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Revisione periodica

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Ogni Piano nasce in un determinato momento storico.

  • Utilizza i dati disponibili.
  • Interpreta problemi.
  • Formula obiettivi.
  • Costruisce scenari.
  • Propone azioni.

ma la città cambia.

  • Cambiano i flussi.
  • Cambiano le tecnologie.
  • Cambiano le condizioni economiche.
  • Cambiano le esigenze dei residenti.
  • Cambiano i comportamenti dei visitatori.
  • Cambiano il clima, la mobilità, il lavoro, le opportunità territoriali.

per questo nessun Piano serio può essere considerato definitivo. La sua qualità dipende anche dalla capacità di essere rivisto.

Un Piano che non può cambiare rischia di diventare rapidamente un documento sul passato.


Revisione non significa ricominciare da zero

Esiste però il rischio opposto:

  • Ogni nuova amministrazione.
  • Ogni nuovo finanziamento.
  • Ogni nuova emergenza.

Possono diventare il pretesto per abbandonare ciò che esiste e ripartire con:

  • un nuovo studio;
  • un nuovo portale;
  • un nuovo progetto;
  • una nuova strategia.

In questo modo si perde memoria.

  • Si ripetono analisi già svolte.
  • Si interrompono serie storiche.
  • Si disperdono competenze.
  • Si ricostruiscono continuamente le stesse basi.

Salerno Turismo Aperto propone un principio differente:

rivedere significa conservare ciò che abbiamo imparato e modificare ciò che non è più adeguato.


La revisione come parte del Piano

La revisione non deve essere considerata un evento eccezionale. Deve essere prevista fin dall'inizio.

Il Piano dovrebbe quindi stabilire:

  • quando viene riesaminato;
  • quali informazioni vengono utilizzate;
  • chi partecipa;
  • chi propone le modifiche;
  • chi decide;
  • come viene documentato il cambiamento.

La possibilità di cambiare deve essere progettata quanto la capacità di attuare.


Correzione ordinaria e revisione strategica

È importante distinguere due livelli. Il monitoraggio consente correzioni ordinarie. Un'azione può:

  • slittare;
  • cambiare procedura;
  • essere ampliata;
  • essere ridotta;
  • essere sospesa.

Tutto questo può avvenire senza modificare la struttura strategica del Piano.

La revisione periodica, invece, pone domande più profonde:

  • Gli obiettivi sono ancora validi?
  • Le priorità sono cambiate?
  • Lo scenario scelto è ancora adeguato?
  • Sono emersi nuovi problemi?
  • Alcune azioni non sono più necessarie?
  • Ne servono di nuove?

È questa la differenza fondamentale.

Monitorare significa verificare se stiamo seguendo il percorso. Revisionare significa chiedersi se quel percorso è ancora quello giusto.


Una revisione a più livelli

Non tutto deve essere rivisto con la stessa frequenza. Possiamo distinguere almeno tre livelli:

  • Revisione operativa

Riguarda:

  • azioni;
  • tempi;
  • responsabilità;
  • procedure.

Può avvenire frequentemente attraverso il monitoraggio.

  • Revisione degli obiettivi e delle priorità

Richiede tempi più lunghi.

Serve a verificare se gli obiettivi strategici mantengono la loro importanza e se l'ordine delle priorità resta coerente con il contesto.

  • Revisione della visione

È il livello più profondo. Dovrebbe avvenire soltanto quando trasformazioni significative rendono insufficiente l'orientamento generale del Piano.

La visione deve essere stabile ma non eterna.


Non fissare una data senza conoscere l'attuazione

La revisione deve essere periodica, ma non sarebbe serio stabilire ora una frequenza rigida senza conoscere:

  • data effettiva di avvio;
  • responsabilità;
  • ciclo amministrativo;
  • sistema di monitoraggio.
  • Il principio può però essere fissato subito.
  • Il Piano deve prevedere:
  • verifiche operative frequenti;
  • valutazioni periodiche;
  • una revisione strategica a intervalli sufficienti per osservare cambiamenti reali.

Troppo spesso produrrebbe instabilità.Troppo raramente renderebbe il Piano obsoleto.


