Abbiamo immaginato una città diversa con:
- Più alberi.
- Più ombra.
- Meno superfici impermeabili.
- Una costa verde.
- Fiumi nuovamente riconosciuti come infrastrutture ecologiche.
- Una cintura collinare tutelata.
- Parchi collegati.
- Mille piccoli spazi verdi.
- Scuole trasformate.
- Verde privato coinvolto.
- Una manutenzione programmata.
Ma arrivati a questo punto dobbiamo porci una domanda inevitabile: come sapremo se Salerno Verde sta realmente funzionando?
Non possiamo aspettare il 2050 e limitarci a osservare la città. Un Piano serio deve essere capace di misurare il proprio percorso. Per questo Salerno Verde propone un principio semplice: ciò che promettiamo deve diventare, per quanto possibile, misurabile.
Dal progetto al risultato
Una delle distinzioni più importanti riguarda ciò che viene realizzato e ciò che realmente produce.
Piantare 1.000 alberi è un'attività, aumentare la copertura arborea è un risultato.
Realizzare un pocket park è un'attività, ridurre il numero di cittadini lontani dal verde è un risultato.
Costruire un rain garden è un'attività, trattenere una quantità maggiore di acqua meteorica è un risultato.
Salerno Verde deve imparare a misurare entrambe le cose. Ma soprattutto la seconda.
Non soltanto quanto spendiamo
La contabilità pubblica ci permette normalmente di conoscere:
- stanziamenti;
- appalti;
- costi;
- lavori realizzati.
Sono informazioni indispensabili ma non rispondono alla domanda ambientale fondamentale: la città sta diventando realmente più verde e resiliente?
Per rispondere servono indicatori territoriali.
Costruire la baseline
Prima di stabilire dove vogliamo arrivare dobbiamo sapere da dove partiamo.
La Parte I – Salerno in cifre: il patrimonio verde – è nata proprio con questa funzione ma molti dati dovranno essere ulteriormente verificati e approfonditi. Il primo vero prodotto operativo del Piano dovrà quindi essere una:
Baseline Salerno Verde
un quadro iniziale riferito a un anno preciso.
Potrebbe essere, a titolo esemplificativo, il 2027 o l'anno nel quale il Piano verrà effettivamente adottato. Quella fotografia diventerà il punto zero.
Non cambiare il punto zero
Questo sembra un dettaglio tecnico ma non lo è. Se ogni anno cambiamo metodologia, perimetro o definizione degli indicatori diventa difficile capire se la città è realmente migliorata. La baseline dovrà quindi essere:
- documentata;
- replicabile;
- aggiornabile;
- trasparente.
Quando la metodologia dovesse cambiare per ragioni tecniche, la modifica dovrà essere spiegata.
Il primo indicatore: il suolo
Salerno Verde nasce anche come risposta al consumo di suolo. Dobbiamo quindi misurare almeno:
- superficie urbanizzata;
- superficie impermeabile;
- nuova impermeabilizzazione;
- superficie deimpermeabilizzata;
- saldo annuale.
Il dato più interessante potrebbe diventare proprio:
Saldo di permeabilità urbana
Se impermeabilizziamo 5.000 m² e ne recuperiamo 10.000, il saldo è positivo. Se accade il contrario, stiamo andando nella direzione sbagliata.
Obiettivo: non consumare altro suolo
L'orizzonte politico del Piano deve essere molto chiaro: tendere al consumo netto di suolo zero.
Non significa fingere che nessuna trasformazione futura sarà possibile ma significa assumere che ogni nuova impermeabilizzazione debba essere considerata una scelta eccezionale e motivata, privilegiando:
- recupero;
- riuso;
- rigenerazione;
- deimpermeabilizzazione;
- compensazione ecologica dove necessaria e appropriata.
Il suolo non deve più essere considerato una risorsa infinita.
La copertura arborea
Il secondo grande indicatore riguarda gli alberi. Non soltanto quanti ma soprattutto: quanta parte della città è coperta dalle loro chiome?
La Carta delle Chiome dovrà quindi essere aggiornata periodicamente. Potremo misurare:
- copertura arborea complessiva;
- copertura per quartiere;
- copertura lungo le strade;
- copertura nelle scuole;
- copertura nei parcheggi;
- copertura pubblica e privata.
