- Concerti.
- Festival.
- Fiere.
- Manifestazioni culturali.
- Eventi sportivi.
- Rassegne.
- Grandi appuntamenti.
possono attirare visitatori, generare spesa, rendere visibile una città e produrre nuove occasioni di incontro. Ma una successione di eventi non costituisce automaticamente una strategia turistica.
Un calendario pieno non equivale necessariamente a una città turisticamente più forte.
La domanda non è soltanto quanti eventi organizzare ma capire quali eventi abbiano senso per Salerno e quale rapporto costruiscano con la città.
L’evento è una concentrazione
Un evento concentra in un periodo limitato:
- persone;
- mobilità;
- lavoro;
- consumi;
- spesa;
- uso dello spazio pubblico;
- domanda di servizi.
È quindi una forma particolarmente intensa di relazione tra turismo e città e proprio per questo rappresenta anche un ottimo laboratorio. Gli effetti diventano più visibili e possono essere misurati.
Prima domanda: perché organizziamo questo evento?
Ogni evento dovrebbe avere un obiettivo riconoscibile.
- Culturale?
- Economico?
- Sociale?
- Sportivo?
- Turistico?
- Promozionale?
- Di animazione urbana?
Più obiettivi possono convivere ma devono essere esplicitati. Senza un obiettivo chiaro diventa difficile valutare il risultato.
Il numero di partecipanti non basta
Il dato più utilizzato è spesso quello delle presenze. È importante ma dice poco da solo.
Diecimila partecipanti possono produrre effetti molto differenti a seconda di:
- provenienza;
- durata della permanenza;
- modalità di arrivo;
- spesa;
- distribuzione territoriale;
- periodo dell’anno;
- uso dei servizi;
- costi sostenuti dalla città.
Chi è realmente un visitatore?
Anche in questo caso dobbiamo evitare di confondere categorie differenti. Una persona presente a un evento può essere:
- residente;
- abitante della provincia;
- visitatore giornaliero;
- turista che pernotta;
- persona già presente in città per altri motivi.
Contare il pubblico non significa automaticamente contare nuovi turisti.
Effetto aggiuntivo
Una domanda fondamentale è: quante persone sarebbero venute comunque a Salerno?
Se un evento attira persone che avrebbero già visitato la città nello stesso periodo, l’effetto aggiuntivo può essere limitato ma se invece genera una domanda nuova, il risultato è differente. Questa distinzione è importante soprattutto quando si valuta l’impatto economico.
Attenzione ai grandi numeri
Le stime economiche associate agli eventi possono diventare molto persuasive. Numero di partecipanti moltiplicato per una spesa media = milioni di euro di ricaduta. Ma la realtà è più complessa.
Bisogna distinguere tra:
- spesa nuova;
- spesa che sarebbe avvenuta comunque;
- spesa trasferita da altre attività;
- valore che rimane localmente;
- valore che esce dal territorio.
Fatturato e beneficio non coincidono
Un evento può aumentare il fatturato di:
- ristoranti;
- alberghi;
- trasporti;
- commercio.
Ma può anche produrre:
- costi pubblici;
- congestione;
- pulizia straordinaria;
- sicurezza;
- modifiche alla mobilità;
- uso intensivo dello spazio.
La valutazione deve considerare entrambi i lati.
Il costo pubblico
Un evento può richiedere risorse per:
- organizzazione;
- allestimenti;
- personale;
- sicurezza;
- trasporto;
- pulizia;
- comunicazione;
- gestione dello spazio pubblico.
Questi costi devono essere conosciuti. Non per stabilire che un evento debba necessariamente produrre profitto - un evento culturale può avere valore anche se sostenuto economicamente dalla collettività - ma il costo deve essere trasparente.
Il valore pubblico non è soltanto economico
Un concerto gratuito può avere:
- valore culturale;
- valore sociale;
- valore identitario;
- valore di accessibilità.
Una manifestazione sportiva può promuovere:
- partecipazione;
- salute;
- uso dello spazio pubblico.
Un festival può produrre:
- conoscenza;
- relazioni;
- formazione.
