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La visione

Inviato da tuxsa il
  • Abbiamo iniziato questo percorso chiedendoci quanto conosciamo realmente il turismo a Salerno.
  • Abbiamo cercato i dati.
  • Individuato le fonti.
  • Riconosciuto le lacune.
  • Abbiamo allargato lo sguardo ai visitatori, ai residenti, ai lavoratori, alle imprese, ai quartieri, alla cultura, all'ambiente, alla mobilità e al territorio.

Ora dobbiamo compiere un passaggio diverso. Dobbiamo scegliere una direzione. Conoscere serve a capire le alternative. La strategia serve a scegliere quale futuro provare a costruire.

È questo il compito della Parte V.


Una visione non è una previsione

Nessuno può sapere con precisione come sarà il turismo a Salerno tra dieci o quindici anni. Cambieranno:

  • tecnologie;
  • mobilità;
  • abitudini di viaggio;
  • mercati;
  • clima;
  • economia;
  • forme dell'ospitalità.

Potrebbero emergere fenomeni che oggi non siamo in grado di prevedere per questo una visione strategica non deve fingere di conoscere il futuro. Deve dichiarare quale direzione vogliamo seguire mentre il futuro cambia.


Non indovinare il 2040

Un Piano di lungo periodo non dovrebbe descrivere nei dettagli una città futura come se fosse già conosciuta. Dovrebbe invece costruire una città capace di:

  • osservare;
  • comprendere;
  • scegliere;
  • sperimentare;
  • misurare;
  • correggere.

La capacità di adattamento è parte della visione.


La domanda centrale

La domanda non è: quanti turisti vogliamo tra dieci anni?

È: quale rapporto vogliamo costruire tra turismo e città?

Questa differenza cambia tutto.


Il turismo come mezzo

Salerno Turismo Aperto considera il turismo uno strumento possibile di sviluppo urbano non il fine ultimo della città.

Il fine resta migliorare:

  • qualità della vita;
  • opportunità;
  • cultura;
  • lavoro;
  • economia;
  • ambiente;
  • servizi;
  • conoscenza.

Il turismo può contribuire a questi obiettivi ma deve essere valutato in base alla sua capacità di farlo.


Prima la città

Una città non nasce per essere visitata ma per essere vissuta. Questo principio deve restare alla base della strategia.

Una buona destinazione deve essere prima di tutto una buona città.

  • Strade comprensibili.
  • Trasporti funzionanti.
  • Spazi pubblici curati.
  • Cultura viva.
  • Informazioni affidabili.
  • Accessibilità.
  • Verde.
  • Servizi.

sono utili al visitatore perché sono utili innanzitutto alla città.


Il turista come abitante temporaneo

Abbiamo utilizzato questa espressione fin dall'inizio del Piano. Non è soltanto una formula ma una scelta di prospettiva.

Il visitatore utilizza temporaneamente:

  • strade;
  • trasporti;
  • piazze;
  • servizi;
  • cultura;
  • ambiente.

Per alcune ore o alcuni giorni entra nel funzionamento della città.


Una sola città

Non vogliamo costruire una città per i residenti e una città parallela per i turisti. Vogliamo migliorare la stessa città.

Quando questo avviene, molti investimenti turistici diventano anche investimenti urbani.


Salerno aperta

La parola Aperto nel titolo del Piano ha più significati.

  • Aperta alle persone.
  • Aperta alla conoscenza.
  • Aperta ai dati.
  • Aperta alla partecipazione.
  • Aperta al territorio.
  • Aperta alla cooperazione.
  • Aperta alla possibilità di correggere le proprie decisioni.

Apertura non significa assenza di regole

Una città aperta non è una città nella quale tutto è possibile. Ha bisogno di:

  • regole;
  • responsabilità;
  • limiti;
  • tutela dei beni comuni.

L'apertura riguarda soprattutto la possibilità di:

  • conoscere;
  • partecipare;
  • utilizzare;
  • verificare.

Una città conoscibile

La prima caratteristica della nostra visione è una città capace di conoscere se stessa. Salerno dovrebbe poter sapere:

  • chi la visita;
  • quando;
  • perché;
  • come si muove;
  • quali servizi utilizza;
  • quali problemi incontra;
  • quali effetti produce la presenza turistica.

non per controllare le persone ma per comprendere i fenomeni.


