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Destagionalizzare senza inseguire soltanto i numeri

Inviato da tuxsa il

Quando si parla di turismo, la destagionalizzazione viene spesso presentata come un obiettivo evidente.

  • Più visitatori nei mesi deboli.
  • Più occupazione.
  • Più fatturato.
  • Più utilizzo delle strutture.

In parte è vero ma il rischio è trasformare la destagionalizzazione in un nuovo inseguimento quantitativo.

Destagionalizzare non significa rendere ogni mese alta stagione ma distribuire meglio la domanda, ridurre gli squilibri e costruire motivazioni di visita coerenti con il territorio.


La stagionalità non è sempre un problema

Ogni destinazione ha ritmi differenti.

  • Clima.
  • Scuola.
  • Lavoro.
  • Festività.
  • Eventi.
  • Paesaggio.
  • Mare.
  • Cultura.

influenzano naturalmente i flussi e una certa stagionalità può quindi essere fisiologica. Il problema nasce quando la concentrazione diventa eccessiva.


Picchi e vuoti

Una destinazione fortemente stagionale può alternare periodi di sovraccarico a periodi di sottoutilizzo.

Durante i picchi possono aumentare:

  • congestione;
  • pressione sui servizi;
  • costi;
  • difficoltà per residenti e lavoratori.

Durante i periodi deboli possono emergere:

  • chiusure;
  • riduzione dell’occupazione;
  • scarsa sostenibilità economica.

Il problema non è la stagione, ma lo squilibrio

La domanda strategica non dovrebbe essere: come portiamo turisti tutto l’anno?

Ma: come riduciamo gli squilibri senza costruire una pressione turistica permanente?

È una prospettiva più equilibrata.


La città ha diritto anche ai tempi di minore pressione

Un territorio non deve necessariamente essere utilizzato sempre alla massima intensità. Periodi meno affollati possono avere valore:

  • Per residenti.
  • Per lavoratori.
  • Per manutenzione.
  • Per ecosistemi.
  • Per la qualità dell’esperienza.

Il riposo può essere parte della sostenibilità

Una spiaggia.

Un centro storico.

Un parco.

Un sistema di trasporto.

Possono beneficiare di periodi di minore pressione.

La sostenibilità non consiste nel massimizzare continuamente l’utilizzo.


Destagionalizzare non significa riempire ogni vuoto

Un calendario senza pause può produrre:

  • fatica organizzativa;
  • pressione costante;
  • dipendenza dagli eventi;
  • costi pubblici continui.

La distribuzione temporale deve essere ragionata.


Prima capire quando arrivano i visitatori

Per costruire una politica di destagionalizzazione dobbiamo conoscere:

  • arrivi;
  • presenze;
  • visitatori giornalieri;
  • eventi;
  • flussi crocieristici;
  • mobilità;
  • occupazione delle strutture.

Non basta conoscere il totale annuale.


Il dato annuale nasconde tutto

Centomila visitatori possono arrivare:

  • in dodici mesi;
  • in tre mesi;
  • in pochi weekend.

L’effetto sulla città sarebbe completamente differente. Il tempo è quindi una dimensione fondamentale del dato turistico.


Dalla stagione al calendario

L’analisi dovrebbe arrivare almeno a:

  • mese;
  • settimana;
  • giorno;
  • in alcuni casi fascia oraria.

Questo permette di individuare:

  • picchi;
  • periodi deboli;
  • eventi anomali;
  • sovrapposizioni.

Non tutti i periodi deboli sono uguali

Un mese può avere meno visitatori perché:

  • il clima è meno favorevole;
  • mancano collegamenti;
  • alcuni servizi chiudono;
  • non esiste una motivazione di visita;
  • la destinazione non viene comunicata.

Le cause sono differenti e le soluzioni devono esserlo altrettanto.


Prima la diagnosi, poi la promozione

Se il problema è il trasporto, una campagna promozionale non risolve.

Se mancano servizi aperti, attirare visitatori può produrre una cattiva esperienza.

Se manca un prodotto reale, la comunicazione crea soltanto aspettative.


