Per molti anni il turismo è stato raccontato soprattutto attraverso indicatori quantitativi.
- Arrivi.
- Presenze.
- Tasso di occupazione.
- Numero di eventi.
- Passeggeri.
- Posti letto.
sono dati importanti ma non rispondono alla domanda principale: quale turismo vuole Salerno?
Una città può aumentare i visitatori e contemporaneamente:
- peggiorare la qualità della vita dei residenti;
- aumentare la pressione sugli spazi pubblici;
- concentrare i benefici in poche aree;
- produrre lavoro fragile;
- aumentare i costi dell'abitare;
- consumare risorse;
- rendere più difficile la mobilità.
Al contrario, una crescita più contenuta può produrre maggiore valore economico, culturale e sociale ed è per questo che il numero dei visitatori non può essere l'unico criterio di successo.
Il turismo non è un obiettivo in sé
Il turismo deve essere considerato uno strumento di sviluppo della città non un fine autonomo. La domanda corretta non è quindi come facciamo ad avere più turisti? ma quali benefici vogliamo che il turismo produca per Salerno?
- Benefici economici.
- Lavoro.
- Servizi.
- Cultura.
- Rigenerazione urbana.
- Mobilità.
- Relazioni internazionali.
- Conoscenza.
- Valorizzazione del territorio.
Se questi benefici non vengono definiti, qualsiasi crescita può essere presentata come successo semplicemente perché cresce.
Crescere non significa automaticamente svilupparsi
La distinzione tra crescita e sviluppo è fondamentale. La crescita misura spesso una quantità:
- Più presenze.
- Più strutture.
- Più visitatori.
- Più spesa.
Lo sviluppo riguarda invece la qualità degli effetti prodotti.
Possiamo avere più turismo senza avere un sistema turistico migliore e possiamo avere un turismo migliore senza inseguire continuamente nuovi record.
Il turismo che vogliamo deve essere compatibile con la città
Salerno non è un prodotto turistico ma una città nella quale vivono persone. Il turismo deve quindi inserirsi nel funzionamento urbano senza sostituirlo.
Questo significa che ogni scelta dovrebbe essere valutata anche attraverso domande come:
- migliora o peggiora la vita quotidiana?
- rafforza o indebolisce i servizi?
- rende gli spazi pubblici più utilizzabili?
- produce opportunità diffuse?
- aumenta o riduce le disuguaglianze territoriali?
Il turismo deve convivere con la città reale.
Una buona città prima di una buona destinazione
Uno dei principi già emersi nel Piano può diventare qui criterio strategico: una città migliore per chi ci vive tende a essere anche una destinazione migliore per chi la visita.
- Trasporto pubblico efficiente.
- Spazi pubblici curati.
- Ombra.
- Pulizia.
- Accessibilità.
- Cultura viva.
- Commercio di qualità.
- Quartieri abitati.
- Informazioni affidabili.
- Sicurezza.
- Servizi.
sono elementi turistici proprio perché sono, prima ancora, elementi urbani. Una città costruita esclusivamente per il visitatore può diventare meno vivibile per chi vi abita.
Non esiste un solo turismo
Anche la parola “turismo” rischia di essere troppo generica. A Salerno possiamo incontrare persone con comportamenti molto differenti.
- Chi trascorre alcune ore in città.
- Chi vi soggiorna una notte.
- Chi rimane diversi giorni.
- Chi arriva per lavoro.
- Chi partecipa a un congresso.
- Chi arriva per un evento.
- Chi utilizza Salerno come base per visitare altri territori.
- Chi arriva in crociera.
- Chi visita amici e parenti.
- Chi ritorna più volte.
Queste persone producono impatti e opportunità differenti quindi, di conseguenza, la strategia non può trattarle come un unico fenomeno indistinto.
Il turista che conta di più non è necessariamente quello che spende di più
È facile ridurre la qualità del turismo alla capacità di spesa. E' importante ma non può diventare l'unico criterio.
Un visitatore può:
- rimanere più giorni;
- utilizzare servizi locali;
- visitare musei;
- muoversi con il trasporto pubblico;
- frequentare quartieri differenti;
- partecipare alla vita culturale.
