuto tecnologico locale.
L’esperienza di Trento
La Provincia di Trento ha avviato diversi progetti di adozione del Software Libero nella PA e nella scuola:
Migrazione a LibreOffice: migliaia di postazioni della PA provinciale hanno sostituito le suite proprietarie con LibreOffice.
Formazione: percorsi di aggiornamento per funzionari e docenti, per favorire l’uso consapevole del software libero.
Ricerca e università: l’Università di Trento ha adottato strumenti open source per la didattica e la ricerca, dai sistemi di e-learning a piattaforme di calcolo scientifico.
L’esperienza di Bolzano
La Provincia autonoma di Bolzano ha seguito un percorso simile, distinguendosi per:
Uso di Linux e LibreOffice negli uffici provinciali, con risparmi significativi sulle licenze.
Progetti scolastici: numerosi istituti superiori e tecnici hanno introdotto software libero nella didattica di informatica, robotica e automazione.
Localizzazione linguistica: grande attenzione all’uso di strumenti multilingue (italiano, tedesco, ladino), resa possibile grazie alla flessibilità del Software Libero.
Benefici e risultati concreti
Le due Province hanno registrato:
Risparmi milionari nel lungo periodo grazie alla riduzione dei costi di licenza.
Crescita di competenze interne negli uffici e nelle scuole.
Maggiore interoperabilità tra i diversi uffici pubblici.
Rafforzamento dell’identità digitale locale, in linea con l’autonomia amministrativa.
Dal locale al globale
Le esperienze di Trento e Bolzano dimostrano che anche realtà territoriali circoscritte possono diventare laboratori di innovazione digitale. La loro scelta non è solo tecnica, ma politica: affermare che la tecnologia al servizio dei cittadini deve essere aperta, accessibile e sostenibile.
Le Province autonome di Trento e Bolzano ci insegnano che il Software Libero non è una soluzione di emergenza, ma una strategia di lungo periodo. Grazie alla sua adozione, non solo hanno risparmiato risorse, ma hanno promosso un modello di cittadinanza digitale più consapevole.
Dal cuore delle Alpi arriva un messaggio chiaro: se vogliamo comunità indipendenti, trasparenti e innovative, il Software Libero è la strada maestra.
La sanità è uno dei settori più delicati della società: ospedali, ambulatori e centri di ricerca gestiscono enormi quantità di dati sensibili, dai fascicoli sanitari elettronici ai registri epidemiologici. In questo contesto, il Software Libero è diventato una scelta sempre più diffusa e strategica.
Perché il Software Libero in sanità
Sicurezza e privacy: il codice aperto consente di verificare eventuali vulnerabilità o backdoor, garantendo una maggiore protezione dei dati dei pazienti.
Costi ridotti: le soluzioni libere abbattono i costi delle licenze, liberando risorse per la ricerca e le cure.
Interoperabilità: standard aperti permettono a sistemi diversi di comunicare, evitando i silos digitali che rallentano l’assistenza.
Adattabilità: software libero significa poter personalizzare strumenti per esigenze locali, linguistiche e cliniche specifiche.
Esperienze internazionali
OpenMRS (Open Medical Record System): utilizzato in centinaia di ospedali in Africa e Asia, per gestire milioni di cartelle cliniche, soprattutto nei programmi di lotta all’HIV.
GNU Health: un sistema completo di gestione ospedaliera, usato in Spagna, Argentina e in altri Paesi, sviluppato dalla comunità internazionale.
DHIS2 (District Health Information System 2): piattaforma open source per raccogliere e analizzare dati sanitari, adottata da oltre 70 nazioni e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’esperienza italiana
In Italia diverse regioni hanno sperimentato software libero per la gestione sanitaria:
Regione Emilia-Romagna: ha adottato soluzioni open source per la gestione dei flussi informativi ospedalieri.
Progetti locali: molte ASL hanno migrato parte dei sistemi documentali e amministrativi a LibreOffice.
Il Software Libero in sanità non è solo una questione economica: è una scelta etica.
Significa garantire che i dati sulla salute dei cittadini restino sotto controllo pubblico e che la tecnologia sia al servizio della cura, non del profitto.
Può sembrare un paradosso, ma i giganti del digitale — Google, Facebook, Amazon, Microsoft, Tesla — basano gran parte delle loro infrastrutture proprio sul Software Libero.
Il colosso di Mountain View ha costruito i suoi servizi su Linux e rilasciato progetti open source come Android (il sistema operativo mobile più diffuso al mondo) e TensorFlow (una delle librerie più utilizzate per l’intelligenza artificiale).