Dal numero degli alberi alla chioma
Questo cambio di prospettiva è fondamentale. Cento piccoli alberi appena piantati non equivalgono a cento grandi alberi maturi. Contare soltanto gli individui può quindi produrre un'immagine distorta. La copertura delle chiome permette di capire meglio la funzione climatica della foresta urbana. Salerno Verde dovrà misurare entrambe: numero degli alberi e superficie coperta dalle chiome.
La distribuzione conta quanto la quantità
Immaginiamo che la copertura arborea media cittadina aumenti, Sarebbe una ottima notizia. Ma se l'aumento riguarda quasi esclusivamente quartieri già verdi mentre altri rimangono fortemente mineralizzati, abbiamo risolto soltanto una parte del problema.
Per questo ogni indicatore importante dovrà essere territorializzato. Non soltanto: Salerno ha X% di copertura arborea. Ma: quanto ne ha ogni quartiere?
L'indice di equità verde
Potremmo costruire un indicatore specifico:
Indice di Equità Verde
capace di confrontare la disponibilità e la qualità del verde tra differenti parti della città. Dovrà essere costruito con cautela e potrebbe considerare:
- accesso ai parchi;
- copertura arborea;
- ombra;
- densità abitativa;
- vulnerabilità climatica;
- permeabilità.
Non servirà a produrre classifiche punitive ma invece a decidere dove intervenire prima.
La Città dei 300 metri
Uno degli indicatori più immediati sarà: percentuale della popolazione che vive entro 300 metri pedonali da uno spazio verde accessibile e adeguato.
Non basta tracciare un cerchio sulla mappa. Dobbiamo considerare la rete reale.
- Strade.
- Attraversamenti.
- Barriere.
- Ingressi.
- Pendenze.
Un parco distante 250 metri in linea d'aria può essere molto più lontano nella vita reale.
Non tutti gli spazi verdi sono uguali
Anche la definizione di “spazio verde” dovrà essere rigorosa. Una piccola aiuola stradale non può automaticamente essere considerata equivalente a un giardino nel quale una persona può entrare e sostare. Dovremo distinguere:
- verde ecologico;
- verde accessibile;
- verde ricreativo;
- microverde;
- parchi;
- giardini.
Questo eviterà di migliorare artificialmente gli indicatori cambiando semplicemente le definizioni.
L'ombra
Salerno Verde introduce un altro indicatore poco utilizzato ma destinato a diventare sempre più importante: la disponibilità di ombra. Potremo misurarla in particolare lungo:
- percorsi pedonali;
- scuole;
- fermate;
- piazze;
- parchi;
- strade commerciali;
- percorsi verso servizi pubblici.
L'obiettivo non sarà ombreggiare ogni metro della città. Sarà costruire progressivamente una rete dell'ombra.
La mappa termica
Periodicamente dovremo confrontare la struttura verde con le temperature superficiali e, dove disponibili, con dati microclimatici. Questo permetterà di verificare se gli interventi stanno modificando realmente le condizioni urbane.
Una nuova alberatura non produce immediatamente tutti i propri benefici. Per questo il monitoraggio deve essere pluriennale.
L'acqua
Anche la città-spugna deve essere misurata. Potremmo registrare:
- superficie drenante creata;
- numero e superficie dei rain garden;
- volume teorico di acqua meteorica gestibile;
- sistemi di raccolta;
- superficie deimpermeabilizzata;
- interventi lungo i corsi d'acqua.
L'obiettivo è capire progressivamente quanta pioggia la città riesce a trattenere, rallentare e infiltrare.
La biodiversità
È probabilmente l'indicatore più complesso. Non possiamo ridurre la biodiversità a un singolo numero potremmo però monitorare alcuni elementi:
- Diversità delle specie arboree.
- Habitat.
- Impollinatori.
- Avifauna.
- Vegetazione spontanea di interesse.
- Aree naturalistiche.
- Continuità ecologica.
La collaborazione con università, associazioni scientifiche e cittadini potrebbe diventare fondamentale.
Gli alberi sopravvissuti
Dal capitolo precedente deriva un indicatore molto semplice ma politicamente potente. Ogni anno dovremmo poter rispondere: quanti degli alberi piantati negli anni precedenti sono ancora vivi?
Non soltanto: “Quest'anno abbiamo piantato 2.000 alberi”. Ma: “Dei 2.000 piantati tre anni fa, X sono vivi e Y sono stati sostituiti”.
La manutenzione diventa verificabile.
