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Turismo e quartieri

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Quando parliamo di turismo utilizziamo spesso dati riferiti all'intera città:

  • Arrivi.
  • Presenze.
  • Eventi.
  • Strutture ricettive.
  • Spesa.

ma gli effetti del turismo non si distribuiscono in modo uniforme.

Alcune zone concentrano:

  • visitatori;
  • attività economiche;
  • eventi;
  • mobilità;
  • strutture ricettive;
  • servizi.

Altre ne ricevono pochi. Altre ancora possono subirne effetti indiretti senza beneficiare direttamente dei flussi.

Per questo dobbiamo porre una domanda più precisa: dove accade il turismo a Salerno?


La città media non esiste

Una media cittadina può essere utile ma può nascondere differenze molto importanti. Due quartieri possono appartenere allo stesso Comune e vivere realtà completamente diverse. Uno può avere:

  • alta presenza turistica;
  • molti esercizi;
  • pressione sullo spazio pubblico;
  • forte attività serale.

Un altro può avere:

  • pochi visitatori;
  • servizi carenti;
  • scarso collegamento con i principali attrattori;
  • nessun beneficio evidente dal turismo.

Dire che “il turismo cresce a Salerno” non ci dice ancora dove quella crescita si manifesta.


Il quartiere come unità di conoscenza

Il quartiere può diventare una scala molto utile per comprendere la città non perché tutti i fenomeni coincidano perfettamente con i suoi confini ma perché permette di avvicinare l'analisi alla vita reale. Possiamo osservare:

  • strutture ricettive;
  • luoghi culturali;
  • eventi;
  • fermate;
  • servizi;
  • attività economiche;
  • accessibilità;
  • segnalazioni;
  • percezioni dei residenti.

La conoscenza turistica diventa così anche conoscenza territoriale.


I confini amministrativi non sempre bastano

Bisogna però evitare rigidità. Un fenomeno turistico può attraversare:

  • più quartieri;
  • assi stradali;
  • aree costiere;
  • percorsi pedonali;
  • zone commerciali.

La scala di analisi deve quindi poter cambiare.

  • Quartiere.
  • Zona.
  • Asse.
  • Area di influenza.
  • Percorso.

Il territorio reale è più complesso delle sole suddivisioni amministrative.


Dove si concentra oggi il valore?

Una prima domanda riguarda la concentrazione. Dove si trovano:

  • le strutture ricettive?
  • i principali attrattori?
  • la ristorazione?
  • gli eventi?
  • i servizi turistici?
  • le maggiori opportunità economiche?

Conoscere questa distribuzione permette di capire quali parti della città partecipano maggiormente all'economia turistica.


E dove si concentra la pressione?

La stessa mappa deve essere letta anche al contrario. Dove si concentrano:

  • rumore;
  • affollamento;
  • traffico;
  • rifiuti;
  • occupazione dello spazio pubblico;
  • pressione abitativa;
  • conflitti?

Benefici e costi possono trovarsi nello stesso luogo loppure essere distribuiti in modo diverso. È proprio questa differenza che il Piano deve riuscire a rendere visibile.


Due mappe, non una

Possiamo immaginare almeno due mappe:

  • Una dei benefici.
  • Una delle pressioni.

La prima potrebbe includere:

  • spesa;
  • occupazione;
  • attività;
  • investimenti;
  • servizi.

La seconda:

  • congestione;
  • rumore;
  • rifiuti;
  • pressione abitativa;
  • uso intensivo degli spazi.

Sovrapponendole possiamo comprendere meglio l'equilibrio territoriale.


Non basta distribuire i turisti

Di fronte a una forte concentrazione dei visitatori è facile proporre: spostiamoli nei quartieri.

Ma questa risposta può essere troppo semplicistico perchè un quartiere non è uno spazio vuoto da riempire ma un luogo abitato. Ha:

  • ritmi;
  • servizi;
  • equilibri;
  • fragilità;
  • identità.

La distribuzione dei flussi deve quindi essere valutata con attenzione.


Un quartiere può non voler diventare destinazione

La partecipazione è fondamentale anche qui. Non dobbiamo presumere che ogni comunità desideri:

  • più visitatori;
  • più eventi;
  • più strutture ricettive;
  • più attività.

