Clonezilla Live 3.3.3-37 è stata rilasciata il 20 settembre 2026, portando diverse novità a uno degli strumenti liberi più conosciuti per la clonazione, il salvataggio e il ripristino di dischi e partizioni. Tra i cambiamenti più interessanti troviamo il supporto a HTTP Boot, compreso Secure Boot, la possibilità di utilizzare repository cifrati con LUKS2 e numerosi aggiornamenti ai componenti sui quali si basa il sistema.
Clonezilla è uno di quei programmi che probabilmente non utilizziamo ogni giorno, ma che può diventare estremamente importante proprio quando qualcosa va storto.
Permette di creare immagini di interi dischi o singole partizioni e successivamente ripristinarle, oppure di clonare direttamente un dispositivo su un altro. Può quindi essere utilizzato per sostituire un disco, replicare una configurazione su più computer, preparare postazioni identiche o costruire procedure di disaster recovery senza dipendere necessariamente da software proprietario o servizi cloud.
La nuova versione utilizza pacchetti provenienti dai repository Debian Sid aggiornati al 13 settembre 2026 e adotta il kernel Linux 7.1.13-1. Viene aggiornato anche Partclone alla versione 0.3.50, componente fondamentale attraverso il quale Clonezilla gestisce diversi filesystem, con una correzione che riguarda in particolare Btrfs.
Una delle novità più interessanti di Clonezilla Live 3.3.3-37 riguarda però l'avvio attraverso la rete.
Clonezilla Lite Server supporta ora i client HTTP Boot oltre al tradizionale PXE Boot, compreso l'utilizzo con Secure Boot.
Per chi utilizza Clonezilla occasionalmente su un singolo computer potrebbe sembrare una funzione secondaria, ma la prospettiva cambia completamente quando bisogna gestire molte macchine.
Scuole, laboratori informatici, biblioteche, aziende, associazioni e pubbliche amministrazioni possono avere decine o centinaia di computer da installare, clonare o ripristinare. Preparare e collegare manualmente una chiavetta USB a ogni postazione diventa rapidamente un'operazione poco efficiente.
L'avvio attraverso la rete permette invece ai computer compatibili di ricevere direttamente l'ambiente necessario alle operazioni di clonazione e ripristino.
È proprio in scenari simili che emerge una caratteristica interessante di Clonezilla: lo stesso Software Libero che una persona può utilizzare sul proprio computer domestico può diventare uno strumento per amministrare interi parchi di macchine.
Un'altra novità significativa è il supporto ai repository LUKS2.
LUKS, Linux Unified Key Setup, è uno degli standard maggiormente utilizzati nel mondo GNU/Linux per la cifratura dei dispositivi a blocchi, mentre LUKS2 ne rappresenta l'evoluzione moderna.
Con il nuovo supporto diventa possibile utilizzare con Clonezilla uno spazio cifrato LUKS2 nel quale conservare le immagini.
È una funzione particolarmente importante perché spesso ci preoccupiamo di cifrare il computer principale dimenticando che una sua immagine completa può contenere praticamente le stesse informazioni.
Documenti personali, database, configurazioni, cronologie, credenziali memorizzate, chiavi e numerosi altri dati possono finire all'interno di un backup.
Un backup non protetto può quindi diventare una copia perfettamente leggibile di un sistema che avevamo accuratamente cifrato.
Proteggere gli archivi dovrebbe essere parte integrante della strategia di sicurezza e non un'aggiunta successiva.
Clonezilla 3.3.3-37 prosegue inoltre il lavoro di modernizzazione dei componenti utilizzati internamente.
I tradizionali strumenti appartenenti a net-tools vengono sostituiti dalle alternative moderne offerte da iproute2, mentre il codice legato a dhclient viene rimosso in favore di dhcpcd.
Sono modifiche che la maggior parte degli utenti probabilmente non noterà mai, ma mostrano il lavoro continuo necessario per mantenere aggiornato uno strumento che deve funzionare su hardware molto differente e in numerosi scenari di rete.
Migliora anche l'utilizzo sugli schermi moderni.
La configurazione di GRUB privilegia ora risoluzioni come 1920×1080 e 1024×768, prevedendo meccanismi di fallback destinati a migliorare la leggibilità su display 4K e HiDPI.
Chi ha provato a utilizzare strumenti di manutenzione o recupero su portatili moderni conosce bene il problema: interfacce nate quando le risoluzioni erano molto più basse possono diventare quasi inutilizzabili su schermi ad alta densità, con testi e menu estremamente piccoli.
Anche le procedure di ripristino ricevono alcune ottimizzazioni.
Quando un'immagine viene ripristinata sulla stessa struttura di disco o partizione, Clonezilla può evitare conversioni non necessarie dell'immagine, riducendo alcune operazioni intermedie.
Sono state inoltre corrette problematiche relative a LVM sui sistemi RHEL 10 e AlmaLinux 10 o successivi, alla rilevazione di filesystem su determinati dispositivi e ad altri aspetti delle procedure di clonazione e ripristino.
Ma al di là delle singole novità tecniche, Clonezilla continua a essere interessante soprattutto per un'altra ragione.
Permette di costruire una strategia di clonazione e ripristino nella quale il controllo dei dati rimane nelle mani dell'utente.
Non è necessario creare un account, sottoscrivere un abbonamento o trasferire l'immagine del proprio computer sui server di un'azienda.
Possiamo conservarla su un disco esterno, un server locale, un NAS o un'infrastruttura gestita direttamente dalla nostra organizzazione.
Naturalmente Clonezilla non sostituisce una vera strategia di backup.
Una singola immagine conservata sul disco accanto al computer originale non rappresenta una protezione sufficiente. Se entrambi vengono rubati, danneggiati o coinvolti nello stesso incidente, perderemo contemporaneamente originale e copia.
Lo strumento ci offre però la possibilità di decidere come, dove e per quanto tempo conservare i nostri dati.
Ed è una differenza sostanziale rispetto a modelli nei quali backup, applicazione, infrastruttura e formato sono controllati interamente dallo stesso fornitore.
Un archivio potrebbe dover essere recuperato tra cinque o dieci anni.
Affidarlo esclusivamente all'esistenza futura di un'azienda, alla continuità di un servizio in abbonamento o alla disponibilità di un formato proprietario significa introdurre una dipendenza che potrebbe diventare evidente proprio nel momento peggiore: quando abbiamo perso i dati originali.
Il Software Libero non garantisce magicamente che un programma esisterà per sempre.
Permette però al codice, alla documentazione e alle conoscenze necessarie per utilizzarlo di non dipendere esclusivamente dalla volontà di un singolo proprietario.
Nel caso di Clonezilla questo principio assume un significato ancora più concreto perché riguarda qualcosa che appartiene direttamente a noi: i nostri dati.
La nuova versione 3.3.3-37 modernizza quindi diversi componenti e introduce funzioni utili soprattutto negli ambienti professionali, ma continua contemporaneamente a difendere un'idea molto semplice.
Il backup non deve necessariamente diventare un servizio.
Può rimanere uno strumento.
Uno strumento che possiamo installare, studiare e utilizzare sulla nostra infrastruttura, decidendo autonomamente dove conservare le copie e come proteggerle.
Clonezilla Live 3.3.3-37 dimostra ancora una volta che autonomia digitale non significa soltanto possedere i propri dati: significa anche possedere gli strumenti necessari per salvarli e recuperarli.