Il valore della sua presenza è più complesso del conto finale.
Valore economico, ma distribuito
Il turismo deve certamente produrre economia ma dobbiamo chiederci dove rimane il valore prodotto?
Se cresce la spesa ma una parte molto elevata viene assorbita da piattaforme, grandi intermediari o soggetti esterni al territorio, l'impatto locale può essere limitato. Se invece la spesa raggiunge:
- strutture locali;
- ristorazione;
- commercio;
- artigianato;
- cultura;
- guide;
- servizi;
- lavoratori;
una parte maggiore del valore rimane nella comunità. Non basta quindi misurare quanto si spende ma dobbiamo capire come la spesa attraversa l'economia cittadina.
Il turismo come filiera
Una destinazione non è composta soltanto da alberghi e ristoranti. Il turismo coinvolge:
- trasporti;
- cultura;
- commercio;
- servizi;
- artigianato;
- professioni;
- eventi;
- tecnologia;
- manutenzione;
- formazione;
- produzione culturale;
- agroalimentare;
- territorio.
Pensare al turismo come filiera significa osservare quante relazioni economiche riesce a creare; più queste relazioni sono locali e diversificate, maggiore può essere il beneficio complessivo.
Qualità del lavoro
Non possiamo parlare di turismo di qualità se ignoriamo la qualità del lavoro che produce.
- Occupazione stagionale o stabile?
- Qualificata o poco qualificata?
- Con possibilità di formazione?
- Con percorsi professionali?
- Con salari adeguati?
- Con orari sostenibili?
La competitività non può essere costruita soltanto comprimendo il costo del lavoro. Una destinazione di qualità ha bisogno di persone competenti, motivate e capaci di costruire relazioni. Il lavoro è parte dell'esperienza turistica.
Più valore per ogni presenza
Una strategia matura può quindi cercare di aumentare non soltanto il numero delle presenze, ma il valore prodotto da ogni presenza. Questo valore può essere:
- economico;
- culturale;
- relazionale;
- territoriale.
Un visitatore che rimane più tempo può distribuire maggiormente la propria spesa e conoscere parti differenti della città mentre un visitatore giornaliero può comunque generare valore, ma richiede servizi e produce effetti differenti. La durata del soggiorno diventa quindi una variabile strategica.
La permanenza non deve diventare un dogma
Anche qui dobbiamo evitare semplificazioni. Più giorni non significa automaticamente maggiore sostenibilità.
- Un soggiorno lungo può produrre effetti negativi.
- Una visita breve può essere perfettamente compatibile con la città.
Il punto non è classificare moralmente i visitatori ma comprendere come differenti forme di presenza interagiscono con il territorio.
Salerno come destinazione o come porta?
Una delle domande centrali è il ruolo territoriale della città. Salerno può essere:
- destinazione autonoma;
- porta della Costiera Amalfitana;
- porta del Cilento;
- porta di Paestum;
- nodo di collegamento;
- base di soggiorno;
- insieme di queste funzioni.
Non sono alternative necessariamente incompatibili ma producono strategie differenti. Se Salerno è soltanto un punto di transito, una parte del valore turistico può attraversare la città senza fermarsi e se prova invece a trattenere ogni visitatore, rischia di ignorare il proprio ruolo naturale di nodo territoriale. La questione è trasformare il passaggio in relazione con la città.
Essere porta può essere un vantaggio
Essere porta di accesso a un territorio non significa essere una destinazione debole. Può significare essere:
- luogo di arrivo;
- luogo di partenza;
- punto informativo;
- hub della mobilità;
- base per itinerari;
- luogo nel quale tornare la sera;
- punto di collegamento tra esperienze differenti.
La funzione di porta può diventare parte dell'identità turistica di Salerno se viene progettata consapevolmente.
Ma Salerno deve avere una propria ragione per essere visitata
La funzione territoriale non deve cancellare l'identità urbana. Una destinazione forte deve poter rispondere alla domanda: perché una persona dovrebbe scegliere Salerno e non soltanto attraversarla? La risposta non può essere soltanto: perché è vicina alla Costiera. Deve riguardare:
- storia;
- cultura;
- paesaggio;
- mare;
- spazi urbani;
- eventi;
- gastronomia;
- vita cittadina;
- relazioni con il territorio.
