Per conoscere il turismo abbiamo bisogno di numeri.
- Arrivi.
- Presenze.
- Pernottamenti.
- Strutture ricettive.
- Posti letto.
- Passeggeri.
- Visitatori.
sono dati fondamentali. Senza di essi sarebbe difficile comprendere anche le dimensioni più elementari del fenomeno ma una città può aumentare tutti questi numeri senza necessariamente migliorare.
Crescere non significa automaticamente stare meglio.
La domanda che chiude questa parte del Piano è quindi inevitabile: come possiamo capire se il turismo sta realmente producendo valore per Salerno?
Il limite dei grandi numeri
La comunicazione turistica utilizza spesso espressioni come:
- record di presenze;
- crescita degli arrivi;
- strutture piene;
- grande successo;
- aumento dei flussi.
Sono informazioni utili ma descrivono soprattutto una dimensione: la quantità.
Non ci dicono necessariamente:
- come è stata vissuta la città;
- quanto valore economico è rimasto sul territorio;
- come sono cambiate le condizioni di lavoro;
- quali pressioni hanno subito alcuni quartieri;
- quanto è aumentato il traffico;
- quale impatto ambientale è stato prodotto;
- quanto sono soddisfatti residenti e visitatori.
Un record non è ancora un risultato
Supponiamo che in un anno aumentino fortemente le presenze turistiche. Possiamo certamente registrare una crescita ma per parlare di miglioramento dobbiamo sapere anche cosa è accaduto a:
- economia locale;
- lavoro;
- mobilità;
- ambiente;
- cultura;
- accessibilità;
- qualità della vita.
Il dato quantitativo è il punto di partenza. Non il giudizio finale.
Più turisti può significare cose differenti
- Un aumento dei visitatori può utilizzare capacità precedentemente inutilizzata oppure può concentrarsi in luoghi già saturi.
- Può distribuire meglio la domanda durante l’anno oppure aumentare ulteriormente i picchi.
- Può generare nuovo valore locale oppure trasferire gran parte della spesa verso soggetti esterni.
Lo stesso aumento numerico può quindi descrivere fenomeni molto diversi.
Anche una diminuzione deve essere interpretata
Lo stesso vale nella direzione opposta. Una riduzione degli arrivi non significa necessariamente fallimento.
Potrebbe coincidere con:
- maggiore permanenza;
- maggiore spesa locale;
- minore pressione;
- migliore distribuzione;
- maggiore qualità dell’esperienza.
I numeri devono essere interpretati insieme.
Dalla quantità alla qualità
La qualità turistica non è un singolo fenomeno ma il risultato di più dimensioni. Possiamo pensare almeno a:
- qualità dell’esperienza del visitatore;
- qualità della vita dei residenti;
- qualità economica;
- qualità del lavoro;
- qualità ambientale;
- qualità culturale;
- qualità della mobilità;
- accessibilità;
- distribuzione territoriale;
- capacità di adattamento.
Non esiste un unico numero della qualità
Sarebbe comodo costruire un indicatore capace di dire: Salerno oggi vale 82 su 100.
Ma un numero simile nasconderebbe inevitabilmente molte informazioni. Una città potrebbe avere:
- ottimi risultati economici;
- forti problemi ambientali;
- buona soddisfazione dei visitatori;
- bassa soddisfazione dei residenti.
Come trasformare tutto questo correttamente in un solo numero?
Il rischio dell’indice sintetico
Gli indici possono essere utili per:
- comunicare;
- confrontare;
- osservare tendenze.
ma dipendono sempre dal peso attribuito ai diversi elementi.
Quanto vale l’ambiente rispetto alla spesa?
Quanto vale la soddisfazione del residente rispetto alla permanenza media?
Queste non sono decisioni puramente tecniche. Sono scelte di valore.
Meglio un cruscotto
Per questo Salerno Turismo Aperto dovrebbe preferire un insieme leggibile di indicatori.