Dal dato occasionale alla conoscenza permanente

Oggi molte informazioni possono essere prodotte per:

  • uno studio;
  • un progetto;
  • un evento;
  • una scadenza.

poi rischiano di disperdersi invece la conoscenza turistica deve diventare una funzione permanente della città.


Una memoria che resta

  • Studi.
  • Dataset.
  • Metodologie.
  • Questionari.
  • Risultati.
  • Decisioni.
  • Valutazioni.

devono poter essere conservati e confrontati. La città non dovrebbe ricominciare ogni volta da zero.


Una città che sa cosa non sa

Conoscenza non significa pretendere di possedere tutti i dati. Una città matura sa anche riconoscere:

  • lacune;
  • incertezze;
  • stime;
  • limiti.

Sapere che un dato manca è già una forma di conoscenza.


Una città aperta nei dati

Quando possibile, le informazioni prodotte con risorse pubbliche dovrebbero diventare patrimonio riutilizzabile.

  • Open Data.
  • Formati aperti.
  • Metadati.
  • Licenze chiare.
  • Documentazione.
  • Interfacce di programmazione applicativa, quando utili.

Pubblicare non basta

La visione non è quella di un archivio pieno di file ma quella di un ecosistema nel quale i dati possano:

  • essere trovati;
  • compresi;
  • collegati;
  • riutilizzati;
  • aggiornati.

Una città interoperabile

  • Comune.
  • Regione.
  • Trasporti.
  • Cultura.
  • Operatori.
  • Territorio.

non devono necessariamente utilizzare lo stesso software.

Devono poter comunicare. L'interoperabilità è la capacità della città di parlare digitalmente con se stessa.


Aggiornare alla fonte, utilizzare ovunque

Un'informazione dovrebbe essere mantenuta dal soggetto che ne ha la responsabilità e gli altri sistemi dovrebbero poterla riutilizzare. Questo riduce:

  • duplicazioni;
  • errori;
  • lavoro inutile;
  • informazioni contraddittorie.

Una città digitalmente autonoma

Autonomia non significa fare tutto internamente. Significa non perdere il controllo di:

  • dati;
  • formati;
  • conoscenza;
  • procedure.

Un fornitore può cambiare. Una piattaforma può essere sostituita. La conoscenza della città deve restare.


Software Libero

In questa visione il Software Libero rappresenta una scelta strategica. Permette di:

  • studiare;
  • adattare;
  • condividere;
  • riutilizzare

gli strumenti ma non significa assenza di costi.

Servono:

  • sviluppo;
  • manutenzione;
  • sicurezza;
  • formazione;
  • competenze.

ma l'investimento può produrre patrimonio riutilizzabile.


Il codice come bene comune

Quando appropriato, software sviluppato con risorse pubbliche può diventare disponibile anche ad altri. Altri Comuni possono riutilizzarlo, migliorarlo, adattarlo. La cooperazione può ridurre duplicazioni anche nella tecnologia.


Una città partecipata

La seconda grande infrastruttura della visione è la partecipazione:

  • Non come consultazione occasionale.
  • Non come semplice questionario.
  • Non come incontro organizzato quando tutto è già deciso.

Partecipare quando esistono ancora alternative

Il momento della partecipazione conta. Il processo dovrebbe essere:

conoscenza → alternative → partecipazione → decisione → attuazione → misurazione → correzione.

Se la decisione è già stata presa, resta soltanto comunicazione.


Partecipazione non significa unanimità

  • Residenti.
  • Operatori.
  • Lavoratori.
  • Associazioni.
  • Visitatori.

possono avere interessi differenti. Il Piano non deve eliminare il conflitto ma deve permettere di discuterlo su basi più trasparenti.


Anche il dissenso produce conoscenza

Un'obiezione può mostrare:

  • un problema;
  • un costo nascosto;
  • un interesse trascurato;
  • una conseguenza non prevista.

La partecipazione ha valore anche quando non produce consenso.


