La data del 31 dicembre 1600 spesso associata alla tassa sulle finestre in Inghilterra è imprecisa. La celebre Window Tax fu introdotta alla fine del 1695 (Taxation Act n. 3) sotto il regno di Guglielmo III d’Orange e divenne operativa nel 1696. L’obiettivo era trovare un modo relativamente semplice e poco invasivo per far pagare i cittadini in proporzione alla loro ricchezza, senza ricorrere a un’imposta diretta sul reddito, all’epoca considerata troppo intrusiva e politicamente esplosiva.
Il meccanismo era semplice: ogni casa pagava una quota fissa di base (inizialmente due scellini), a cui si aggiungeva un importo variabile in base al numero di finestre. Le abitazioni con meno di dieci finestre pagavano solo la quota base; quelle con 10-20 finestre un supplemento; quelle con oltre venti un importo ancora più alto. Con il tempo le soglie e le aliquote furono più volte modificate (nel 1747, ad esempio, le case con meno di dieci finestre furono esentate dalla parte variabile).
La tassa ebbe conseguenze architettoniche e sociali molto visibili. Per evitare di pagare di più, molti proprietari murarono le finestre esistenti o costruirono nuove case con pochissime aperture. Ancora oggi, passeggiando per le città inglesi, è possibile vedere facciate con finestre “cieche” (bricked-up windows), testimonianza di quella pratica. La riduzione della luce naturale e della ventilazione peggiorò le condizioni igieniche delle abitazioni, specialmente nei quartieri popolari, e fu accusata di favorire malattie. Non a caso venne soprannominata “tassa sulla luce e sull’aria”.
La Window Tax rimase in vigore per oltre 150 anni, nonostante le proteste (tra i critici più noti ci fu anche Charles Dickens). Fu finalmente abolita il 24 luglio 1851 e sostituita da un’imposta sulle abitazioni.