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Salerno Verde 2050: una città che cresce senza consumarsi

Inviato da tuxsa il

Siamo partiti da una fotografia: la Salerno che abbiamo. Abbiamo cercato di capire quanto verde possiede, dove si trova, quanto suolo è stato consumato, quali parchi esistono, quali alberi conosciamo, quali aree naturali sono ancora presenti e quali strumenti la città possiede già.Poi abbiamo cambiato domanda. Non più soltanto: com'è Salerno oggi? Ma: come vogliamo che sia Salerno nel 2050?

La Parte II nasce interamente da questo passaggio. Non abbiamo cercato di immaginare una città ideale e irraggiungibile. Abbiamo provato a partire dalla geografia, dagli spazi, dai problemi e dalle possibilità reali di Salerno per costruire una direzione. E arrivati alla fine possiamo finalmente vedere il disegno nel suo insieme.

Non un Piano degli alberi

Salerno Verde non è un programma per piantare alberi. Gli alberi ne rappresentano certamente una componente essenziale ma il progetto riguarda contemporaneamente:

  • suolo;
  • acqua;
  • biodiversità;
  • parchi;
  • colline;
  • costa;
  • scuole;
  • strade;
  • quartieri;
  • spazi pubblici;
  • aree private;
  • mobilità;
  • clima.

È quindi qualcosa di più ampio. È la proposta di costruire una vera infrastruttura verde e blu della città.

La struttura della Salerno Verde

La forma territoriale che abbiamo progressivamente individuato può essere riassunta in quattro grandi sistemi.

La Cintura Verde Collinare

Alle spalle della città.

  • Boschi.
  • Aree agricole.
  • Colline.
  • Valloni.
  • Suolo permeabile.
  • Bellaria.

Un sistema da proteggere prima che la progressiva frammentazione ne comprometta la funzione.

I Corridoi Verdi e Blu Monte-Mare

Attraverso la città.

  • Irno.
  • Fuorni.
  • Valloni.
  • Parchi.
  • Strade alberate.
  • Scuole.
  • Spazi verdi.

Connessioni che permettono alla struttura naturale collinare di raggiungere la costa.

La Rete del Verde Urbano

Dentro i quartieri.

  • Grandi parchi.
  • Giardini.
  • Scuole verdi.
  • Pocket park.
  • Alberature.
  • Microverde.

Una rete capillare che deve portare natura vicino alla vita quotidiana.

Il Corridoio Verde Costiero

Sul mare.

  • Dal centro alla zona orientale.
  • Alberi.
  • Ombra.
  • Suolo permeabile.
  • Acqua.
  • Mobilità lenta.
  • Accesso pubblico.

Una grande infrastruttura climatica lineare.

Quattro sistemi. Una sola rete.

La città tra collina e mare

Questa è forse l'immagine più forte emersa dal Piano. Salerno non deve semplicemente avere qualche area verde sparsa.

Può costruire una struttura capace di collegare le sue due grandi presenze naturali: la collina e il mare.

La città costruita si trova nel mezzo. Il nostro obiettivo è impedire che continui a funzionare come una barriera. Deve diventare progressivamente il luogo della connessione.

La natura non viene dopo la città

Per decenni l'urbanistica ha spesso seguito un ordine implicito. Prima decidere:

  • edifici;
  • strade;
  • parcheggi;
  • infrastrutture.

Poi collocare il verde negli spazi rimanenti.

Salerno Verde propone di rovesciare questa gerarchia.

Prima dobbiamo conoscere:

  • acqua;
  • suolo;
  • alberi;
  • corridoi;
  • aree strategiche;
  • microclima.

Poi progettare la trasformazione urbana.

Il verde non è ciò che rimane è una delle matrici attraverso le quali decidere la forma della città.

Proteggere prima di aggiungere

Abbiamo immaginato molti nuovi interventi ma la prima politica di Salerno Verde non consiste nell'aggiungere. Consiste nel non perdere. Non perdere:

  • grandi alberi sani;
  • suolo ancora libero;
  • boschi;
  • aree agricole;
  • corridoi ecologici;
  • parchi esistenti;
  • paesaggi collinari;
  • superfici permeabili.