La qualità dei parchi
Anche i parchi esistenti devono essere monitorati. Non basta contarne la superficie. Potremmo valutare periodicamente:
- copertura arborea;
- permeabilità;
- attrezzature;
- accessibilità;
- stato manutentivo;
- acqua;
- biodiversità;
- connessioni.
Un parco può esistere sulla carta e contemporaneamente perdere qualità. Il monitoraggio deve accorgersene.
I mille piccoli spazi verdi
Il programma avrà indicatori propri:
- Numero degli interventi.
- Metri quadrati trasformati.
- Superficie deimpermeabilizzata.
- Nuovi alberi.
- Quartieri interessati.
Ma soprattutto: quanti cittadini hanno ottenuto nuovo accesso al verde grazie a quegli interventi?
Questo può diventare uno degli indicatori più significativi dell'intero Piano.
Le Scuole Verdi
Anche il programma scolastico dovrà essere misurabile:
Numero di scuole coinvolte.
- Metri quadrati deimpermeabilizzati.
- Alberi.
- Ombra.
- Acqua recuperata.
- Giardini didattici.
- Progetti di citizen science.
Ma evitiamo la competizione tra scuole. L'obiettivo non è stabilire quale sia “la più verde” ma capire dove il programma deve ancora intervenire.
Il verde privato
Più difficile sarà misurare la trasformazione privata ma alcuni indicatori sono possibili:
- Copertura arborea privata.
- Superficie permeabile.
- Partecipazione ai programmi volontari.
- Grandi alberi conservati.
- Interventi di deimpermeabilizzazione sostenuti attraverso incentivi.
Anche qui la fotografia aerea e i dati territoriali possono essere particolarmente utili.
La costa
Il Corridoio Verde Costiero avrà bisogno di indicatori specifici:
- Continuità dei percorsi.
- Copertura arborea.
- Ombra.
- Superficie permeabile.
- Accessibilità al mare.
- Biodiversità costiera.
- Connessioni monte-mare.
L'obiettivo deve essere verificare se la fascia costiera sta diventando davvero un'infrastruttura ecologica continua e non una successione di singoli progetti.
Le colline
Per la Cintura Verde Collinare dovremo monitorare soprattutto:
- superficie tutelata;
- nuovo consumo di suolo;
- stato della vegetazione;
- incendi;
- aree agricole;
- sentieri;
- continuità ecologica;
- trasformazioni urbanistiche.
In questo caso un indicatore importantissimo potrebbe essere proprio ciò che non è accaduto. Terreno non edificato. Suolo non impermeabilizzato. Paesaggio non cancellato.
I fiumi e i torrenti
Per la rete blu:
- qualità ecologica;
- continuità;
- vegetazione riparia;
- accessibilità dove appropriata;
- superfici rinaturalizzate;
- interventi di sicurezza compatibili con la funzione ecologica.
Irno, Mercatello e gli altri corsi d'acqua non devono essere semplicemente linee sulla cartografia. Devono entrare nel monitoraggio permanente.
Non fissiamo oggi numeri arbitrari
Questo è un punto metodologico importante. Sarebbe facile scrivere:
- 30% di copertura arborea entro il 2040.
- 10.000 nuovi alberi entro il 2030.
- 100 ettari deimpermeabilizzati.
Ma senza una baseline affidabile questi numeri sarebbero in parte arbitrari. Salerno Verde propone quindi una sequenza più seria:
MISURA → CONFRONTA → DEFINISCI L'OBIETTIVO → PROGRAMMA → VERIFICA.
Prima conosciamo realmente la città poi fissiamo target credibili e ambiziosi.
Ma le scadenze devono esserci
Non utilizzare numeri prematuri non significa evitare gli obiettivi. Il Piano dovrà avere almeno tre grandi orizzonti:
2030 – Avvio
Costruire dati, strumenti e primi interventi strutturali.
2040 – Trasformazione
Portare la rete verde e blu a una scala realmente cittadina.
2050 – Consolidamento
Raggiungere la struttura ecologica urbana immaginata dal Piano.
Questi tre orizzonti permetteranno di non trasformare il 2050 in una data lontana dietro la quale rinviare tutto.
Obiettivi intermedi
Ogni grande obiettivo 2050 dovrà essere suddiviso. Se vogliamo aumentare significativamente la chioma entro il 2050, dobbiamo sapere dove dovremmo essere:
- nel 2030;
- nel 2035;
- nel 2040;
- nel 2045.