Alcuni quartieri potrebbero vedere nel turismo una possibilità, altri potrebbero preferire forme molto leggere di valorizzazione ed altri ancora potrebbero ritenere prioritarie esigenze completamente diverse. La strategia deve partire dall'ascolto.


Valorizzare non significa turistificare

Possiamo distinguere due concetti.:

Valorizzare significa riconoscere, curare e rendere comprensibile un patrimonio.

Turistificare significa trasformare progressivamente un luogo in funzione prevalente della domanda turistica.

La prima può rafforzare il quartiere mentre la seconda può modificarne profondamente la vita. Il Piano deve saper distinguere tra le due.


Il patrimonio quotidiano

Un quartiere può possedere valore anche senza un grande monumento.

  • Mercati.
  • Architettura.
  • Storie.
  • Paesaggi.
  • Tradizioni.
  • Associazioni.
  • Attività artigianali.
  • Memorie.
  • Spazi sociali.

il turismo contemporaneo può essere interessato proprio alla dimensione quotidiana della città. Ma questa attenzione deve essere governata con rispetto.


Non trasformare la vita locale in spettacolo

La ricerca di “autenticità” può produrre un paradosso ovvero che la vita quotidiana dei residenti viene presentata come esperienza turistica ed il quartiere smette di essere soltanto vissuto e diventa rappresentato. Questo processo può diventare veramente invasivo. La città deve quindi evitare di trasformare:

  • abitudini;
  • tradizioni;
  • spazi;
  • persone

in elementi scenografici costruiti per lo sguardo del visitatore.


Il racconto deve nascere anche dal quartiere

Un modo per ridurre questo rischio è coinvolgere chi vive nei luoghi. Le comunità possono contribuire a decidere:

  • cosa raccontare;
  • come raccontarlo;
  • quali luoghi valorizzare;
  • quali temi evitare.

Il racconto turistico non dovrebbe essere costruito soltanto da soggetti esterni.


La mappa delle risorse locali

Ogni quartiere potrebbe essere osservato attraverso una mappa che includa:

  • patrimonio culturale;
  • spazi verdi;
  • servizi;
  • mobilità;
  • commercio;
  • associazioni;
  • accessibilità;
  • eventi;
  • attività economiche.

Questa mappa non serve necessariamente a trasformare tutto in offerta turistica. Serve prima di tutto a conoscere il territorio.


Prima i servizi, poi i flussi

Portare visitatori in una zona priva di servizi adeguati può creare problemi. Prima di promuovere un luogo dobbiamo chiederci:

  • è raggiungibile?
  • esistono percorsi sicuri?
  • c'è informazione?
  • esiste accessibilità?
  • gli spazi possono accogliere visitatori?
  • i residenti sono stati coinvolti?

La promozione dovrebbe essere l'ultimo passaggio, non il primo.


L'errore del marketing anticipato

Una campagna può rendere improvvisamente popolare un luogo ma se il territorio non è pronto, il successo comunicativo può diventare un problema operativo. Per questo la sequenza dovrebbe essere: conoscere → preparare → coinvolgere → organizzare → comunicare.

Non: comunicare → gestire l'emergenza.


Quartieri e mobilità

La distribuzione territoriale dipende fortemente dalla mobilità. Un quartiere può possedere luoghi interessanti ma rimanere escluso dai percorsi perché:

  • difficile da raggiungere;
  • poco servito;
  • mal segnalato;
  • percepito come distante.

La mobilità determina quindi una parte importante della geografia turistica.


La distanza non è soltanto chilometrica

Due luoghi possono essere vicini sulla mappa ma lontani nell'esperienza.

  • Una salita.
  • Una strada difficile da attraversare.
  • Una fermata poco chiara.
  • Un percorso senza ombra.
  • Una barriera architettonica.

possono aumentare enormemente la distanza percepita. La pianificazione deve considerare anche questa dimensione.


Il tempo di accesso

Per molti visitatori è più utile sapere quanto tempo serve per arrivare? che conoscere soltanto la distanza. Il tempo dipende da:

  • trasporto;
  • attesa;
  • pendenze;
  • accessibilità;
  • traffico.