La revisione deve partire dai dati

Una revisione non dovrebbe iniziare da una nuova proposta. Dovrebbe iniziare dalla domanda: che cosa abbiamo imparato?

Servono quindi:

  • indicatori;
  • rapporti di monitoraggio;
  • Bilanci della qualità turistica;
  • serie storiche;
  • segnalazioni;
  • risultati delle consultazioni;
  • valutazioni delle azioni.

La revisione deve utilizzare la memoria prodotta dal Piano.


Lo Stato Zero diventa una serie storica

All'inizio del progetto abbiamo parlato di Stato Zero. Con il passare del tempo quella fotografia iniziale assume un valore crescente.

Permette di confrontare:

  • punto di partenza;
  • situazione attuale;
  • cambiamenti intervenuti.

La revisione deve quindi aggiornare lo Stato Zero senza cancellarlo. Il nuovo quadro conoscitivo deve affiancarsi al precedente. Così la città costruisce finalmente una memoria del proprio turismo.


Revisionare anche ciò che credevamo di sapere

  • Alcune ipotesi iniziali possono rivelarsi sbagliate.
  • Una domanda turistica attesa potrebbe non svilupparsi.
  • Un intervento considerato prioritario potrebbe avere effetti limitati.
  • Un problema ritenuto secondario potrebbe diventare centrale.

La revisione deve poter riconoscere questi cambiamenti.

Un Piano intelligente non dimostra di avere sempre avuto ragione. Dimostra di saper riconoscere quando la realtà gli ha dato torto.


Gli indicatori devono poter mettere in discussione il Piano

Se gli indicatori vengono utilizzati soltanto per confermare le decisioni prese, non svolgono una funzione di valutazione. Devono poter mostrare che:

  • una politica non funziona;
  • un target era irrealistico;
  • un problema è stato sottovalutato;
  • un effetto negativo è maggiore del previsto.

È in quel momento che il sistema di conoscenza dimostra il proprio valore.


Revisionare anche gli indicatori

La revisione non riguarda soltanto obiettivi e azioni. Anche il sistema di misurazione deve essere riesaminato.

Alcuni indicatori possono risultare:

  • poco affidabili;
  • troppo costosi;
  • non più utili.

Nuovi dati possono permettere misure migliori e nuovi problemi possono richiedere nuove dimensioni.

Bisogna però evitare di cambiare continuamente le definizioni, perché questo impedirebbe il confronto storico. Ogni modifica metodologica deve quindi essere documentata.


Revisionare le fonti

Anche il Catalogo delle fonti deve evolvere. Una fonte può:

  • scomparire;
  • cambiare formato;
  • essere sostituita;
  • diventare Open Data;
  • introdurre un'API;
  • cessare di essere aggiornata.

La revisione deve verificare periodicamente la salute dell'infrastruttura conoscitiva.


Revisionare le lacune

  • Alcune lacune iniziali saranno state colmate.
  • Altre resteranno.
  • Nuove potranno emergere.

La Matrice delle lacune deve quindi essere aggiornata. Questo permette di vedere un indicatore molto importante:

la città sta diventando più capace di conoscere il proprio turismo?


Revisione e partecipazione

La revisione strategica non dovrebbe essere svolta soltanto all'interno delle strutture amministrative. È uno dei momenti nei quali la partecipazione diventa particolarmente importante. Prima di modificare gli obiettivi o le priorità, dovrebbero essere disponibili:

  • risultati;
  • dati;
  • alternative.
  • Residenti.
  • Operatori.
  • Lavoratori.
  • Associazioni.
  • Università.
  • Altri soggetti interessati.

devono poter contribuire alla lettura di ciò che è accaduto.


Prima i risultati, poi il confronto

Una consultazione sulla revisione deve partire da una restituzione pubblica.

Non chiedere genericamente: che cosa vorreste cambiare?

Ma mostrare:

  • questi erano gli obiettivi;
  • queste erano le azioni;
  • questi sono i risultati;
  • questi sono i problemi;
  • questi sono i dati mancanti.

Poi aprire il confronto. La partecipazione diventa così più informata.