Non tutto deve essere convertito in euro.
Ma gli obiettivi devono essere dichiarati
- Se un evento è finanziato principalmente per motivi culturali, deve essere valutato anche culturalmente.
- Se viene presentato come investimento turistico, dobbiamo misurare anche l’effetto turistico.
- Se viene giustificato come sviluppo economico, dobbiamo osservare l’impatto economico.
La valutazione deve seguire l’obiettivo.
Evento culturale e attrazione turistica
Un evento culturale non deve necessariamente nascere per i turisti. Può essere progettato innanzitutto per:
- residenti;
- comunità culturale;
- artisti;
- associazioni.
Se diventa interessante anche per visitatori esterni, può produrre, solo dopo, un ulteriore valore. Questo evita di trasformare tutta la produzione culturale in prodotto turistico.
La città deve poter vivere l’evento
Un evento che attira visitatori ma rende lo spazio urbano completamente ostile ai residenti produce una contraddizione.
- Traffico.
- Rumore.
- Accessi.
- Parcheggi.
- Pulizia.
devono essere gestiti. L’obiettivo non è eliminare ogni disagio - un evento modifica inevitabilmente la normalità - ma la modifica deve essere proporzionata e governata.
Il consenso non sarà mai totale
Alcuni residenti possono apprezzare un evento, altri possono subirne gli effetti, altri ancora possono essere indifferenti: non dobbiamo cercare un consenso artificiale.
Dobbiamo conoscere:
- benefici;
- disagi;
- distribuzione territoriale;
- durata;
- frequenza.
Un grande evento può essere tollerabile una volta
Una trasformazione urbana intensa può essere accettabile se:
- limitata nel tempo;
- ben organizzata;
- anticipatamente comunicata.
La stessa pressione ripetuta frequentemente può produrre effetti differenti. Per questo non basta valutare il singolo evento ma serve osservare il calendario complessivo.
La somma degli eventi
Un evento può produrre un impatto modesto. Venti eventi nella stessa area possono cambiare significativamente:
- mobilità;
- rumore;
- uso dello spazio;
- vita dei residenti.
Dobbiamo quindi analizzare anche l’effetto cumulativo.
Calendario e territorio
Gli eventi non dovrebbero essere osservati soltanto in base alla data, conta anche la localizzazione.
- Dove si concentrano?
- Quali aree vengono utilizzate ripetutamente?
- Quali quartieri ospitano i costi?
- Quali ricevono i benefici?
La geografia degli eventi è parte della geografia turistica.
Non distribuire gli eventi solo per distribuire i flussi
Come già visto per i quartieri, non è sufficiente spostare manifestazioni verso altre zone per dichiarare una maggiore equità territoriale. Prima bisogna capire se il luogo dispone di:
- servizi;
- mobilità;
- sicurezza;
- spazio;
- coinvolgimento della comunità.
L’evento non deve essere imposto al territorio come strumento di animazione.
Un evento deve essere compatibile con il luogo
- Una piazza.
- Un parco.
- Un teatro.
- Una strada.
- Uno spazio storico.
hanno caratteristiche differenti. La scelta del luogo dovrebbe considerare:
- capacità;
- accessibilità;
- acustica;
- mobilità;
- fragilità;
- funzione ordinaria.
Non ogni spazio è adatto a ogni manifestazione.
Capacità non significa soltanto capienza
La capienza fisica è una misura ma la capacità complessiva include:
- trasporto;
- servizi igienici;
- vie di accesso;
- sicurezza;
- rifiuti;
- rumore;
- spazi circostanti.
Un luogo può contenere fisicamente molte persone e non essere in grado di gestirne bene gli effetti.
Il prima è parte dell’evento
Un evento non comincia quando sale sul palco il primo artista. Comincia prima.
- Prenotazione.
- Informazione.
- Viaggio.
- Arrivo.
- Parcheggio.
- Orientamento.
- Attesa.
La qualità dell’esperienza dipende anche da questi momenti.
Il dopo è parte dell’evento
- Uscita.
- Trasporto.
- Pulizia.
- Ritorno.
- Gestione dei flussi.