Una sorta di cruscotto, non per semplificare la città in una serie di semafori ma per poter osservare contemporaneamente dimensioni differenti.
Un cruscotto non guida da solo
Il cruscotto di un’automobile mostra:
- velocità;
- carburante;
- temperatura;
- segnalazioni.
non decide dove andare.
Allo stesso modo gli indicatori turistici possono mostrare lo stato del sistema. La politica deve decidere la direzione.
I dati non governano la città. Aiutano la città a capire ciò che sta governando.
Prima dimensione: la domanda
Dobbiamo continuare a misurare:
- arrivi;
- presenze;
- permanenza media;
- provenienza;
- stagionalità;
- tipologia di soggiorno.
Questi restano indicatori essenziali ma devono essere collocati dentro un quadro più ampio.
Non soltanto chi pernotta
Abbiamo visto più volte che le statistiche ricettive non descrivono tutti i visitatori. Esistono:
- escursionisti;
- crocieristi;
- visitatori giornalieri;
- persone ospitate da amici o parenti;
- persone presenti per lavoro o eventi.
La conoscenza deve progressivamente includere anche queste forme di presenza.
Non trasformare ogni persona in un dato
Questo non significa tracciare individualmente chi attraversa la città.
- Campioni.
- Questionari.
- Conteggi aggregati.
- Dati statistici.
possono fornire informazioni sufficienti. La conoscenza deve rispettare la privacy.
Seconda dimensione: l’esperienza
Un visitatore può essere presente ma insoddisfatto. Dobbiamo quindi capire:
- come valuta la città?
- quali difficoltà incontra?
- cosa apprezza?
- cosa manca?
- tornerebbe?
- la consiglierebbe?
La soddisfazione non è soltanto un voto
Chiedere: “da 1 a 10 quanto sei soddisfatto?” può essere utile.
Ma ancora più utile è capire: perché?
La dimensione qualitativa aiuta a interpretare il numero.
I problemi raccontano la città
Una segnalazione su:
- trasporto;
- informazione;
- accessibilità;
- pulizia;
- orari
può indicare una criticità che interessa anche i residenti.
Il visitatore diventa così, come abbiamo già visto, uno dei collaudatori temporanei della città.
Terza dimensione: i residenti
Un turismo non può essere considerato di qualità se peggiora sistematicamente la vita di chi abita la città.
Dobbiamo quindi osservare:
- percezione;
- pressione;
- accesso ai servizi;
- uso dello spazio pubblico;
- rumore;
- mobilità;
- commercio;
- abitazione.
Non cercare il consenso
L’obiettivo non è ottenere una percentuale elevata di residenti favorevoli al turismo.
È comprendere:
- dove emergono problemi;
- chi li vive;
- quando;
- perché.
Il dissenso è informazione.
La media cittadina può nascondere il problema
Una valutazione complessivamente positiva può convivere con una forte pressione in una singola area.
Per questo gli indicatori devono avere, quando possibile, una dimensione geografica.
Quarta dimensione: l’economia locale
Non basta sapere quanto spendono i visitatori. Dobbiamo capire:
- dove spendono;
- in quali settori;
- quanto valore rimane nel territorio;
- come si distribuisce.
Fatturato e sviluppo
Un aumento del fatturato turistico può essere positivo ma lo sviluppo locale richiede anche:
- imprese resilienti;
- filiera;
- competenze;
- innovazione;
- distribuzione del valore.
Il fatturato misura un flusso. Lo sviluppo misura ciò che quel flusso lascia.
Quinta dimensione: il lavoro
Quanti posti di lavoro? è importante.
Ma anche:
- quale continuità?
- quali competenze?
- quale formazione?
- quale sicurezza?
- quali prospettive?
Il lavoro è uno degli indicatori più importanti della capacità del turismo di trasformarsi in sviluppo.