La revisione deve presentare alternative

Se una priorità non funziona, non basta dichiarare che sarà modificata ma mostrare le possibili alternative.

  • Continuare.
  • Correggere.
  • Ridurre.
  • Sostituire.
  • Interrompere.

Ogni scelta produce conseguenze differenti. La revisione deve renderle visibili prima della decisione.


Il dissenso deve restare documentato

Anche nella revisione non è necessario raggiungere l'unanimità. È però utile conservare:

  • osservazioni;
  • proposte alternative;
  • motivazioni della decisione.

Questo patrimonio può diventare importante nella revisione successiva. Una proposta respinta oggi può diventare pertinente domani.


Revisione e responsabilità politica

La revisione non può essere affidata a un algoritmo o a un gruppo tecnico.

  • I dati aiutano a comprendere.
  • Gli esperti possono formulare valutazioni.
  • La comunità può contribuire.

ma modificare gli obiettivi strategici resta una decisione politica. Proprio per questo la decisione deve essere motivata.


Cambiare amministrazione senza perdere il Piano

Un nodo particolarmente importante riguarda il rapporto tra strategia e ciclo politico: ogni amministrazione deve poter proporre un indirizzo diverso. Non avrebbe senso costruire un Piano che vincoli per sempre le scelte democratiche future ma un cambio politico non dovrebbe comportare automaticamente la perdita della conoscenza accumulata.

La nuova amministrazione deve poter trovare:

  • dati;
  • indicatori;
  • risultati;
  • documentazione;
  • valutazioni;
  • decisioni precedenti.

E, se decide di cambiare strada, dovrebbe poter spiegare: perché.


Continuità della conoscenza, libertà della politica

Questo equilibrio può essere espresso con una formula:

la conoscenza deve essere continua; la politica deve restare libera di scegliere.

La memoria non serve a impedire il cambiamento ma a rendere il cambiamento più consapevole.


Il rischio della discontinuità tecnologica

La stessa logica vale per i sistemi digitali:

  • Una nuova amministrazione.
  • Un nuovo fornitore.
  • Una nuova piattaforma.

non devono comportare la perdita dei dati. Per questo la revisione deve verificare anche:

  • portabilità;
  • formati;
  • documentazione;
  • licenze;
  • accesso al codice quando appropriato;
  • possibilità di migrazione.

Il principio resta: il software può cambiare; la conoscenza deve restare.


Revisionare il ruolo della tecnologia

La tecnologia evolve rapidamente e una soluzione considerata innovativa oggi può diventare ordinaria o superata. Il Piano non deve difendere uno strumento perché era stato scelto anni prima ma le sue funzioni.

Se esiste un modo migliore per garantire:

  • interoperabilità;
  • accessibilità;
  • partecipazione;
  • riuso,

la tecnologia può essere cambiata. Gli standard e i dati aperti rendono possibile questa libertà.


Intelligenza artificiale e nuovi strumenti

Negli anni successivi strumenti di Intelligenza Artificiale e altre tecnologie potranno modificare profondamente:

  • ricerca delle informazioni;
  • traduzione;
  • personalizzazione;
  • analisi;
  • accessibilità.

Il Piano deve essere capace di sperimentarli. Ma il criterio di valutazione deve restare invariato:

  • quale problema risolvono?
  • con quali dati?
  • con quale trasparenza?
  • con quali rischi?
  • con quale dipendenza?
  • con quale beneficio pubblico?

L'innovazione tecnologica non deve diventare un obiettivo autonomo.


Revisionare gli scenari

Gli scenari costruiti nel Piano non sono profezie e devono essere sempre verificati.

  • La frammentazione potrebbe aumentare.
  • Il coordinamento potrebbe accelerare.
  • L'ecosistema aperto potrebbe diventare più semplice grazie a nuovi standard.
  • Oppure potrebbero emergere ostacoli non previsti.

La revisione deve quindi aggiornare gli scenari e chiedersi: quale di essi descrive meglio la situazione attuale?