Il principio resta lo stesso

Conoscere → preparare → organizzare → comunicare → misurare.

La promozione deve arrivare dopo.


Destagionalizzare con ragioni reali

Per attrarre visitatori in periodi differenti servono motivazioni credibili.

  • Cultura.
  • Enogastronomia.
  • Natura.
  • Eventi.
  • Lavoro.
  • Congressi.
  • Sport.
  • Formazione.
  • Esperienze territoriali.

Non tutte funzionano allo stesso modo.


Non inventare stagioni artificiali

Una destinazione può tentare di creare continuamente nuovi appuntamenti per riempire i periodi deboli. Questo può funzionare in alcuni casi ma se l’intero sistema dipende da manifestazioni finanziate e ricostruite ogni anno, la destagionalizzazione rimane fragile.


La domanda strutturale vale più del picco

  • Un museo visitabile tutto l’anno.
  • Una rete di servizi.
  • Un’offerta culturale continuativa.
  • Una buona mobilità.

possono generare una domanda più stabile di un singolo grande evento.


La normalità è una risorsa

Una città deve essere interessante anche quando non accade nulla di straordinario.

  • Passeggiare.
  • Mangiare.
  • Visitare.
  • Conoscere.
  • Vivere gli spazi.

La qualità quotidiana è una delle forme più solide di destagionalizzazione.


Cultura tutto l’anno

  • Musei.
  • Teatri.
  • Biblioteche.
  • Archivi.
  • Produzione culturale.

possono offrire motivazioni di visita in periodi differenti ma richiedono continuità.


Cultura non significa soltanto calendario

Una politica culturale permanente è più utile alla destagionalizzazione di una semplice moltiplicazione degli appuntamenti.

Il patrimonio deve essere:

  • accessibile;
  • conosciuto;
  • visitabile;
  • raccontato.

Il patrimonio coperto

Alcune esperienze sono meno dipendenti dal meteo.

  • Musei.
  • Mostre.
  • Teatri.
  • Spazi culturali.

possono contribuire ad ampliare la stagione ma devono essere integrati in un sistema.


Il clima mediterraneo

Salerno può avere condizioni climatiche favorevoli in molti periodi dell’anno ma non dobbiamo trasformare questa caratteristica in uno slogan. Serve osservare:

  • temperature;
  • pioggia;
  • vento;
  • comfort;
  • ore di luce.

La reale fruibilità dipende da questi elementi.


Il caldo può spostare la stagione

Il cambiamento climatico può modificare le preferenze. Periodi tradizionalmente considerati ottimali possono diventare troppo caldi e primavera e autunno possono assumere maggiore importanza. La destagionalizzazione deve quindi dialogare con l’adattamento climatico.


Non promuovere soltanto il mese

Possiamo pensare anche alle fasce orarie. Durante i periodi caldi:

  • mattina;
  • sera;
  • attività indoor

possono diventare più rilevanti. La distribuzione temporale riguarda anche la giornata.


Destagionalizzare dentro il giorno

Un centro può essere sovraccarico in alcune ore e quasi vuoto in altre. Informazione e programmazione possono contribuire a distribuire:

  • visite;
  • attività;
  • mobilità.

Questo può migliorare l’esperienza senza aumentare il numero complessivo.


Il tempo come capacità

La capacità turistica non è soltanto spaziale ma anche temporale. Lo stesso luogo può gestire:

cento persone distribuite in dieci ore molto meglio di cento persone concentrate in una sola ora.


Prenotazione quando serve

Per alcune esperienze la prenotazione può aiutare a distribuire la domanda ma non deve diventare la risposta automatica. Prima bisogna capire se esiste realmente un problema di concentrazione.


Prezzi e distribuzione

Il mercato può già differenziare i prezzi tra:

  • alta;
  • media;
  • bassa stagione.

Questo può influenzare la domanda ma una strategia pubblica non deve basarsi soltanto sulla leva economica.


Informazione sulla convenienza

Periodi meno affollati possono offrire:

  • prezzi differenti;
  • maggiore disponibilità;
  • esperienze più tranquille.