Non ridurre il lavoratore a numero occupazionale
Una persona occupata per pochi giorni e una persona con un percorso professionale stabile appaiono entrambe come occupazione.
Ma raccontano realtà differenti. La qualità richiede indicatori più profondi.
Sesta dimensione: l’ambiente
Possiamo osservare:
- mobilità;
- consumi;
- rifiuti;
- qualità dell’aria;
- pressione su aree fragili;
- uso del suolo;
- comfort climatico;
- rumore.
Non tutto l’impatto sarà attribuibile esclusivamente al turismo.
Attribuire con prudenza
Se aumenta il traffico, non possiamo automaticamente affermare che sia colpa dei turisti.
Se aumentano i rifiuti, possono esistere più cause.
La qualità dell’analisi dipende dalla capacità di distinguere:
- correlazione;
- contributo;
- causa.
Settima dimensione: la mobilità
La qualità della destinazione dipende dalla facilità con cui:
- si arriva;
- ci si sposta;
- si torna.
Possiamo misurare:
- tempi;
- frequenze;
- affidabilità;
- uso dei diversi mezzi;
- accessibilità;
- informazione.
Il miglior indicatore può essere un problema che scompare
Se molti visitatori segnalano difficoltà nel raggiungere un luogo e, dopo un intervento, le segnalazioni diminuiscono, abbiamo un risultato.
Non tutto deve essere tradotto in grandi statistiche.
Ottava dimensione: l’accessibilità
- Quanti luoghi dispongono di informazioni verificate?
- Quanti percorsi?
- Quanti servizi?
- Quanto sono complete le informazioni?
- Quanto tempo serve per correggere una segnalazione?
L’accessibilità deve diventare misurabile senza essere ridotta a un semplice: sì/no.
Un luogo non è accessibile allo stesso modo per tutti
Per questo è spesso più utile descrivere caratteristiche e condizioni che attribuire un’etichetta generale.
La qualità dell’informazione diventa essa stessa un indicatore.
Nona dimensione: cultura
Possiamo misurare:
- visitatori;
- biglietti;
- eventi.
Ma la qualità culturale comprende anche:
- partecipazione;
- continuità;
- produzione;
- accessibilità;
- conservazione;
- coinvolgimento delle comunità.
La cultura non vale soltanto quando genera presenze
Una biblioteca utilizzata principalmente dai residenti può contribuire alla qualità culturale della destinazione.
Un teatro vivo tutto l’anno può avere un valore superiore a una grande manifestazione isolata.
La qualità culturale precede la sua utilizzazione turistica.
Decima dimensione: il territorio
Dobbiamo capire anche come Salerno si collega al sistema territoriale.
- Flussi.
- Mobilità.
- Itinerari.
- Permanenza.
- Relazioni economiche.
La città può essere contemporaneamente destinazione e nodo.
Undicesima dimensione: il tempo
La stessa quantità di turismo può produrre effetti differenti se concentrata o distribuita. Per questo dobbiamo misurare:
- stagionalità;
- picchi;
- fasce orarie;
- durata della permanenza.
Il tempo è parte della qualità.
Dodicesima dimensione: la distribuzione
Non conta soltanto quanto valore viene prodotto. Conta:
- dove;
- quando;
- per chi.
Benefici molto concentrati e costi molto distribuiti producono un sistema diverso da benefici maggiormente condivisi.
La distribuzione non è soltanto geografica
Può essere:
- territoriale;
- economica;
- temporale;
- sociale.
Questa dimensione attraversa quasi tutti gli indicatori.
Tredicesima dimensione: la capacità di apprendere
Esiste infine una qualità meno visibile ma fondamentale: la capacità del sistema di correggersi.
- Un errore viene riconosciuto?
- Un dato viene aggiornato?
- Una segnalazione riceve risposta?
- Una politica inefficace viene modificata?
Una città che non corregge non impara
Possiamo avere moltissimi dati e continuare a prendere le stesse decisioni.
