Non è ancora accaduto. Ed è proprio per questo che ne parliamo adesso. Undici consiglieri di opposizione hanno chiesto la convocazione urgente del Consiglio comunale di Salerno per affrontare due questioni che meritano un confronto pubblico: la vicenda del Grand Hotel Salerno e quella relativa all'alienazione dei suoli della Foce dell'Irno.
Ci auguriamo che quel Consiglio venga convocato nei termini previsti, che si tenga regolarmente, che la maggioranza sia presente e che il confronto possa svolgersi fino in fondo.
Perché se così non fosse, non saremmo davanti a qualcosa che a Salerno non è mai accaduto. Ed è ancora più grave!
I precedenti ci sono
Il 27 marzo 2023 una seduta del Consiglio comunale di Salerno non riuscì a svolgersi per mancanza del numero legale.
Le cronache dell'epoca riportano un dato molto preciso: in Aula erano presenti soltanto 16 consiglieri di maggioranza, uno in meno rispetto al numero necessario. I consiglieri di opposizione decisero di non garantire con la propria presenza la validità della seduta e lasciarono l'Aula prima dell'appello. Dopo tre chiamate, il presidente del Consiglio dovette constatare la mancanza del numero legale.
Tra gli argomenti che avrebbero dovuto essere affrontati c'era anche la vicenda della deviazione del torrente Fusandola.
Un altro episodio si è verificato il 23 dicembre 2025.
Durante l'ultimo Consiglio comunale dell'anno, dopo l'approvazione di altri provvedimenti, venne meno il numero legale proprio quando l'Assise avrebbe dovuto votare sulla variante urbanistica relativa al completamento della viabilità del retroporto nell'ambito del secondo lotto di Porta Ovest, la vicenda delle cosiddette "rotatorie della discordia".
Secondo le cronache, era già la seconda volta che il voto su quella variante saltava.
Questi sono fatti.
E sono sufficienti per porre oggi una domanda politica senza bisogno di attribuire preventivamente intenzioni a nessuno: che cosa accadrebbe se anche il Consiglio richiesto sulla Foce dell'Irno e sul Grand Hotel non riuscisse a svolgersi per il venir meno del numero legale?
Non è una normale tattica politica
Il problema non riguarda soltanto Salerno e non è soltanto una nostra valutazione.
Il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell'Interno, affrontando il problema del cosiddetto "ostruzionismo di maggioranza" e richiamando una sentenza del TAR Sicilia-Catania, ha ricordato un principio che dovrebbe essere elementare in qualsiasi assemblea democratica.
Quando il comportamento della maggioranza è preordinato a determinare la mancanza del numero legale, impedendo materialmente lo svolgimento di una seduta consiliare, esso può costituire una "inammissibile prevaricazione della maggioranza nei confronti delle minoranze", perché impedisce a queste ultime di esercitare il proprio ruolo di opposizione.
È un'affermazione molto forte.
E non viene da un partito, da un'associazione o da un gruppo di cittadini, ma compare in un parere pubblicato dal Ministero dell'Interno.
Naturalmente non possiamo affermare che questo sia ciò che accadrà a Salerno nel prossimo Consiglio. Né possiamo automaticamente attribuire questa qualificazione giuridica agli episodi precedenti senza conoscere e dimostrare le intenzioni dei singoli consiglieri.
Possiamo però affermare una cosa molto più semplice: far funzionare il Consiglio comunale è una responsabilità innanzitutto di chi possiede la maggioranza per governare la città.
Una maggioranza può respingere una mozione. Può votare contro una proposta dell'opposizione. Può contestarne le ricostruzioni. Può difendere le proprie scelte amministrative e politiche.
Ma deve farlo in Aula.
Il problema più grande: partecipare alle decisioni
Questa vicenda si inserisce inoltre in una questione molto più ampia che riguarda la qualità della partecipazione democratica a Salerno.
Anche qui è necessario essere precisi.
Le Circoscrizioni comunali non furono soppresse per una decisione autonoma del Comune di Salerno: la loro eliminazione derivò dalla normativa nazionale che ne dispose la soppressione nei Comuni delle dimensioni di Salerno.
Ma proprio da quel momento nasce una domanda che riguarda direttamente la politica cittadina: che cosa abbiamo costruito al loro posto per consentire ai quartieri di partecipare alla vita della città?