Anche il momento successivo alla conclusione deve essere progettato perchè la concentrazione delle partenze può generare più problemi dell’arrivo distribuito.
Mobilità pianificata prima
Per ogni evento significativo dovremmo poter rispondere in anticipo:
- come arriveranno le persone?
- quali mezzi potranno utilizzare?
- dove si concentreranno?
- come torneranno?
- quali modifiche interesseranno i residenti?
La mobilità non può essere una correzione dell’ultimo momento.
La scelta sostenibile deve essere semplice
Se il trasporto pubblico è disponibile ma:
- difficile da comprendere;
- poco frequente;
- interrotto prima della fine,
molti sceglieranno l’automobile. Non possiamo attribuire al comportamento individuale un problema che nasce dall’organizzazione.
Informazione coordinata
Un evento dovrebbe avere informazioni integrate su:
- luogo;
- orari;
- biglietti;
- accessibilità;
- mobilità;
- regole;
- eventuali modifiche.
Non sparse tra:
- manifesti;
- social;
- PDF;
- siti differenti.
Il dato evento
Dal punto di vista della Banca Dati Turistica Aperta, un evento dovrebbe essere un oggetto strutturato con almeno:
- titolo;
- descrizione;
- luogo;
- coordinate;
- data;
- orario;
- organizzatore;
- categoria;
- costo;
- modalità di accesso;
- accessibilità;
- prenotazione;
- fonte;
- data di aggiornamento.
Non creare copie dello stesso evento
Lo stesso evento può essere pubblicato da:
- Comune;
- organizzatore;
- portale turistico;
- sito culturale;
- GiraSalerno.
Se tutti riscrivono manualmente le informazioni, aumentano:
- duplicazioni;
- errori;
- ritardi.
Il principio dovrebbe essere: una fonte autorevole, molti riutilizzi.
Se cambia l’orario
La modifica dovrebbe essere aggiornata alla fonte e propagarsi ai servizi che riutilizzano il dato. Non dovremmo avere contemporaneamente:
- 18:00 su un sito;
- 18:30 su un altro;
- 19:00 su un post rimasto online.
L’interoperabilità migliora anche l’esperienza quotidiana.
Eventi e Open Data
Un calendario strutturato e aperto può essere utilizzato da:
- operatori turistici;
- hotel;
- ristoranti;
- applicazioni;
- associazioni;
- media;
- sviluppatori.
Un semplice PDF non offre la stessa possibilità.
Il calendario come infrastruttura
Il valore di un calendario pubblico non sta soltanto nell’elenco degli appuntamenti ma nella possibilità di collegare ogni evento a:
- luogo;
- trasporto;
- accessibilità;
- quartiere;
- categoria;
- pubblico;
- servizi.
Il calendario diventa parte della conoscenza urbana.
GiraSalerno come dimostratore
GiraSalerno potrebbe mostrare concretamente questa logica. Una scheda evento potrebbe collegare automaticamente:
- mappa;
- luogo;
- mobilità;
- accessibilità;
- altri eventi vicini;
- informazioni culturali.
Non copiando tutto manualmente, ma riutilizzando dati strutturati.
L’evento come generatore di dati
Un evento può produrre informazioni importanti.
- Partecipanti.
- Provenienza.
- Modalità di arrivo.
- Durata della permanenza.
- Soddisfazione.
- Spesa.
- Segnalazioni.
- Impatto sui servizi.
Questi dati possono aiutare a migliorare eventi successivi.
Non raccogliere tutto
La tentazione può essere quella di tracciare ogni comportamento del partecipante: non è necessario. Molte informazioni possono essere ottenute attraverso:
- campioni;
- questionari;
- conteggi aggregati;
- dati amministrativi.
Il principio della minimizzazione deve restare valido.
Evento come esperimento urbano
Un evento permette di sperimentare:
- nuovi percorsi;
- modifiche alla mobilità;
- segnaletica;
- servizi;
- pedonalizzazioni temporanee;
- gestione degli spazi.
Questo può essere utile anche oltre l’evento.