Integrare questi dati permette di costruire una geografia molto più realistica.


Centro e periferia

La parola “periferia” non deve essere utilizzata automaticamente come sinonimo di area da trasformare in nuovo polo turistico. Il turismo non può diventare la soluzione universale per ogni problema urbano. Un quartiere può avere bisogno prima di:

  • servizi;
  • scuole;
  • verde;
  • trasporto;
  • manutenzione;
  • spazi sociali.

La priorità deve essere stabilita in base alle esigenze della comunità.


Il turismo può essere una componente, non una cura universale

In alcuni casi il turismo può contribuire a:

  • nuove attività;
  • recupero di spazi;
  • cultura;
  • visibilità.

ma non può sostituire una politica urbana complessiva. Quando viene utilizzato come risposta a qualsiasi problema, rischia di produrre aspettative irrealistiche.


Il beneficio può arrivare senza il turista

Un quartiere può beneficiare delle risorse generate dal turismo anche se non diventa direttamente destinazione. Ad esempio attraverso:

  • miglioramento del trasporto;
  • investimenti culturali;
  • manutenzione;
  • servizi;
  • programmi formativi;
  • spazi pubblici.

Questo è un principio importante. Distribuire i benefici non significa distribuire obbligatoriamente i flussi.


Una politica redistributiva

Se una parte della città genera una quota elevata delle entrate turistiche, possiamo porre una domanda politica: una parte di quel valore può essere utilizzata per migliorare anche altre zone?

Non come compensazione astratta ma come investimento nell'equilibrio urbano complessivo. Il turismo potrebbe così contribuire a ridurre, anziché aumentare, alcune disuguaglianze territoriali.


I quartieri come luoghi di produzione

Spesso pensiamo ai quartieri soltanto come luoghi da visitare ma possono essere anche luoghi dove si produce valore turistico.

  • Artigianato.
  • Cucina.
  • Cultura.
  • Servizi.
  • Tecnologia.
  • Formazione.
  • Creatività.

Il beneficio economico può quindi nascere anche lontano dai percorsi turistici principali.


La filiera territoriale

  • Un ristorante in centro può acquistare prodotti da imprese localizzate altrove.
  • Un evento può coinvolgere lavoratori di diversi quartieri.
  • Una struttura ricettiva può utilizzare servizi distribuiti nella città.

Osservare la filiera permette di vedere benefici che la semplice mappa dei visitatori non mostra.


Il quartiere non è soltanto consumo

Una politica turistica equilibrata dovrebbe evitare di considerare il territorio esclusivamente come luogo nel quale il visitatore:

  • mangia;
  • compra;
  • dorme.

Un quartiere è anche:

  • produzione;
  • vita sociale;
  • educazione;
  • memoria;
  • abitazione.

Il turismo deve inserirsi in questa complessità.


Piccoli flussi possono avere grande valore

La valorizzazione territoriale non deve necessariamente produrre grandi numeri.

  • Un piccolo percorso culturale.
  • Una visita guidata.
  • Un laboratorio artigiano.
  • Un'iniziativa locale.

possono avere grande valore economico e culturale con impatti limitati. La qualità non dipende dalla massa.


Turismo lento e quartieri

In alcune zone possono essere più adatte forme di fruizione lenta:

  • A piedi.
  • In piccoli gruppi.
  • Attraverso percorsi tematici.
  • Con tempi più lunghi.

Questo permette una relazione meno invasiva con il territorio. Ma anche il turismo lento deve essere progettato, non semplicemente dichiarato.


La dimensione dei gruppi conta

Dieci persone e cento persone producono un impatto differente nello stesso spazio. La capacità di accoglienza deve quindi considerare:

  • dimensione dei gruppi;
  • frequenza;
  • orari;
  • caratteristiche fisiche dei luoghi.

In alcuni contesti la gestione della quantità può essere più importante della promozione.


Distribuire nel tempo

La distribuzione territoriale può essere accompagnata dalla distribuzione temporale. Non soltanto dove? ma anche quando? Un luogo può essere sotto pressione in determinati momenti e quasi vuoto in altri. La gestione può quindi intervenire su:

  • orari;
  • calendari;
  • prenotazioni;
  • comunicazione.