Facebook / Meta
Il social network più famoso utilizza PHP (reso più potente grazie a HipHop Virtual Machine, sviluppata e poi rilasciata come open source) e ha creato React, una delle librerie JavaScript più diffuse, oggi usata da milioni di sviluppatori.
Amazon
Il gigante dell’e-commerce e del cloud basa la sua piattaforma AWS su Linux e ha contribuito con centinaia di progetti open source legati a infrastrutture, reti e automazione.
Microsoft
Un tempo “nemico giurato” dell’open source, oggi è uno dei maggiori contributori a GitHub (che ha acquisito), a VS Code e al kernel Linux stesso, usato nel cloud Azure.
Tesla
Il software che governa le auto elettriche Tesla è in gran parte basato su Linux. La casa automobilistica è stata anche costretta a rilasciare parti del suo codice, in base alle licenze GPL.
Se persino i colossi del digitale — aziende multimiliardarie che hanno costruito i loro imperi sul software — riconoscono il valore dell’open source, significa che il Software Libero non è una nicchia, ma un pilastro dell’economia globale.
La differenza sta in come viene usato: come strumento di comunità e condivisione, oppure come base per modelli chiusi e proprietari.
Le università e i centri di ricerca sono da sempre i luoghi in cui si sperimentano nuove idee e si costruisce il futuro. Qui nascono scoperte che cambiano la società, ma anche strumenti tecnologici che diventano patrimonio comune. Non è un caso che proprio in questi ambienti il Software Libero sia diventato parte integrante della ricerca scientifica e della didattica.
Perché il Software Libero nella ricerca
Le ragioni sono chiare:
Trasparenza: un esperimento scientifico deve poter essere verificato e replicato. Usare software libero significa garantire metodi chiari e accessibili.
Collaborazione: le università lavorano in reti globali. Il software libero permette di condividere strumenti senza barriere economiche o legali.
Formazione: studenti e ricercatori imparano non solo a usare un programma, ma a comprenderlo e modificarlo.
Risparmio: abbattere i costi delle licenze permette di destinare più fondi a borse di studio e laboratori.
Software libero nelle università
Nelle università di tutto il mondo, il software libero è ormai la regola in molti ambiti:
Moodle e Open edX: piattaforme libere di e-learning utilizzate da centinaia di atenei.
Open Journal Systems (OJS): usato per pubblicare riviste scientifiche ad accesso aperto.
R, Octave, Python: strumenti fondamentali per la statistica, la matematica, l’analisi dati e l’intelligenza artificiale.
LaTeX: lo standard per scrivere tesi, articoli e pubblicazioni scientifiche.
Molte di queste piattaforme non sono solo utilizzate, ma anche sviluppate e migliorate da comunità accademiche.
L’esperienza italiana
In Italia non mancano esempi significativi:
Università di Bologna: una delle prime a introdurre l’open access e a promuovere l’uso di OJS per le riviste accademiche.
Università di Pisa: pioniera nello sviluppo di software libero per il calcolo scientifico.
Politecnico di Torino: corsi e laboratori basati su Linux e strumenti open source.
Progetto Garr: la rete della ricerca italiana, che adotta software libero e promuove open data e open science.
Ricerca internazionale e Open Science
A livello globale, il movimento dell’Open Science ha reso l’uso del Software Libero quasi indispensabile.
CERN: rilascia i suoi strumenti (ROOT, Geant4) come open source.
MIT e Harvard: hanno sviluppato OpenCourseWare e Open edX.
ArXiv: piattaforma di preprint scientifici, interamente basata su software libero.
La scienza aperta si basa sull’idea che la conoscenza deve essere condivisa per accelerare il progresso. E questo è possibile solo con strumenti liberi e verificabili.
Dalla ricerca alla comunità
Le università sono comunità di studenti e ricercatori, ma anche laboratori sociali che influenzano il mondo esterno. Quando un ateneo sceglie software libero, non solo riduce costi e migliora la didattica, ma trasmette agli studenti un messaggio: la conoscenza non è un prodotto da acquistare, è un bene da condividere.
Il Software Libero è ormai parte del DNA della ricerca scientifica e universitaria. È ciò che permette di replicare gli esperimenti, di collaborare senza confini e di costruire un sapere davvero universale.
Dalle aule universitarie ai laboratori di ricerca, la lezione è chiara: la conoscenza cresce quando è aperta.