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Un laboratorio aperto

Inviato da tuxsa il

Potremmo concludere presentando GiraSalerno come il risultato finale del percorso: il portale costruito, i primi Punti di interesse inseriti, le mappe funzionanti, le API disponibili, gli Open Data pubblicati, gli strumenti di partecipazione sperimentati.

Sarebbe però una conclusione sbagliata.

GiraSalerno non nasce per dimostrare che abbiamo realizzato un sito.

Nasce per verificare se alcune delle idee sviluppate in questo Piano possano funzionare concretamente.

Per questo la definizione più appropriata non è quella di prodotto concluso.

GiraSalerno è, e dovrebbe rimanere, un laboratorio aperto.

Dal documento alla sperimentazione

Quando abbiamo iniziato questo percorso, il problema non era costruire un nuovo portale turistico.

Il problema era comprendere come Salerno produce, organizza, conserva, aggiorna e utilizza la propria conoscenza turistica.

Da questa domanda siamo arrivati progressivamente ai dati, alle fonti, all'ascolto, all'interoperabilità, agli standard aperti, al Software Libero, alla partecipazione e alla necessità di misurare non soltanto la quantità del turismo, ma anche la sua qualità e il suo rapporto con la città.

GiraSalerno è nato successivamente come luogo nel quale alcune di queste idee potessero essere sottoposte alla prova della realtà.

Non:

“abbiamo una teoria, quindi costruiamo il sito che la rappresenta”.

Ma:

“abbiamo formulato alcune ipotesi: proviamo a vedere che cosa accade quando tentiamo realmente di applicarle”.

È una differenza importante.

Un dimostratore deve poter anche mostrare che qualcosa non funziona come avevamo immaginato.

Il valore degli errori

Durante la sperimentazione abbiamo incontrato problemi che un documento teorico avrebbe potuto facilmente ignorare.

Abbiamo dovuto stabilire che cosa significhi realmente una fonte.

Abbiamo scoperto quanto sia importante distinguere un servizio generale da una caratteristica di accessibilità.

Abbiamo dovuto separare gli orari dalla dichiarazione dinamica “aperto adesso”.

Abbiamo distinto la sequenza di un itinerario dal calcolo di un percorso.

Abbiamo affrontato il problema dei diritti delle immagini separandoli dalla licenza dei dati.

Abbiamo verificato che una segnalazione del cittadino non può diventare automaticamente un dato pubblico.

Abbiamo riconosciuto che la provenienza delle informazioni potrà richiedere in futuro una granularità maggiore.

Questi non sono fallimenti del dimostratore.

Sono alcuni dei suoi risultati più importanti.

Un laboratorio serve anche a scoprire le domande che non avevamo ancora formulato.

Cinque luoghi possono bastare per imparare

Il primo nucleo di GiraSalerno comprende soltanto pochi Punti di interesse.

Lo abbiamo ripetuto più volte perché è essenziale evitare qualsiasi equivoco: non rappresentano un censimento turistico di Salerno.

Eppure sono stati sufficienti per mettere alla prova parti molto differenti del modello.

Il Duomo di Salerno, il Grand Hotel Salerno, la Stazione di Salerno, il Museo Diocesano San Matteo e il Complesso monumentale di San Pietro a Corte hanno costretto il sistema a confrontarsi con esigenze diverse.

Fonti, coordinate, classificazioni, servizi, accessibilità, orari, condizioni di accesso, contatti e relazioni non hanno lo stesso peso per ogni luogo.

Proprio questa diversità ha permesso di comprendere una cosa fondamentale:

prima di scalare un sistema bisogna verificare che il suo modello sappia rappresentare realtà differenti.

Il prossimo obiettivo non dovrebbe quindi essere semplicemente passare da cinque a cinquemila record.

Dovrebbe essere continuare a far crescere contemporaneamente quantità, qualità e capacità di verifica.

Un laboratorio non ha paura dei campi vuoti

Una delle regole più semplici emerse dal lavoro su GiraSalerno è diventata anche una delle più importanti:

non si compilano campi per riempire la scheda. Si pubblicano solo informazioni documentate.

Un sistema turistico può essere tentato di presentare schede apparentemente complete.

Il risultato è esteticamente rassicurante: ogni luogo ha tutto, ogni campo contiene qualcosa, ogni servizio sembra conosciuto.

Ma la conoscenza reale non funziona così.

Esistono informazioni che conosciamo.