Ogni patrimonio conservato oggi è qualcosa che non dovremo ricostruire domani.

Prima conservare, poi ricucire, poi rigenerare, infine espandere

Possiamo quindi sintetizzare una gerarchia generale del Piano:

1. CONSERVARE Ciò che esiste e funziona.

2. RICUCIRE Ciò che esiste ma è frammentato.

3. RIGENERARE Ciò che è stato degradato o eccessivamente artificializzato.

4. ESPANDERE Creare nuovi alberi, giardini e infrastrutture ecologiche dove realmente servono.

Questa sequenza dovrebbe accompagnare ogni decisione futura.

La Città dei 300 metri

Una grande infrastruttura ecologica può essere perfetta sulla carta e contemporaneamente non cambiare la vita quotidiana delle persone. Per questo abbiamo introdotto uno degli obiettivi più semplici e più ambiziosi: ogni cittadino dovrebbe poter raggiungere a piedi uno spazio verde di qualità. Trecento metri come riferimento progettuale. Da verificare attraverso:

  • rete pedonale;
  • pendenze;
  • accessibilità;
  • qualità dei percorsi.

La città deve diventare verde non soltanto vista dall'alto. Deve esserlo uscendo di casa.

Il verde come diritto urbano

La vicinanza a un parco non dovrebbe essere una fortuna legata al quartiere nel quale si vive. L'ombra non dovrebbe essere un privilegio. Una scuola con alberi non dovrebbe essere un'eccezione. Salerno Verde assume quindi una dimensione di equità ambientale. Più investimenti dove coincidono:

  • meno verde;
  • meno alberi;
  • più caldo;
  • più densità;
  • maggiore vulnerabilità.

Non distribuire sempre la stessa quantità ma distribuire secondo il bisogno.

La città dell'ombra

Abbiamo poi scelto di non misurare gli alberi soltanto contando i tronchi. Ci interessa soprattutto ciò che producono:

  • Chiome.
  • Ombra.
  • Raffrescamento.
  • Biodiversità.

La Salerno del 2050 dovrà quindi possedere una vera rete dell'ombra:

  • Percorsi pedonali.
  • Scuole.
  • Fermate del trasporto pubblico.
  • Piazze.
  • Coste.
  • Parchi.

Le persone devono poter attraversare la città trovando progressivamente più protezione dal sole.

La foresta urbana

Gli alberi esistenti e quelli che pianteremo formano insieme una sola infrastruttura. La foresta urbana. Non riguarda soltanto le proprietà comunali. Comprende:

  • alberi stradali;
  • parchi;
  • scuole;
  • giardini privati;
  • condomini;
  • aree agricole;
  • grandi terreni vegetati.

Per questo la strategia dovrà misurare:

  • numero;
  • specie;
  • stato;
  • sopravvivenza;
  • copertura delle chiome.

La domanda non sarà soltanto: quanti alberi abbiamo piantato?

Ma: quanta foresta urbana abbiamo costruito?

Proteggere gli alberi maturi

La prima foresta del futuro è già presente e sono gli alberi maturi della città.

Un grande albero perduto oggi non viene ecologicamente sostituito domani da un giovane esemplare. Possiamo sostituire l'individuo. Non possiamo sostituire immediatamente:

  • la chioma;
  • l'ombra;
  • la biomassa;
  • il tempo.

Salerno Verde deve quindi costruire una cultura nella quale l'albero maturo venga considerato patrimonio urbano.

Piantare gli alberi adulti del futuro

Allo stesso tempo dobbiamo piantare. Gli alberi che nel 2050 avranno chiome importanti devono cominciare a crescere molto prima.

Serve quindi una strategia pluridecennale non campagne occasionali. Una successione continua di:

  • piantumazione;
  • cura;
  • monitoraggio;
  • sostituzione quando necessaria.

La forestazione urbana è un lavoro generazionale.

Deimpermeabilizzare

In una città consolidata non troveremo sempre nuovo terreno libero. Dovremo quindi imparare a riconquistarlo.

  • Asfalto.
  • Parcheggi.
  • Piazze.
  • Cortili.
  • Superfici sovradimensionate.