Il Piano dovrà quindi rafforzare ciò che rende Salerno riconoscibile come esperienza autonoma.
Non inventare un'identità turistica
Una città non ha bisogno di costruire artificialmente un'immagine che non le appartiene. Il rischio è produrre una destinazione di marketing scollegata dalla città reale. L'identità turistica dovrebbe emergere da:
- patrimonio;
- storia;
- paesaggio;
- cultura contemporanea;
- abitudini;
- quartieri;
- comunità.
Il turismo più credibile è quello che permette di incontrare una città viva, non una scenografia costruita esclusivamente per il visitatore.
L'autenticità non è immobilità
Anche il concetto di autenticità può essere utilizzato male.
- Una città cambia.
- Nuovi servizi nascono.
- Nuove culture arrivano.
- Nuove forme di consumo si sviluppano.
Essere autentici non significa congelare Salerno in un'immagine del passato ma evitare che la trasformazione turistica cancelli completamente la vita locale che rende il luogo riconoscibile.
Turismo culturale: non soltanto monumenti
La cultura non coincide con un elenco di beni. Comprende:
- musei;
- archivi;
- biblioteche;
- teatri;
- musica;
- produzione contemporanea;
- tradizioni;
- associazioni;
- università;
- eventi;
- paesaggio;
- memoria urbana.
Un turismo culturale maturo non porta semplicemente persone davanti a un monumento ma costruisce occasioni per comprendere il territorio.
Cultura prima del turismo
La cultura dovrebbe essere sostenuta innanzitutto perché è parte della vita della città e non soltanto perché attrae visitatori. Quando un'attività culturale esiste esclusivamente per il turismo rischia di diventare fragile; invece quando esiste una comunità culturale viva, il turismo può contribuire a sostenerla e amplificarne la diffusione.
Il rapporto più sano è: cultura della città → valore per i cittadini → interesse per i visitatori.
Gli eventi non possono essere l'unica strategia
Gli eventi possono produrre:
- attenzione;
- flussi;
- economia;
- occasioni di incontro.
ma una destinazione non può dipendere esclusivamente da eventi straordinari.
Una città turistica deve funzionare anche:
- un normale martedì di marzo;
- una mattina di ottobre;
- una sera senza manifestazioni.
Il turismo strutturale nasce dalla qualità quotidiana del territorio.
Dal grande evento alla città quotidiana
Un evento dovrebbe idealmente lasciare qualcosa dopo la propria conclusione.
- Nuove competenze.
- Servizi migliori.
- Conoscenza.
- Relazioni.
- Nuovi visitatori che tornano.
- Benefici per attività locali.
- Valorizzazione di luoghi meno conosciuti.
Se l'effetto termina quando vengono smontate le strutture, il valore prodotto è più limitato.
Destagionalizzare non significa semplicemente riempire ogni mese
Destagionalizzare è spesso presentato come un obiettivo indiscutibile. Ma dobbiamo chiederci: con quale turismo?
Una città non deve necessariamente massimizzare i flussi in ogni giorno dell'anno ma cercare un equilibrio che permetta:
- continuità economica;
- lavoro più stabile;
- uso efficiente dei servizi;
- riduzione dei picchi;
- qualità dell'esperienza.
Destagionalizzare significa distribuire meglio, non semplicemente aumentare sempre.
I picchi hanno un costo
Un forte aumento temporaneo dei visitatori può generare benefici economici ma può anche mettere sotto pressione:
- mobilità;
- rifiuti;
- spazi pubblici;
- servizi;
- personale;
- residenti.
Il risultato deve essere valutato attraverso un bilancio complessivo. Un record di presenze non è automaticamente un record di benessere.
La capacità della città
Ogni territorio possiede una capacità di assorbire flussi che non è un numero semplice e immutabile. Dipende da:
- trasporti;
- spazi;
- servizi;
- periodo;
- zona;
- tipologia di visitatore;
- comportamenti.
Possiamo aumentare questa capacità migliorando l'organizzazione ma esistono comunque limiti che una strategia responsabile deve essere capace di riconoscere.