La qualità del sistema dipende quindi anche dal rapporto tra:
- conoscenza;
- decisione;
- valutazione;
- correzione.
Indicatori di processo
Non dobbiamo misurare soltanto risultati finali. Possiamo osservare anche:
- tempo di aggiornamento dei dati;
- numero di dataset riutilizzabili;
- segnalazioni risolte;
- partecipazione;
- pubblicazione dei risultati;
- revisioni delle politiche.
Output e outcome
Questa distinzione è importante.
Un output è ciò che realizziamo.
- Un nuovo portale.
- Un evento.
- Una campagna.
- Un dataset.
Un outcome è ciò che cambia grazie a quell’intervento.
- Migliore informazione.
- Maggiore accessibilità.
- Più permanenza.
- Meno congestione.
- Maggiore soddisfazione.
Non confondere ciò che facciamo con ciò che otteniamo
Dire: “abbiamo realizzato cento eventi” descrive un’attività. Non ancora il risultato.
La domanda successiva è: cosa hanno prodotto?
Anche il numero di visitatori di un sito è un output parziale
Migliaia di accessi possono indicare visibilità ma dobbiamo capire se il servizio ha permesso alle persone di:
- trovare informazioni;
- organizzarsi;
- risolvere problemi.
La metrica deve avvicinarsi all’obiettivo reale.
Definire l’obiettivo prima dell’indicatore
Questo evita un errore frequente. Scegliere ciò che è facile misurare e trasformarlo nell’obiettivo.
Il percorso corretto è: obiettivo → domanda → indicatore → dato → valutazione.
Non il contrario.
Se l’obiettivo è l’accessibilità
Non basta contare le pagine dedicate all’accessibilità. Dobbiamo capire se le persone trovano informazioni migliori e incontrano meno barriere.
Se l’obiettivo è distribuire i flussi
Non basta pubblicare nuovi itinerari. Dobbiamo verificare se i comportamenti cambiano e con quali effetti.
Se l’obiettivo è destagionalizzare
Non basta organizzare eventi in inverno.
Dobbiamo verificare:
- domanda;
- permanenza;
- servizi;
- lavoro;
- pressione;
- sostenibilità economica.
Indicatori collegati alle decisioni
Un indicatore che nessuno utilizza può diventare semplice statistica decorativa.
Ogni indicatore dovrebbe rispondere alla domanda: quale decisione potrebbe cambiare se questo valore cambia?
Se non cambia nessuna decisione
Dobbiamo chiederci se vale davvero la pena:
- raccogliere;
- aggiornare;
- pubblicare
quel dato. Anche la conoscenza ha un costo.
Pochi indicatori utili prima di molti indicatori inutilizzati
Il Piano dovrebbe evitare la tentazione di costruire immediatamente centinaia di misure.
Meglio partire da un nucleo affidabile. Poi ampliarlo.
Un sistema progressivo
All’inizio alcuni indicatori saranno disponibili ed altri no. Alcuni saranno incompleti.
Questo è normale. Lo Stato Zero serve anche a conoscere queste lacune.
Non inventare precisione
Se un fenomeno può essere soltanto stimato, deve essere indicato come stima.
Se il campione è piccolo, deve essere dichiarato.
Se un dato manca, deve risultare mancante.
La qualità della conoscenza aumenta quando riconosciamo anche ciò che non sappiamo.
Fonte sempre visibile
Ogni indicatore dovrebbe riportare almeno:
- fonte;
- periodo;
- territorio;
- metodologia;
- data di aggiornamento.
Quando necessario:
- limiti;
- margine di errore;
- stato del dato.
Dato provvisorio e dato definitivo
Non sono la stessa cosa.
Un sistema maturo deve poter distinguere:
- provvisorio;
- validato;
- stimato;
- revisionato.
Questo riduce interpretazioni errate.
Conservare le revisioni
Se un dato cambia, non sempre il valore precedente deve scomparire.