Ma un esperimento deve essere misurato
Se modifichiamo una strada durante una manifestazione, possiamo osservare:
- traffico;
- tempi;
- sicurezza;
- percezione;
- uso dello spazio.
In questo modo l’evento diventa occasione di apprendimento.
Prima e dopo
La valutazione dovrebbe confrontare:
prima dell’evento;
durante;
dopo.
Questo permette di capire cosa è realmente cambiato. Senza una situazione iniziale, molte affermazioni restano impressioni.
Il valore economico
Possiamo osservare:
- occupazione delle strutture ricettive;
- spesa;
- ristorazione;
- commercio;
- trasporto;
- lavoro.
ma dobbiamo distinguere sempre tra dato osservato e stima.
La spesa degli organizzatori
Anche l’organizzazione stessa produce economia.
- Allestimenti.
- Tecnici.
- Servizi.
- Comunicazione.
- Noleggi.
- Forniture.
Se queste risorse coinvolgono imprese e professionisti locali, una parte del valore rimane sul territorio.
La filiera dell’evento
Un evento può diventare occasione per sviluppare competenze in:
- produzione;
- tecnica;
- sicurezza;
- comunicazione;
- organizzazione;
- ospitalità.
Questo valore può restare nella città anche dopo la conclusione.
Un evento dovrebbe lasciare qualcosa
Non necessariamente un’opera fisica. Può lasciare:
- competenze;
- relazioni;
- dati;
- nuovi pubblici;
- reputazione;
- collaborazioni;
- strumenti;
- miglioramenti organizzativi.
La qualità di un evento si misura anche da ciò che resta quando l’evento è finito.
Competenze invece di scenografie
Spendere ogni anno per ricostruire da zero gli stessi processi è meno utile che costruire una capacità organizzativa stabile.
- Procedure.
- Dati.
- Competenze.
- Attrezzature quando appropriate.
- Reti professionali.
possono creare un patrimonio riutilizzabile.
Eventi e lavoro
Le manifestazioni generano spesso forti picchi di domanda di lavoro.
- Tecnici.
- Addetti alla sicurezza.
- Pulizia.
- Ristorazione.
- Trasporto.
- Personale di accoglienza.
La qualità dell’evento dipende anche dalla qualità dell’organizzazione di questo lavoro.
Il lavoro invisibile
Il pubblico vede:
- palco;
- spettacolo;
- illuminazione.
- Molto meno:
- montaggio;
- smontaggio;
- pulizia;
- logistica;
- turni notturni.
Una valutazione seria deve includere anche ciò che avviene dietro la scena.
Non comprimere il lavoro per comprimere i costi
Un evento organizzato con tempi insufficienti o personale insufficiente può trasferire il costo su chi lavora. Sicurezza e qualità devono restare prioritarie.
Eventi e commercio
Un evento può portare più clienti ma l’effetto può essere differente tra attività. Alcune beneficiano, altre possono subire:
- difficoltà di accesso;
- chiusure;
- cambiamento dei flussi.
Serve quindi osservare l’impatto con maggiore precisione.
Non parlare a nome di tutto il commercio
Dire “l’evento fa bene ai commercianti” può essere troppo generico.
- Quali commercianti?
- Dove?
- In quali orari?
- Con quale risultato?
La conoscenza deve sostituire le generalizzazioni.
Eventi e ricettività
Un evento può aumentare i pernottamenti. Questo sicuramente è uno degli effetti turistici più facilmente osservabili ma anche qui serve confronto.
L’occupazione è cresciuta?
L’evento ha prodotto nuove presenze o soltanto sostituito altra domanda?
Effetto spiazzamento
In alcuni casi prezzi elevati, congestione o mancanza di disponibilità possono scoraggiare altri visitatori. Questo fenomeno può ridurre parte del beneficio ma non significa che l’evento sia negativo. Significa che l’effetto netto deve essere misurato.
Prezzi durante gli eventi
Un aumento dei prezzi può essere una normale risposta alla domanda ma variazioni eccessive possono incidere sulla reputazione. La trasparenza resta fondamentale.