Informazioni che conosciamo solo parzialmente.

Informazioni che devono essere aggiornate.

Informazioni che non abbiamo ancora verificato.

E informazioni che semplicemente non possediamo.

Il laboratorio deve poter rappresentare anche l'incertezza.

Un campo vuoto non è necessariamente un difetto.

Può essere una dichiarazione di correttezza:

“questa informazione, al momento, non siamo in grado di sostenerla”.

Il laboratorio cresce attraverso le fonti

La crescita di GiraSalerno dovrebbe quindi avvenire attraverso un processo documentato.

Nuovi luoghi possono entrare nel sistema.

Nuove fonti possono essere individuate.

I dati già presenti possono essere aggiornati.

Le tassonomie possono mostrare limiti che richiedono una revisione.

Le segnalazioni possono evidenziare informazioni mancanti.

Nuovi dataset pubblici possono diventare disponibili.

Ma ogni ampliamento dovrebbe continuare a rispondere alle stesse domande:

Da dove proviene questa informazione?

Che cosa afferma realmente la fonte?

Quando è stata acquisita?

Quando è stata verificata?

Come deve essere rappresentata?

Può essere riutilizzata?

La crescita quantitativa diventa così conseguenza della crescita della conoscenza, non il suo sostituto.

Un luogo nel quale provare nuovi dataset

GiraSalerno può diventare anche un ambiente nel quale verificare l'utilità concreta dei dati prodotti da soggetti differenti.

Un dataset pubblico può essere formalmente corretto e tuttavia risultare difficile da utilizzare.

Può mancare di coordinate.

Può utilizzare classificazioni non documentate.

Può contenere identificatori instabili.

Può non indicare quando le informazioni siano state aggiornate.

Può avere campi il cui significato non è sufficientemente spiegato.

Utilizzare realmente quei dati in un dimostratore permette di andare oltre la valutazione astratta.

La domanda non diventa più soltanto:

“il dataset è stato pubblicato?”

ma:

“riusciamo a costruirci qualcosa?”

È forse uno dei test più utili per qualsiasi politica Open Data.

Un luogo nel quale provare nuovi servizi

Lo stesso principio vale per i servizi.

La mappa e la ricerca dei luoghi nelle vicinanze sono soltanto primi esempi.

In futuro potrebbero essere sperimentate nuove modalità di esplorazione, differenti rappresentazioni degli itinerari, integrazioni con la mobilità, strumenti dedicati all'accessibilità o utilizzi che oggi non abbiamo ancora immaginato.

Ma ogni nuova funzione dovrebbe partire dai dati disponibili e dai loro limiti.

Non costruire prima l'interfaccia e inventare successivamente i dati necessari per farla funzionare.

La domanda dovrebbe essere:

“la conoscenza che possediamo permette responsabilmente di offrire questo servizio?”

Se la risposta è no, il laboratorio ha comunque prodotto un risultato.

Ha individuato quali informazioni mancano.

Un luogo nel quale sperimentare la partecipazione

Anche la funzione di Segnalazione non rappresenta un punto di arrivo.

È un primo meccanismo attraverso il quale chi utilizza GiraSalerno può contribuire al miglioramento dei dati.

In futuro il laboratorio potrebbe sperimentare forme più articolate di collaborazione.

Associazioni impegnate sull'accessibilità potrebbero contribuire alla verifica di specifiche informazioni.

Operatori culturali potrebbero collaborare alla qualità delle schede relative al patrimonio.

Quartieri e comunità locali potrebbero contribuire alla conoscenza di luoghi che normalmente rimangono fuori dalle rappresentazioni turistiche tradizionali.

Università e scuole potrebbero utilizzare e contemporaneamente migliorare i dataset.

Visitatori e residenti potrebbero segnalare cambiamenti ed errori.

Ma il principio deve rimanere fermo:

partecipare non significa eliminare la verifica.

Più cresce la comunità che contribuisce, più diventa necessario rendere trasparenti le regole attraverso le quali un contributo può trasformarsi in conoscenza pubblicata.

Il laboratorio può mettere alla prova anche il Piano

Il rapporto tra Salerno Turismo Aperto e GiraSalerno non procede in una sola direzione.

Il Piano propone un modello.

GiraSalerno ne sperimenta alcuni elementi.

Ma ciò che apprendiamo dalla sperimentazione deve poter ritornare al Piano.

Se una classificazione non funziona, il problema può essere nel modello.