Non spostare semplicemente il problema

Se riduciamo la pressione in un'area trasferendo grandi flussi in un'altra, non abbiamo risolto il problema, ma solo spostato.

La distribuzione deve quindi essere:

  • graduale;
  • misurata;
  • monitorata.

Ogni nuova area deve essere osservata nel tempo.


Indicatori territoriali

Per comprendere l'impatto nei quartieri possiamo immaginare indicatori come:

  • numero di strutture ricettive;
  • posti letto;
  • eventi;
  • luoghi culturali;
  • accessibilità;
  • collegamenti;
  • flussi;
  • attività economiche;
  • percezione dei residenti;
  • pressione abitativa;
  • uso dello spazio pubblico.

Il valore non è nel singolo indicatore ma la loro relazione SI.


Una scheda per ogni quartiere

La Banca Dati Turistica Aperta potrebbe consentire di costruire nel tempo una scheda territoriale. Non una classifica ma una fotografia. Ad esempio:

  • popolazione
  • servizi
  • patrimonio
  • mobilità
  • ricettività
  • eventi
  • accessibilità
  • indicatori economici
  • pressioni
  • percezioni

Questo aiuterebbe a discutere le politiche su una base concreta.


Evitare classifiche semplicistiche

Dire “questo è il quartiere più turistico” oppure “questo è il quartiere meno attrattivo” rischia di ridurre una realtà complessa a un'etichetta. Un territorio può scegliere di non essere fortemente turistico e possedere comunque un altissimo valore urbano.

La finalità non è costruire una gara tra quartieri ma capire le differenze.


Le mappe come strumento democratico

Rappresentare i dati geograficamente può rendere il dibattito molto più comprensibile. Una mappa può mostrare:

  • dove sono gli alloggi;
  • dove avvengono gli eventi;
  • quali zone sono servite dal trasporto;
  • dove mancano servizi;
  • dove aumentano le segnalazioni.

Questo permette anche ai cittadini di discutere le politiche con maggiore consapevolezza.


Le mappe non sono neutrali, anche una mappa è una scelta.

Dipende da:

  • quali dati mostriamo;
  • come li classifichiamo;
  • quale scala utilizziamo.

Una mappa può enfatizzare o nascondere fenomeni. Per questo anche gli strumenti cartografici devono essere:

  • documentati;
  • verificabili;
  • possibilmente accompagnati dai dati utilizzati.

La partecipazione territoriale

Ogni processo relativo ai quartieri dovrebbe avere momenti di ascolto locale e non soltanto consultazioni generiche cittadine.

Chi vive in una zona conosce:

  • criticità;
  • opportunità;
  • ritmi;
  • storia.

La partecipazione territoriale può far emergere elementi che una pianificazione centralizzata non vede.


Non soltanto residenti

Nel quartiere operano anche:

  • commercianti;
  • associazioni;
  • scuole;
  • operatori culturali;
  • lavoratori;
  • professionisti.

La conoscenza territoriale deve integrare prospettive differenti non per costruire necessariamente consenso ma per comprendere il sistema locale.


Il quartiere come laboratorio

Una strategia può anche sperimentare su scala territoriale. Ad esempio:

  • nuova segnaletica;
  • percorsi accessibili;
  • mobilità;
  • strumenti informativi;
  • piccoli eventi;
  • raccolta di dati.

Prima su un'area e solo dopo una attenta valutazione, se funziona, estenderla. Il quartiere può diventare un laboratorio di politiche urbane.


Sperimentare significa poter correggere

Un progetto pilota non deve essere presentato come successo prima ancora di essere valutato. Dovrebbe avere:

  • obiettivi;
  • indicatori;
  • durata;
  • momento di verifica.

Se non funziona, deve poter essere modificato. La sperimentazione ha valore proprio perché accetta la possibilità dell'errore.


Percorsi e non soltanto punti

Il turismo urbano non è composto soltanto da attrattori ma anche da percorsi. Tra:

  • stazione e centro;
  • porto e città;
  • quartieri e lungomare;
  • luoghi culturali;
  • fermate e destinazioni.

La qualità del percorso può determinare l'esperienza tanto quanto il luogo finale.