Turismo di ritorno
Un evento può avere un effetto molto interessante se porta a Salerno una persona che successivamente decide di tornare. In questo caso l’evento diventa una porta di ingresso alla destinazione.
Misurare il ritorno
Non è semplice ma questionari o sistemi di ascolto possono chiedere:
- è la prima volta a Salerno?
- torneresti?
- hai scoperto altri luoghi della città?
Questo aiuta a comprendere se l’evento crea una relazione più duratura.
Evento e città
Una persona può venire per un concerto e vedere soltanto:
- parcheggio;
- evento;
- parcheggio.
Oppure può:
- arrivare prima;
- visitare;
- mangiare;
- pernottare;
- tornare.
La differenza dipende anche dalla capacità di collegare l’evento alla città.
Non obbligare il turista a consumare
Il compito non è costruire un percorso commerciale forzato ma rendere disponibili informazioni e opportunità. Poi la persona sceglie.
Eventi e cultura
Un evento culturale può far conoscere:
- artisti;
- patrimonio;
- storia;
- spazi.
ma la città deve evitare che la cultura diventi esclusivamente una sequenza di appuntamenti.
Cultura tra un evento e l’altro
- Musei.
- Biblioteche.
- Teatri.
- Associazioni.
- Produzione culturale.
- Archivi.
- Scuole.
devono vivere anche quando non c’è un grande pubblico.
Una città culturalmente viva non è quella nella quale accade sempre un evento, ma quella nella quale la cultura esiste anche tra un evento e l’altro.
L’evento non deve divorare la cultura ordinaria
Se gran parte delle risorse disponibili viene assorbita da pochi grandi appuntamenti, può indebolirsi il tessuto culturale permanente. Il bilanciamento deve essere discusso.
Grande e piccolo
Non esiste una gerarchia automatica. Un grande evento può produrre valore così come una piccola rassegna di quartiere. Devono essere valutati in relazione ai loro obiettivi.
La dimensione giusta
Un evento è efficace quando la sua dimensione è coerente con:
- luogo;
- pubblico;
- risorse;
- obiettivi.
Crescere non è sempre sinonimo di migliorare.
Eventi identitari
Alcune manifestazioni possono diventare parte dell’immagine di una città. Questo può costruire riconoscibilità ma l’identità non deve essere decisa esclusivamente dal marketing. Deve avere una relazione credibile con la città.
Tradizione e innovazione
- Un evento consolidato può evolvere.
- Una nuova manifestazione può sperimentare.
La programmazione dovrebbe lasciare spazio sia alla continuità sia all’innovazione.
Non inseguire continuamente la novità
L’ossessione per il nuovo può impedire di consolidare ciò che funziona. Un progetto può avere bisogno di più anni per:
- costruire pubblico;
- migliorare;
- radicarsi.
Ma neppure rendere ogni evento permanente
Il fatto che una manifestazione sia stata organizzata in passato non significa che debba continuare per sempre. Serve valutazione.
Continuare, modificare o interrompere
Dopo ogni ciclo dovremmo poter decidere:
- continuare;
- cambiare;
- ridimensionare;
- spostare;
- interrompere.
Questa capacità è parte della buona amministrazione.
L’errore non è fallire
Un esperimento può non funzionare ma questo non è necessariamente un fallimento politico. Il vero problema è continuare a ripeterlo senza imparare.
La cultura della valutazione
Una città che sperimenta deve anche accettare che alcune iniziative possano essere corrette.
Misurare non serve a dimostrare che avevamo ragione. Serve a capire se dobbiamo cambiare.
Eventi e ambiente
Ogni manifestazione produce impatti.
- Energia.
- Materiali.
- Rifiuti.
- Trasporto.
- Rumore.
- Illuminazione.
- Uso dello spazio.
La sostenibilità deve essere progettata prima.
Non basta il cestino differenziato
Una strategia ambientale deve considerare l’intero ciclo:
- Materiali utilizzati.
- Allestimenti.
- Riutilizzo.
- Mobilità.
- Consumi.
- Smontaggio.
- Gestione dei rifiuti.
Allestimenti riutilizzabili
Quando possibile, strutture e materiali possono essere progettati per essere riutilizzati. Questo può ridurre:
- costi;
- rifiuti;
- tempo.