Non tutta Salerno vive lo stesso turismo
La distribuzione territoriale sarà uno dei temi centrali dei prossimi capitoli. Il turismo può concentrarsi in poche zone:
- centro;
- lungomare;
- aree degli eventi;
- principali attrattori.
Altri quartieri possono rimanere quasi completamente estranei ai flussi e ai benefici.
Non significa che ogni quartiere debba diventare turistico ma dobbiamo chiederci come il valore prodotto dal turismo possa contribuire all'intera città.
Distribuire non significa spostare folle
Quando parliamo di distribuzione territoriale non dobbiamo immaginare di portare grandi gruppi di visitatori ovunque.
- Alcuni quartieri potrebbero non desiderarlo.
- Alcuni luoghi potrebbero non essere adatti.
Distribuire può significare anche:
- investimenti;
- servizi;
- occupazione;
- eventi locali;
- mobilità;
- opportunità economiche;
- valorizzazione culturale.
Il beneficio può diffondersi senza trasformare ogni zona in attrazione.
La relazione con i residenti è un indicatore strategico
Un turismo che cresce mentre aumenta continuamente il conflitto con chi vive nella città non è sostenibile nel lungo periodo. Per questo la percezione dei residenti non deve essere considerata una semplice opinione laterale perchè è un indicatore importante della qualità del modello. Dobbiamo osservare:
- benefici percepiti;
- costi;
- conflitti;
- cambiamenti;
- differenze tra quartieri.
Il consenso non deve essere totale ma un sistema che ignora sistematicamente chi abita il territorio costruisce fragilità.
Non governare il turismo contro i residenti
Esiste una narrazione secondo la quale i residenti che criticano alcuni effetti del turismo sarebbero contrari allo sviluppo. È una semplificazione eccessiva e fuorviante. Si può essere favorevoli al turismo e chiedere:
- regole;
- equilibrio;
- servizi;
- protezione dell'abitare;
- spazi pubblici vivibili.
Il conflitto non deve essere nascosto ma deve essere governato.
L'abitare
Uno dei fenomeni da monitorare con particolare attenzione è il rapporto tra turismo e abitazione. Le locazioni brevi possono rappresentare:
- reddito;
- nuova offerta;
- possibilità di recupero di immobili.
Ma una crescita molto concentrata può anche modificare:
- offerta residenziale;
- prezzi;
- composizione sociale;
- vita dei condomini;
- commercio.
Non dobbiamo decidere in anticipo che l'effetto sia necessariamente positivo o negativo ma dobbiamo misurarlo prima che diventi ingestibile.
Lo spazio pubblico
Il turismo utilizza intensamente lo spazio pubblico:
- Piazze.
- Strade.
- Lungomare.
- Parchi.
- Marciapiedi.
che deve rimanere innanzitutto spazio della città. Una trasformazione eccessiva verso:
- occupazioni commerciali;
- consumi;
- eventi;
- servizi temporanei
- può ridurre la possibilità di utilizzo libero.
L'equilibrio dello spazio pubblico è quindi parte della strategia turistica.
Turismo e ambiente
Un modello di sviluppo deve misurare anche:
- mobilità;
- energia;
- acqua;
- rifiuti;
- consumo di suolo;
- pressione sugli ecosistemi;
- clima urbano.
La sostenibilità non può essere utilizzata soltanto come parola promozionale ma deve diventare un insieme di criteri misurabili.
Una destinazione mediterranea e il clima
Salerno dovrà confrontarsi sempre più con:
- temperature elevate;
- ondate di calore;
- necessità di ombra;
- gestione dell'acqua;
- comfort dello spazio pubblico.
Questi problemi riguardano contemporaneamente:
- residenti;
- lavoratori;
- visitatori.
La qualità turistica futura dipenderà sempre di più anche dalla capacità della città di adattarsi climaticamente.
Muoversi senza dipendere dall'automobile
Un turismo sostenibile dovrebbe favorire:
- camminabilità;
- trasporto pubblico;
- ferrovia;
- mobilità collettiva;
- collegamenti territoriali efficienti.
