Il 5 novembre 1999 il giudice distrettuale federale Thomas Penfield Jackson pubblica le sue “Findings of Fact” (conclusioni sui fatti) nel celebre processo antitrust United States v. Microsoft Corp.. Si tratta di un documento di 207 pagine che rappresenta uno dei momenti più importanti della storia del diritto della concorrenza nel settore tecnologico. Jackson afferma in modo netto che Microsoft detiene “monopoly power” (potere monopolistico) nel mercato rilevante dei sistemi operativi per personal computer compatibili Intel.
Il giudice individua tre elementi principali a sostegno di questa conclusione. Primo: la quota di mercato di Microsoft è estremamente elevata e stabile (oltre il 90% per quasi un decennio, e almeno il 95% negli anni immediatamente precedenti). Secondo: questa posizione dominante è protetta da una “applications barrier to entry” (barriera applicativa all’ingresso), cioè dalla necessità per qualsiasi sistema operativo concorrente di disporre di un vasto numero di applicazioni software scritte per esso. Terzo: di conseguenza, i clienti non dispongono di alternative commercialmente valide a Windows.
Jackson rigetta le argomentazioni difensive di Microsoft, secondo cui il mercato era dinamico e minacciato da sistemi come Linux o da tecnologie emergenti. Il giudice sottolinea invece che Microsoft aveva usato il proprio potere per ostacolare i concorrenti, in particolare Netscape (con il browser Navigator) e le tecnologie Java di Sun Microsystems, attraverso pratiche di legame (tying) del browser Internet Explorer a Windows, accordi esclusivi con produttori di PC e fornitori di servizi Internet, e pressioni commerciali su partner e rivali.
Secondo le Findings, queste condotte avevano danneggiato i consumatori, ridotto la libertà di scelta e ostacolato l’innovazione. Il documento non costituisce ancora una sentenza definitiva di responsabilità (le Conclusions of Law arriveranno nell’aprile 2000, quando Jackson stabilirà le violazioni dello Sherman Act), ma getta le basi giuridiche e fattuali per le successive decisioni, inclusa la proposta di spezzare Microsoft in due società. La vicenda si concluderà anni dopo con un accordo transattivo e un rimedio comportamentale, ma il 5 novembre 1999 resta la data in cui un tribunale federale americano stabilì ufficialmente, per la prima volta in modo così esplicito, che Microsoft era un monopolista.