Sostenibilità economica e ambientale possono coincidere.
Acqua e servizi
I grandi flussi richiedono:
- servizi igienici;
- punti acqua;
- pulizia.
Questi elementi devono essere dimensionati sulla domanda prevista. La qualità dell’accoglienza dipende anche dalle cose più semplici.
Caldo e clima
Eventi estivi possono essere esposti a temperature elevate.
- Ombra.
- Acqua.
- Orari.
- Punti di riposo.
- Assistenza.
devono entrare nella progettazione. Il comfort climatico è anche sicurezza.
Meteo e resilienza
- Pioggia intensa.
- Vento.
- Caldo estremo.
possono modificare o interrompere un evento. Servono procedure chiare e informazioni affidabili.
Una sola fonte durante l’emergenza
In caso di modifica o annullamento deve esistere una fonte autorevole. L’informazione dovrebbe poi propagarsi:
- siti;
- app;
- portali;
- canali informativi.
Ridurre le informazioni contraddittorie è una questione di sicurezza.
Accessibilità degli eventi
L’accessibilità deve essere pensata dall’inizio.
- Ingressi.
- Percorsi.
- Sedute.
- Servizi igienici.
- Informazioni.
- Sottotitoli o supporti quando appropriati.
- Procedure di prenotazione.
L’evento può rendere inaccessibile uno spazio normalmente accessibile
- Transenne.
- Cavi.
- Strutture temporanee.
- Code.
possono creare nuove barriere. La verifica deve essere fatta nella configurazione reale dell’evento.
Accessibilità economica
Anche il prezzo conta. Una città può scegliere di avere:
- eventi gratuiti;
- a pagamento;
- formule miste.
Non esiste una soluzione unica ma il rapporto tra costo e accesso deve essere parte della politica culturale e turistica.
Eventi gratuiti e valore pubblico
Un evento gratuito può ampliare la partecipazione ma non è senza costi. La spesa pubblica deve essere comunque:
- motivata;
- trasparente;
- valutata.
Comunicazione
La promozione deve arrivare dopo la progettazione. Prima bisogna sapere:
- cosa stiamo organizzando;
- per chi;
- con quale capacità;
- con quali servizi.
Solo dopo ha senso aumentare la domanda.
Non promuovere ciò che non siamo pronti a gestire
Una campagna molto efficace può trasformarsi in problema se:
- trasporti;
- spazi;
- servizi
non reggono il flusso.
Prima organizzare. Poi comunicare.
Il rischio del successo
Un evento può avere più pubblico del previsto. Questo sembra sempre positivo ma un successo quantitativo può diventare:
- congestione;
- insicurezza;
- cattiva esperienza.
La crescita deve essere accompagnata da capacità organizzativa.
Il numero massimo non è l’obiettivo
La domanda strategica non dovrebbe essere quante persone possiamo far arrivare? ma quante persone possiamo accogliere bene in queste condizioni?
Prenotazione e gestione della domanda
In alcuni casi la prenotazione può aiutare a distribuire:
- orari;
- accessi;
- flussi.
ma non deve diventare automaticamente obbligatoria per ogni esperienza. La tecnologia deve risolvere problemi reali.
Eventi diffusi
Una manifestazione può svolgersi in più luoghi. Questo può:
- distribuire il pubblico;
- valorizzare spazi differenti;
- creare percorsi.
ma aumenta anche la complessità organizzativa. Mobilità e informazione diventano essenziali.
Diffuso non significa disperso
Un evento distribuito deve avere:
- identità;
- connessioni;
- informazioni chiare.
altrimenti il visitatore incontra una serie di appuntamenti isolati.
Eventi e quartieri
Una manifestazione di quartiere può rafforzare:
- relazioni;
- identità;
- economia locale.
ma deve nascere con il territorio, non soltanto essere collocata fisicamente nel territorio.
Co-progettazione
- Associazioni.
- Residenti.
- Commercianti.
- Operatori culturali.
possono contribuire alla progettazione. Non significa che ogni decisione debba essere unanime ma che il territorio deve poter entrare nel processo prima che tutto sia definito.