Decidere resta necessario

Partecipazione non significa che ogni scelta debba essere sottoposta a votazione. Chi ha responsabilità pubbliche deve decidere ma dovrebbe poter spiegare:

  • quali alternative sono state considerate;
  • quali contributi sono emersi;
  • perché è stata scelta una soluzione.

Una città verificabile

La visione di Salerno Turismo Aperto richiede che le politiche possano essere valutate:

  • Un progetto non deve essere considerato riuscito soltanto perché è stato completato.
  • Un evento non è automaticamente un successo perché ha attirato pubblico.
  • Una campagna non è efficace soltanto perché ha avuto visualizzazioni.

Dall'attività al risultato

Dobbiamo distinguere ciò che abbiamo fatto da ciò che è cambiato.

È la differenza tra realizzazione e risultato.


Una città capace di dire: abbiamo sbagliato

Questa è una delle forme più importanti di innovazione amministrativa.

  • Una politica può non funzionare.
  • Un progetto può produrre effetti inattesi.
  • Un obiettivo può rivelarsi poco utile.

Correggere non significa fallire. Il vero fallimento è continuare a ripetere una scelta che i risultati mostrano inefficace.


Una destinazione di qualità

La visione non punta alla massimizzazione dei flussi. Salerno non deve necessariamente avere il maggior numero possibile di visitatori. Deve costruire il miglior rapporto possibile tra:

  • visitatori;
  • residenti;
  • economia;
  • lavoro;
  • ambiente;
  • cultura;
  • territorio.

Più valore, non semplicemente più persone

Una crescita quantitativa può essere utile ma deve essere valutata in relazione a:

  • capacità;
  • benefici;
  • costi;
  • distribuzione.

In alcuni periodi potrà essere utile crescere, in altri distribuire, in altri ancora stabilizzare.


Anche non crescere può essere una decisione

Una strategia matura deve poter dire:

in questo luogo, in questo periodo, non serve aumentare ulteriormente i flussi.

Il limite può essere uno strumento di qualità.


Una destinazione equilibrata nel tempo

Salerno dovrebbe ridurre le concentrazioni eccessive senza trasformare ogni mese in alta stagione. La destagionalizzazione deve significare:

  • migliore distribuzione;
  • maggiore continuità;
  • uso più efficiente della capacità.

Non pressione permanente.


Una destinazione equilibrata nello spazio

Anche la distribuzione territoriale conta ma non dobbiamo inviare visitatori nei quartieri soltanto per alleggerire altre aree. Prima servono:

  • servizi;
  • conoscenza;
  • coinvolgimento;
  • compatibilità.

Distribuire benefici, non soltanto flussi

Un quartiere può beneficiare del turismo anche attraverso:

  • lavoro;
  • forniture;
  • servizi;
  • produzione culturale;
  • economia.

Non deve necessariamente ricevere grandi quantità di visitatori.


Una destinazione economicamente utile

La spesa turistica deve produrre il maggiore valore possibile per il territorio. Questo significa conoscere:

  • dove viene speso il denaro;
  • quale parte rimane localmente;
  • quali imprese partecipano;
  • quali competenze vengono sviluppate.

Non autarchia economica

Valore locale non significa acquistare tutto entro un confine amministrativo. L'economia è aperta. Il criterio è rafforzare:

  • capacità;
  • competenze;
  • filiere;
  • resilienza.

Imprese forti

Una strategia sostenibile ha bisogno di imprese capaci di:

  • investire;
  • innovare;
  • formare;
  • resistere alle crisi.

La qualità del lavoro e la sostenibilità dell'impresa devono crescere insieme.


Una destinazione che produce buon lavoro

Il turismo non dovrebbe essere valutato soltanto in base al numero degli occupati. La visione punta a:

  • professionalità;
  • competenze;
  • sicurezza;
  • continuità;
  • possibilità di crescita.

Una città che vuole accogliere bene deve permettere anche a chi accoglie di lavorare bene.


Il lavoro come infrastruttura

Le persone che:

  • accolgono;
  • cucinano;
  • guidano;
  • puliscono;
  • trasportano;
  • organizzano;
  • programmano;
  • raccontano

sono parte dell'infrastruttura turistica. La loro competenza rimane nel territorio.