La città tra un punto e l'altro

Durante un percorso il visitatore incontra:

  • strade;
  • commercio;
  • spazi pubblici;
  • persone;
  • verde;
  • architettura.

La destinazione è anche ciò che accade tra gli attrattori. Questo significa che la qualità turistica non può essere concentrata soltanto all'interno dei luoghi monumentali.


I quartieri come rete

Possiamo quindi immaginare Salerno non come un centro turistico circondato da zone esterne, ma come una rete di territori con funzioni diverse.

  • Alcuni possono avere forte vocazione culturale.
  • Altri commerciale.
  • Altri residenziale.
  • Altri naturalistica.
  • Altri logistica.

Il Piano deve riconoscere le differenze senza costruire gerarchie rigide.


Connessioni prima della competizione

Un quartiere non deve competere con un altro per attrarre più visitatori. Può essere collegato all'altro/i attraverso:

  • percorsi;
  • eventi;
  • trasporto;
  • narrazioni;
  • servizi.

Il valore può nascere dalla complementarità. Una città interessante è spesso una città nella quale luoghi differenti costruiscono un'esperienza complessiva.


Il rischio della monocultura turistica

Se una zona diventa eccessivamente dipendente dal turismo, la sua economia può diventare fragile.

Cambiamenti nei flussi, Crisi, Eventi esterni possono produrre effetti molto forti ed una buona politica dovrebbe preservare una certa diversificazione economica. Il quartiere deve poter vivere anche quando i visitatori diminuiscono.


Resilienza urbana

La diversificazione è quindi anche una forma di resilienza. Un quartiere con:

  • residenti;
  • servizi;
  • commercio locale;
  • attività turistiche;
  • cultura;
  • lavoro

può essere più resistente di uno dipendente quasi esclusivamente da una sola funzione. Il turismo dovrebbe rafforzare questa complessità, non eliminarla.


Proteggere ciò che funziona

Non ogni trasformazione è miglioramento. Se un quartiere possiede:

  • buona vita di comunità;
  • servizi;
  • commercio di prossimità;
  • spazi utilizzati dai residenti,

la strategia dovrebbe chiedersi come proteggerli.

La pianificazione turistica deve essere capace anche di dire: questo equilibrio va conservato.


Non ogni potenziale deve essere sfruttato

La parola “potenziale turistico” può diventare pericolosa se significa che ogni risorsa deve essere trasformata in prodotto. Un luogo può possedere valore proprio perché:

  • tranquillo;
  • poco frequentato;
  • non commercializzato.

Scegliere di non promuovere intensamente un luogo può essere una decisione strategica.


La sottrazione come politica

Una politica territoriale matura non aggiunge sempre ma può anche:

  • limitare;
  • proteggere;
  • ridurre;
  • rinunciare.

In alcuni casi il miglior intervento può essere non aumentare i flussi. La capacità di dire “non qui” o “non in questo modo” è parte del governo del turismo.


Dalla promozione alla gestione

Questo cambia radicalmente il ruolo della politica turistica. Non soltanto:

  • creare attrattori;
  • fare campagne;
  • organizzare eventi.

Ma anche:

  • gestire;
  • distribuire;
  • monitorare;
  • proteggere;
  • correggere.

Il turismo diventa una componente della pianificazione urbana.


I quartieri nella comunicazione turistica

Anche il modo nel quale raccontiamo la città deve evitare una rappresentazione eccessivamente concentrata.

Se tutta la comunicazione mostra sempre gli stessi luoghi, contribuisce a concentrare i flussi. Una strategia può invece raccontare una città più complessa ma soltanto quando i territori sono pronti e quando quella narrazione è condivisa.


Non inventare attrazioni per riempire la mappa

La necessità di distribuire la comunicazione non deve portare a presentare come grande attrazione qualsiasi elemento.

La credibilità è importante ed è meglio un racconto preciso e autentico che una lista artificiale di punti di interesse. La conoscenza deve precedere il marketing.


GiraSalerno e la lettura per quartieri

GiraSalerno può diventare un dimostratore molto utile anche in questo campo. La stessa base dati potrebbe permettere di esplorare:

  • luoghi per quartiere;
  • eventi;
  • servizi;
  • mobilità;
  • accessibilità;
  • percorsi.

ma potrebbe anche mostrare elementi analitici. Ad esempio:

  • quali zone possiedono pochi servizi?
  • quali aree culturali sono poco collegate?
  • dove mancano informazioni sull'accessibilità?