Partecipazione prima della decisione
Il modello resta quello già definito nel Piano:
problema → alternative → partecipazione → decisione → attuazione → verifica.
Chiedere un’opinione quando contratto, luogo e programma sono già definiti non è vera partecipazione.
I dati dell’evento devono tornare alla città
Se raccogliamo informazioni su:
- partecipanti;
- spesa;
- mobilità;
- soddisfazione;
- impatto,
queste dovrebbero diventare patrimonio di conoscenza. Naturalmente nel rispetto di privacy e riservatezza.
Non ricominciare ogni anno da zero
Una città dovrebbe poter ricordare:
- cosa ha funzionato;
- cosa no;
- quanto è costato;
- quali problemi sono emersi;
- quali soluzioni sono state sperimentate.
La memoria amministrativa è parte della capacità organizzativa.
Un archivio degli eventi
Il sistema di conoscenza potrebbe conservare per ogni manifestazione:
- edizioni;
- date;
- luoghi;
- organizzatori;
- partecipazione;
- costi pubblici quando disponibili;
- indicatori;
- criticità;
- valutazioni.
Questo permetterebbe analisi storiche.
La cronologia conta
Un evento non deve essere giudicato soltanto sulla singola edizione. Possiamo osservare:
- crescita;
- riduzione;
- cambiamento del pubblico;
- evoluzione dei costi;
- effetti nel tempo.
Misurare ciò che dichiariamo importante
Se diciamo che l’evento serve a destagionalizzare, dobbiamo misurare la domanda nel periodo.
Se diciamo che sostiene il commercio, dobbiamo analizzare il commercio.
Se diciamo che promuove la cultura, servono indicatori culturali.
Se diciamo che coinvolge i quartieri, dobbiamo verificare il coinvolgimento.
Un cruscotto non deve sostituire il giudizio
Gli indicatori aiutano ma un evento non può essere ridotto a un punteggio.
- Qualità artistica.
- Innovazione.
- Significato culturale.
possono richiedere valutazioni qualitative.
Dati e valutazione critica
L’obiettivo è unire:
- misure quantitative;
- analisi qualitativa;
- partecipazione.
Nessuna delle tre dimensioni è sufficiente da sola.
Eventi e reputazione
Un grande appuntamento può aumentare la visibilità di Salerno.
- Media.
- Social.
- Passaparola.
ma la visibilità è utile soltanto se l’esperienza reale è coerente con l’immagine proposta.
La reputazione nasce anche dall’organizzazione
- Code.
- Informazioni sbagliate.
- Trasporti insufficienti.
- Servizi inadeguati.
possono cancellare parte del beneficio promozionale.
La migliore promozione è l’esperienza
Una persona soddisfatta può:
- tornare;
- raccontare;
- consigliare.
L’evento può diventare così un primo contatto con la città.
Ma Salerno deve esistere anche senza l’evento
Una destinazione troppo dipendente dai grandi appuntamenti rischia di diventare intermittente: molto visibile in alcuni giorni e quasi assente negli altri.
Una strategia più solida deve rendere interessante la città anche nella normalità.
Dall’evento alla destinazione
L’obiettivo dovrebbe essere trasformare almeno una parte del pubblico dell’evento in persone che scoprono:
- cultura;
- spazi;
- commercio;
- territorio;
- identità urbana.
Non attraverso obblighi ma attraverso opportunità ben organizzate.
Eventi e destagionalizzazione
Un evento può contribuire a generare domanda in periodi più deboli ma la destagionalizzazione non può essere ridotta alla moltiplicazione degli eventi. Se ogni periodo deve essere sostenuto artificialmente da una manifestazione, il sistema rimane fragile.
Costruire ragioni permanenti di visita
- Cultura.
- Paesaggio.
- Gastronomia.
- Servizi.
- Territorio.
- Esperienze.
devono offrire motivazioni che esistono indipendentemente dal calendario. Gli eventi possono rafforzarle, non sostituirle.