La cronologia permette di capire:
- cosa è stato corretto;
- quando;
- perché.
La trasparenza comprende anche la storia del dato.
Serie storiche
Gli indicatori diventano particolarmente utili quando possiamo seguirli nel tempo.
Non soltanto: come siamo oggi?
Ma: come stiamo cambiando?
La direzione può contare più della posizione
Una città può partire da una situazione debole ma migliorare rapidamente.
Un’altra può avere valori migliori ma peggiorare.
La tendenza racconta qualcosa che la fotografia non mostra.
Definire una linea di base
Prima di fissare un obiettivo dobbiamo sapere da dove partiamo.
Lo Stato Zero serve esattamente a questo.
Senza baseline, non possiamo misurare seriamente il cambiamento.
Obiettivi misurabili, ma non meccanici
Il Piano potrà fissare alcuni traguardi.
- Ridurre.
- Aumentare.
- Migliorare.
- Distribuire.
Ma non tutto deve avere necessariamente una percentuale arbitraria.
Evitare obiettivi inventati
Dire: “aumentare del 20%” senza sapere perché proprio il 20% produce soltanto precisione apparente.
I target devono essere:
- motivati;
- realistici;
- collegati alla capacità.
Gli indicatori devono poter mettere in discussione il Piano
Questo è forse il punto più importante. Se misuriamo soltanto ciò che serve a confermare le decisioni già prese, il sistema perde valore.
Un indicatore deve poter mostrare anche che:
- un progetto non funziona;
- un obiettivo era sbagliato;
- un effetto inatteso è emerso.
Misurare significa accettare di cambiare
La valutazione è utile soltanto se esiste la possibilità reale di correggere la decisione.
Altrimenti diventa rendicontazione formale.
Partecipazione anche sugli indicatori
La scelta di ciò che misuriamo non dovrebbe essere esclusivamente tecnica.
- Residenti.
- Operatori.
- Lavoratori.
- Associazioni.
- Ricercatori.
possono contribuire a identificare ciò che conta.
Ciò che misuriamo rivela ciò che consideriamo importante
Se misuriamo soltanto:
- arrivi;
- presenze;
- spesa,
stiamo implicitamente dicendo che questi sono gli obiettivi principali.
Se aggiungiamo:
- qualità della vita;
- ambiente;
- accessibilità;
- lavoro,
stiamo adottando una visione differente dello sviluppo.
Gli indicatori sono anche una scelta politica
La tecnica definisce: come misurare.
La politica deve discutere: cosa vale la pena misurare.
Un linguaggio comprensibile
Gli indicatori devono essere utilizzabili anche dai cittadini non soltanto dagli specialisti.
Questo non significa eliminare la complessità ma spiegarla.
Ogni indicatore dovrebbe poter rispondere a tre domande
- Che cosa misura?
- Da dove viene il dato?
- Perché è importante?
Se non riusciamo a spiegarlo, difficilmente diventerà uno strumento di partecipazione.
Dashboard sì, ma non soltanto dashboard
Grafici e cruscotti possono aiutare ma devono essere accompagnati da:
- metodologia;
- testo;
- interpretazione;
- fonti.
Un grafico senza contesto può essere fuorviante quanto un numero isolato.
Open Data
Quando possibile, i dati utilizzati per costruire gli indicatori dovrebbero essere disponibili anche in forma riutilizzabile e non soltanto nel grafico. Questo permette:
- verifica;
- ricerca;
- nuove analisi;
- riuso.
Dal grafico al dato
Una buona infrastruttura dovrebbe permettere di passare: indicatore → dataset → fonte → metodologia.
In questo modo il risultato resta verificabile.
Il cittadino non deve fidarsi per forza
Deve poter controllare. Questo è uno dei significati più concreti della trasparenza.
Dati pubblici e dati protetti
Naturalmente non tutto potrà essere aperto.
- Privacy.
- Riservatezza commerciale.
