Salta al contenuto principale

La sicurezza non si misura in cavalli: da Dublino una domanda per il Lungomare di Salerno

Inviato da tuxsa il
Dub Sa

Immaginiamo una grande città europea con problemi reali di sicurezza. Una città nella quale, nel 2025, l’11% degli adulti intervistati nella regione ha dichiarato di essere stato vittima di un furto non violento nei dodici mesi precedenti. Una città che deve affrontare frodi, fenomeni di criminalità e disagio giovanile, vandalismo e problemi di ordine pubblico. Una capitale europea complessa, attraversata quotidianamente da residenti, lavoratori e milioni di visitatori.

Ora immaginiamo che in questa città gran parte degli agenti di polizia svolga ordinariamente il proprio servizio senza portare armi da fuoco e che il controllo delle zone centrali venga effettuato anche a piedi, in bicicletta e con biciclette elettriche.

Sembra un modello incompatibile con la retorica sulla sicurezza alla quale siamo ormai abituati?

Quella città è Dublino.

I dati ufficiali del Central Statistics Office irlandese aiutano innanzitutto a evitare qualsiasi rappresentazione idealizzata. Nel 2025 l’8% degli adulti intervistati in Irlanda ha dichiarato di aver subito un furto non violento nei dodici mesi precedenti; nella regione di Dublino la percentuale sale all’11%. Nello stesso anno l’11% degli intervistati a livello nazionale ha dichiarato di essere stato vittima di una frode, contro il 4% nel 2019.

Dublino, dunque, non è una città senza problemi e proprio per questo il confronto diventa interessante.

An Garda Síochána, la polizia irlandese, conserva infatti una caratteristica storica particolare: il servizio ordinario è prevalentemente non armato. Questo non significa che l'Irlanda abbia rinunciato alla capacità di intervenire nelle situazioni pericolose. Esistono unità specializzate armate, chiamate a supportare gli agenti quando la minaccia lo richiede. È quindi un'organizzazione nella quale viene distinta la presenza quotidiana della polizia nella comunità dalla risposta specialistica agli eventi ad alto rischio.

Ma c'è un altro particolare che, osservato da Salerno, dovrebbe interessarci ancora di più.

Poliziotti a piedi e in bicicletta

Nel centro di Dublino il pattugliamento a piedi e in bicicletta costituisce una componente dichiarata del dispositivo di sicurezza. Nell'ambito dell'Operation Citizen, An Garda Síochána ha documentato l'impiego quotidiano di agenti a piedi e in mountain bike insieme alle pattuglie mobili e alle unità specialistiche.

Nel 2023 la Garda ha inoltre introdotto sperimentalmente biciclette elettriche per le pattuglie del centro. La motivazione ufficiale è particolarmente significativa: consentire agli agenti di coprire aree più ampie, muoversi meglio nelle zone congestionate, aumentare la visibilità della polizia e, soprattutto, favorire il contatto diretto tra agenti e cittadini.

Non è dunque una scelta dettata dall'assenza di criminalità. È una diversa concezione della presenza delle forze dell'ordine nello spazio urbano.

Ed è qui che arriviamo a Salerno.

Il Lungomare non è una strada qualunque

Il Lungomare Trieste è prima di tutto uno spazio pedonale, un luogo nel quale passeggiano famiglie, anziani, bambini, turisti, persone che corrono o semplicemente si fermano sulle panchine.

Eppure continuiamo ad assistere al passaggio di automobili appartenenti a differenti corpi impegnati nel controllo del territorio.

Il Collettivo TUXSA non mette in discussione la necessità della presenza delle Forze dell'Ordine né pretende di indicare agli organi competenti come organizzare interventi di emergenza o servizi che, per loro natura, richiedano l'impiego di autoveicoli.

La domanda che poniamo è molto più semplice:

perché, nel normale pattugliamento del Lungomare di Salerno, deve essere necessario utilizzare un'automobile?