La posizione di Salerno rappresenta da questo punto di vista una grande opportunità ma l'informazione sulla mobilità deve essere semplice, integrata e affidabile. Il visitatore dovrebbe poter comprendere la città senza dover necessariamente utilizzare un'automobile.
La città dei quindici minuti vale anche per chi visita
Un visitatore trae grande beneficio da una città nella quale:
- servizi;
- luoghi;
- trasporti;
- spazi pubblici
- sono facilmente raggiungibili.
La prossimità è contemporaneamente:
- qualità urbana;
- sostenibilità;
- qualità turistica.
Ancora una volta turismo e buona pianificazione urbana coincidono.
Accessibilità come criterio di destinazione
Una destinazione non può dichiararsi di qualità se una parte delle persone incontra ostacoli evitabili. Accessibilità significa considerare:
- mobilità;
- edifici;
- informazione;
- servizi digitali;
- eventi;
- percorsi.
Non è un servizio speciale destinato a una minoranza ma una caratteristica generale della qualità.
Informazione come parte dell'accoglienza
Una città accogliente è anche una città comprensibile. Chi arriva dovrebbe poter sapere facilmente:
- dove andare;
- come arrivare;
- cosa è aperto;
- quanto costa;
- se un luogo è accessibile;
- come acquistare un titolo di viaggio;
- chi contattare.
Informazioni contraddittorie o disperse producono una cattiva esperienza anche quando il servizio fisico esiste. La qualità dell'informazione è quindi parte della qualità turistica.
Digitale sì, ma non soltanto digitale
Applicazioni, siti, mappe e assistenti digitali possono migliorare enormemente l'esperienza. Ma non tutte le persone:
- possiedono lo stesso dispositivo;
- hanno la stessa competenza digitale;
- dispongono di connessione;
- utilizzano le stesse piattaforme.
Una destinazione inclusiva deve mantenere anche:
- segnaletica;
- informazione fisica;
- assistenza personale;
- canali accessibili.
Il digitale deve ampliare le possibilità, non diventare una nuova barriera.
Un turismo capace di generare conoscenza
Il turismo può inoltre diventare una fonte permanente di conoscenza sulla città:
- Le domande dei visitatori rivelano informazioni mancanti.
- I percorsi mostrano quali luoghi vengono utilizzati.
- Le segnalazioni evidenziano problemi.
- Le imprese osservano cambiamenti nella domanda.
- I residenti percepiscono trasformazioni.
Un buon sistema deve utilizzare questi segnali per migliorare continuamente.
Un turismo che apprende
Possiamo quindi immaginare Salerno non come una destinazione definita una volta per sempre, ma come una destinazione capace di:
- Imparare.
- Proporre.
- Osservare.
- Ascoltare.
- Misurare.
- Valutare.
- Correggere.
Questo è forse uno dei cambiamenti più importanti rispetto alla pianificazione tradizionale. Non costruire un Piano che pretende di sapere oggi esattamente cosa servirà tra quindici anni ma costruire la capacità di adattarsi nei prossimi quindici anni.
Qualità prima della quantità
Possiamo ora formulare uno dei criteri fondamentali della strategia: non massimizzare il numero dei visitatori, ma massimizzare la qualità del rapporto tra turismo e città. La qualità può essere osservata attraverso:
- permanenza;
- soddisfazione;
- accessibilità;
- distribuzione della spesa;
- qualità del lavoro;
- pressione ambientale;
- rapporto con i residenti;
- uso dei servizi;
- distribuzione territoriale;
- ritorno;
- valore culturale.
Nessun indicatore da solo sarà sufficiente.
Non esiste un turismo senza impatti
Anche il modello migliore produrrà effetti. Più visitatori significano comunque:
- movimenti;
- consumi;
- rifiuti;
- uso degli spazi;
- relazioni;
- trasformazioni economiche.
L'obiettivo non può essere un turismo a impatto zero ma la creazione di un turismo nel quale: i benefici complessivi siano superiori ai costi e i costi siano riconosciuti, misurati e governati.
Benefici e costi non ricadono sulle stesse persone
Questo è un altro punto essenziale. Chi beneficia economicamente del turismo può non essere la stessa persona che sopporta:
- rumore;
- congestione;
- aumento dei prezzi;
- pressione abitativa.