Se una fonte è difficile da mantenere, dobbiamo ripensare il processo di aggiornamento.

Se un dato apparentemente semplice si rivela ambiguo, dobbiamo migliorare la sua definizione.

Se una funzione richiede informazioni che nessuno produce, abbiamo individuato un vuoto nella conoscenza turistica della città.

Nasce così un movimento circolare:

Piano → sperimentazione → verifica → apprendimento → revisione → nuova sperimentazione.

È esattamente il contrario di un piano immobile.

Un Piano capace di imparare

Nella Parte V abbiamo sostenuto che un Piano di lungo periodo non può pretendere di prevedere nei dettagli il turismo di Salerno tra dieci o quindici anni.

Cambieranno tecnologie, comportamenti, mobilità, mercati, condizioni climatiche, forme dell'ospitalità e probabilmente anche problemi che oggi non siamo in grado di immaginare.

Un Piano può però costruire la capacità di apprendere.

Può stabilire quali informazioni raccogliere.

Può definire indicatori.

Può creare processi di ascolto.

Può documentare le fonti.

Può rendere i dati interoperabili.

Può prevedere revisioni periodiche.

Può costruire strumenti attraverso i quali sperimentare.

GiraSalerno assume allora un significato più ampio.

Non è soltanto il dimostratore di alcune tecnologie.

È un piccolo esempio di infrastruttura che può imparare dai propri dati e dai propri errori.

Un laboratorio aperto anche nel codice

L'apertura riguarda naturalmente anche la tecnologia.

Come abbiamo visto nel capitolo precedente, il codice deve poter diventare riutilizzabile, accompagnato dalla documentazione necessaria a comprenderlo.

Un repository pubblico può consentire di seguire l'evoluzione del progetto, proporre miglioramenti, individuare problemi e riutilizzare parti del lavoro.

Ma l'apertura del laboratorio non consiste soltanto nel pubblicare il codice.

Significa rendere comprensibili anche le decisioni.

Perché abbiamo separato le fonti?

Perché una segnalazione non viene pubblicata automaticamente?

Perché i Media non sono compresi nelle attuali distribuzioni dei POI?

Perché non dichiariamo automaticamente che un luogo è aperto?

Perché distinguiamo servizi e accessibilità?

Queste decisioni sono parte del progetto quanto il software che le implementa.

Per questo codice, documentazione e metodo devono essere considerati insieme.

GiraSalerno non deve diventare indispensabile

Può sembrare paradossale, ma uno dei migliori risultati di un'infrastruttura aperta sarebbe rendere possibile costruire servizi utili senza essere obbligati a utilizzare la sua interfaccia.

Se i dati possono essere riutilizzati, un'altra applicazione può presentarli diversamente.

Un albergo potrebbe costruire una propria guida per gli ospiti.

Un'associazione potrebbe realizzare un servizio dedicato all'accessibilità.

Una scuola potrebbe utilizzarli in un progetto didattico.

Un ricercatore potrebbe analizzarli.

Un'altra città potrebbe riutilizzare il modello e il codice.

GiraSalerno avrebbe prodotto valore anche quando l'utente finale non sapesse neppure che una parte della conoscenza proviene dalla sua infrastruttura.

È una differenza radicale rispetto alla logica del portale chiuso.

Il successo non si misura soltanto attraverso il numero delle visite al sito.

Può essere misurato anche attraverso quanto la conoscenza riesce a circolare.

Non il portale di TUXSA

È importante ribadirlo proprio alla fine.

GiraSalerno non viene proposto come il futuro portale turistico del Collettivo TUXSA.

Non pretende di sostituire i servizi istituzionali.

Non rivendica un ruolo ufficiale nella promozione turistica della città.

La sua funzione nel percorso che abbiamo compiuto è differente:

GiraSalerno è un progetto autonomo e un dimostratore locale dell'infrastruttura proposta da Salerno Turismo Aperto.

Il suo valore consiste nel rendere osservabile una possibilità.

Mostrare che possiamo cominciare a organizzare le informazioni diversamente.

Che possiamo documentarne le fonti.

Che possiamo distinguere ciò che sappiamo da ciò che non sappiamo.

Che gli stessi dati possono alimentare una pagina, una ricerca, una mappa, un itinerario, un'API e una distribuzione Open Data.

Che un cittadino può contribuire senza trasformare automaticamente la propria affermazione in dato pubblico.