Deimpermeabilizzare significa restituire spazio:

  • al suolo;
  • all'acqua;
  • agli alberi;
  • alla biodiversità.

Togliere può diventare un progetto urbano.

Il saldo del suolo

Per questo abbiamo introdotto un indicatore importante: quanto suolo impermeabilizziamo e quanto ne restituiamo alla permeabilità? Il Piano deve tendere nel lungo periodo a un saldo sempre più favorevole.

Una città non può dichiararsi più verde se contemporaneamente continua a perdere più terreno naturale di quanto riesca a recuperare.

La città-spugna

La deimpermeabilizzazione ci ha portato all'acqua.

  • Rain garden.
  • Superfici drenanti.
  • Alberi.
  • Parchi.
  • Corsi d'acqua.
  • Raccolta della pioggia.

La Salerno Verde del futuro deve imparare contemporaneamente a gestire due problemi opposti: troppa acqua quando piove intensamente e troppo poca durante i periodi siccitosi.

L'acqua deve quindi tornare a essere parte visibile e strutturale della progettazione urbana.

I fiumi tornano nella città

  • Irno.
  • Fuorni.
  • Torrenti.
  • Valloni.

Non semplicemente elementi idraulici da controllare ma parti dell'infrastruttura blu. Dove possibile:

  • rinaturalizzare;
  • ricollegare;
  • rendere accessibile;
  • proteggere.

Dove la sicurezza richiede soluzioni differenti, adattarsi. Ecologia e sicurezza devono lavorare insieme.

Bellaria come scelta simbolica

Colle Bellaria – Masso della Signora – rappresenta forse il luogo nel quale la filosofia del Piano diventa più evidente. Non aspettare un progetto di trasformazione per domandarsi se il colle sia importante.

  • Deciderlo prima.
  • Conoscerlo.
  • Proteggerlo.
  • Gestirlo.
  • Renderlo accessibile con misura.

La proposta del Parco Naturale Urbano del Colle Bellaria – Masso della Signora non nasce dalla necessità di costruire qualcosa sul colle. Nasce dalla volontà di conservare ciò che già possiede.

La tutela preventiva

Bellaria introduce così un principio che vale per tutto il territorio: un'area strategica deve essere riconosciuta prima che la sua trasformazione diventi irreversibile. Questo significa anche ascoltare segnalazioni e preoccupazioni civiche. Ma mantenendo sempre la distinzione:

fatto documentato;

atto amministrativo;

segnalazione;

interpretazione;

proposta politica.

La funzione civica non è aspettare che tutto sia già deciso, è osservare e intervenire nel dibattito quando esistono ancora alternative.

La costa come infrastruttura climatica

Anche la fascia costiera cambia completamente significato. Non soltanto:

  • lungomare;
  • balneazione;
  • turismo;
  • riqualificazione.

Ma: grande infrastruttura climatica lineare.

Dal centro alla Litoranea Orientale:

  • Alberature.
  • Vegetazione mediterranea.
  • Percorsi ombreggiati.
  • Acqua.
  • Suolo permeabile.
  • Connessioni con i quartieri.

Il mare deve diventare il secondo grande asse verde della città.

La Litoranea Orientale come grande occasione

Abbiamo visto che l'idea di una fascia verde costiera orientale non nasce con questo dossier. La pianificazione comunale l'ha già prevista in passato. Salerno Verde propone di raccogliere quella intuizione e trasformarla in qualcosa di ancora più ambizioso. Non soltanto un parco attrezzato ma un laboratorio urbano della transizione climatica.

  • Sport.
  • Mobilità.
  • Verde.
  • Acqua.
  • Biodiversità.
  • Parcheggi permeabili.
  • Foresta urbana.

Tutto inserito in un'unica struttura.

I parchi che abbiamo

Il futuro non richiede soltanto nuovi spazi ma richiede di far funzionare meglio quelli esistenti:

  • Mercatello.
  • Irno.
  • Pinocchio.
  • Seminario.
  • Villa Comunale.
  • Villa Carrara.
  • Giardino della Minerva.
  • E tutti gli altri.

Da parchi-isola a: parchi-nodo.

  • Collegati alle scuole.
  • Ai quartieri.
  • Ai fiumi.
  • Alla costa.
  • Alla rete dell'ombra.