Lo stesso vale per:
- deimpermeabilizzazione;
- Città dei 300 metri;
- scuole;
- corridoi;
- parchi.
Un Piano senza tappe intermedie può scoprire troppo tardi di essere fuori strada.
Il cruscotto Salerno Verde
Tutti gli indicatori principali potrebbero essere raccolti in un:
Cruscotto Salerno Verde
semplice da consultare. Non decine di grafici incomprensibili ma una serie limitata di indicatori chiave. Per esempio:
| Indicatore | Baseline | 2030 | 2040 | 2050 | Stato |
|---|---|---|---|---|---|
| Copertura arborea | da rilevare | target | target | target | — |
| Popolazione entro 300 m dal verde | da rilevare | target | target | target | — |
| Superficie impermeabile | da rilevare | target | target | target | — |
| Superficie deimpermeabilizzata | 0 baseline | target | target | target | — |
| Alberi sopravvissuti a 3 anni | da rilevare | target | target | target | — |
| Scuole trasformate | da rilevare | target | target | target | — |
| Corridoi ecologici realizzati | da rilevare | target | target | target | — |
| Superficie collinare tutelata | da rilevare | target | target | target | — |
Il cruscotto deve permettere di capire in pochi minuti se il Piano sta avanzando.
Verde, giallo, rosso
Potremmo utilizzare un sistema semplicissimo.
Verde: obiettivo raggiunto o in linea.
Giallo: ritardo recuperabile.
Rosso: obiettivo fuori traiettoria.
Non per trasformare la complessità urbana in un semaforo ma per impedire che centinaia di pagine di relazioni nascondano una realtà semplice: stiamo rispettando gli impegni oppure no?
Open Data per principio
I dati prodotti con risorse pubbliche dovrebbero essere, salvo le necessarie eccezioni, pubblicati in formato aperto. Non soltanto PDF. Quando appropriato:
- CSV;
- GeoJSON;
- GeoPackage;
- servizi geografici;
- API.
- Formati documentati e possibilmente interoperabili.
Questo permetterebbe a:
- cittadini;
- giornalisti;
- ricercatori;
- associazioni;
- studenti;
- sviluppatori
di analizzare autonomamente il Piano.
Software libero
Un Piano che parla di beni comuni, partecipazione e dati aperti dovrebbe cercare coerenza anche negli strumenti. Per il sistema informativo Salerno Verde proponiamo quindi di privilegiare, quando tecnicamente adeguato:
- Software Libero e standard aperti.
- GIS.
- Database.
- Web mapping.
- Analisi.
- Pubblicazione dei dati.
Non per una scelta puramente ideologica ma per ridurre dipendenze, favorire interoperabilità, trasparenza e riuso.
La piattaforma non deve diventare il progetto
Esiste però un rischio. Costruire un grande portale digitale e confondere lo strumento con la politica. Salerno Verde non ha bisogno innanzitutto di una piattaforma spettacolare. Ha bisogno di:
- dati affidabili;
- processi;
- aggiornamento;
- responsabilità.
Una semplice mappa mantenuta bene vale più di un portale sofisticato abbandonato dopo due anni.
Una sola base informativa
I dati non dovrebbero essere dispersi tra:
- uffici;
- appaltatori;
- singoli progetti;
- file locali;
- relazioni PDF.
Il Piano dovrà costruire progressivamente un Sistema Informativo del Verde e della Resilienza Urbana. Una base comune dalla quale produrre:
- mappe;
- analisi;
- programmazione;
- Open Data;
- rapporti pubblici.
Ogni albero ha coordinate
Ogni nuovo albero pubblico dovrebbe entrare nel sistema dal momento della messa a dimora non dopo anni attraverso un nuovo censimento.
- Coordinate.
- Specie.
- Data.
- Intervento.
Da quel momento inizia la sua storia digitale.
Lo stesso principio può valere per:
- rain garden;
- pocket park;
- deimpermeabilizzazioni;
- nuove aree verdi.
Il Piano si aggiorna mentre viene realizzato.
Fotografie aeree e satelliti
Il monitoraggio territoriale potrà utilizzare anche:
- ortofoto;
- immagini satellitari;
- rilievi disponibili;
- eventualmente altre tecnologie quando necessarie.