Che Software Libero, standard aperti e documentazione possono ridurre la dipendenza da un singolo sistema.

Che anche un progetto piccolo può sperimentare concretamente principi molto più grandi.

Dal dimostratore alla città

A questo punto GiraSalerno ha svolto la prima funzione per la quale è nato.

Non ha dimostrato che il problema del turismo salernitano sia risolto.

Ha dimostrato qualcosa di più limitato, ma utile:

che un modo differente di organizzare la conoscenza può essere costruito e verificato concretamente.

Passare dal dimostratore a un'infrastruttura cittadina sarebbe naturalmente un'altra cosa.

Richiederebbe risorse.

Competenze.

Responsabilità precise.

Una governance.

Rapporti stabili con chi produce i dati.

Procedure di aggiornamento.

Manutenzione tecnologica.

Processi partecipativi.

Politiche sulle licenze.

Controlli di qualità.

Continuità nel tempo.

Soprattutto richiederebbe una decisione politica e amministrativa:

considerare la conoscenza turistica una vera infrastruttura della città.

Non una raccolta occasionale di contenuti da aggiornare prima di un evento.

Non un nuovo sito da inaugurare.

Non un'applicazione destinata a essere sostituita dalla successiva.

Una infrastruttura.

La domanda con cui abbiamo iniziato

All'inizio di questo Piano ci siamo chiesti:

che cosa sappiamo realmente oggi del turismo a Salerno?

Dopo cinquanta capitoli, la risposta non può essere un numero.

Abbiamo scoperto che il problema non riguarda soltanto la quantità dei dati disponibili.

Riguarda il modo nel quale vengono prodotti.

Dove vengono conservati.

Chi li aggiorna.

Quali fonti li sostengono.

Se riescono a dialogare.

Se possono essere riutilizzati.

Se residenti e visitatori possono contribuire a migliorarli.

Se diventano strumenti per decidere.

Abbiamo quindi spostato progressivamente la domanda.

Non soltanto:

“quanti turisti arrivano a Salerno?”

ma:

“che cosa vogliamo conoscere del turismo per governarne gli effetti sulla città?”

È questo passaggio che trasforma una raccolta di statistiche in una politica della conoscenza.

Una città che conosce per poter scegliere

Salerno Turismo Aperto non propone una tecnologia capace di decidere quale turismo debba avere Salerno.

Nessun database può farlo.

Nessun algoritmo dovrebbe farlo al posto della città.

Le decisioni sul rapporto tra turismo, residenti, ambiente, cultura, mobilità, lavoro, economia locale e quartieri rimangono decisioni pubbliche e politiche.

Ma una città può decidere meglio quando conosce meglio.

Può discutere meglio quando dispone di dati verificabili.

Può correggersi quando misura gli effetti delle proprie scelte.

Può coinvolgere meglio le persone quando costruisce strumenti permanenti di ascolto e partecipazione.

Può evitare di dipendere continuamente da fotografie occasionali quando conserva la memoria dei dati nel tempo.

Può costruire nuovi servizi quando la conoscenza è interoperabile.

Può mantenere maggiore autonomia quando utilizza Software Libero e standard aperti.

Questa è, in definitiva, la proposta di Salerno Turismo Aperto.

Non una conclusione

Un laboratorio aperto non possiede una vera pagina finale.

La versione attuale di GiraSalerno potrà essere modificata.

I dataset potranno crescere.

Il modello potrà essere corretto.

Nuove persone potranno contribuire.

Alcune delle ipotesi formulate in questo Piano potranno rivelarsi insufficienti.

Altre potranno essere confermate.

Nuovi problemi emergeranno.

È precisamente ciò che dovrebbe accadere.

Perché l'alternativa sarebbe costruire ancora una volta un sistema destinato a fotografare Salerno in un determinato momento e a diventare progressivamente vecchio insieme ai dati che contiene.

Noi proponiamo qualcosa di diverso:

non costruire una fotografia definitiva del turismo di Salerno, ma una capacità permanente della città di conoscere, ascoltare, organizzare, decidere, verificare e correggere.

GiraSalerno è soltanto un primo luogo nel quale provare a farlo.

Salerno Turismo Aperto, invece, è la proposta perché questo metodo diventi patrimonio della città.

E forse è proprio qui che il Piano può terminare.

Non con la promessa di conoscere già tutte le risposte, ma con una scelta molto più concreta:

costruire gli strumenti che permettano a Salerno di continuare a farsi le domande giuste.