Perché un agente della Polizia Municipale, della Polizia di Stato, dei Carabinieri o della Guardia di Finanza impegnato in un ordinario servizio di controllo di un'area pedonale non potrebbe muoversi a piedi?

Perché non utilizzare biciclette?

Perché non dotare, quando necessario, le pattuglie di biciclette elettriche o di altri mezzi leggeri compatibili con la natura pedonale del luogo?

Non stiamo parlando di un'utopia. Dublino dimostra semplicemente che una grande città europea può considerare il pattugliamento a piedi e in bicicletta parte integrante della propria strategia di sicurezza, affiancandolo alle pattuglie motorizzate e alle unità armate quando queste ultime sono necessarie.

Più presenza, non necessariamente più automobili

C'è inoltre un equivoco culturale sul quale sarebbe utile riflettere.

Una pattuglia che attraversa lentamente il Lungomare all'interno di un'automobile è davvero più presente di due agenti che lo percorrono a piedi o in bicicletta?

La presenza fisica consente il contatto con le persone, permette di osservare meglio ciò che accade, rende gli agenti immediatamente avvicinabili e riduce la distanza simbolica tra istituzioni e cittadini.

È significativo che proprio la Garda irlandese, spiegando l'introduzione delle e-bike, abbia sottolineato come le pattuglie in bicicletta favoriscano l'avvicinamento e l'interazione dei cittadini con gli agenti in servizio.

Sicurezza e prossimità, insomma, non sono necessariamente concetti contrapposti.

Sicurezza non significa militarizzazione dello spazio pubblico

Anche a Salerno esistono naturalmente esigenze reali di prevenzione e controllo. La stessa Prefettura ha disposto negli ultimi anni potenziamenti delle pattuglie, servizi straordinari e una rimodulazione dell'impiego dei militari dell'operazione “Strade Sicure”.

Il punto non è negare queste esigenze.

Il punto è domandarsi quale debba essere il modello ordinario di sicurezza negli spazi della vita civile.

Noi continuiamo a pensare che la sicurezza di una città non possa essere misurata dal numero di automobili delle Forze dell'Ordine che attraversano un'area pedonale, dal numero di armi visibili o dalla continua evocazione dello “sceriffo”.

Esiste un'altra idea di sicurezza: presenza, conoscenza del territorio, prevenzione, relazione con i cittadini, illuminazione e qualità dello spazio pubblico, politiche sociali, educazione, contrasto alle dipendenze, attenzione ai giovani e capacità di intervenire rapidamente quando davvero necessario.

L'esperienza irlandese non dimostra che esista un unico modello valido per tutte le città. Dimostra però una cosa molto più semplice: sicurezza, prossimità e riduzione della presenza automobilistica possono convivere.

Rinnoviamo una richiesta alla Prefettura

Per questo il Collettivo TUXSA rinnova pubblicamente al Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica e alla Prefettura di Salerno una richiesta semplice e concreta:

rendere il Lungomare Trieste normalmente libero anche dalle automobili utilizzate per il pattugliamento ordinario, salvo naturalmente emergenze, interventi operativi, esigenze di pronto impiego o altre motivate necessità di servizio.

Per il controllo quotidiano chiediamo che venga valutato un modello basato prioritariamente su pattuglie a piedi, biciclette e biciclette elettriche, lasciando i mezzi automobilistici all'esterno dell'area pedonale o utilizzandoli quando le circostanze operative lo richiedano.

Non chiediamo meno sicurezza.

Chiediamo di discutere quale sicurezza vogliamo.

Una sicurezza che attraversa un Lungomare pedonale chiusa dentro un'automobile oppure una sicurezza presente tra le persone?

Dublino non è Salerno e Salerno non deve diventare Dublino.

Ma osservare ciò che accade altrove serve precisamente a questo: scoprire che ciò che da noi viene spesso considerato impossibile, altrove è semplicemente normale.

E forse possiamo cominciare da una cosa piccolissima.

Sul Lungomare, scendiamo dalle auto.