Il nemico necessario: il caso Siher, la manipolazione della paura e i pericoli per la democrazia
Quando il dissenso diventa una minaccia da costruire, la credulità collettiva si trasforma in uno strumento di potere e il confine tra sicurezza e repressione rischia di diventare sempre più sottile.
«Chi dice credulità dice manipolazione e chi dice manipolazione dice calamità. È la piaga dell'umanità, ha fatto più morti lei che tutte le epidemie di peste messe assieme.»
Queste parole, che Fred Vargas affida a uno dei personaggi del romanzo Parti in fretta e non tornare, sembrano scritte per descrivere uno dei meccanismi più antichi e pericolosi attraverso i quali il potere, politico o mediatico che sia, riesce a orientare il comportamento delle collettività: costruire una rappresentazione della realtà sufficientemente semplice da essere immediatamente riconoscibile, sufficientemente inquietante da suscitare paura e sufficientemente ripetuta da trasformarsi, nella percezione comune, in una verità che non ha più bisogno di essere dimostrata.