In questo modo il portale non sarebbe soltanto strumento di visita ma diventerebbe anche strumento di conoscenza urbana.


La mappa delle assenze

Una mappa può mostrare non soltanto ciò che esiste ma anche ciò che manca.

  • Nessuna fermata vicina.
  • Nessun servizio accessibile noto.
  • Nessun luogo culturale censito.
  • Nessun evento.
  • Nessuna informazione disponibile.

Le assenze diventano visibili e possono aprire nuove domande.


L'assenza non è sempre un problema

Anche qui serve cautela. Se in un quartiere non esistono strutture turistiche, non significa automaticamente che dobbiamo crearle.

La mappa delle assenze serve per interrogare il territorio non per imporre un modello uniforme.


Una città policentrica

Nel lungo periodo Salerno potrebbe rafforzare una struttura più policentrica; non necessariamente con molti “centri turistici” ma con più luoghi capaci di offrire:

  • servizi;
  • cultura;
  • vita pubblica;
  • identità.

Questo può migliorare la città indipendentemente dal turismo e renderla più interessante da visitare.


Prima la città

Torniamo così a un principio già incontrato. Se investiamo in un quartiere esclusivamente perché vogliamo portarvi turisti, rischiamo di costruire servizi fragili ma se miglioriamo il quartiere perché vi si vive meglio, il turismo può diventare uno dei benefici aggiuntivi.

La città non deve migliorare perché arriva il turista. Il turista deve trovare una città che ha scelto di migliorare.


Misurare gli effetti

Ogni progetto territoriale collegato al turismo dovrebbe essere accompagnato da una verifica.

  • Cosa è cambiato?
  • Sono aumentati i visitatori?
  • Sono aumentate le attività?
  • È migliorata la mobilità?
  • Come è cambiata la percezione dei residenti?
  • Sono emerse nuove pressioni?

senza questa verifica non sappiamo se la strategia ha funzionato.


Indicatori prima dell'intervento

Per poter misurare il cambiamento dobbiamo conoscere la situazione precedente. Questo rende ancora una volta fondamentale lo Stato Zero:

  • Prima.
  • Dopo.
  • Confronto.

La valutazione dovrebbe essere progettata contemporaneamente all'intervento, non aggiunta alla fine.


L'equilibrio territoriale come obiettivo

Possiamo ora formulare un principio generale una strategia turistica urbana è migliore quando riduce gli squilibri senza produrre nuova pressione nei territori che cerca di coinvolgere.

Questo richiede:

  • conoscenza;
  • gradualità;
  • partecipazione;
  • monitoraggio.

Non una semplice distribuzione meccanica dei flussi.


Il quartiere non è una destinazione da riempire

È soprattutto:

  • casa;
  • comunità;
  • spazio di vita.

Può accogliere, può raccontarsi, può beneficiare del turismo ma deve conservare la possibilità di continuare a essere ciò che è. La sostenibilità territoriale comincia da questo riconoscimento.


Una domanda per ogni territorio

Prima di qualsiasi progetto potremmo porre cinque domande:

  • Che cosa esiste già?
  • Che cosa serve a chi vive qui?
  • Quale ruolo può avere il turismo?
  • Quali benefici può produrre?
  • Quali effetti dobbiamo evitare?

Le risposte saranno differenti da quartiere a quartiere ed il Piano deve rispettare proprio questa differenza.


Il passo successivo

La geografia turistica non è fatta soltanto di quartieri ma anche di contenuti.

  • Storia.
  • Musei.
  • Archivi.
  • Teatri.
  • Musica.
  • Patrimonio.
  • Produzione contemporanea.
  • Memoria.
  • Eventi.

sono elementi capaci di dare profondità all'esperienza della città e, nello stesso tempo, di rafforzare l'identità di chi la abita.

Il rapporto tra turismo e cultura è però delicato: la cultura può essere sostenuta dal turismo ma può anche essere ridotta a prodotto da consumare.

Sarà il tema del prossimo capitolo.