Una destinazione culturalmente viva

La cultura non deve diventare decorazione turistica. Salerno deve essere culturalmente viva prima di essere culturalmente vendibile.

  • Musei.
  • Teatri.
  • Archivi.
  • Biblioteche.
  • Associazioni.
  • Artisti.
  • Produzione contemporanea.
  • Memoria.

devono appartenere innanzitutto alla città.


Il visitatore incontra una cultura reale

Non una scenografia costruita per lui. Questo produce un'esperienza più autentica proprio perché non nasce esclusivamente per il turismo.


Conservare prima di promuovere

Il percorso dovrebbe essere:

conoscere → conservare → rendere accessibile → interpretare → promuovere.

La promozione arriva dopo la tutela.


Una destinazione ambientalmente responsabile

Il turismo utilizza risorse:

  • Spazio.
  • Acqua.
  • Energia.
  • Mobilità.
  • Paesaggio.

La visione deve riconoscere questi limiti.


Il turismo non deve consumare la propria base

Il turismo non deve consumare più velocemente di quanto la città sia capace di rigenerare le risorse sulle quali si fonda.

Questo vale per:

  • ambiente;
  • spazio pubblico;
  • patrimonio;
  • relazioni sociali.

Una città preparata al clima che cambia

  • Ombra.
  • Verde.
  • Acqua.
  • Comfort climatico.
  • Mobilità sostenibile.
  • Resilienza.

non sono temi separati dal turismo ma parte della qualità futura della destinazione.


Adattare la città, non soltanto la comunicazione

Se le estati diventano più calde, non basta promuovere orari differenti. Serve una città capace di offrire:

  • percorsi ombreggiati;
  • spazi di riposo;
  • servizi;
  • informazioni;
  • alternative.

Una destinazione accessibile

L'accessibilità deve diventare una caratteristica ordinaria della città non un segmento turistico separato.

  • Fisica.
  • Sensoriale.
  • Cognitiva.
  • Linguistica.
  • Digitale.
  • Informativa.

Informazioni precise invece di etichette

Non promettere genericamente: accessibile.

Ma descrivere:

  • ingresso;
  • percorso;
  • servizi;
  • barriere;
  • supporti.

La persona deve poter scegliere autonomamente.


Digital first, non digital only

Gli strumenti digitali possono migliorare enormemente l'accesso alle informazioni ma non devono diventare una nuova barriera.

Devono continuare a esistere alternative adeguate.


Una destinazione facile da comprendere

L'informazione è parte dell'accoglienza. Il visitatore dovrebbe poter capire:

  • dove andare;
  • come arrivare;
  • cosa è aperto;
  • quanto costa;
  • quali condizioni troverà.

La semplicità è una qualità urbana

Una città nella quale è facile orientarsi è migliore anche per:

  • residenti;
  • studenti;
  • lavoratori;
  • persone anziane;
  • nuovi abitanti.

Ancora una volta turismo e città coincidono.


Una destinazione connessa

Salerno deve poter svolgere contemporaneamente due ruoli:

  • destinazione autonoma;
  • nodo territoriale.

La relazione con il territorio non deve ridurla a luogo di passaggio.


Abbastanza forte per essere destinazione

Salerno deve offrire motivazioni autonome di visita.

  • Cultura.
  • Paesaggio.
  • Vita urbana.
  • Gastronomia.
  • Eventi.
  • Esperienze.

Abbastanza aperta per essere nodo

Deve contemporaneamente facilitare la relazione con:

  • Costiera Amalfitana;
  • Paestum;
  • Cilento;
  • aree interne;
  • sistema regionale.

Non trattenendo artificialmente il visitatore ma aiutandolo a costruire il proprio viaggio.


Una rete, non una gerarchia

La visione territoriale non deve stabilire un centro che utilizza le periferie.

Deve costruire relazioni tra luoghi differenti.

Ogni territorio mantiene la propria identità.


Una destinazione capace di cooperare

  • Comune.
  • Regione.
  • Università.
  • Camera di Commercio.
  • Operatori.
  • Associazioni.
  • Trasporti.
  • Soggetti culturali.
  • Comuni del territorio.