Mille piccoli spazi verdi

Nella città densa, però, le grandi strategie da sole non bastano. Serve una trasformazione capillare.

  • Pocket park.
  • Micro-piazze verdi.
  • Rain garden.
  • Alberi davanti alle scuole.
  • Piccole deimpermeabilizzazioni.
  • Slarghi.
  • Fermate ombreggiate.

Da qui nasce l'idea di: Mille piccoli spazi verdi.

Non necessariamente mille nel senso aritmetico. Mille come filosofia. Una città trasformata anche attraverso interventi piccoli ma strategicamente distribuiti.

Le scuole

Le scuole possono diventare una delle reti più potenti del Piano.

  • Cortili deimpermeabilizzati.
  • Alberi.
  • Orti.
  • Giardini mediterranei.
  • Rain garden.
  • Acqua recuperata.
  • Citizen science.
  • Percorsi ombreggiati.

Una scuola non è soltanto il luogo nel quale insegniamo la sostenibilità, può essere il luogo nel quale la rendiamo visibile ogni giorno.

Il verde privato

La foresta urbana attraversa anche proprietà private:

  • Condomini.
  • Giardini.
  • Imprese.
  • Terreni.
  • Parcheggi.

Il Comune non può costruire da solo tutta la Salerno Verde.

Può e deve:

  • regolare;
  • incentivare;
  • supportare;
  • dare l'esempio.

Il verde rimane privato nella proprietà ma la sua funzione può produrre benefici collettivi.

Curare

Abbiamo poi affrontato ciò che spesso viene dopo tutti i progetti: la manutenzione. Ma Salerno Verde vuole metterla dentro il progetto.

  • Chi irriga?
  • Chi controlla?
  • Chi pota?
  • Chi sostituisce?
  • Chi mantiene un rain garden?
  • Chi segue un giovane albero durante i primi anni?

Ogni nuova infrastruttura verde genera un impegno futuro. Se non sappiamo chi la curerà, il progetto non è ancora completo.

Piantare meno, se necessario, ma far crescere meglio

È una filosofia che potrebbe apparire poco spettacolare ma il successo del Piano non deve essere misurato sulle piantumazioni del primo giorno. Deve essere misurato sugli alberi che saranno vivi dopo dieci anni. Una politica ecologica seria deve accettare che: la qualità della cura vale quanto la quantità delle nuove realizzazioni.

Misurare

Tutto questo deve essere verificabile:

  • Baseline.
  • Open Data.
  • Cartografie.
  • Indicatori.
  • Rapporto annuale.
  • Cruscotto Salerno Verde.
  • Dati sul suolo.
  • Sulle chiome.
  • Sulla Città dei 300 metri.
  • Sull'acqua.
  • Sui parchi.
  • Sugli alberi sopravvissuti.

Perché non vogliamo chiedere alla città di credere che stiamo migliorando. Vogliamo che possa controllarlo.

Governare

E infine abbiamo affrontato il tema inevitabile: Chi decide?

Non esiste una sola risposta.

  • Comune.
  • Consiglio comunale.
  • Tecnici.
  • Quartieri.
  • Associazioni.
  • Università.
  • Scuole.
  • Cittadini.
  • Privati.

Ognuno ha un ruolo differente ma la regia pubblica e la responsabilità politica devono rimanere chiare. Partecipare non significa sostituire le istituzioni ma significa rendere le decisioni:

  • più informate;
  • più trasparenti;
  • più controllabili.

Il conflitto fa parte del Piano

Una città più verde richiederà anche rinunce e scelte. In alcuni luoghi: meno parcheggi. In altri: meno superfici edificabili. In altri ancora: più risorse per la manutenzione e meno per interventi spettacolari.

Non possiamo promettere una trasformazione senza conflitti ma possiamo promettere di affrontarli apertamente.

  • Con dati.
  • Argomenti.
  • Alternative.
  • Decisioni motivate.

Una città che deve scegliere

La questione ecologica non si risolve aggiungendo sempre qualcosa senza rinunciare a nulla. Lo spazio urbano è limitato.

