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Popcorn in prima fila, verbali in un cassetto: le Commissioni Consiliari di Salerno

Inviato da tuxsa il
verbali commissioni

Il Comune di Salerno ha da poco composto le nuove Commissioni Consiliari: presidenti, vicepresidenti, deleghe assegnate. Tutto secondo copione. Quello che manca, come sempre, è il seguito: quanto costano, cosa producono davvero, e perché il cittadino ne sa meno di quanto dovrebbe.

La domanda semplice a cui nessuno risponde

Quanto ha speso il Comune di Salerno per le Commissioni Consiliari negli ultimi anni? Non lo sappiamo, e non è un caso: nessun dato aggregato, per Commissione, per seduta, per consigliere, è pubblicato in forma leggibile sul sito istituzionale. Non basta sapere che le Commissioni esistono e che hanno "una specifica competenza": servono i numeri.

Non siamo i soli a porre la domanda. Nelle stesse settimane in cui scriviamo, il consigliere Sarel Malan ha protocollato un'interrogazione formale rivolta a Sindaco, Presidente del Consiglio e Segretario generale, chiedendo per ogni consigliere della scorsa consiliatura il numero di gettoni di presenza percepiti, l'importo lordo, il dettaglio per anno, per Commissione e per singola seduta, oltre alla spesa complessiva sostenuta dall'Ente. Ha chiesto anche quali criteri siano stati usati per attestare l'effettiva partecipazione alle sedute e chi fosse competente a verificarle e liquidarle.

È esattamente il tipo di domanda che un cittadino dovrebbe poter fare da solo, consultando un portale, senza bisogno che un consigliere protocolli un atto formale per ottenere ciò che dovrebbe essere già pubblico di default.

Il precedente che dovrebbe far riflettere

Non bisogna guardare lontano per capire perché la trasparenza sui gettoni non sia un dettaglio contabile. A Napoli è esploso in questi mesi il caso dei cosiddetti "gettoni d'oro": un'indagine della Corte dei Conti, estesa dal 2016 al 2026, ha fatto emergere commissioni consiliari municipali convocate in modo difforme dal regolamento, gettoni liquidati anche a chi non aveva sostanzialmente partecipato ai lavori, e verbali incompleti o assenti. L'amministrazione comunale ha dovuto rimuovere in blocco i dieci direttori delle Municipalità, creare un'unità speciale per gestire il contenzioso e avviare richieste di restituzione che risalgono fino al 2016.

Il punto che riguarda anche noi non è il sospetto di illeciti — a Salerno non ci sono, ad oggi, elementi che facciano pensare a una situazione simile. Il punto è strutturale: il caso napoletano dimostra che senza verbali completi, senza criteri chiari di accertamento della presenza e senza un controllo pubblico continuo, un sistema di gettoni legato alla partecipazione diventa opaco quasi per definizione. E l'opacità, prima o poi, genera contenzioso, danno erariale, sfiducia.

Le dirette non bastano, anzi rischiano di essere un alibi

Il Consiglio comunale in diretta streaming è una buona cosa. Ma diamoci un termine onesto per quello che è: un posto in prima fila per assistere a uno spettacolo già scritto, non uno strumento di partecipazione. Il cittadino guarda, non incide. Può seguire la discussione in Consiglio, ma non ha alcun accesso al lavoro che l'ha preceduta — quello delle Commissioni, dove i dossier vengono istruiti, gli emendamenti negoziati, i pareri tecnici discussi, prima ancora che l'argomento arrivi in Giunta o in Consiglio.

È lì, nelle Commissioni, che si decide gran parte della sostanza. Ed è lì che la trasparenza oggi è più debole, non più forte.

Cosa chiediamo, in concreto

  1. Pubblicazione integrale dei verbali delle sedute di Commissione, in formato apribile e ricercabile (non scansioni PDF illeggibili), entro pochi giorni dalla seduta e comunque prima che l'argomento trattato approdi in Giunta o in Consiglio.
  2. Un registro pubblico delle presenze e dei gettoni, aggiornato periodicamente: chi ha partecipato, a quale seduta, quanto è stato liquidato — dati aperti, scaricabili, aggregabili per Commissione e per consigliere.
  3. Criteri espliciti e verificabili per l'accertamento della presenza (soglia minima di permanenza, firma di ingresso e uscita, responsabile della verifica), pubblicati insieme al regolamento delle Commissioni.
  4. Un bilancio annuale sintetico della spesa complessiva per gettoni di presenza delle Commissioni, comparabile nel tempo, allegato al rendiconto di gestione.

Nessuno di questi punti richiede una norma nuova: la pubblicità dei verbali e la trasparenza sulla spesa pubblica sono già principi previsti dalla normativa vigente in materia di trasparenza amministrativa. Manca la volontà di applicarli con automatismo, non un vuoto legislativo.

Perché insistiamo

Lo diciamo senza timore di essere smentiti: quando le uniche informazioni pubbliche su una Commissione sono la sua composizione e la sua esistenza, il sospetto che le riunioni servano soprattutto a giustificare un gettone diventa difficile da fugare — non perché sia necessariamente vero, ma perché non c'è nulla che permetta di verificarlo. La trasparenza non è un favore che l'amministrazione concede al cittadino: è la condizione minima perché la fiducia nelle istituzioni locali abbia un fondamento diverso dalla pura fede.

Non chiediamo popcorn. Chiediamo i verbali.


Articolo a cura di Collettivo TUXSA — opensalerno.it