Nessuno possiede da solo tutta la conoscenza e tutte le competenze necessarie.


Cooperazione concreta

Non soltanto:

  • protocolli;
  • tavoli;
  • sigle.

Ma:

  • dati condivisi;
  • procedure;
  • progetti;
  • responsabilità;
  • risultati verificabili.

Una destinazione che non dipende soltanto dagli eventi

Gli eventi possono essere importanti ma Salerno deve essere interessante anche:

  • il giorno prima;
  • il giorno dopo;
  • tra un evento e l'altro.

La città ordinaria come attrazione

  • Una piazza vissuta.
  • Un mercato.
  • Un museo aperto.
  • Una passeggiata.
  • Un quartiere.
  • Un panorama.
  • Una buona rete di trasporto.

possono avere più valore di molte operazioni straordinarie.


Gli eventi devono lasciare qualcosa

  • Competenze.
  • Dati.
  • Relazioni.
  • Nuovi pubblici.
  • Esperienza organizzativa.
  • Valore economico.

Ogni grande appuntamento dovrebbe contribuire anche alla capacità futura della città.


Una destinazione riconoscibile senza diventare una caricatura

L'identità non può essere costruita esclusivamente dal marketing. Deve emergere da:

  • storia;
  • paesaggio;
  • cultura;
  • persone;
  • trasformazioni;
  • vita quotidiana.

Non inventare autenticità

Una tradizione creata esclusivamente per essere venduta al turista difficilmente costruisce una relazione profonda con il territorio.

La comunicazione dovrebbe raccontare ciò che Salerno è e ciò che decide consapevolmente di diventare.


Una città che non trasforma tutto in attrazione

Non ogni luogo deve essere promosso.

Non ogni tradizione deve diventare prodotto.

Non ogni quartiere deve ricevere visitatori.

Non ogni momento deve essere evento.

Una città aperta deve conservare anche il diritto di avere spazi, tempi e relazioni che non esistono per il turismo.


Una destinazione capace di accogliere senza sorvegliare

La conoscenza turistica non deve trasformarsi in controllo individuale.

Non abbiamo bisogno di conoscere ogni movimento di ogni persona ma conoscere i fenomeni.


Privacy by design

  • Dati aggregati.
  • Minimizzazione.
  • Anonimizzazione quando necessaria.
  • Preferenze temporanee invece di profili permanenti.

La tutela della persona deve essere incorporata negli strumenti.


Tecnologia discreta

La migliore tecnologia può essere quella che il visitatore quasi non nota. Perché:

  • l'informazione arriva;
  • il servizio funziona;
  • il percorso è semplice.

La tecnologia è mezzo non spettacolo.


GiraSalerno come dimostrazione

In questa visione GiraSalerno ha un ruolo preciso.

  • Non è il Piano.
  • Non è il portale ufficiale della città.
  • Non pretende di sostituire gli strumenti istituzionali.

È un dimostratore.


Dimostrare che un altro modello è possibile

GiraSalerno può mostrare concretamente come:

  • dati strutturati;
  • Software Libero;
  • Open Data;
  • interoperabilità;
  • mappe;
  • servizi;
  • partecipazione

possano essere combinati.


Partire piccolo

Non serve costruire immediatamente un sistema enorme. Un insieme limitato di dati ben strutturati può essere più utile di migliaia di informazioni disordinate.


Crescere per moduli

  • Luoghi.
  • Eventi.
  • Mobilità.
  • Accessibilità.
  • Dataset.

possono essere aggiunti progressivamente. Ogni componente deve poter dialogare con le altre.


Documentare anche il processo

  • Codice.
  • Modello dei dati.
  • Scelte.
  • Problemi.
  • Soluzioni.

dovrebbero essere documentati. Il dimostratore diventa così anche un laboratorio.


Un laboratorio aperto

Altri possono:

  • osservare;
  • criticare;
  • correggere;
  • proporre;
  • riutilizzare.

La sperimentazione diventa parte della partecipazione.


Dal portale all'ecosistema

La visione finale non è avere il miglior sito turistico. È molto più ambiziosa.

Non costruire un portale che contenga tutta la conoscenza, ma un ecosistema nel quale la conoscenza possa circolare.