Una città non è un palinsesto
Salerno è:
- luogo di vita;
- lavoro;
- relazioni;
- memoria;
- produzione culturale;
- spazio pubblico.
Non deve diventare soltanto una successione di appuntamenti destinati al consumo.
La normalità è parte dell’attrattività
Il visitatore può apprezzare anche:
- una passeggiata;
- un mercato;
- un museo;
- un quartiere;
- un ristorante;
- il paesaggio.
La qualità quotidiana della città è una componente fondamentale del turismo.
Gli eventi devono inserirsi nella città, non sostituirla
Questo può essere il criterio generale.
Un buon evento rafforza la città che lo ospita senza pretendere di diventare la città.
Cosa dovrebbe lasciare un evento
Possiamo sintetizzare alcuni possibili lasciti:
- valore economico;
- competenze;
- relazioni;
- nuovi pubblici;
- conoscenza;
- servizi migliorati;
- strumenti riutilizzabili;
- maggiore reputazione;
- esperienza organizzativa.
Non ogni evento produrrà tutti questi risultati ma dovremmo sapere quali stiamo cercando.
Indicatori possibili
Nel tempo potremmo osservare:
- partecipanti;
- provenienza;
- pernottamenti aggiuntivi;
- spesa;
- costi pubblici;
- modalità di arrivo;
- uso del trasporto;
- rifiuti;
- accessibilità;
- soddisfazione;
- impatto sui residenti;
- impatto sulle attività economiche;
- ritorno dei visitatori;
- competenze prodotte;
- riuso delle strutture e degli strumenti.
Non tutto sarà disponibile subito
Alcuni dati possono essere difficili da raccogliere ma questo non deve impedire la valutazione. Possiamo iniziare con un insieme limitato di indicatori affidabili e ampliarlo nel tempo.
Uno standard minimo
Per gli eventi di maggiore impatto potrebbe essere utile definire un nucleo comune di informazioni da raccogliere. Questo permetterebbe confronti tra edizioni e ridurrebbe la produzione di report ogni volta completamente differenti.
Rapporti pubblici
Per le manifestazioni sostenute in modo significativo dalla collettività, una restituzione pubblica potrebbe indicare:
- obiettivi;
- costi;
- dati principali;
- risultati;
- criticità;
- azioni correttive.
Non come esercizio celebrativo ma come strumento di conoscenza.
Raccontare anche ciò che non ha funzionato
La comunicazione istituzionale tende naturalmente a raccontare i successi ma un sistema che vuole apprendere deve poter riconoscere anche:
- problemi;
- errori;
- obiettivi non raggiunti.
Questo non indebolisce la credibilità. La rafforza.
Dal “grande successo” alla valutazione
Espressioni come:
- grande successo;
- record di presenze;
- città piena
possono avere valore comunicativo.
Non sono però indicatori sufficienti di politica pubblica e dopo la comunicazione deve arrivare l’analisi.
Il principio
Possiamo quindi formulare così il criterio del Piano:
un evento turistico è utile alla città quando il valore culturale, sociale ed economico che produce è coerente con i costi e le pressioni che genera, quando i suoi effetti sono conosciuti e quando ciò che si apprende viene utilizzato per migliorare le decisioni successive.
Non riempire il calendario: costruire valore
L’obiettivo non è avere il maggior numero possibile di appuntamenti ma costruire un calendario:
- coerente;
- sostenibile;
- accessibile;
- distribuito nel tempo;
- compatibile con la città;
- capace di generare valore anche oltre il singolo giorno.
Dagli eventi al territorio
Finora abbiamo guardato soprattutto a Salerno come sistema urbano ma nessuna strategia turistica della città può ignorare ciò che la circonda.
- Costiera Amalfitana.
- Paestum.
- Cilento.
- Aree interne.
- Comuni vicini.
- Reti di mobilità.
- Paesaggio.
- Patrimonio culturale e naturale.
Salerno può essere destinazione e, contemporaneamente, nodo di accesso a un territorio molto più ampio. La questione non è scegliere tra le due funzioni ma capire come possano rafforzarsi senza ridurre la città a semplice luogo di passaggio.
È il tema del prossimo capitolo.