- Segreto statistico.
devono essere rispettati. La trasparenza deve convivere con i diritti.
Aggregare quando necessario
- Molte analisi possono essere pubblicate in forma:
- aggregata;
- anonimizzata.
Non abbiamo bisogno di conoscere il comportamento del singolo individuo per comprendere il fenomeno collettivo.
GiraSalerno come dimostratore
GiraSalerno può mostrare come alcuni indicatori possano essere costruiti a partire da dati aperti e strutturati.
Non deve diventare necessariamente il sistema ufficiale di monitoraggio della città.
Il suo compito è dimostrare una possibilità.
Dalla scheda alla conoscenza
Un luogo può avere dati.
Gli eventi possono essere collegati.
La mobilità può essere integrata.
Le segnalazioni possono evidenziare problemi.
Progressivamente queste informazioni possono produrre indicatori.
Ma il dimostratore deve essere trasparente
Ogni indicatore sperimentale dovrebbe dichiarare:
- fonte;
- metodo;
- limiti.
Un prototipo non deve fingere di essere un dato ufficiale.
La qualità del dato è essa stessa misurabile
Possiamo chiedere:
- quanti dataset hanno una fonte?
- quanti sono aggiornati?
- quanti hanno licenza chiara?
- quanti sono machine-readable?
- quanti hanno metadati?
- quanti possono essere collegati?
Misurare la capacità di conoscere
Questo è particolarmente importante per Salerno Turismo Aperto. Il Piano non deve misurare soltanto il turismo ma misurare anche quanto migliora la capacità della città di conoscerlo.
Dallo Stato Zero allo Stato Uno
All’inizio possiamo avere:
- dati dispersi;
- lacune;
- PDF;
- fonti non collegate.
Dopo alcuni anni dovremmo poter osservare:
- più dati strutturati;
- maggiore interoperabilità;
- serie storiche;
- migliore documentazione;
- maggiore riuso.
Anche questo è un risultato.
Un Bilancio della qualità turistica
Nel tempo Salerno potrebbe produrre periodicamente un documento pubblico capace di riunire le principali dimensioni. Non un rapporto celebrativo ma un vero bilancio.
Cosa potrebbe contenere
- Domanda.
- Esperienza.
- Residenti.
- Economia.
- Lavoro.
- Ambiente.
- Mobilità.
- Accessibilità.
- Cultura.
- Territorio.
- Stagionalità.
- Qualità dei dati.
Risultati positivi e negativi
Il Bilancio dovrebbe poter dire:
- questo è migliorato.
- questo è peggiorato.
- su questo non abbiamo ancora dati sufficienti.
Tutte e tre sono informazioni utili.
Dichiarare di non sapere è un risultato di conoscenza
Se scopriamo che non siamo in grado di misurare un fenomeno importante, abbiamo identificato una lacuna.
Possiamo quindi decidere se colmarla.
Periodicità
Non tutti gli indicatori devono essere aggiornati con la stessa frequenza. Alcuni quotidianamente, altri mensilmente, trimestralmente, annualmente. Ogni dataset deve avere un ritmo coerente con il fenomeno.
Il mito del tempo reale
Non tutto deve essere real time. Per alcuni fenomeni sarebbe:
- costoso;
- inutile;
- fuorviante.
Un indicatore annuale affidabile può essere molto più utile di un contatore in tempo reale senza significato.
Tempo reale dove serve
- Mobilità.
- Disponibilità.
- Modifiche operative.
- Emergenze.
possono richiedere aggiornamenti rapidi. La tecnologia deve seguire il bisogno.
Confrontarsi con altre destinazioni
Il confronto può aiutare a capire ma deve essere fatto con prudenza.
Città differenti hanno:
- dimensioni;
- territori;
- mercati;
- metodologie
- differenti.
Benchmark, non classifica
Il confronto dovrebbe servire a:
- imparare;
- individuare pratiche;
- capire differenze.
non soltanto a stabilire chi è primo.