  • Se vogliamo spazio per gli alberi, in alcuni luoghi dovremo toglierlo ad altro.
  • Se vogliamo conservare suolo, non potremo utilizzarlo per ogni possibile trasformazione.
  • Se vogliamo una costa più naturale, alcune scelte progettuali dovranno adeguarsi.

Salerno Verde non nasconde queste scelte. Le rende politicamente visibili.

2030, 2040, 2050

La visione deve però avere tappe.

2030 – Conoscere e cominciare

Entro questa prima fase dovremmo almeno puntare a:

  • completare la base conoscitiva;
  • pubblicare il Catasto Arboreo in forma aperta per quanto possibile;
  • realizzare le principali carte del Piano;
  • individuare le aree strategiche;
  • avviare i primi progetti pilota;
  • costruire il sistema di monitoraggio;
  • definire i target quantitativi basati sulla baseline.

2040 – Collegare e trasformare

La seconda fase dovrà essere quella nella quale la rete comincia a diventare percepibile nella città reale:

  • Corridoi in realizzazione.
  • Nuovi alberi maturati.
  • Città dei 300 metri molto più estesa.
  • Scuole trasformate.
  • Deimpermeabilizzazione significativa.
  • Corridoio costiero progressivamente costruito.
  • Aree collinari strategiche protette.

2050 – Consolidare

Nel 2050 non arriveremo alla fine ma dovremmo trovare una città nella quale la struttura ecologica sia diventata una componente ordinaria della pianificazione urbana.

Non più progetto speciale ma normalità.

I numeri verranno dopo la conoscenza

Non fissiamo qui percentuali arbitrarie. La Parte I ci ha insegnato una cosa fondamentale: prima dobbiamo misurare.

Solo dopo potremo stabilire seriamente:

  • quanta copertura arborea;
  • quanta deimpermeabilizzazione;
  • quante persone entro 300 metri;
  • quanti corridoi;
  • quante scuole;
  • quanta costa ombreggiata.

L'ambizione non sta nel scegliere oggi il numero più alto sta nel costruire un obiettivo credibile, misurabile e verificabile.

Ma la direzione non è negoziabile ogni anno

I valori potranno essere aggiornati, le tecniche cambieranno, gli interventi potranno essere corretti ma alcuni principi devono rimanere stabili:

  • Meno consumo di suolo.
  • Più alberi e soprattutto più chiome.
  • Più verde vicino alle persone.
  • Più permeabilità.
  • Più spazio all'acqua.
  • Più continuità ecologica.
  • Più tutela preventiva.
  • Più equità ambientale.
  • Più trasparenza.

Questa è la direzione.

Salerno non deve diventare un bosco

Vale la pena chiarire anche cosa non stiamo proponendo.

  • Non immaginiamo una città nella quale ogni piazza diventi prato.
  • Ogni strada sia coperta da alberi.
  • Ogni collina diventi parco pubblico.
  • Ogni terreno privato venga sottratto al proprietario.
  • Ogni auto venga eliminata.

Salerno rimarrà una città complessa. Con:

  • edifici;
  • strade;
  • attività;
  • commercio;
  • mobilità;
  • turismo;
  • sport;
  • infrastrutture.

La proposta è più realistica e, proprio per questo, più radicale: fare in modo che ogni scelta urbana consideri anche il proprio rapporto con il sistema naturale.

Non verde contro città

Il progetto non contrappone natura e città. Vuole ricomporle.

  • Una strada alberata continua a essere una strada.
  • Una scuola verde continua a essere una scuola.
  • Un parcheggio permeabile continua a essere un parcheggio.
  • Una piazza climatica continua a essere una piazza.

La domanda è: possono svolgere la loro funzione senza essere ecologicamente indifferenti? Molto spesso sì.

Rigenerare prima di espandere

Uno dei principi più importanti dell'intero progetto può essere espresso in sole quattro parole:

Rigenerare prima di espandere.

Prima usare meglio:

  • edifici;
  • spazi;
  • parcheggi;
  • piazze;
  • territorio già trasformato.

Poi valutare se sia realmente necessario consumare altro suolo. In una città che ha già costruito molto e perso popolazione nel lungo periodo, questa domanda assume un significato ancora più forte.