Una semplice somma complessiva può quindi nascondere forti squilibri e dobbiamo quindi osservare anche chi riceve i benefici e chi sostiene i costi. La distribuzione è parte della sostenibilità.
La sostenibilità è un equilibrio dinamico
Non esiste probabilmente un punto perfetto.
- Le condizioni cambiano.
- Nuove infrastrutture aumentano la capacità.
- Nuovi fenomeni producono problemi.
- Le preferenze dei visitatori cambiano.
- Il clima cambia.
- La città cambia.
Per questo la sostenibilità non può essere definita una volta per tutte essendo un equilibrio da verificare periodicamente.
Non decidere soltanto con il marketing
Il marketing risponde alla domanda: come comunichiamo la destinazione?
Il Piano deve rispondere prima a un'altra domanda: che cosa vogliamo che la destinazione sia?
Se invertiamo l'ordine, rischiamo di costruire una promessa comunicativa che la città non è capace di mantenere.
Prima il prodotto territoriale --> Poi la comunicazione.
Promuovere meno ciò che è già saturo
Una strategia basata sui dati può arrivare anche a conclusioni apparentemente paradossali. Potrebbe decidere di non promuovere ulteriormente un luogo o un periodo già sotto forte pressione e concentrare invece la comunicazione su:
- altri periodi;
- altre esperienze;
- altre zone;
- altri pubblici.
La promozione dovrebbe essere uno strumento della strategia, non un'attività automatica orientata sempre e soltanto ad aumentare i flussi.
La comunicazione deve gestire anche le aspettative
Un visitatore soddisfatto non è necessariamente quello al quale abbiamo promesso di più ma è quello al quale abbiamo comunicato correttamente cosa troverà. Informazioni realistiche su:
- servizi;
- orari;
- accessibilità;
- trasporti;
- stagionalità;
- caratteristiche dei luoghi
riducono la distanza tra aspettativa ed esperienza. Anche l'onestà informativa è parte della competitività.
Visitatori consapevoli
La città può inoltre comunicare ai visitatori comportamenti utili. Non attraverso un tono punitivo ma spiegando:
- come muoversi;
- come rispettare determinati luoghi;
- come gestire i rifiuti;
- come utilizzare i servizi;
- come scoprire aree meno congestionate.
Il visitatore non è soltanto destinatario di promozione e può diventare parte attiva dell'equilibrio della destinazione.
Il turismo che torna
Il ritorno può essere un indicatore interessante. Una persona che decide di tornare ha probabilmente costruito un rapporto diverso con la città ma anche questo indicatore deve essere interpretato. Il nostro obiettivo non deve essere trasformare ogni visitatore in frequentatore abituale ma piuttosto capire:
- che cosa genera il desiderio di ritorno?
- qualità?
- relazioni?
- cultura?
- eventi?
- territorio?
Il ritorno può raccontare la profondità dell'esperienza.
Il turismo che racconta Salerno
Dopo essere partito, ogni visitatore può diventare un narratore.
- Recensioni.
- Fotografie.
- Racconti.
- Social.
- Passaparola.
La reputazione della destinazione non viene più costruita soltanto dalle istituzioni ma prodotta da migliaia di esperienze individuali. Questo rende ancora più importante la qualità reale rispetto alla semplice comunicazione promozionale.
La migliore promozione è una buona esperienza
Una città può investire molto in campagne pubblicitarie. Ma una destinazione nella quale:
- le informazioni sono sbagliate;
- i trasporti incomprensibili;
- i luoghi chiusi;
- gli spazi degradati;
- l'accoglienza scarsa
- genererà reputazione negativa.
La comunicazione può attirare la prima visita ma è la qualità che decide ciò che viene raccontato dopo.
Un turismo coerente con l'identità di Salerno
Il Piano dovrà quindi costruire progressivamente un modello capace di tenere insieme:
- città;
- mare;
- cultura;
- territorio;
- mobilità;
- quartieri;
- economia;
- residenti;
- lavoro;
- ambiente;
- accessibilità.
Non una somma di campagne ma una visione complessiva.