Essere primi non è una strategia
Una città può essere prima in una classifica e avere problemi importanti. Il vero confronto è con gli obiettivi che ha scelto.
Salerno deve confrontarsi anche con se stessa
La domanda più utile può essere: siamo migliori rispetto a cinque anni fa?
Migliori in che cosa?
Per chi?
A quale costo?
La qualità come equilibrio
A questo punto possiamo vedere la qualità turistica non come una singola prestazione, ma come equilibrio dinamico tra:
- visitatore;
- residente;
- lavoro;
- economia;
- ambiente;
- cultura;
- territorio.
Gli equilibri cambiano
Ciò che funziona oggi può non funzionare tra cinque anni.
- Clima.
- Tecnologia.
- Domanda.
- Società.
- Economia.
cambiano. Il sistema di indicatori deve poter cambiare con loro.
Non congelare il Piano
Anche gli indicatori devono essere periodicamente rivisti: alcuni possono diventare inutili, altri necessari.
Una strategia di lungo periodo deve essere capace di apprendere.
Dal dato alla decisione
Possiamo finalmente chiudere il ciclo iniziato con lo Stato Zero:
osservare → raccogliere → organizzare → comprendere → discutere → decidere → agire → misurare → correggere.
Poi il ciclo ricomincia.
Non è un percorso lineare
Nuovi dati possono modificare la comprensione.
La partecipazione può far emergere nuove domande.
Una decisione può produrre effetti inattesi.
Il Piano deve accettare questa complessità.
Misurare non significa governare con un algoritmo
Nessun indicatore può decidere:
- quale città vogliamo;
- quali valori privilegiare;
- quali compromessi accettare.
Queste restano decisioni democratiche.
Ma la democrazia ha bisogno di conoscenza
Decidere senza dati può essere necessario in un’emergenza ma farne un metodo permanente significa rinunciare a imparare.
La conoscenza rende il confronto più:
- trasparente;
- argomentato;
- verificabile.
Anche i dati possono essere discussi
- Fonte.
- Metodo.
- Interpretazione.
devono poter essere contestati.
Questo non indebolisce il sistema anzi lo rende più robusto.
La qualità non è assenza di conflitto
Residenti e operatori possono valutare diversamente lo stesso fenomeno.
Un’impresa può desiderare più flussi.
Un residente meno pressione.
Un lavoratore maggiore continuità.
La politica deve comporre interessi differenti.
Gli indicatori rendono visibili le conseguenze
Non dicono quale scelta sia giusta ma possono mostrare cosa produce una scelta. È già molto.
Il principio
Possiamo quindi fissare il criterio conclusivo di questa Parte:
il successo turistico di Salerno non deve essere misurato soltanto da quante persone arrivano, ma dalla qualità del rapporto che il turismo costruisce con la città, dalla quantità di valore che lascia, dalla capacità di distribuirlo e dalla sostenibilità degli effetti che produce nel tempo.
Non chiedere soltanto: quanti?
Dobbiamo imparare a chiedere anche:
- chi?
- quando?
- dove?
- come?
- per quanto tempo?
- con quale beneficio?
- con quale costo?
- per chi?
- con quale effetto sulla città?
Dalla conoscenza alla scelta
Con questo capitolo si chiude la PARTE IV — CAPIRE PER DECIDERE.
Siamo partiti da una domanda: quale turismo vogliamo per Salerno?
Abbiamo attraversato:
- residenti;
- quartieri;
- cultura;
- ambiente;
- mobilità;
- accessibilità;
- economia;
- lavoro;
- eventi;
- territorio;
- stagionalità.
Ora possiamo compiere il passaggio successivo.
Non più soltanto: conoscere ciò che esiste.
Non più soltanto: capire gli effetti.
Ma: scegliere dove vogliamo andare.
È il passaggio dalla conoscenza alla strategia.