Una città che misura

La visione deve poter essere verificata. Tra alcuni anni dovremmo poter chiedere:

  • i dati sono migliori?
  • la partecipazione è aumentata?
  • l'accessibilità è migliorata?
  • il valore locale è cresciuto?
  • il lavoro è diventato più qualificato?
  • le pressioni sono meglio gestite?

Una città che pubblica anche i problemi

Un sistema trasparente non mostra soltanto successi. Mostra anche:

  • indicatori peggiorati;
  • obiettivi mancati;
  • dati assenti;
  • progetti da correggere.

La credibilità nasce dalla verificabilità

Una città non deve chiedere: fidatevi.

Deve poter dire: questi sono i dati, queste sono le fonti, questo era l'obiettivo, questo è il risultato.


Una città che corregge

La visione non è una fotografia ma un processo. Ogni ciclo produce nuova conoscenza.

Conoscere → discutere → scegliere → agire → misurare → correggere → conoscere di nuovo.


Il Piano deve sopravvivere a chi lo scrive

Questo è essenziale. Una strategia di lungo periodo non può dipendere da:

  • una persona;
  • un'amministrazione;
  • un'associazione;
  • un fornitore;
  • una tecnologia.

Le persone cambiano, il metodo resta

Il patrimonio deve essere composto da:

  • dati;
  • regole;
  • procedure;
  • standard;
  • documentazione;
  • memoria.

Chi arriverà dopo potrà modificarlo ma non dovrà ricominciare da zero.


La visione in una frase

Possiamo quindi sintetizzare la direzione di Salerno Turismo Aperto:

Salerno come città aperta, accessibile, sostenibile e culturalmente viva, capace di conoscere il proprio turismo, governarlo attraverso dati e partecipazione, trasformarlo in valore diffuso per la comunità e cooperare con il territorio mantenendo autonomia, identità e capacità di cambiare.


Non è uno slogan

Ogni parola deve poter diventare una domanda verificabile.

  • Aperta: i dati e le decisioni sono realmente accessibili?
  • Accessibile: le persone possono realmente utilizzare luoghi e servizi?
  • Sostenibile: gli impatti vengono conosciuti e governati?
  • Culturalmente viva: la cultura esiste oltre la promozione turistica?
  • Partecipata: le persone possono intervenire quando esistono ancora alternative?
  • Autonoma: la città mantiene controllo sui propri dati e sulla propria conoscenza?
  • Adattabile: le politiche vengono corrette quando i risultati lo richiedono?

La visione non appartiene a TUXSA

Salerno Turismo Aperto nasce come proposta del Collettivo TUXSA ma una visione della città non può diventare patrimonio collettivo se rimane proprietà di chi l'ha proposta. Deve poter essere:

  • discussa;
  • criticata;
  • modificata;
  • migliorata.

Proporre non significa pretendere di avere l'ultima parola

Il compito di una proposta civica è aprire possibilità. Mettere sul tavolo:

  • dati;
  • domande;
  • alternative;
  • strumenti.

La decisione appartiene al processo democratico.


Anche una proposta alternativa deve accettare il confronto

Se dalla conoscenza condivisa emergessero soluzioni differenti da quelle immaginate in questo Piano, dovrebbero poter essere considerate. Altrimenti la partecipazione sarebbe soltanto apparente.


Una visione aperta deve poter cambiare

Questa è forse la sua caratteristica più importante.

La visione indica una direzione non scrive in anticipo ogni soluzione.


Dal futuro desiderato agli obiettivi

Abbiamo ora definito la direzione generale. Ma una visione, da sola, rischia di rimanere un insieme di principi condivisibili.

Il passaggio successivo consiste nel trasformarla in obiettivi.

  • Che cosa deve cambiare concretamente?
  • Quali risultati vogliamo raggiungere?
  • Come distinguiamo ciò che è prioritario da ciò che è soltanto desiderabile?

Come trasformiamo:

  • apertura;
  • conoscenza;
  • partecipazione;
  • sostenibilità;
  • accessibilità;
  • qualità;

in traguardi sui quali costruire le azioni?

È il tema del prossimo capitolo.