Scenario C come direzione, non come dogma

Abbiamo scelto l'ecosistema aperto e integrato come destinazione strategica e il coordinamento progressivo come metodo di attuazione. Questa scelta deve essere verificata nel tempo e non difesa per principio. Se alcune componenti si dimostrano inefficaci, devono poter cambiare. Ciò che conta è preservare i valori di fondo:

  • conoscenza;
  • apertura;
  • interoperabilità;
  • partecipazione;
  • autonomia;
  • misurabilità;
  • capacità di correzione.

Revisionare le priorità territoriali

Anche la geografia del turismo può cambiare.

  • Nuovi collegamenti.
  • Nuovi attrattori.
  • Nuove pressioni.
  • Nuovi servizi.

possono modificare il rapporto tra:

  • centro;
  • quartieri;
  • porto;
  • territorio;
  • altre destinazioni.

La revisione deve osservare come si redistribuiscono:

  • flussi;
  • benefici;
  • pressioni.

Revisionare la stagionalità

Il cambiamento climatico e i comportamenti di viaggio possono modificare progressivamente la nozione stessa di alta e bassa stagione, periodi tradizionalmente considerati marginali possono acquisire maggiore importanza, altri possono diventare climaticamente più difficili.

Per questo la strategia temporale non può essere congelata.


Revisionare la capacità della città

La capacità di accogliere non è un numero fisso. Può aumentare quando migliorano:

  • mobilità;
  • servizi;
  • spazi;
  • organizzazione.

Può diminuire quando emergono:

  • fragilità ambientali;
  • pressioni;
  • problemi infrastrutturali.

La revisione deve quindi aggiornare il giudizio sulla capacità della città e dei singoli luoghi.


Revisionare anche ciò che funziona

Un'azione efficace non deve essere automaticamente mantenuta identica. Può essere:

  • semplificata;
  • estesa;
  • integrata;
  • resa meno costosa.

La revisione non serve soltanto a correggere problemi ma anche a consolidare le pratiche migliori.


Dal progetto pilota alla politica ordinaria

Una sperimentazione riuscita deve poter compiere un passaggio importante: da progetto a funzione ordinaria.

È questo il momento in cui bisogna chiedersi:

  • chi la gestisce stabilmente?
  • con quali risorse?
  • con quale responsabilità?

Una buona sperimentazione che rimane eternamente “pilota” non produce trasformazione strutturale.


E ciò che non funziona?

Deve poter terminare. Questa possibilità deve essere esplicita.

Il fatto che un progetto abbia:

  • un nome;
  • un logo;
  • un finanziamento;
  • una piattaforma

non costituisce una ragione sufficiente per mantenerlo.

La revisione deve avere il coraggio di chiudere ciò che non produce più valore.


Documentare ogni revisione

Ogni revisione significativa dovrebbe produrre un documento pubblico che descriva:

  • cosa è stato analizzato;
  • quali dati sono stati utilizzati;
  • quali risultati sono emersi;
  • quali contributi sono stati ricevuti;
  • quali modifiche sono state approvate;
  • perché.

Il Piano deve quindi avere una propria cronologia.


Versioni del Piano

Invece di sostituire continuamente il documento precedente, può essere utile immaginare versioni successive.

  • Versione 1.0.
  • Versione 1.1.
  • Versione 2.0.

La numerazione è soltanto un esempio.

Ciò che conta è preservare:

  • versione precedente;
  • data;
  • modifiche;
  • motivazione.

Questo rende la strategia tracciabile.


Un registro delle modifiche

Ogni nuova versione dovrebbe contenere un registro sintetico.

  • Che cosa è cambiato?
  • Quale capitolo?
  • Per quale ragione?
  • Su quali dati?

Questo metodo, normale nel mondo del software, può essere estremamente utile anche nella pianificazione perchè permette di capire l'evoluzione del documento senza confrontare centinaia di pagine.


La logica del Software Libero applicata al Piano

Il metodo ha una forte analogia con lo sviluppo del Software Libero:

  • Una versione viene pubblicata.
  • Viene utilizzata.
  • Emergono problemi.
  • Arrivano contributi.
  • Alcune parti vengono corrette.
  • Viene prodotta una nuova versione.

Non significa che la versione precedente fosse inutile. Ha permesso di imparare.

Il Piano può funzionare nello stesso modo.