Crescere diversamente

Siamo abituati a rappresentare la crescita urbana attraverso:

  • metri cubi;
  • edifici;
  • infrastrutture.

Salerno Verde propone una forma di crescita differente. Una città cresce anche quando:

  • crescono le chiome;
  • cresce la biodiversità;
  • cresce la superficie permeabile;
  • cresce l'accessibilità al verde;
  • cresce la qualità dello spazio pubblico.

È una crescita che non richiede necessariamente di occupare altro territorio.

Una città che invecchia bene

Il verde possiede inoltre una caratteristica rara. Se viene progettato e gestito bene, può migliorare con il tempo.

L'albero cresce, la chioma aumenta, il bosco matura, il giardino acquista struttura, la biodiversità può aumentare.

Questo significa che Salerno Verde deve essere progettata come una città capace di invecchiare bene non una città nella quale ogni vent'anni dobbiamo ricominciare da zero.

Il 2050 visto da oggi

Proviamo allora a immaginare una normale giornata estiva del 2050.

  • Un bambino esce da una scuola circondata da alberi.
  • Una parte del cortile è permeabile.
  • L'acqua piovana viene raccolta.
  • Cammina verso casa lungo una strada nella quale le chiome piantate vent'anni prima sono ormai cresciute.
  • Una persona anziana raggiunge un piccolo giardino in pochi minuti.
  • Alla fermata del bus trova ombra.
  • Un cittadino può seguire il corso dell'Irno attraverso una successione di spazi verdi e raggiungere il mare.
  • Bellaria è ancora una grande presenza naturale sulla città.
  • Il Lungomare continua verso oriente attraverso una rete di spazi differenti ma ecologicamente collegati.
  • I parcheggi dello stadio non sono distese completamente asfaltate.
  • I grandi alberi sopravvissuti dal 2026 sono diventati ancora più importanti.
  • Nuovi alberi sono ormai maturi.

Questa città non è fantascienza. È il risultato cumulativo di migliaia di decisioni prese molto prima.

E qualcosa sarà andato storto

Dobbiamo immaginare anche questo.

  • Alcuni alberi moriranno.
  • Alcuni progetti non funzioneranno.
  • Alcuni obiettivi saranno mancati.
  • Alcuni interventi verranno contestati.
  • Alcune previsioni climatiche cambieranno.
  • Il Piano non sarà perfetto.

La sua qualità dipenderà dalla capacità di:

  • misurare;
  • ammettere;
  • correggere.

Salerno Verde non deve diventare un dogma. Deve diventare un processo di apprendimento della città.

Una proposta civica, non una verità definitiva

Questo documento nasce da una visione precisa. Consideriamo:

suolo;

  • verde;
  • acqua;
  • biodiversità;
  • paesaggio

componenti essenziali della qualità urbana.

Non pretendiamo che ogni soluzione proposta sia l'unica possibile. Alcune dovranno essere:

  • verificate;
  • modificate;
  • approfondite;
  • persino abbandonate se i dati dimostreranno che non funzionano.

Ma chiediamo che la questione centrale non venga più rimossa: quale ruolo vogliamo attribuire alla natura nella Salerno dei prossimi decenni?

La città che lasciamo

Il 2050 non è poi così lontano, solo ventiquattro anni separano il 2026 da quella data. Per un albero è un periodo di crescita, per una città è poco. Molte decisioni urbanistiche prese oggi saranno ancora perfettamente visibili.

Alcuni bambini di oggi avranno cinquant'anni e saranno loro a utilizzare ciò che avremo costruito, a convivere con ciò che avremo distrutto.

Ogni generazione eredita una città

Noi abbiamo ereditato:

  • parchi;
  • grandi alberi;
  • lungomare;
  • colline;
  • spazi costruiti;
  • errori;
  • opportunità.

Non abbiamo scelto tutto ma possiamo decidere cosa consegnare. Questo è forse il significato più profondo di Salerno Verde.

Non costruire la città perfetta ma:  Consegnare una città con più possibilità di quella che abbiamo ricevuto.

  • Più suolo libero.
  • Più alberi.
  • Più ombra.
  • Più acqua gestita naturalmente.
  • Più spazi pubblici.
  • Più biodiversità.
  • Più dati.
  • Più possibilità di scegliere.