Questo permette di verificare nel tempo:
- chioma;
- impermeabilizzazione;
- trasformazioni;
- stato di alcune aree.
Non tutto deve essere rilevato manualmente ma ogni metodologia deve essere documentata.
Citizen science
I cittadini possono contribuire anche alla produzione dei dati:
- Segnalazioni.
- Osservazioni naturalistiche.
- Monitoraggi scolastici.
- Fotografie.
Ma dobbiamo distinguere chiaramente: dato ufficiale da dato collaborativo.
Entrambi possono essere utili ma non sono necessariamente equivalenti.
Il controllo civico
Open Data significa anche permettere ai cittadini di verificare ciò che diciamo. Se il Comune annuncia: “abbiamo piantato 500 alberi”, la mappa dovrebbe progressivamente permettere di sapere:
- dove;
- quando;
- quali specie;
- quanti sono ancora presenti.
Questa possibilità non deve essere vista come una minaccia. È democrazia amministrativa.
Anche TUXSA deve poter controllare
Un Piano civico come quello che stiamo costruendo parte proprio da questa esigenza. Non delegare interamente la conoscenza all'istituzione. Associazioni, collettivi e cittadini devono poter prendere i dati pubblici e verificare autonomamente:
- consumo di suolo;
- abbattimenti;
- piantumazioni;
- trasformazioni;
- attuazione degli obiettivi.
La critica diventa molto più forte quando può essere accompagnata da dati verificabili.
Ma i dati non sostituiscono la politica
Questo punto è fondamentale per la nostra impostazione. Possiamo misurare:
- metri quadrati;
- alberi;
- temperature;
- distanze.
Ma i dati non decidono automaticamente quale città vogliamo. La scelta di tutelare una collina prima che venga trasformata è anche una scelta politica, la decisione di sottrarre spazio all'automobile per creare ombra è politica, la priorità assegnata a un quartiere periferico è politica.
I dati devono informare le decisioni, non nasconderle.
Misurare anche ciò che denunciamo
Questo principio vale anche per le situazioni sulle quali possono emergere preoccupazioni civiche:
- Una possibile trasformazione urbanistica.
- La perdita di una superficie permeabile.
- L'abbattimento di alberi.
- Un'area strategica.
Il Piano dovrebbe permettere di registrare e osservare questi cambiamenti. Non dobbiamo aspettare necessariamente che una trasformazione sia conclusa per cominciare a parlarne. Ma dobbiamo distinguere sempre:
dato verificato;
atto amministrativo;
ipotesi;
segnalazione;
preoccupazione civica.
È proprio questa distinzione che permette alla denuncia politica di essere forte senza fingere che una voce sia già un fatto accertato.
Un osservatorio permanente
Da tutto questo potrebbe nascere:
Osservatorio Salerno Verde
Non immaginiamo necessariamente una nuova struttura burocratica. Potrebbe essere una funzione organizzata attraverso:
- Comune;
- università;
- associazioni;
- competenze tecniche;
- cittadinanza.
Il suo compito sarebbe seguire gli indicatori e pubblicare periodicamente lo stato del Piano.
Un rapporto ogni anno
Proponiamo quindi un documento molto semplice:
Rapporto annuale Salerno Verde
Ogni anno dovrebbe rispondere almeno a cinque domande:
Cosa avevamo promesso?
Cosa abbiamo realizzato?
Quali risultati abbiamo ottenuto?
Dove siamo in ritardo?
Cosa faremo l'anno successivo?
Non una pubblicazione celebrativa ma uno strumento di verifica.
Dire anche quando qualcosa non funziona
Questo è forse il test più difficile della trasparenza. Un buon rapporto non deve contenere soltanto successi. Deve poter dire:
- questa specie ha avuto un alto tasso di mortalità;
- questo progetto è in ritardo;
- questo rain garden non funziona come previsto;
- questo quartiere rimane sotto gli standard;
- questo obiettivo non è stato raggiunto.
La credibilità nasce anche dalla capacità di riconoscere gli errori.
Imparare dagli errori
Il fallimento di un esperimento non è necessariamente uno spreco. Lo diventa se ripetiamo lo stesso errore senza imparare.
Il monitoraggio permette invece: PROGETTA → REALIZZA → MISURA → IMPARA → CORREGGI.
Salerno Verde diventa così un processo adattivo.