Pubblicare, usare, verificare, correggere, migliorare.


Il Piano come bene comune della conoscenza

In questa prospettiva, Salerno Turismo Aperto non dovrebbe appartenere esclusivamente:

  • a un'amministrazione;
  • a un'associazione;
  • a un tecnico;
  • a un mandato politico.

La conoscenza prodotta deve poter diventare patrimonio della città.

Ciò richiede:

  • documentazione;
  • accessibilità;
  • licenze appropriate;
  • archivi;
  • formati aperti.

Solo così altri potranno continuare il lavoro.


Il ruolo di GiraSalerno nella revisione

GiraSalerno può essere utilizzato come laboratorio anche durante le revisioni. Le sperimentazioni possono mostrare:

  • quali modelli funzionano;
  • quali dati sono difficili da mantenere;
  • quali servizi vengono utilizzati;
  • quali procedure di correzione sono efficaci.

Ma il dimostratore deve poter cambiare molto più rapidamente del Piano. È proprio questa flessibilità a renderlo utile.


Il dimostratore può anche essere superato

Un giorno GiraSalerno potrebbe non essere più necessario nella forma attuale e potrebbero esistere sistemi pubblici completamente interoperabili. Altri strumenti potrebbero svolgere meglio la stessa funzione.

Questo non rappresenterebbe un fallimento. Al contrario.

Se il dimostratore contribuisce a rendere normale ciò che oggi deve dimostrare, avrà raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti.


Il Piano deve poter sopravvivere ai suoi promotori

Questa è forse la verifica più difficile. Un progetto è realmente maturo quando può continuare senza dipendere dalle persone che lo hanno iniziato. Per questo bisogna trasferire:

  • conoscenza;
  • metodo;
  • documentazione;
  • strumenti.

Non costruire dipendenza dalle persone.

Un buon Piano non rende indispensabili i suoi autori. Rende utilizzabile il loro lavoro.


Chiudere il ciclo

Siamo partiti dalla conoscenza.

Abbiamo ascoltato.

Abbiamo organizzato i dati.

Abbiamo utilizzato la conoscenza per discutere quale turismo vogliamo.

Abbiamo costruito:

  • una visione;
  • obiettivi;
  • scenari;
  • azioni;
  • indicatori;
  • governance;
  • tempi;
  • monitoraggio.

Con la revisione periodica completiamo il ciclo:

conoscere → scegliere → agire → misurare → correggere → conoscere di nuovo.

Il punto di arrivo diventa quindi un nuovo punto di partenza.


Un Piano che accetta di imparare

Questo è il significato più profondo della revisione. Non costruire un documento che pretende di sapere oggi tutto ciò che servirà domani ma costruire un sistema capace di continuare a conoscere.

Un sistema nel quale l'incertezza non venga nascosta, nel quale l'errore possa essere riconosciuto, nel quale una decisione possa essere corretta senza considerarla automaticamente una sconfitta, nel quale il patrimonio prodotto oggi possa essere utilizzato da chi verrà dopo.


Conclusione della PARTE V — IL PIANO

La Parte V ha trasformato l'analisi precedente in una struttura strategica.

  • Abbiamo definito dove vogliamo andare attraverso la visione.
  • Abbiamo stabilito che cosa deve cambiare attraverso gli obiettivi.
  • Abbiamo confrontato strade differenti attraverso gli scenari.
  • Abbiamo individuato che cosa fare attraverso le azioni.
  • Abbiamo stabilito come capire se funziona attraverso gli indicatori.
  • Abbiamo affrontato chi deve assumere le responsabilità attraverso la governance.
  • Abbiamo organizzato quando e in quale ordine intervenire attraverso tempi e priorità.
  • Abbiamo definito come osservare il percorso attraverso il monitoraggio.
  • Infine abbiamo stabilito come cambiare il Piano quando cambia la realtà attraverso la revisione periodica.

Il risultato non è una promessa di controllo perfetto.

È un metodo.

E può essere sintetizzato in tre passaggi:

Conoscere per partecipare.
Partecipare per decidere.
Misurare per migliorare.

Da questo momento resta una domanda decisiva: questo modello può funzionare davvero?