Comunicare questi vantaggi può attrarre segmenti interessati.


Non tutti cercano la stessa esperienza

  • Famiglie.
  • Anziani.
  • Lavoratori da remoto.
  • Viaggiatori culturali.
  • Gruppi.
  • Turisti internazionali.

possono avere calendari differenti. Conoscere i segmenti può aiutare a distribuire la domanda.


Ma evitare le categorie rigide

Non dobbiamo presumere che:

  • gli anziani viaggino sempre fuori stagione;
  • i giovani solo in estate;
  • gli stranieri abbiano gli stessi comportamenti.

Le categorie aiutano. I dati reali correggono gli stereotipi.


Turismo scolastico

Scuole e gruppi possono avere calendari specifici.

  • Cultura.
  • Archeologia.
  • Ambiente.

possono offrire opportunità ma la città deve essere preparata ad accogliere gruppi senza compromettere l’esperienza degli altri utenti.


Turismo congressuale e professionale

  • Congressi.
  • Convegni.
  • Formazione.
  • Attività lavorative.

possono generare domanda in periodi differenti dal turismo leisure. Questo può contribuire alla stabilità.


Ma servono infrastrutture e servizi

Non basta dichiararsi destinazione congressuale. Servono:

  • spazi;
  • tecnologia;
  • trasporto;
  • ricettività;
  • organizzazione.

La domanda deve essere costruita su capacità reali.


Turismo sportivo

  • Manifestazioni.
  • Gare.
  • Allenamenti.
  • Attività all’aperto.

possono generare flussi in periodi differenti ma anche qui va distinta l’attività ordinaria dall’evento straordinario.


Il territorio amplia le possibilità

Come visto nel capitolo precedente, la relazione con:

  • Costiera;
  • Paestum;
  • Cilento;
  • aree interne

può offrire esperienze differenti durante l’anno.


Le stagioni del territorio

  • Mare.
  • Cammini.
  • Enogastronomia.
  • Archeologia.
  • Natura.

possono avere periodi ottimali differenti. Questo permette di costruire un’offerta più distribuita senza forzare ogni luogo a funzionare allo stesso modo tutto l’anno.


Non uniformare il calendario

Il territorio può avere ritmi differenti. La forza della rete sta proprio nella complementarità.


Destagionalizzare distribuendo motivazioni

Una strategia territoriale può aiutare il visitatore a scoprire che periodi differenti offrono esperienze differenti. Non una copia estiva in inverno.


Il lavoro

La destagionalizzazione viene spesso giustificata con la possibilità di rendere il lavoro più stabile.

È un obiettivo importante ma non automatico.


Più mesi di domanda non significa automaticamente miglior lavoro

  • Le imprese potrebbero comunque utilizzare contratti brevi.
  • Gli orari potrebbero restare frammentati.
  • I volumi potrebbero non essere sufficienti.

serve verificare l’effetto reale.


Continuità delle competenze

Una domanda meglio distribuita può però aiutare a:

  • trattenere personale;
  • ridurre il turnover;
  • investire nella formazione.

Questo può aumentare la qualità del sistema.


Il limite economico

Tenere aperta una struttura nei periodi deboli ha un costo.

  • Personale.
  • Energia.
  • Servizi.

Un’apertura annuale non è sempre economicamente sostenibile.


Non imporre l’apertura permanente

La politica può favorire condizioni migliori ma non deve presumere che ogni attività debba restare aperta tutto l’anno. Anche le imprese hanno ritmi.


La rete può compensare

Non tutti i servizi devono essere aperti contemporaneamente ma la destinazione dovrebbe garantire una base minima sufficiente a offrire un’esperienza completa.


Quali servizi minimi?

  • Informazione.
  • Mobilità.
  • Ricettività.
  • Ristorazione.
  • Cultura.
  • Servizi essenziali.

La disponibilità può cambiare, ma deve essere conoscibile.


L’informazione sull’apertura è fondamentale

Un visitatore fuori stagione deve poter sapere:

  • cosa è aperto;
  • quando;
  • con quali condizioni.