Non occupare tutto il futuro

Ogni terreno che rimane libero conserva possibilità. Ogni grande albero conservato mantiene un patrimonio. Ogni corridoio ecologico non interrotto lascia aperta una connessione. Una buona pianificazione non consiste nel decidere ogni utilizzo futuro, consiste anche nel non esaurire tutte le opzioni. È questo il significato della tutela preventiva.

Una Salerno capace di respirare

Possiamo allora arrivare all'immagine conclusiva. Salerno Verde 2050 non è una città ricoperta indiscriminatamente di vegetazione. È una città che ha restituito alla natura spazio sufficiente per funzionare insieme al costruito.

Una città capace di:

  • respirare attraverso le chiome;
  • assorbire attraverso il suolo;
  • far scorrere l'acqua attraverso i propri sistemi naturali;
  • collegare le colline al mare;
  • offrire ombra alle persone;
  • lasciare spazio alla biodiversità.

Una città non soltanto più verde, ma migliore

Alla fine non proponiamo il verde perché il verde sia bello. Lo proponiamo perché può contribuire a costruire una città:

  • più vivibile;
  • più sana;
  • più fresca;
  • più accessibile;
  • più resiliente;
  • più equa;
  • più bella;
  • più capace di affrontare il futuro.

La quantità di vegetazione è quindi un mezzo. La qualità della città è il fine.

Da Salerno in cifre a Salerno Verde 2050

Il percorso delle prime due parti può essere riassunto in due domande.

La prima: Che città abbiamo?

La seconda: Che città vogliamo?

Abbiamo provato a rispondere entrambe senza separare conoscenza e politica.

Perché non esiste una proposta seria senza dati ma nemmeno i dati possono sostituire una visione.

La nostra visione

Salerno Verde immagina una città nella quale:

  • il verde non sia arredo;
  • il suolo non sia spazio vuoto;
  • l'acqua non sia soltanto un problema;
  • l'albero non sia un oggetto;
  • il parco non sia un'isola;
  • la collina non sia una riserva edificatoria;
  • la costa non sia soltanto una vetrina;
  • la partecipazione non arrivi a decisioni già prese;
  • la manutenzione non venga dopo l'inaugurazione;
  • i dati non rimangano chiusi negli uffici.

Una città nella quale natura e costruito tornino a essere pensati come parti dello stesso sistema.

Il Piano in una frase

Se dovessimo infine ridurre tutta la Parte II a una sola frase, potrebbe essere questa:

Proteggere ciò che abbiamo, ricucire ciò che abbiamo separato, recuperare ciò che abbiamo impermeabilizzato e portare il verde dove oggi manca.

Questa è Salerno Verde 2050.

La città che vogliamo costruire

  • Non sappiamo ancora quanto costerà.
  • Non conosciamo ancora tutti i terreni sui quali potremo intervenire.
  • Non possediamo ancora tutti i dati necessari.
  • Non sappiamo quali amministrazioni realizzeranno ogni singolo progetto.

Ma sappiamo quale direzione proponiamo:

Una città che non considera più il territorio libero come una riserva da consumare.

  • Che misura il proprio progresso anche attraverso gli alberi che riesce a far crescere.
  • Che guarda al mare e alle colline come alle proprie grandi infrastrutture naturali.
  • Che porta il verde nei quartieri.
  • Che restituisce terreno all'acqua.
  • Che protegge prima di dover protestare.
  • Che cura ciò che realizza.
  • Che pubblica i dati e accetta di essere controllata.
  • Che coinvolge la comunità senza rinunciare alla responsabilità di decidere.
  • Che pensa al 2050 senza aspettare il 2050 per cominciare.

Questa è la città che Salerno Verde propone.

Non una città contro quella che esiste ma una possibile evoluzione della città che abbiamo.

Non una Salerno diversa da se stessa ma una Salerno capace di utilizzare meglio ciò che la rende unica: le colline, l'acqua, il mare e lo spazio ancora disponibile tra natura e città.

E soprattutto una città consapevole che la scelta più importante dei prossimi decenni potrebbe non essere quanto riusciremo ancora a costruire ma quanto saremo capaci di conservare, rigenerare e far crescere.