Non basta rimpiangere le Circoscrizioni. Occorre chiedersi quali strumenti territoriali permanenti abbiano consentito, dopo la loro scomparsa, ai cittadini di discutere e possibilmente incidere sulle decisioni riguardanti i propri quartieri.
Esistono inoltre strumenti di partecipazione previsti dall'ordinamento comunale.
Nel 2019 il Comune di Salerno ha approvato il Regolamento degli Istituti di Partecipazione e nello stesso anno è stato approvato l'attuale Statuto comunale.
Dunque sarebbe sbagliato affermare oggi che manchino completamente le norme.
La questione che poniamo è più importante: quanto di quegli strumenti è realmente diventato pratica ordinaria di governo e partecipazione?
Quante volte il cittadino salernitano viene coinvolto prima che una decisione importante venga assunta?
Quanto incidono concretamente gli strumenti partecipativi sulle trasformazioni urbanistiche, ambientali e sociali della città?
Quanto spazio esiste per una partecipazione che non consista soltanto nel votare ogni cinque anni, assistere a un Consiglio comunale o intervenire quando una decisione è ormai stata presa?
Sono domande alle quali si può rispondere con i fatti.
Ed è sui fatti che vorremmo aprire finalmente una discussione.
Lo streaming è importante. Ma non basta
In questi giorni diverse realtà cittadine hanno chiesto che il prossimo Consiglio comunale possa essere seguito in diretta streaming.
È una richiesta condivisibile.
Consentire a qualsiasi cittadino di ascoltare direttamente ciò che viene detto nell'Aula consiliare aumenta la trasparenza e permette di conoscere le posizioni dei singoli rappresentanti senza la mediazione di comunicati, dichiarazioni e ricostruzioni successive.
Ma non confondiamo la trasparenza con la partecipazione.
Guardare un Consiglio comunale significa assistere alla discussione.
Partecipare significa avere strumenti attraverso i quali contribuire alla formazione delle decisioni.
Sono due cose differenti.
Ed esiste persino una condizione precedente ad entrambe: perché i cittadini possano assistere al Consiglio, il Consiglio deve svolgersi.
Foce Irno: nessuna accusa preventiva, ma nessuna fuga
Per questo scriviamo prima che il Consiglio venga convocato e celebrato.
Non accusiamo preventivamente nessuno.
Anzi, ci auguriamo che questo articolo venga smentito dai fatti: maggioranza e opposizione presenti in Aula, documenti disponibili, domande, risposte, discussione e infine le legittime decisioni di chi possiede i voti per assumerle.
Ma sulla Foce dell'Irno esistono domande che riguardano un'area strategica della città.
L'opposizione ha chiesto formalmente che quelle domande arrivino nell'Aula del Consiglio comunale.
A questo punto la risposta deve essere politica e pubblica.
Se l'Amministrazione ritiene che ogni procedura sia stata corretta, lo spieghi.
Se esistono documenti che chiariscono le vicende, li produca.
Se le ricostruzioni avanzate sono sbagliate, le contesti.
Se le decisioni assunte vengono considerate nell'interesse della città, le difenda.
È esattamente a questo che serve un Consiglio comunale.
Quello che sarebbe gravissimo è che, di fronte a questioni così rilevanti, il confronto venisse impedito dal venir meno del numero legale.
Perché a quel punto non saremmo più davanti a un'ipotesi astratta. Esistono già precedenti nei quali sedute o votazioni del Consiglio comunale di Salerno non hanno potuto svolgersi o concludersi per mancanza del numero legale.
Un nuovo episodio avrebbe quindi inevitabilmente un significato politico.
Una maggioranza esiste per governare.
E governare significa anche assumersi la responsabilità del confronto pubblico quando quel confronto è difficile.
La democrazia non consiste nell'avere sempre ragione.
Consiste anche nell'accettare che qualcuno possa entrare nell'Aula delle istituzioni e chiedere conto delle decisioni assunte.
Per questo sulla Foce dell'Irno non chiediamo sentenze preventive.
Chiediamo qualcosa di molto più semplice:
documenti, risposte e confronto pubblico.
E soprattutto chiediamo che, quando arriverà il momento di discuterne, nessuno fugga dall'Aula.