Alcuni criteri per orientare la scelta
Possiamo già formulare una prima bussola. Il turismo che proponiamo dovrebbe essere:
- conosciuto, perché basato su dati e ascolto;
- equilibrato, perché compatibile con la vita urbana;
- diffuso nei benefici, senza pretendere di turistificare ogni quartiere;
- accessibile, nelle infrastrutture e nell'informazione;
- sostenibile, sul piano ambientale, sociale ed economico;
- culturalmente vivo, non costruito come semplice scenografia;
- interoperabile, perché fondato su conoscenza condivisa;
- aperto, nella disponibilità dei dati e nella partecipazione;
- capace di produrre lavoro di qualità;
- adattabile, perché misurato e periodicamente corretto.
Non un modello deciso una volta per tutte
Questi criteri non devono trasformarsi in una formula rigida. Il compito del Piano non è dichiarare oggi quale sarà esattamente il turismo di Salerno nel 2040 ma stabilire:
- principi;
- obiettivi;
- strumenti;
- indicatori;
- procedure di revisione.
In modo che la città possa continuare a scegliere consapevolmente.
La decisione deve restare pubblica
Dati, analisi e tecnici possono indicare:
- problemi;
- opportunità;
- scenari;
- conseguenze.
ma la scelta finale su quale turismo costruire appartiene alla comunità e alle istituzioni democratiche. La tecnica può spiegare cosa potrebbe accadere non può decidere quale città vogliamo.
Conoscenza e partecipazione
È qui che il percorso costruito finora mostra il proprio significato.
- Prima abbiamo raccolto la conoscenza.
- Poi abbiamo costruito strumenti per organizzarla.
- Ora quella conoscenza deve diventare parte della discussione pubblica.
Non: decisione → comunicazione
ma: conoscenza → alternative → partecipazione → decisione.
Una domanda da rivolgere alla città
Potremmo quindi trasformare il titolo di questo capitolo in una domanda pubblica: Quale turismo vogliamo per Salerno?
- Più visitatori?
- Più permanenza?
- Più qualità?
- Più distribuzione territoriale?
- Più cultura?
- Più lavoro?
- Meno pressione?
- Più integrazione con il territorio?
Le risposte non sono necessariamente alternative ma devono essere ordinate attraverso priorità.
Non tutto può essere massimizzato contemporaneamente
Ogni scelta comporta compromessi.
- Aumentare fortemente i flussi può entrare in conflitto con la riduzione della pressione.
- Distribuire territorialmente può richiedere nuovi investimenti.
- Aumentare la qualità del lavoro può incidere sui costi.
- Proteggere alcuni spazi può limitare determinati usi economici.
Governare significa riconoscere questi conflitti e scegliere consapevolmente.
Dal “più” al “meglio”
Possiamo allora sintetizzare il cambiamento di prospettiva con due parole.
La vecchia domanda: quanto?
La nuova domanda: come?
Non soltanto quanti visitatori ma:
- Come arrivano.
- Come si muovono.
- Come vivono la città.
- Come spendono.
- Come interagiscono con i residenti.
- Come il turismo modifica il territorio.
- Come distribuisce il valore.
- Come viene governato.
La misura del successo
Un giorno potremo dire che il Piano ha funzionato non semplicemente se Salerno avrà registrato più presenze ma se avrà costruito un sistema nel quale:
- il turismo produce valore diffuso;
- i residenti ne percepiscono i benefici;
- il lavoro migliora;
- la cultura si rafforza;
- gli impatti ambientali vengono contenuti;
- gli spazi pubblici rimangono vivi;
- i quartieri non vengono esclusi;
- le informazioni sono accessibili;
- la città conserva la capacità di correggere le proprie scelte.
Questa è una misura molto più difficile ma è anche molto più significativa.
Il primo equilibrio da affrontare
Per capire quale turismo vogliamo dobbiamo ora entrare nei singoli rapporti che compongono il sistema.
Il primo è anche il più importante: il rapporto tra chi visita Salerno e chi vi abita.
Perché qualsiasi strategia che consideri soltanto il visitatore dimentica la parte della città che rimane quando il visitatore riparte.
È il tema del prossimo capitolo