Informazioni sbagliate hanno un impatto ancora maggiore quando le alternative sono poche.


Aggiornare alla fonte

  • Orari stagionali.
  • Chiusure.
  • Modifiche.

Devono essere gestiti come dati strutturati non dispersi in post occasionali.


GiraSalerno e la stagionalità

GiraSalerno può mostrare informazioni che cambiano nel tempo.

  • Orari.
  • Eventi.
  • Trasporti.
  • Servizi.
  • Disponibilità.

Questo permette di rappresentare la destinazione reale, non una fotografia fissa.


Il turista deve vedere ciò che esiste oggi

Non ciò che era disponibile sei mesi fa. La qualità dell’informazione è particolarmente importante nei periodi meno frequentati.


Stagionalità dei dati

Anche gli indicatori devono essere temporali. Un dato annuale può nascondere:

  • saturazione estiva;
  • forte debolezza invernale.

Serve poter leggere il calendario.


Indicatori mensili

  • Arrivi.
  • Presenze.
  • Occupazione.
  • Eventi.
  • Spesa.
  • Lavoro.

possono essere osservati mese per mese.


Ma anche il mese può essere troppo ampio

Un grande evento di tre giorni può modificare fortemente la media mensile. In alcuni casi serve il dato giornaliero.


Le serie storiche

Una singola stagione può essere influenzata da:

  • meteo;
  • eventi;
  • crisi;
  • cambiamenti nei trasporti.

Le serie di più anni aiutano a capire le tendenze.


Non confondere eccezione e cambiamento strutturale

Un inverno particolarmente positivo non significa automaticamente che la destagionalizzazione sia riuscita. Serve continuità.


Confrontare periodi omogenei

Un dato di dicembre deve essere confrontato con:

  • dicembre precedente;
  • periodi simili.

Non necessariamente con agosto.


Misurare il rapporto tra picco e minimo

Un possibile indicatore è la differenza tra periodi di massima e minima domanda. Ridurre questa distanza può indicare una maggiore distribuzione.


Ma non inseguire la perfetta uniformità

Una distribuzione identica dodici mesi l’anno non è necessariamente desiderabile. Potrebbe essere:

  • irrealistica;
  • economicamente inefficiente;
  • ambientalmente dannosa.

L’obiettivo è equilibrio.


Che cosa significa equilibrio?

  • Dipende dalla città.
  • Dai servizi.
  • Dalla capacità.
  • Dai residenti.
  • Dall’ambiente.
  • Dalle imprese.

per questo la soglia non può essere definita astrattamente.


Partecipazione

Anche la destagionalizzazione deve essere discussa. Più visitatori nei mesi tranquilli possono essere considerati positivamente da alcuni e meno da altri. Serve ascoltare.


I residenti possono percepire diversamente le stagioni

Chi vive in un’area molto frequentata può considerare i mesi più tranquilli come un periodo di recupero. Eliminare completamente questa pausa potrebbe peggiorare la qualità della vita.


Le imprese possono avere esigenze differenti

Alcune desiderano lavorare più mesi.

Altre preferiscono una chiusura stagionale.

Non esiste un unico interesse economico.


I lavoratori

Una stagione più lunga può significare maggiore continuità ma anche meno periodi di riposo.

Dipende dall’organizzazione.


Anche l’ambiente ha stagioni

  • Ecosistemi.
  • Fauna.
  • Vegetazione.

possono avere periodi più sensibili. La programmazione turistica deve rispettarli.


Non tutto deve essere accessibile sempre

Alcune aree possono richiedere:

  • chiusure;
  • limitazioni;
  • periodi di protezione.

Questo non è un fallimento turistico magestione sostenibile.


La manutenzione ha bisogno di tempo

  • Spazi.
  • Musei.
  • Infrastrutture.

hanno bisogno di:

  • lavori;
  • pulizia;
  • restauro;
  • aggiornamento.

Un sistema senza pause può rendere più difficile la manutenzione.


Programmare le pause

La riduzione temporanea di alcuni servizi può essere programmata e comunicata.

Il problema non è la chiusura ma l’imprevedibilità.