Il bilancio ecologico della città
A lungo termine potremmo arrivare a pubblicare un vero Bilancio Ecologico di Salerno. Non soltanto quanto verde possediamo ma come cambia annualmente il capitale naturale urbano.
Abbiamo guadagnato o perso:
- suolo permeabile?
- chioma?
- habitat?
- accesso al verde?
- capacità di gestione dell'acqua?
Questa potrebbe diventare una delle letture più importanti dello sviluppo cittadino.
Crescita non significa metri cubi
Il Bilancio Ecologico introduce anche una diversa idea di crescita. Una città può non costruire nuovi edifici e contemporaneamente migliorare enormemente:
- Più alberi maturi.
- Più suolo.
- Più biodiversità.
- Più accessibilità.
- Più ombra.
- Più qualità dello spazio pubblico.
Salerno Verde propone di misurare anche questa forma di crescita.
Il diritto di sapere
Alla fine il monitoraggio non è soltanto una questione tecnica. È una questione democratica. Se un Piano guarda al 2050, attraverserà:
- amministrazioni differenti;
- consigli comunali differenti;
- bilanci differenti;
- crisi;
- cambiamenti politici.
Nessuna amministrazione può garantire oggi ciò che faranno tutte quelle future, possiamo però costruire un sistema nel quale ogni cittadino possa sapere:
dove eravamo;
dove siamo;
dove avevamo deciso di arrivare.
I dati come memoria della città
Questo è particolarmente importante per un progetto così lungo. Nel 2040 potrebbe non esserci quasi nessuna delle persone che oggi partecipano alla sua costruzione ma la baseline resterà, le mappe resteranno, gli indicatori resteranno, le serie storiche resteranno.
Il Piano acquista così una memoria istituzionale e civica.
Un contratto verificabile con il futuro
Salerno Verde 2050 non deve essere una raccolta di buone intenzioni. Deve diventare progressivamente un contratto verificabile. Non possiamo garantire oggi ogni risultato. Possiamo però impegnarci a misurarlo. E questa è una differenza fondamentale perché un obiettivo misurato può essere:
- raggiunto;
- mancato;
- corretto;
- contestato;
- migliorato.
Un obiettivo che nessuno misura può invece essere semplicemente dimenticato.
La domanda annuale
Ogni anno Salerno dovrebbe poter rispondere pubblicamente a una domanda semplicissima:
Salerno è diventata più verde rispetto all'anno scorso?
Non attraverso impressioni, non attraverso il numero delle inaugurazioni, non attraverso qualche fotografia ma attraverso un insieme trasparente di dati.
- Più chioma?
- Più suolo permeabile?
- Più persone vicine al verde?
- Più ombra?
- Più biodiversità?
- Più alberi sopravvissuti?
Se la risposta è sì, il Piano sta funzionando. Se la risposta è no, dobbiamo capire perché.
Misurare per poter scegliere
I dati non sono quindi la conclusione della politica. Sono ciò che permette alla politica di assumersi le proprie responsabilità:
Possiamo decidere di:
- Investire di più.
- Cambiare priorità.
- Proteggere un'area.
- Accelerare un programma.
- Correggere un errore.
ma dobbiamo sapere perché lo stiamo facendo.
Dal 2027 al 2050: una storia leggibile
Se il sistema funzionerà, nel 2050 potremo ricostruire la trasformazione anno dopo anno.
- Vedere crescere le chiome.
- Vedere diminuire alcune superfici impermeabili.
- Vedere comparire i corridoi.
- Vedere le scuole trasformarsi.
- Vedere aumentare la popolazione servita dal verde.
- Vedere anche gli errori e le correzioni.
Non avremo soltanto una città diversa.Avremo la storia documentata della sua trasformazione.
Salerno Verde deve poter essere giudicato
Ed è forse questo il principio più importante. Un Piano pubblico non deve chiedere fiducia incondizionata.
Deve accettare di essere verificato:
- Dai cittadini.
- Dalle associazioni.
- Dalla ricerca.
- Dalla stampa.
- Dall'opposizione.
- Dalle amministrazioni future.
- Da chiunque voglia utilizzare i dati.
Perché se Salerno Verde vuole essere davvero un progetto civico, la sua forza non potrà stare soltanto nelle idee che propone. Dovrà stare anche nella possibilità di controllare se quelle idee sono diventate realtà.
Non chiediamo alla città di credere che Salerno stia diventando più verde. Vogliamo darle gli strumenti per verificarlo.