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fred vargas

Il nemico necessario: il caso Siher, la manipolazione della paura e i pericoli per la democrazia

Inviato da enzo de simone il
Quando il dissenso diventa una minaccia da costruire, la credulità collettiva si trasforma in uno strumento di potere e il confine tra sicurezza e repressione rischia di diventare sempre più sottile. «Chi dice credulità dice manipolazione e chi dice manipolazione dice calamità. È la piaga dell'umanità, ha fatto più morti lei che tutte le epidemie di peste messe assieme.» Queste parole, che Fred Vargas affida a uno dei personaggi del romanzo Parti in fretta e non tornare, sembrano scritte per descrivere uno dei meccanismi più antichi e pericolosi attraverso i quali il potere, politico o mediatico che sia, riesce a orientare il comportamento delle collettività: costruire una rappresentazione della realtà sufficientemente semplice da essere immediatamente riconoscibile, sufficientemente inquietante da suscitare paura e sufficientemente ripetuta da trasformarsi, nella percezione comune, in una verità che non ha più bisogno di essere dimostrata.

Fred Vargas, Adamsberg e l’Europa che non sa raccontare se stessa

Inviato da enzo de simone il
Tutto è partito da una constatazione apparentemente banale. Ho letto almeno una decina di romanzi di Fred Vargas, seguo quotidianamente la televisione e, fino a poco tempo fa, ero convinto che il commissario Jean-Baptiste Adamsberg e il suo inseparabile Danglard non fossero mai arrivati sullo schermo, almeno in Italia. Mi sbagliavo.