Destagionalizzazione e prezzi pubblici

Musei o servizi pubblici possono valutare formule differenti durante l’anno ma ogni scelta deve essere collegata a obiettivi chiari.


Non usare sconti senza strategia

Ridurre il prezzo può attirare più persone. Ma se il problema è:

  • trasporto;
  • chiusura;
  • assenza di servizi,

lo sconto non basta.


Promozione mirata

Una campagna fuori stagione può avere senso se esiste:

  • un prodotto reale;
  • capacità disponibile;
  • servizi funzionanti.

La promozione deve essere l’ultimo anello.


Non vendere un’esperienza inesistente

Una destinazione raccontata come viva tutto l’anno deve esserlo realmente altrimenti la distanza tra promessa e realtà danneggia la reputazione.


La comunicazione deve essere stagionale anch’essa

Non utilizzare sempre le stesse immagini.

Le esperienze di gennaio e luglio possono essere differenti.

Mostrare questa differenza aumenta la credibilità.


Il valore della pioggia non va inventato

Non tutto deve essere trasformato in slogan promozionale.

Una giornata di pioggia può semplicemente richiedere alternative.

  • Musei.
  • Cultura.
  • Servizi al coperto.

Una buona destinazione sa offrire opzioni.


Resilienza dell’esperienza

La capacità di offrire alternative quando cambiano:

  • meteo;
  • trasporti;
  • condizioni

rende il sistema più robusto.


Un turismo meno concentrato può essere più sostenibile

Distribuire parte dei flussi può ridurre:

  • picchi di traffico;
  • pressione sui servizi;
  • sovraffollamento.

Ma soltanto se il totale complessivo resta compatibile con la capacità.


Distribuzione non significa crescita infinita

Questa distinzione è fondamentale. Possiamo avere lo stesso numero annuale di visitatori emeglio distribuito.

Questo può già produrre un miglioramento significativo.


Prima distribuire, poi valutare se crescere

La politica potrebbe chiedersi: possiamo utilizzare meglio la capacità esistente prima di aumentarla?

È una domanda più prudente.


Non creare nuova capacità senza conoscere quella attuale

  • Ricettività.
  • Trasporto.
  • Spazi.
  • Eventi.

devono essere analizzati. Una capacità sottoutilizzata in alcuni periodi può offrire opportunità.


Ma capacità libera non significa domanda automatica

Avere camere vuote non crea da solo visitatori. Serve una ragione per venire.


La qualità della ragione di visita

Una promozione può attirare una volta ma una motivazione forte può generare:

  • passaparola;
  • ritorno;
  • permanenza.

Non inseguire ogni segmento

Una destinazione non deve essere adatta a tutto.

  • Famiglie.
  • Luxury.
  • Giovani.
  • Nomadi digitali.
  • Congressi.
  • Sport.
  • Cultura.
  • Enogastronomia.

Inseguire ogni mercato può produrre un’identità incoerente.


Scegliere

La strategia serve anche a decidere:

  • quali segmenti sono coerenti;
  • quali opportunità sviluppare;
  • quali non inseguire.

Anche non fare tutto è una scelta.


Conoscere il valore per periodo

Non tutti i mesi producono lo stesso rapporto tra:

  • benefici;
  • costi;
  • pressioni.

La valutazione dovrebbe considerare questa differenza.


Un visitatore in bassa stagione può avere un impatto diverso

Potrebbe utilizzare capacità inutilizzata oppure richiedere servizi aggiuntivi costosi.

Non esiste una risposta automatica.


Il costo marginale

Se un museo è già aperto, un visitatore aggiuntivo può avere un costo limitato.

Se deve essere aperto esclusivamente per pochi visitatori, la situazione cambia.

La sostenibilità economica dipende anche da questo.


Cooperazione tra operatori

In periodi deboli può essere utile coordinare:

  • aperture;
  • eventi;
  • servizi.

Una destinazione nella quale tutto chiude nello stesso giorno può diventare poco utilizzabile.


Ma coordinare non significa imporre

Le imprese mantengono autonomia. La cooperazione può però migliorare l’esperienza complessiva.


Informazione condivisa

Sapere in anticipo quali servizi saranno disponibili permette:

  • programmazione;
  • comunicazione;
  • mobilità.

La conoscenza riduce l’incertezza.


Il calendario della città

Un sistema integrato potrebbe rappresentare insieme:

  • eventi;
  • aperture;
  • trasporti;
  • periodi di maggiore domanda.

Questo aiuterebbe sia la pianificazione sia il visitatore.


Prevedere senza pretendere di sapere tutto

I dati storici possono aiutare a stimare i flussi futuri ma le previsioni non sono certezze.

  • Meteo.
  • Economia.
  • Trasporti.
  • Eventi internazionali.

possono cambiare rapidamente la domanda.


La previsione serve a prepararsi

Non a dichiarare in anticipo il successo. Può aiutare a dimensionare:

  • servizi;
  • personale;
  • mobilità.

Scenario, non profezia

Il Piano dovrebbe lavorare con scenari.

  • Domanda bassa.
  • Media.
  • Alta.

Questo permette una maggiore flessibilità.


Un sistema adattivo

La vera destagionalizzazione non consiste nel fissare oggi il calendario perfetto per i prossimi dieci anni ma nel costruire una città capace di:

osservare;

capire;

adattare;

correggere.


Monitorare gli effetti indesiderati

Un’azione può funzionare troppo bene.

Una zona promossa in bassa stagione può iniziare a subire forte pressione.

In quel caso la strategia deve poter cambiare.


Il successo può richiedere una correzione

Questo principio attraversa tutto il Piano. Un aumento dei flussi non è automaticamente una ragione per aumentare ancora. Può essere il momento di:

  • stabilizzare;
  • distribuire;
  • limitare.

Una destinazione non deve avere paura dei limiti

Dire qui non serve crescere ancora può essere una scelta di qualità.


La destagionalizzazione come equilibrio

Possiamo quindi definirla non come crescita continua, ma come:

riduzione delle concentrazioni eccessive attraverso una migliore distribuzione temporale della domanda, nel rispetto della capacità della città e del territorio.


Gli indicatori

Nel tempo possiamo osservare:

  • arrivi e presenze per mese;
  • visitatori giornalieri;
  • occupazione ricettiva;
  • durata media;
  • spesa;
  • eventi;
  • lavoro;
  • trasporto;
  • pressione su alcuni luoghi;
  • percezione dei residenti.

Un indice di stagionalità può aiutare

Possiamo anche utilizzare indicatori statistici capaci di mostrare quanto i flussi siano concentrati ma il numero deve essere sempre accompagnato dall’interpretazione.


Il dato non dice quale distribuzione sia desiderabile

Può dirci quanto siamo concentrati e come cambia la distribuzione. La scelta dell’equilibrio desiderato resta politica.


Misurare benefici e pressioni insieme

Se aumentano le presenze in inverno ma aumentano anche:

  • costi;
  • problemi;
  • pressione,

dobbiamo poterlo vedere. Il successo è multidimensionale.


Non soltanto presenze

Questo ci porta direttamente al punto successivo. Per decenni il successo turistico è stato misurato principalmente attraverso:

  • arrivi;
  • presenze;
  • pernottamenti.

Sono dati fondamentali ma non possono descrivere da soli la qualità del turismo.


Il principio

Possiamo quindi formulare così il criterio del Piano:

destagionalizzare significa distribuire meglio il turismo nel tempo, utilizzando in modo più equilibrato la capacità della città e del territorio, senza trasformare ogni periodo in alta stagione e senza confondere l’aumento dei numeri con il miglioramento della qualità.


Dal calendario alla qualità

Se il turismo è meglio distribuito, resta una domanda fondamentale: come sappiamo se il sistema sta realmente migliorando?

Non basta contare più visitatori, occorre anche misurare:

  • qualità dell’esperienza;
  • benefici economici;
  • lavoro;
  • accessibilità;
  • effetti sui residenti;
  • ambiente;
  • mobilità;
  • distribuzione del valore.

È il tema del prossimo capitolo